Michail Evgrafovič Saltykov-Ščedrin

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Michail Evgrafovič Saltykov-Ščedrin (ritratto di Kramskoj)

Michail Evgrafovič Saltykov-Ščedrin, (in russo: Михаил Евграфович Салтыков-Щедрин?), nato Michail Evgrafovič Saltykov e noto anche sotto lo pseudonimo di Ščedrin (Spas-Ugol, 15 gennaio 1826San Pietroburgo, 28 aprile 1889), è stato uno scrittore e giornalista russo.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Un'infanzia difficile[modifica | modifica sorgente]

Michail nacque nello sperduto villaggio di Spas-Ugol, nel distretto di Tver', sesto di sette figli, da Evgraf Vasilevič Saltykov, tipico nobile di provincia, indolente proprietario di diverse migliaia di servi che lavoravano le sue terre, lasciate amministrare alla moglie Ol'ga Michajlovna, di venticinque anni più giovane del marito, figlia di mercanti, avarissima, ignorante e spietata fustigatrice dei figli, che Michail odiò per tutta la vita e che rappresenterà nel suo capolavoro, «I signori Golovlëv», nella figura di Arina Petrovna.

Vissarion Grigorevič Belinskij

La sua prima istruzione fu avventurosa, essendo passato per le mani di un pittore d'icone che aveva scarsa dimestichezza con la lingua russa, per quelle del prete del villaggio e infine attraverso quelle della governante francese, più appassionata della vodka russa che dell'insegnamento della lingua di Molière. Con suo sollievo, il piccolo Michail, nel 1836, si sottrae all'ambiente familiare per andare a Mosca a studiare all'Istituto Nobile e di qui, al Liceo imperiale di Carskoe Selo, che era alle dirette dipendenze dal Ministero della Guerra, dove si preparavano i futuri funzionari dello Stato zarista: l'insegnamento era basato sull'assimilazione mnemonica di una quantità di nozioni, unito a una disciplina da caserma prussiana.

Fu nel periodo del liceo che cominciò a leggere, spesso di nascosto, romanzi e libri di storia e di filosofia, e a scrivere versi, a imitazione di Lermontov, frequentando anche le riunioni dei giovani intellettuali in casa del poeta Nikolaj Jazykov, dove conobbe lo scrittore Panaev e il famoso critico Belinskij. Concluso il liceo nel 1844, venne assunto al Ministero, impiegato del tutto disinteressato al suo lavoro: maggiore interesse provava ogni venerdì sera alle riunioni, frequentate anche dal giovane Dostoevskij, in casa del suo ex-compagno di liceo Michail Butasevič Petraševskij, un socialista utopista seguace di Fourier, che sperava di rinnovare il paese fondando un falansterio e organizzando un movimento intellettuale a cui aderissero i più illuminati fra i nobili e i borghesi russi.

Gli inizi letterari[modifica | modifica sorgente]

Durò un paio d'anni l'interesse di Saltykov-Ščedrin per il gruppo di Petraševskij, destinato a conoscere i campi della Siberia: egli se ne allontanò per aver giudicato velleitario il loro programma: ad essi sembravano interessere le loro idee per se stesse, più che le necessità di un popolo di cui ignoravano i reali bisogni. Ottenne di collaborare alla gloriosa rivista «Sovremennik» (Il contemporaneo), già di Puškin e ora diretta da Nekrasov, scrivendo recensioni; nel novembre 1847 pubblicò il suo primo racconto, Protivorečija (Contraddizioni), e l'anno dopo «Zaputannoe delo» (Una storia complicata), entrambi sulla rivista «Otečestvennye zapiski» (Annali patri).

«Siamo tutti usciti dal cappotto di Gogol'», scriveva Belinskij, e anche il protagonista della Storia complicata, Mičulin, è vicino all'immortale figura di Akakij Akakevič: timido e sentimentale, è destinato a essere divorato, come pecora fra i lupi, dalla cattiveria di una società spietata e a morire nell'indifferenza della grande capitale. Furono proprio i riferimenti ai lupi che tutto mangiano ma che dovrebbero essere tutti sterminati, a provocare la repressione della polizia di Nicola I, già allarmata dalle notizie provenienti dalla Francia, dove Parigi era insorta nel febbraio 1848: il 28 aprile Saltykov-Ščedrin, accusato di propaganda sovversiva, venne punito con l'obbligo di lasciare San Pietroburgo per andarsene a risiedere a Vjatka, paesino lontano più di mille chilometri, degradato a copista nella burocrazia statale.

