Lophophora

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Lophophora
Peyote Cactus.jpg
Lophophora williamsii
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Caryophyllales
Famiglia Cactaceae
Genere Lophophora
J.M.Coult.
Specie

Lophophora J.M.Coult. è un genere di piante succulente appartenente alla famiglia delle Cactacee, originario del Sud America.[1]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Deriva il nome dal greco lóphos, pennacchi dell'elmo, ciuffo, e phéro, porto. Quindi portatrice di ciuffo. La specie L. williamsii viene comunemente chiamata peyote (= pane degli dei). Nei paesi di origine è conosciuta - oltre che con il nome di peyote - anche con quelli popolari di hikuli wanamé, hikuli walula saeliami, piote, piotl, peote, pejote, peyot, peyotl, pellote, pezote, peyori, challote, mescal button, mescal bean, mescal, mezcal, raìz diabolica, devil's root, diabolic root, dry whiskey, white mule, dumpling-cactus, cactus-pudding, turnip-cactus, biznagas, tuna de tierra.[senza fonte]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Dotata di radici molto grosse, le Lophophora sono caratterizzate da un fusto globulare, con protuberanze arrotondate dotate di areole dall'aspetto di peluria lanosa molto evidente, in special modo nell'areola centrale dalla quale spuntano piccoli fiori di colore rosa, bianco o giallo contenenti pochi semi neri.

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Il genere comprende due specie[1]:

Coltivazione[modifica | modifica wikitesto]

La coltivazione delle Lophophora, come tutti i cactus, necessita di terriccio molto poroso composto da terra concimata, sabbia e pietrisco grossolano. Andrà posta in vasi molto più grandi rispetto alla propria dimensione per garantire una buona adattabilità alle grandi radici.

La posizione dovrà essere a mezz'ombra (in natura cresce sotto i cespugli) e le annaffiature saranno eseguite solo quando il terreno si presenterà asciutto; nel periodo invernale andranno completamente sospese e le piante dovranno essere esposte a una temperatura non inferiore ai 4 °C. Durante questo periodo la Lophophora potrà apparire raggrinzita, ma con le prime annaffiature primaverili e una lieve spruzzatura riprenderà il suo vigore.

La riproduzione avviene per semi depositati in sabbia umida ad una temperatura di circa 26-28 °C in posizione ombreggiata: la crescita - tuttavia - sarà lentissima; per taglio dei polloni - che alcune varietà della pianta emette lateralmente - si dovrà solo usare l’accortezza di far asciugare il taglio in modo da evitare che marcisca.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
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Conosciuta fin dall'epoca preistorica, questa pianta era, ed è tuttora, usata dai nativi americani, tra cui gli Huicholes e i Tarahumara, in riti religiosi e sciamanici soprattutto in Messico settentrionale e centrale. Queste popolazioni usano mangiarne la polpa, cosa che provoca amplificazione e distorsione delle percezioni sensoriali, visioni geometriche colorate e, in alcuni casi, perdita della nozione del tempo, effetti che vengono attribuiti alla natura sacra della pianta.

Dal peyote si estrae una sostanza psicotropa usata spesso come stupefacente, ovvero la mescalina; per questo motivo negli USA ne è stata limitata la coltivazione.

Negli USA solo quattro coltivatori sono autorizzati legalmente a distribuire la pianta specialmente ai membri della comunità religiosa Native American Church, gli unici che la possono utilizzare legalmente. A causa dell'aumento della richiesta e della diminuzione dell'offerta diventa sempre più rara.[2] [3]

La Lophophora è stata usata da Allen Ginsberg per scrivere una delle sue poesie più celebri, Urlo.[senza fonte]

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

Nell'episodio 6 dell'ottava serie di Will & Grace Karen chiede a Jack se nel vuole limone o peyote.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Lophophora in The Plant List. URL consultato il 30 novembre 2014.
  2. ^ Cate Lineberry, Peyote addio? in National Geographic Italia, maggio 2007, p. 40.
  3. ^ Omero Ciai, Addio al peyote della beat generation in La Repubblica, 12 settembre 2007.

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