Sébastien-Roch Nicolas de Chamfort

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« Che cosa diventa un presuntuoso, privo della sua presunzione?
Provatevi a levar le ali ad una farfalla: non resta che un verme. »
(N.Chamfort, citato in Guido Almansi, Il filosofo portatile, TEA, 1991)
Nicolas Chamfort

Sébastien-Roch Nicolas, noto come Chamfort (Clermont-Ferrand, 6 aprile 1741Parigi, 13 aprile 1794), è stato uno scrittore e aforista francese.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Chamfort, orfano sin dalla tenera età, venne adottato da un piccolo commerciante che gli consentì di eseguire un discreto corso di studi presso il collegio parigino del Grassins.

Dopo aver svolto l'attività di precettore si recò in Germania per approfondire le sue conoscenze letterarie.

Il successo gli arrise grazie alle opere teatrali, tra le quali si annoverarono la commedia in versi La jeune indienne del 1764, i balletti Palmire, Zenis et Almaise del 1765. In quegli stessi anni esordì come poeta, con le raccolte L'homme de lettres del 1765, Grandeur de l'homme del 1767, La vérité del 1768 e anche come critico letterario con i saggi L'influence des grands écrivains del 1767 e vari articoli politici.

Non appena raggiunto il grande successo con la commedia Marchand de Smyrne del 1770 fu colpito da una grave malattia che lo tenne distante per qualche anno dalla attività.

Già accademico, gli eventi della Rivoluzione lo trasformarono in un ardente giacobino, amico di Mirabeau e di Talleyrand.

Però, il suo noto anticonformismo, lo portò ben presto su posizioni critiche nei confronti del nuovo regime e proprio per questo motivo rischiò l'arresto durante il periodo del Terrore.

Nicolas Chamfort da giovane

Morì dopo pochi mesi, a causa delle gravi ferite conseguenti ad un suo tentato suicidio.

Le sue Maximes et Pensées, molto lodate da John Stuart Mill e Friedrich Nietzsche, sono considerate, dopo quelle di La Rochefoucauld, tra le più brillanti e suggestive massime dell'era moderna.

Il pensiero elaborato da Chamfort si impregnò di pessimismo nei confronti della società, dei rapporti tra gli uomini ed il sistema, che inevitabilmente portano, secondo l'autore, gli esseri umani ad uno stato di disperazione.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "Le muse", De Agostini, Novara, 1965, Vol.III, pag.223

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Renato Fondi, Chamfort, Pistoia, Casa Editrice Rinascimento, 1916
  • J.Teppe, Chamfort, sa vie, son uvre, sa pensée, Parigi, 1950

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Seggio 6 dell'Académie française Successore
Jean-Baptiste de La Curne de Sainte-Palaye 1781 - 1794 Pierre-Louis Roederer

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