La sua vendetta contro il regime sarà raffinata: anziché accomodarsi nella parassitaria sicurezza di un tranquillo impiego statale, divenne un burocrate efficiente e zelante. Attivissimo, denuncia corruzioni, scopre imbrogli, rivela concussioni: è il terrore degli amministratori incapaci, il fustigatore dei governatori corrotti, il persecutore dei ricchi proprietari che prosperano all'ombra della grande burocrazia imperiale. Il suo zelo viene premiato ed egli scala i gradini della carriera statale.

Il successo[modifica | modifica sorgente]

Nikolaj Aleksandrovič Dobroljubov

Il 2 marzo 1855 è un giorno fausto per la Russia liberale e per Saltykov-Ščedrin: muore lo zar Nicola I, brutale e ottuso autocrate. Il 13 novembre viene revocato il decreto di confino e lo scrittore può tornare a San Pietroburgo dove pubblica una nuova serie di racconti, «Gubernskie očerki» ("Schizzi provinciali") e si sposa. È il matrimonio con una donna che non somiglia in nulla alla madre ma che egli finirà presto per disprezzare e dalla quale sarà considerato una persona triste e noiosa: lei è invece allegra ma superficiale, bella ma frivola, «il suo ideale» - scrive Michail - «sarebbe quello di passare la parte più lunga della sua giornata in giro per negozi, per poi tornare a casa con qualche amico [...] farsi corteggiare e ogni tanto cambiarsi d'abito».

Ritornando a Pietroburgo, aveva subito cominciato a pubblicare mensilmente dei racconti sulla rivista «Messaggero russo», che nel 1856 vennero raccolti in volume con il titolo di Schizzi provinciali, nel quale lo scrittore si presenta per la prima volta con lo pseudonimo di Ščedrin. È evidente in essi il riferimento alla vita trascorsa a Vjatka, qui ribattezzata Krutogorsk, nome di città immaginaria che significa «dirupo». Quasi tutti i racconti consistono in monologhi dove i protagonisti si presentano per quello che sono, ladri, corrotti, parassiti, ignoranti, malvagi, e denuncia quello che fanno. Sono tutti nobili e borghesi, funzionari e burocrati: nessuno prende provvedimenti contro costoro, ognuno sa e non agisce, mentre sulla maggioranza del popolo russo che li mantiene, sui semplici, sui contadini, presentati come gente onesta e laboriosa, grava la loro corruzione e la loro inciviltà.

Sono racconti satirici, non sono scritti in una forma grevemente seriosa di denuncia morale e sociale; questa è naturalmente ben presente e rappresenta infatti l'intento reale dello scrittore, che tuttavia ha inteso presentare la miseria della condizioni della Russia nella forma già utilizzata da Gogol', seppure con minore capacità artistica - non a caso, Turgenev la censura, giudicando grossolano il sarcasmo di Saltykov-Ščedrin e basso il suo stile - ma il resto della critica radicale, che fa capo a Sovremennik (Il contemporaneo) di Černyševskij e Dobroljubov, e che apprezza il messaggio espresso più che la forma, esalta lo scrittore e ne proclama il successo, confermato dal pubblico, che ama leggere, divertendosi, di cose che conosce e che disapprova, ma che non ha il coraggio di denunciare.

Nikolaj Gavrilovič Černyševskij

La fama di Saltykov-Ščedrin arriva naturalmente ai livelli più alti e Alessandro II, che ha deciso di togliere la Russia dal degrado anacronistico del servaggio feudale, nel 1858 nomina l'alto funzionario Michail Saltykov-Ščedrin vicegovernatore del distretto di Rjazan'. Odiato dalla nobiltà locale, viene trasferito a Tver', dove apprende del decreto, firmato il 3 marzo 1861, di liberazione dei servi della gleba.

Il decreto assegnava della terra alla comunità di villaggio che a sua volta la ripartiva tra i suoi membri: la terra rimaneva proprietà della comunità, alla quale il contadino rimaneva legato, e pur non essendone libero proprietario, doveva riscattarla, pagando all'ex-proprietario nobile lunghissimi canoni - aggravati dagli interessi da pagare allo Stato che prestava il denaro - e rimanendo obbligato a lavorare gratuitamente, per più di un mese all'anno, le terre del padrone, il quale manteneva nei suoi confronti il potere di polizia.

