Isole Fortunate

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Carta del mondo del 1493 (dalle Cronache di Norimberga di Hartmann Schedels). A Ovest delle coste africane sono visibili le Isole Fortunate.

Le Isole Fortunate, o Isole dei beati (in greco μακάρων νῆσοι, makàron nèsoi, in latino insulae fortunatae) sono isole dell'Oceano Atlantico presenti nella letteratura classica sia in contesti mitici sia in opere storiche e geografiche. Da Tolomeo in poi si è sempre sostenuto che coincidessero con le vicine Canarie, ma nuovi studi sembrano identificarle con le Antille caraibiche.

Il mito[modifica | modifica wikitesto]

Nel mito, presente nella letteratura greca almeno da Esiodo, ma probabilmente derivato da racconti dei Fenici, le Isole dei beati, a volte identificate con i Campi Elisi, sono isole dal clima dolce nelle quali la vegetazione lussureggiante fornisce cibo senza che gli uomini abbiano bisogno di lavorare la terra. Gli dei destinano alcuni eroi a vivervi un'eterna vita felice.

Le isole nelle opere geografiche e storiche[modifica | modifica wikitesto]

In Diodoro Siculo l'isola è una sola e vengono meno alcuni elementi essenziali del mito. Lo storico non nomina divinità, né beati, ma localizza l'isola nell'Oceano, a molti giorni di navigazione al di là delle Colonne d'Ercole, e ne parla come di un antico possedimento cartaginese. Secondo Plutarco la distanza dall'Africa sarebbe di 10.000 stadi (circa 1.600 km). Plinio il Vecchio identifica chiaramente le Isole Fortunate con le Isole Canarie e la stessa identificazione è certa per le Isole Fortunate di Tolomeo, che nella sua Geografia vi fa passare il meridiano di riferimento. Il nome Isole Fortunate fu usato fino all’età moderna per indicare le Isole Canarie ed oggi sopravvive ancora nel termine Macaronesia.

La localizzazione delle isole[modifica | modifica wikitesto]

Mosaico di una villa romana (datata tra l'età repubblicana e imperiale) presso Grotte Celoni, sulla Via Casilina. La presenza di un ananas in questa natura morta è stata addotta come una delle prove dell'esistenza di contatti regolari con le Americhe in epoca romana.

L'identificazione delle Isole Fortunate con le Isole Canarie, operata da Plinio, Tolomeo e altri autori, non è stata necessariamente sempre valida, né spiega l’origine del mito. Manfredi, nel saggio citato, ipotizza che il mito possa essere stato generato da racconti relativi a isole caraibiche raggiunte da Fenici o Cartaginesi. L'assenza del ciclo stagionale, congiunta alla ricchezza della vegetazione, avrebbe potuto suggerire l'idea di un luogo in cui fossero assenti lavoro e invecchiamento. L’ipotesi è basata sull’analisi delle testimonianze di Diodoro Siculo, Plutarco e altri autori, che sembrano riferirsi a terre più occidentali delle Canarie e trasmettono il ricordo della relazione tra le isole e Cartagine.

La tesi dell'identificazione delle Isole Fortunate con isole caraibiche (precisamente le Piccole Antille) è stata ripresa, con nuovi argomenti di tipo anche quantitativo, da Lucio Russo[1].

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura secondaria[modifica | modifica wikitesto]

  • Lucio Russo, L'America dimenticata. I rapporti tra le civiltà e un errore di Tolomeo, Mondadori Università, 2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lucio Russo, L'America dimenticata. I rapporti tra le civiltà e un errore di Tolomeo, Mondadori Università, 2013.