L'arte di arrangiarsi

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L'arte di arrangiarsi
Paese di produzione Italia
Anno 1954
Durata 95 minuti
Colore bianco e nero
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Luigi Zampa
Soggetto Vitaliano Brancati
Sceneggiatura Vitaliano Brancati
Produttore esecutivo Gianni Hecht Lucari
Casa di produzione Documento Film
Distribuzione (Italia) Cei-Incom
Fotografia Marco Scarpelli
Montaggio Eraldo Da Roma
Musiche Alessandro Cicognini
Scenografia Mario Chiari, Mario Garbuglia
Costumi Piero Tosi
Trucco Franco Freda
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

L'arte di arrangiarsi è un film di genere commedia del 1954 diretto da Luigi Zampa.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

«Rosario Scimoni sta dando gli ultimi ritocchi alla sua elaborata toilette per debellare una signora che verrà a fargli visita tra pochi minuti. Entra il maggiordomo ad annunciare invece i Carabinieri con un mandato di cattura. Un salto indietro nel tempo ci porta nel 1912 a Catania quando Rosario aveva venti anni. Costui è il nipote del sindaco di Catania. I tempi sono difficili e i socialisti danno filo da torcere all'amministrazione. Rosario si convince dell'inevitabilità del trionfo socialista e passa agli avversari di suo zio, anche perché l'amica del capo dei socialisti è bella e lo attrae. Egli diventerà il braccio destro di un onorevole nella lotta per il trionfo dell'Idea. La lotta costringe l'onorevole a prendere la via dell'esilio, lasciando a continuare la sua opera Paola e il fidato Rosario. La doppia eredità della politica e di Paola che non cede alle sue insistenze costituiscono per lui un grave peso; fortunatamente la politica lo ha avvicinato al ricchissimo avvocato Giardini e alla sua giovane, seppure un po' grassa, sorella Mariuccia. È ormai tempo di sposarsi e Mariuccia diventa la signora Scimoni. Naturalmente i molini dell'avvocato Giardini beneficiano della collaborazione di Rosario ed anche i nascenti fasci di combattimento ricevono congrui aiuti da Rosario che ha intuito quale sia il futuro politico dell'Italia. Nell'infausto Ventennio i Molini Giardini e Rosario Scimoni godono una indisturbata prosperità, che avrà termine solo dopo il secondo conflitto mondiale. Mariuccia muore in un'incursione aerea. Le vicende del dopoguerra operano in Rosario un radicale cambiamento di vita, Costretto a rinunciare per epurazione alla direzione dei Molini Giardini, si persuade che il futuro dell'Italia è nell'idea proletaria e nel cinematografo. Peccato che anche nel cinema ci voglia un certo capitale che la sua professata fede comunista non riesce a procurare dato che le ricchezze si annidano nelle rocche della reazione. Rosario, pur di riuscire a mandare in porto il suo progetto di attività cinematografica che gli permetterà anche di far felice, affidandole una parte, la sua giovane nuova protetta, Lilli De Angelis, si rende conto che è forse meglio indirizzare i suoi sforzi verso ambienti di altro colore politico, e dal rosso passa al nero. Un film su Santa Rita è quello che ci vuole: le sale parrocchiali di tutto il mondo faranno a gara per proiettarlo, ed il capitale investito si moltiplicherà. Il capitale lo fornisce il vecchio duca di Lanocita in compenso dell'aiuto ricevuto da Rosario per trasferire tutte le sue sostanze all'estero. Purtroppo Rosario si è spiegato male e le sostanze del duca di Lanocita vengono invece donate alle missioni all'estero. La brillante carriera di Rosario volge al termine e la denuncia del duca di Lanocita gli conduce in casa i Carabinieri che lo arrestano». Anonimo, sinossi tratta dal visto di censura.

Rosario Scimoni (Alberto Sordi), detto Sasà, sta dando gli ultimi ritocchi alla sua elaborata toilette per debellare una signora che verrà a fargli visita tra pochi minuti. Entra il maggiordomo ad annunciare invece i Carabinieri con un mandato di cattura. Un salto indietro nel tempo ci porta nel 1912 a Catania quando Rosario aveva venti anni. Costui è il nipote del sindaco (Franco Coop) di Catania, nonché suo segretario, ma lavora senza essere pagato. I tempi sono difficili e i socialisti danno filo da torcere all'amministrazione. Rosario si convince dell'inevitabilità del trionfo socialista - avversari di suo zio -, quando comincia a sentirsi attratto dalla compagna Paola (Luisa Della Noce)(si scoprirà che in realtà erano sposati) del capo dei socialisti l'onorevole Toscano (Giovanni Di Benedetto). Egli diventerà il braccio destro di Toscano nella lotta per il trionfo dell'Idea, per stare vicino a lei. Con l'espediente di tenere in mano dei documenti, che provano la corruzione dei legali del comune che hanno fatto vincere la causa ad un barone ai danni del Comune, Sasà convince l'amico socialista a denunciarlo pubblicamente e solo dopo essere lui a sua volta denunciato di calunnia, portare i documenti per scagionarsi e così vincere sull'avversario politico. Ma mentre l'amico in una pubblica arringa, fidandosi dei documenti in mano a Sasà, fa la sua parte, Sasà per non andare in carcere, brucia i documenti, dicendo che gli sono stati rubati e fa così arrestare il compagno e avversario in amore. Ora Rosario può stare un anno con Paola da solo. Rosario però in cerca di ricchezze, si intrufola nella vita del ricchissimo avvocato Giardini, nonché familiare delle fabbriche di pastificio a Catania. La sorella un po' grassa e diabetica, Mariuccia, che ama tanto i dolci, viene sorvegliata assiduamente dalla madre, trovandola spesso con cannoli ed altro. Rosario sfrutta la situazione per costringere la madre a farli sposare, di modo che finalmente diventa ricco e può lasciare i socialisti. Purtroppo si avvicina la guerra. Una bella donna causa una sfida al fioretto, che Rosario non vorrebbe accettare. Pensa di potersi avvalere dei fascisti che nel regime hanno vietato le sfide di onore. Sfortunatamente però anche il federale ed i camerati che subentrano si fanno convincere che possono non aver visto niente. Rosario alle strette si dichiara fascista, accettando le loro leggi sopra a quelle siciliane. Nell'infausto Ventennio i Molini Giardini e Rosario Scimoni godono una indisturbata prosperità, che avrà termine solo dopo il secondo conflitto mondiale. Mariuccia muore in un'incursione aerea. Le vicende del dopoguerra operano in Rosario un radicale cambiamento di vita. Per non essere reso responsabile del suo passato fascista, convince il cognato a prendere la direzione dei Molini Giardini, mentre lui infatuatosi di una giovane aspirante attrice, Lilli De Angelis (Armenia Balducci), che partecipa al Miss Taormina, dove lui è parte della giuria, si persuade che il futuro dell'Italia è nel cinematografo, e forse anche del comunismo, per cui sii recano a Roma. Peccato che anche nel cinema ci voglia un certo capitale. E lui a Roma c'era andato anche per trovare un mutuo che potesse salvare il Pastificio ed i Molini a Catania. Il primo giovane che ha scritto un soggetto che interessa Lilli De Angelis è un comunista figlio di industriale. Rosario si reca dal Duca di Lanocita (Carlo Sposito) a Catania. Egli concede dei soldi soltanto perché Sasà gli promette di farli uscire dal paese. Nel frattempo salgono al potere la Democrazia Cristiana. Rosario cambia subito clientela e fatta la conoscenza di un giovane che ha scritto un soggetto, democristiano, si iniziano i lavori al film su Santa Rita con Lilli De Angelis protagonista. Rosario aveva investito in terreni, che però ancora non davano il guadagno sperato. Quando Lanocita rivuole i suoi soldi, perché ha scoperto che a New York non sono mai arrivati, Rosario che si era spiegato male e le sostanze del duca di Lanocita erano invece donate alle missioni all'estero, non è in grado di fargli riavere i suoi cento milioni, la brillante carriera di Rosario volge al termine e la denuncia del duca di Lanocita gli conduce in casa i Carabinieri che lo arrestano. Cinque anni in carcere al Regina Coeli a Roma. Quando esce pensa di fondare un proprio partito, il partito degli ex-galeotti, guadagna un centinaio di voti. Alla fine travestito da bavarese su un furgone vende lamette a doppio filo tedesche con i quali ha un concordato.