L'illusione sull'«illuminismo» dello zar, che aveva fatto la riforma tenendo soprattutto conto delle richieste dei proprietari, svanì presto, dando luogo a disordini che furono repressi con violenza e la questione agraria finì per rimanere aperta per tutta la durata del regime zarista.

Anche Saltykov-Ščedrin che, come Černyševskij e Dobroljubov, aveva creduto inizialmente alla buona fede riformatrice di Alessandro II, si disilluse: gli arbitri che erano chiamati a dirimere le contestazioni che sorgevano inevitabili nel periodo dell'applicazione della riforma, erano naturalmente nobili e Saltykov-Ščedrin denunciò la loro parzialità, innescando con un giornalista - che pretendeva invece che i proprietari fossero comunque favoriti nelle controversie - una vivace polemica nella quale egli non poteva che rimanere vittima, così che fu costretto a presentare le sue dimissioni.

L'impegno letterario e politico[modifica | modifica sorgente]

Può così dedicarsi a tempo pieno alla letteratura: collabora a «Il contemporaneo» che, chiuso nel 1862 con l'arresto di Černyševskij, riapre nel febbraio 1863 sotto la direzione di Nekrasov. Pubblicati i Nevinnye rasskazy (Racconti innocenti) e le Satiry v proze (Satire in prosa), ritiene che sia finito il tempo dei racconti che finiscono per piacere al pubblico perché mettono in scena delle macchiette divertenti, anche se, attraverso quelle, l'intento è pur sempre quello della denuncia morale e sociale. Pensa all'utilità di una rivista letteraria e politica insieme, che si faccia portavoce dei bisogni del popolo russo e avanzi proposte democratiche e solleciti risposte dal potere.

Nikolaj Alekseevič Nekrasov

Però nessuna risposta arriva intanto dal potere, alla sua richiesta di autorizzazione a pubblicare la nuova rivista e Saltykov-Ščedrin continua a lavorare nella redazione de «Il contemporaneo» dove attacca la letteratura della poesia pura alla Fet-Šenšin, l'arte del narcisismo e dell'evasione. Tuttavia le sue idee non si accordano con quelle di tutti i redattori: gli si rimprovera di essere slavofilo e di avere concezioni arretrate sulla questione femminile cosicché, alla fine del 1864 si dimette dalla redazione della rivista, che del resto viene nuovamente chiusa, di lì a poco, dal governo.

Tornato in forza nella burocrazia statale, è presidente della Camera di Commercio di Penza e subito si mette in rotta di collisione con l'amministrazione delle finanze, fino a essere trasferito a Rjazan'. Questa volta ritiene di averne abbastanza e nel 1868 dà definitivamente le dimissioni da dirigente statale e ritorna a tempo pieno all'attività letteraria: a Pietroburgo, accetta il nuovo invito di Nekrasov, ora direttore della rivista «Annali patri», di entrare nella redazione. Nemmeno qui si smentisce: sempre presente nei locali della rivista, ne è il polemico animatore ed è anche più convinto delle sue scelte politiche, che si avvicinano al radicalismo populista.

Nella rivista pubblica, nel corso degli anni dal 1863 e il 1874, Pompadury e pompadurči (I pompadour e le pompadour), opera che richiama gli Schizzi di una diecina di anni prima: i pompadour sono i governatori delle province russe - che Saltykov-Ščedrin conosceva certo molto bene - che sanno, o almeno lo scrittore è convinto che sappiano, l'inutilità della loro funzione e sono persino persuasi della inutilità delle leggi che sono chiamati a far rispettare. Il miglior governatore, per il popolo, è colui che non governa.

