Tavolara

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Isola Tavolara)
Tavolara
Tavolara from South.JPG
Localizzazione
Mappa di Tavolara
Tavolara è posizionata in Italia
Tavolara
Localizzazione Mar Tirreno
Coordinate 40°54′22.32″N 9°42′47.88″E / 40.9062°N 9.7133°E / 40.9062; 9.7133Coordinate: 40°54′22.32″N 9°42′47.88″E / 40.9062°N 9.7133°E / 40.9062; 9.7133
Geografia fisica
Superficie 5,9 km²
Geografia politica
Stato Italia Italia
Regione Sardegna Sardegna
Provincia Olbia-Tempio Olbia-Tempio
Comune Olbia-Stemma.png Olbia

[senza fonte]

voci di isole d'Italia presenti su Wikipedia

Tavolara è un'isola di 5,9 km² della Sardegna nord-orientale, parte del Comune di Olbia (OT) nella regione della Gallura.

L'Isola è di proprietà della famiglia veneto-romana dei Marzano, anche se non completamente poiché una parte dell'isola è stata espropriata dalla NATO e sulla punta occidentale sorgono due ristoranti e piccole case che appartengono alla famiglia Bertoleoni. Dal 1991 ospita il festival cinematografico "Una notte in Italia" [1].

Indice

Geografia [modifica]

L'isola si presenta come un maestoso massiccio calcareo a picco sul mare, di forma grossomodo rettangolare, lungo circa 6 km e largo 1 km; poggia su un substrato roccioso granitico che emerge chiaramente in alcune parti; raggiunge una quota massima di 565 metri s.l.m. e alle estremità presenta due capi più facilmente accessibili. Il capo sul lato ovest dell'isola (Spalmatore di Terra) è rivolto verso la Sardegna ed accoglie gli scarsi insediamenti civili sull'isola. Vi sono stati ricavati anche degli approdi per piccole imbarcazioni, che collegano l'isola con il porto di Porto San Paolo. Il capo sul lato est, rivolto verso il mar Tirreno, è costituito dalla Punta Timone, che divide due piccole baie (rispettivamente esposte a NW e SE). Ospita, oltre ad un faro di segnalazione marittima, una base militare NATO, gestita dalla Marina Militare Italiana, destinata alle telecomunicazioni terrestri a lunghissimo raggio e bassissima frequenza d'onda. Le relative tre antenne, alte più di duecento metri, sono facilmente visibili anche a distanza. L'isola è attraversata da una piccola strada militare, con ampi tratti in galleria, che collega la base militare ad un molo di approdo sul lato ovest dell'isola, utilizzato quando le condizioni meteomarine rendono difficile l'approdo nel porticciolo annesso alla base militare.

Storia [modifica]

La presenza dell'uomo sull'isola è attestata con certezza dal neolitico medio e numerosi reperti sono stati rinvenuti presso la grotta del Papa. Nel paleolitico superiore Tavolara era collegata alla terraferma e all'isola di Molara ma in seguito all'innalzamento del livello del mare e alla continua erosione esercitata dal moto ondoso e dai fortissimi venti si separò, prima dalla terraferma e solo diecimila anni fa dalla vicina isola. