Nettie Stevens

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Nettie Maria Stevens

1904 (Carnegie Institution of Washington)

Nettie Maria Stevens (Cavendish, 7 luglio 1861Baltimora, 4 maggio 1912) è stata una genetista e microbiologa statunitense. Lei e Edmund Beecher Wilson, con ricerche indipendenti, furono i primi a descrivere la base cromosomica del sesso.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nettie era la terza figlia di Ephriam Stevens e Julia Adams Stevens.
Il primo Stevens proveniva da Chelmsford (Essex, Inghilterra) e si stabilì a Boston; il suo figlio più grande si trasferì a Chelmsford (Massachusetts) nel 1663. La famiglia restò nella zona per cinque generazioni. Ephraim, nacque il 24 marzo 1833. Sposò Julia di Cavendish (Vermont) dove si trasferì. Due fratelli di Nettie morirono in tenera età, prima della sua nascita. Aveva anche una sorella, Emma Julia, nata nel 1863.[2] Dopo che la madre Julia morì nel 1865, il padre si risposò con Ellen C. Thompson. La famiglia si trasferì da Cavendish a Westford (Vermont), dove Ephriam, falegname e tuttofare, accumulò una discreta fortuna.[2][3][4] Sia Nettie che la sorella Emma erano brave studentesse. Nettie completò in due anni il corso di quattro anni presso la Westfield Normal School, (ora Westfield State University) nel Massachusetts. Fu la migliore laureata della sua classe.[5] Completati gli studi alla Westford Academy nel 1880, insegnò per qualche tempo (fisiologia e zoologia) a Lebanon (New Hampshire)[2] e successivamente alla Howe School, un College privato di Billerica (Massachusetts).[6] Lavorò anche nella biblioteca di Westford.[2][4][7]

Nel 1895[7] (o 1896[4][6]) decise di spostarsi sulla costa occidentale degli Stati Uniti e si iscrisse all'Università di Stanford. A quel tempo gli studenti erano circa mille, mentre i docenti erano un centinaio.
Il padre e la sorella Emma la raggiunsero quando conseguì il BA nel 1899. Rimasero positivamente impressionati dal luogo e decisero di trasferirsi a Mountain View, una decina di chilometri a sud della Stanford, dove presero una fattoria circondata da coltivazioni di prugne e albicocche. Nettie si trasferì presso di loro dopo aver abitato in precedenza presso l'università nella Mariposa House (in Salvatierra Street) e a Palo Alto al 352 di Everett Street.[8]
I docenti erano giovani, in genere sulla trentina. Quelli con cui con cui Nettie lavorava più frequentemente erano Oliver Peebles Jenkins sulla quarantina e Frank Mace McFarland (o MacFarland),[6] più giovane di lei di otto anni, con cui studiò citologia e istologia. Nel 1900 conseguì il Master. La sua tesi "Studies on Ciliate Infusoria" sarà il suo primo studio pubblicato. Passò le estati, dal 1897 al 1900, studiando alla stazione marina della Stanford, la Hopkins Marine Station, situata a Pacific Grove.[9] Ha frequentato anche i laboratori di biologia marina di Helgoland, Harpswell (Maine), Cold Spring Harbor Laboratory (Long Island, New York)

La Stevens proseguì i suoi studi al Bryn Mawr College (vicino a Filadelfia ), forse influenzata dalla fama di centro di eccellenza per le ricerche citologiche.
Il Bryn Mawr College,[10] era stato fondato da quaccheri nel 1885 ed era una delle poche istituzioni che concedeva anche alle donne tutti i livelli di studio fino al dottorato. Studiò con Joseph Weatherland Warren la fisiologia delle contrazioni nelle rane. Poi con Thomas Hunt Morgan si occupò della rigenerazione in vari organismi. Pubblicò due studi su questo argomento. Per il primo usò del materiale che Morgan aveva raccolto alla Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli. Per il secondo si recò alla Woods Hole Oceanographic Institution dove studiò la rigenerazione della Tubularia.
Nel College aveva lavorato Edmund Beecher Wilson dal 1885 al 1891.[11] Il suo successore fu T.H. Morgan. Su suggerimento di Morgan dall'8 ottobre 1901 al 1º aprile 1902 si recò alla Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli.[2]

Nel 1902 frequentò il Zoological Institute dell'Università di Würzburg, dove lavorava Theodor Boveri.[12][13]

Il microscopio Zeiss di Nettie Stevens
(Bryn Mawr College Special Collections).

Boveri era professore di zoologia e anatomia comparata e indagava su argomenti correlati all'ovogenesi e alla spermatogenesi, la fecondazione e l'ereditarietà, in particolare il comportamento dei cromosomi durante la divisione cellulare.[13]
Al Bryn Mawr conseguì il Ph.D. nel 1903 e vi rimase per il resto della vita.

Osservando i cromosomi di diversi insetti, identificò che in alcune specie i cromosomi erano differenti tra i due sessi. Per la prima volta riconobbe che le differenze osservabili nei cromosomi potevano essere collegate a differenze osservabili degli attributi fisici, come il sesso. Negli esperimenti condotti per arrivare a questo risultato studiò svariati insetti e individuò il cromosoma Y nel verme della farina (Tenebrio molitor, della famiglia dei Tenebrionidae):

(EN)
« From these facts it appears that the egg-pronucleus must in all cases contain 10 large chromosomes, while the spermatozoon in fertilization brings into the egg either 10 large ones or 9 large ones and 1 small one.

Since the somatic cells of the female contain 20 large chromosomes, while those of the male contain 19 large ones and 1 small one, this seems to be a clear case of sex-determination, not by an accessory chromosome, but by a definite difference in the character of the elements of one pair of chromosomes of the spermatocytes of the first order, the spermatozoa which contain the small chromosome determining the male sex, while those that contain 10 chromosomes of equal size determine the female sex. »

(IT)
« Da questi fatti appare che l'uovo-pronucleo deve in tutti i casi contenere 10 grandi cromosomi, mentre lo spermatozoo durante la fecondazione porta nell'uovo o 10 grandi o 9 grandi e 1 piccolo.

Dal momento che le cellule somatiche delle larve femmine contengono 20 grandi cromosomi mentre il maschio ne contiene 19 più uno piccolo, sembra chiaro che la determinazione del sesso è fatta, non da un "cromosoma accessorio", ma da questa differenza osservata nella coppia di cromosomi di spermatociti primari, gli spermatozoi che contengono il cromosoma piccolo determinano il sesso maschile e quelli che contengono il cromosoma grande determinano il sesso femminile. »

(N. M. Studies in spermatogenesis (1905)[14])

L'idea di un "cromosoma accessorio", a cui la Stevens fa riferimento, confutandola, era stata avanzata dal biologo Clarence Erwin McClung (1870 - 1946).[15]

Il 23 maggio 1905 terminò il suo studio e inviò il manoscritto alla Carnegie Institution of Washington che fu pubblicato in settembre con il titolo "Studies in spermatogenesis with especial reference to the accessory chromosome". Lo indirizzò anche a Wilson che faceva parte del comitato scientifico e che le rispose brevemente il 13 giugno: « It is in every way a most admirable piece of work which is worthy to publication...» (è un ottimo lavoro degno di pubblicazione).
Sempre nel 1905, per la sua ricerca A study of the germ cells of Aphis rosæ and Aphis œnotheræ, ha ricevuto l'Ellen Richards Research Prize (della Association to Aid Scientific Research by Women), premio di 1 000 dollari, riservato alle donne, per promuovere le loro ricerche scientifiche.[16][17][18]

Negli otto anni che le rimasero da vivere Nettie continuò l'analisi su una cinquantina di insetti, compreso il moscerino da frutta (Drosophila melanogaster), che sarà poi studiata da Morgan e lo porterà al premio Nobel.[4]
Avrebbe voluto occuparsi solo di ricerca, mentre con l'impiego che aveva al Bryn Mawr doveva anche fare l'insegnante. Scrisse perciò a Charles Davenport se era possibile per lei lavorare al Cold Spring Harbor Laboratory.[19]

Morì il 4 maggio 1912 a causa di un cancro al seno, al Johns Hopkins Hospital di Baltimora, prima che potesse beneficiare della cattedra di ricercatrice creata apposta per lei al Byrn Mawr o lavorare al Cold Spring Harbor Laboratory.

Nettie Maria Stevens venne sepolta nel cimitero di Westfield (Massachusetts), accanto al padre Ephraim e alla sorella Emma.[20]

Il giudizio su Nettie Stevens è stato un po' controverso. Dopo la sua morte, Thomas Hunt Morgan ha scritto un ampio, anche se forse limitativo, necrologio per la rivista Science,[1] in cui la considerava più un tecnico che uno scienziato:

(EN)
« Modern cytological work involves an intricacy of detail, the significance of which can be appreciated by the specialist alone; but Miss Stevens had a share in a discovery of importance, and her name will be remembered for this, when the minutiae of detailed investigations that she carried out have become incorporated in the general body of the subject. »
(IT)
« Il lavoro citologico moderno comporta una complessità di dettagli, il cui significato può essere apprezzato solo dallo specialista, ma Miss Stevens aveva una parte in una scoperta importante, e il suo lavoro sarà ricordato per questo, quando le minuzie delle indagini dettagliate che lei ha effettuato saranno incorporate nel corpo generale della ricerca. »
(Thomas Hunt Morgan[1])

Quest'ultima valutazione smentiva una sua precedente dichiarazione in una lettera di raccomandazione: "degli studenti universitari che ho avuto nel corso degli ultimi dodici anni non ho avuto nessuno che fosse più capace e indipendente nella ricerca di Miss Stevens".[21] La scoperta della Stevens ha poi permesso a Wilson di combinare la sua idea di idiochromosomes con i suoi heterosomes.
La maggior parte dei libri di testo di biologia attribuiscono a Morgan la prima mappatura della posizione del gene nel cromosoma dei moscerini della frutta Drosophila melanogaster, ma ciò che viene spesso dimenticato è che era stata la Stevens a portare per prima il moscerino della frutta nel laboratorio di Morgan.

Nel 1994 è stata inserita nella National Women's Hall of Fame.[22]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) Thomas Hunt Morgan, The Scientific Work of Miss N. M. Stevens in Science, New Series 36, nº 928, American Association for the Advancement of Science, 11 ottobre 1912, pp. 468-470. URL consultato il 20 agosto 2013.
  2. ^ a b c d e (EN) Jane Maienschein, Stevens, Nettie Maria, Encyclopedia.com. URL consultato il 20 agosto 2013.
  3. ^ (EN) Nettie Stevens, NNDB. URL consultato il 20 agosto 2013 (archiviato il 6 agosto 2013).
  4. ^ a b c d (FR) Simone Gilgenkrantz, Nettie Maria Stevens (1861-1912), Médecine/Sciences. URL consultato il 20 agosto 2013 (archiviato il 17 agosto 2013).
  5. ^ (EN) Nettie Maria Stevens (1861-1912), The Marine Biological Laboratory. URL consultato il 21 agosto 2013 (archiviato il 31 marzo 2013).
  6. ^ a b c Isabel Delgado Echeverría, Nettie Maria Stevens y la función de los cromosomas sexuales, p. 16
  7. ^ a b Cross, Steward, Nettie Maria Stevens, p. 4
  8. ^ Cross, Steward, Nettie Maria Stevens, p. 6
  9. ^ Cross, Steward, Nettie Maria Stevens, p. 7
  10. ^ Coordinate geografiche del Bryn Mawr College: 40°01′35″N 75°18′49″W / 40.026389°N 75.313611°W40.026389; -75.313611.
  11. ^ (EN) Edmund Beecher Wilson: America's First Cell Biologist by Qais Al-Awqati, Columbia University. URL consultato il 22 agosto 2013 (archiviato il 28 luglio 2012).
  12. ^ Cross, Steward, Nettie Maria Stevens, p. 8
  13. ^ a b Isabel Delgado Echeverría, Nettie Maria Stevens y la función de los cromosomas sexuales, p. 17
  14. ^ N. M. Studies in spermatogenesis (1905) with especial reference to the "accessory chromosome", p. 13 (p. 18 di archive.org)
  15. ^ Stephen G. Brush, Nettie M. Stevens and the discovery of sex determination by chromosomes, p. 165
  16. ^ (EN) Women Scientists Meet. Naples Table Associations Entertained at the Natural History Museum, The New York Times, 25 aprile 1909. URL consultato il 14 settembre 2013.
  17. ^ (EN) Loss to Bryn Mawr; Dr. Nettie Maria Stevens, a Leader Among Women Scientists, Dies., The New York Times, 12 maggio 1912. URL consultato il 14 settembre 2013.
  18. ^ Isabel Delgado Echeverría, Nettie Maria Stevens y la función de los cromosomas sexuales, p. 18
  19. ^ (EN) Nettie Maria Stevens (1861-1912), DNA Learning Center, Cold Spring Harbor Laboratory. URL consultato il 23 agosto 2013 (archiviato il 1º ottobre 2012).
  20. ^ Cross, Steward, Nettie Maria Stevens, p. 12
  21. ^ (EN) Gary M. Wessel, Y does it work this way? (abstract) in Molecular Reproduction and Development, vol. 78, nº 9, Wiley, 13 settembre 2011. URL consultato il 20 agosto 2013.
  22. ^ (EN) Nettie Stevens, National Women’s Hall of Fame. URL consultato il 22 agosto 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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