Ancora negli «Annali patri» esce a puntate, dal 1869 al 1870, il primo dei romanzi di Saltykov-Ščedrin, Storia di una città, che, apparentemente surreale, è una violentissima satira della Russia contemporanea. Saltykov-Ščedrin finge di aver scoperto un'antica cronaca della città di Glupov, nome di fantasia derivante da glupyi, stupido. In essa si riportano i nomi degli antichi governatori della città, brutali autocrati che tenevano sottomessa la popolazione a suon di frustate. Se il loro sistema di governo rimase sempre immutato, diversa fu, nel tempo, la giustificazione dell'uso della violenza e la reazione dei cittadini:

« Mentre i primi frustavano senza senza ulteriori spiegazioni, i successivi si giustificavano con le esigenze della civilizzazione e gli ultimi sostenevano che la popolazione doveva fidarsi delle iniziative dei loro capi. Quali erano le reazioni dei subalterni? Nel primo caso, tremavano e basta; nel secondo, tremavano ancora, ma sapevano che era per il loro bene; nel terzo, al tremore si aggiungeva una consolante fiducia »

È evidente il riferimento agli ultimi secoli della storia russa, fino agli anni recenti e attuali: il governatore che costringe i cittadini a mangiare la senape, anche se questi non ne vogliono sapere, ricorda l'analoga iniziaiva dello zar Nicola I che a bastonate rendeva obbligatorio ai contadini il consumo delle patate.

Michail Saltykov-Ščedrin nel 1870

Arrivò un altro governatore che decise di distruggere la vecchia città per ricostruirne una modello; viene deviato anche il fiume, che disturbava il progetto, ma la diga costruita appositamente crolla, il lavoro impiegato si rivela inutile e tutto riprende il suo corso consueto. Il governatore, spossato dalla gigantesca lotta, si addormenta pre strada e ognuno può avvicinarsi per osservarlo, convincendosi «che era solo un perfetto imbecille [ ... ] si era potuto pensare che incarnasse una forza gigantesca e irresistibile [ ... ] ora che il suo sguardo immondo non pesava su nessuno, diveniva lampante che questa forza irresistibile non era altro che una sconfinata stupidità». Quando la popolazione prende finalmente coscienza della propria condizione e di chi siano veramente coloro che la dominano, un ciclone si abbatte, improvviso e violentissimo, sulla città e spazza via il governatore.

Con i «Gospoda Tashkentcy» (I signori di Tashkent) Saltykov-Ščedrin torna alle raccolte di racconti, pubblicati dal 1869 al 1872. La città è reale, essendo la capitale del Turkestan, appena conquistato nel 1864 nel corso dell'espansione russa in Oriente, che ha reso possibile l'attivismo imprenditoriale in una regione che deve essere modernizzata. Tashkent si trova in «zona famosa per i suoi montoni che hanno tutti una curiosa caratteristica: si lasciano tutti tosare facilmente e la loro lana ricresce con una rapidità impressionante. Non sembra che si preoccupino di sapere chi li tosa: sanno solo che la tosatura è un fattore inevitabile nella loro esistenza. Quando vedono arrivare di lontano l'uomo che tosa, piegano le zampe e aspettano». Naturalmente le città come Tashkent abbondano in Russia: «Se vi trovate in una città in cui le statistiche dichiarano: abitanti tot, chiese tot, scuole zero, ospedali zero, prigioni una, potete stare tranquilli: siete a Tashkent».

Dopo aver preso direttamente di mira gli «avvoltoi», gli industriali e i grandi commercianti che si arricchiscono con gli appalti pubblici in una Russia che, pur ancora miserabile, cerca di darsi superficialmente un aspetto evoluto, moderno e alla moda, come i più avanzati paesi europei, Saltykov-Ščedrin attacca quella stampa che finge di ignorare l'arretratezza a la miseria russa per inneggiare alle sorti inevitabilmente progressive che si prospettano. Due sono i protagonisti del suo nuovo romanzo, «Dvevnik provinciala v Peterburge» (Diario di un provinciale a Pietroburgo), sempre pubblicato dal 1872 al 1873 negli «Annali patri». Uno è un giornalista che, pieno di debiti, «vende la sua penna» a un industriale che gli chiede, in cambio di quintali di chicchi d'orzo, d'improntare la politica editoriale del suo giornale su tre concetti essenziali:

« 1. La Russia è un paese prospero. Dunque, è un paese felice. 2. I sostenitori di idee nuove, gli scontenti dell'ordine esistente, sono nemici del regime che dà al paese la prosperità. 3. Chi è contro la prosperità del paese è nemico del paese, e dunque del popolo »

L'altro protagonista è la vittima del sistema e dei suoi incensatori, un provinciale che è arrivato a Pietroburgo sperando di fare fortuna investendo il suo piccolo capitale. Inebriato dalle illusioni di un progresso di cartapesta, è truffato, finisce sotto processo, in prigione e infine in manicomio.

