Labirinto di morte

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Labirinto di morte
Titolo originale Maze of Death
Autore Philip K. Dick
1ª ed. originale 1970
Genere Romanzo
Sottogenere Fantascienza
Lingua originale inglese
« Era stata giudicata, e il giudizio era favorevole. Provò una gioia profondissima, assoluta. E continuò, come una falena perduta in un mare di stelle, a scivolare dolcemente verso la luce bianca. »

Labirinto di morte (A Maze of Death), è un romanzo di fantascienza dello scrittore Philip K. Dick pubblicato nel 1970. Il libro era originariamente intitolato The Name of the Game is Death.

Indice

Trama [modifica]

Il romanzo verte sulla colonizzazione del pianeta Delmak-O da parte di un gruppo eterogeneo composto da quattordici persone. Tutto procede bene fino a che s'interrompono i contatti col satellite delle comunicazioni; l'evento taglia fuori i quattordici individui da ogni contatto con l'esterno lasciandoli abbandonati a sé stessi, soli sullo sconosciuto pianeta alieno. In questo ambiente ostile e allucinato i personaggi vengono uccisi ad uno ad uno, i sopravvissuti diventano sempre più paranoici e cominciano a sospettare l'uno dell'altro, la scoperta di strane strutture e bizzarri oggetti alieni non migliora la situazione.

La tematica religiosa [modifica]

Uno degli aspetti principali del romanzo è la teologia artificiale (un misto di gnosticismo, neoplatonismo e Cristianesimo) condivisa da tutti i personaggi. Il testo religioso di riferimento è un libro chiamato "Come sono risorto da morte nel mio tempo libero e come potete farlo anche voi" (How I Rose from the Dead in My Spare Time and So Can You) di A.J. Specktowsky, un "grande teologo comunista del XXI secolo".

Questo particolare sistema teologico descrive un universo governato da quattro distinte divinità. Il Demiurgo (Mentufacturer) rappresenta l'istanza creatrice, il Distruttore-Di-Forme (Form-destroyer) simboleggia la morte e l'entropia, l'Intercessore (Intercessor) controlla il destino delle persone e Colui-Che-Cammina-in-Terra (Walker-on-Earth) è una manifestazione divina che interviene nelle loro vite. La "tinca", antico abitante di Delmak-O (una massa gelatinosa vivente che dà risposte oracolari) è, per lo scrittore, un codice cifrato di Cristo. La preghiera raggiunge la divinità solo se viene trasmessa elettronicamente e i favori vengono concessi in base alla propria buona condotta.

Analogie con altri romanzi [modifica]

Anche i romanzi Il disco di fiamma (1955), In senso inverso (1959) e Ubik (1969) affrontano il tema della "realtà" dal punto di vista soggettivo dei diversi personaggi. In Follia per sette clan (1964) gran parte della storia si svolge su Alfa III M2, una ex colonia terrestre adibita a ricovero psichiatrico che diventa una vera e propria società dopo l'abbandono del personale medico a seguito di una guerra interstellare. La religione gioca un ruolo fondamentale anche in L'occhio nel cielo (1957), La svastica sul sole (1962), Guaritore galattico (1969), Valis (1981), Divina invasione (1981) e La trasmigrazione di Timothy Archer (1982). Le difficoltà della colonizzazione spaziale e la relativa risposta umana sono affrontati in Noi marziani (1962) e Le tre stimmate di Palmer Eldritch (1966).

Elementi autobiografici [modifica]

Il viaggio allucinante di Maggie Walsh dopo la morte (descritto nel capitolo 11) è basato sulla personale esperienza di Dick con l'LSD (sostanza che assunse solo rarissime volte). Il fatto viene esplicitamente indicato nella premessa al libro e trova conferma in una lettera del 1974 dove si ritrova una dettagliata descrizione delle sue visioni avvenute in seguito all'assunzione di questa sostanza stupefacente[1].

Commento [modifica]

In questo romanzo vengono raccolti tutti gli elementi che distinguono la letteratura di Dick, creando un miscuglio psichedelico che gioca più sul contrasto che sulla coerenza.

Gran parte del romanzo si svolge come un giallo, il lettore, alla ricerca di uno o più omicidi, segue le piste che l'autore gli offre ma alla fine si trova sempre spiazzato, niente pare avere una logica e anche la pista migliore termina con un vicolo cieco; la soluzione a questo dilemma giunge solo quando anche l'ultimo dei sopravvissuti muore e tutti si ritrovano collegati ad un apparecchio che potremmo chiamare simulatore di realtà.

Chi non ha letto il romanzo, a questo punto, potrebbe vedere un escamotage fin troppo semplice che, nonostante il colpo di scena, allenta la tensione rovinando l'effetto complessivo; ma la realtà è alquanto diversa. I quattordici protagonisti, infatti, sono prigionieri in una nave alla deriva nella spazio che vaga inesorabilmente senza più una meta precisa, ma in senso rotatorio intorno al campo gravitazionale di una stella senza mai più poterne uscire fino alla fine dei loro giorni. Si ritrovano ad ingannare così il tempo con giochi di simulazione che servono a distrarsi dalla situazione disperata in cui vivono, ma senza successo. Perché l'orrore che provano si sta riversando nei loro giochi tramite odi, rancori e paranoie.

Edizioni [modifica]

Note [modifica]

  1. ^ Lawrence Sutin, "Divine invasioni: la vita di Philip K. Dick", Roma, Fanucci, 2001. pp. 166-167. ISBN 978-88-347-0825-5

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