Commento[modifica | modifica wikitesto]

Il film rappresenta l'ultima parte di una trilogia ideata e sceneggiata da Vitaliano Brancati, i cui altri due titoli sono Anni difficili (1948) e Anni facili (1953). Iscritto al P.R.C. con il n. 1.512, venne presentato il 25 novembre 1954 alla Commissione di Revisione Cinematografica, presieduta da Oscar Luigi Scalfaro e ottiene il visto di censura n. 17.853 il 22 dicembre 1954 con una lunghezza dichiarata di 2.600 metri ed effettiva di 2.598 metri, ad alcune condizioni: che sia eliminata l'espressione "puttaniere" nel colloquio tra Rosario e il Duca; che sia eliminato l'accenno al Vaticano nel colloquio tra il Duca e Santucci; inoltre, che venga tolta l'espressione "un consigliere delle minoranze" nonché quella di "alto funzionario"[1]. Dopo queste modifiche il film potrà circolare liberamente, ebbe la sua prima proiezione pubblica il 29 dicembre 1954 e nella sua tenitura arriva a incassare 257.700.000 di lire. Il film venne proiettato all'estero soltanto in Germania, col titolo Kanaille von Catania il 21 settembre 1956; in Francia non è stato mai proiettato nelle sale, arrivando direttamente alla programmazione televisiva il 3 ottobre 2010 con il titolo L'art de se débrouiller.[2] È stato pubblicato in DVD dalla Medusa Video[3]. Infine, è stato selezionato in 39ª posizione tra i 100 film italiani da salvare[4].

Altri tecnici[modifica | modifica wikitesto]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

«L'arte di arrangiarsi è l'ultimo copione a cui lavorò il compianto scrittore Vitaliano Brancati. Interpretato e dominato da un Alberto Sordi in pienissima forma, è il ritratto e la storia, di timbro prettamente brancatiano, cioè satirico, di uno dei tanti voltagabbana, versipelle, opportunisti o come altro li volete chiamare, che hanno fatto i loro giochi di destrezza in questo ultimo e tempestoso scorcio di storia nazionale. Luigi Zampa ha diretto con polso e il film è riuscito festevole e mordace.» Anonimo, Stampa Sera, 3 marzo 1955[5]

«(...) Il titolo sottolinea l'aspetto di fondo del film, che è una satira di una particolare mentalità e di un particolare costume sociale, e che si svolge sullo sfondo di una società in cui l'opportunismo, la prepotenza e l'inganno sono gli unici mezzi per sopravvivere. Purtroppo il film non sviluppa tutte le indicazioni satiriche del testo, e spesso si limita ad una comicità bonaria e di maniera (...)». Gianni Rondolino, Catalogo Bolaffi del Cinema Italiano 1945-1955, Editore Bolaffi (1967)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Come si può evincere dal documento originale del visto di censura tratto dal sito Italia Taglia.
  2. ^ Come si evince dalla pagina delle uscite all'estero tratta dal sito IMDB.
  3. ^ Come si evince da questa pagina tratta dal sito della rivista FilmTv.it
  4. ^ Come si evince da questa pagina tratta dal sito Rete degli spettatori.
  5. ^ Anonimo, L'arte di arrangiarsi, recensione in La Stampa, 3 marzo 1955, p. 6. URL consultato il 16 gennaio 2014.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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