Baden-Baden a fine Ottocento

Con la morte della madre, avvenuta nel 1874, e probabilmente a conseguenza di essa, la salute di Saltykov-Ščedrin peggiora: si ritiene che l'ostilità sempre nutrita nei suoi confronti e i problemi di eredità che ne derivarono, abbiano provocato i disturbi nervosi e cardiaci che lo afflissero per quasi un anno. Si curò alle terme di Baden-Baden, località climatica tedesca molto alla moda a quel tempo e poi si distrasse viaggiando: fu impressionato da Parigi, la vivace capitale intellettuale del mondo, e nella Costa Azzurra; fu a contatto con Zola e Flaubert. Fu la prima e ultima volta che ebbe l'occasione di viaggiare all'estero e tornò in Russia ristabilito e rinfrancato. Riconosceva che in Occidente si stesse meglio ma era troppo legato, malgrado tutto, al suo paese per potervi rinunciare: «Da noi non si sta così bene, eppure è meglio. È meglio perché si soffre di più. Questa è la particolare legge dell'amore».

Con la morte di Nekrasov nel 1877, Saltykov-Ščedrin assume la direzione degli «Annali patri». con una redazione di prim'ordine, ove spiccano il drammaturgo Ostrovskij, i romanzieri Garšin e Uspenskij, i poeti Nadson e Merežkovskij e il critico radicale Michajlovskij. Nel 1878 dà alla luce «Ubežišče Monrepo» (L'asilo Mon repos), nuovo attacco alla grande borghesia emergente - che assorbe le piccole proprietà agricole - che è, nel contempo, una difesa dei piccoli proprietari, che erano stati «i pilastri in epoche oscure, quando la gente chinava la schiena senza sapere perché», e ora sono le vittime predestinate dell'aggressivo capitalismo russo.

«I signori Golovlëv»[modifica | modifica sorgente]

Saltykov-Ščedrin iniziò a scrivere I signori Golovlëv nel 1875, quando si trovava in Francia, senza avere inizialmente un piano preciso dell'opera complessiva. Si sviluppò lentamente un romanzo, pubblicato nel 1880 che, lontano dalle satire consuete al narratore, diede luogo a una rappresentazione cupa e tragica della storia di una famiglia di proprietari terrieri, dominata dall'avidità delle ricchezza, dal possesso della terra alla quale madre, figli e nipoti antepongono legami di famiglia, affetti, pietà.

In questo che è «il più grande monumentum odiosum eretto alla memoria della nobiltà provinciale russa»,[1] i personaggi sembrano non avere più nulla delle caratteristiche comuni che legano i membri di una stessa famiglia: madre e moglie, padre e marito, figlio e fratello, tutti si odiano, ognuno è nemico dell'altro, ogni qualità positiva è perduta in una vita passata nell'ozio e nell'alcolismo.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Una storia complicata, 1848
  • Schizzi provinciali, 1856
  • Racconti innocenti, 1863
  • Satire in prosa, 1863
  • I pompadour e le pompadour, 1863-1873
  • Storia di una città, 1869
  • I signori di Taškent, 1869-1877
  • Diario di un provinciale a Pietroburgo, 1872-1873
  • L'asilo Mon repos, 1878
  • I signori Golovlêv, 1880
  • Lettere alla zietta, 1881
  • Fiabe, 1885
  • Futilità della vita, 1886
  • Antichi tempi di Pošechone, 1890

Traduzioni italiane[modifica | modifica sorgente]

  • Storia di una città, Roma 1961
  • Antichi tempi di Pošechone, Torino 1962
  • Le fiabe di Saltikov-Ščedrin, Padova 1964
  • I signori Golovlêv, Milano 1994 ISBN 88-7819-505-7
  • Fatti d’altri tempi nel distretto di Pošechon’je, Quodlibet, Macerata 2013 ISBN 978-88-7462-402-7

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • K. Sanine, Saltykov-Chtchédrine. Sa vie et ses oeuvres, Paris 1955
  • R. Risaliti, Saltykov-Ščedrin, Pisa 1967
  • E. Lo Gatto, Profilo della letteratura russa, Milano 1975
  • D. P. Mirskij, Storia della letteratura russa, Milano 1995

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ D. P. Mirskij, Storia della letteratura russa, 1995, p. 247

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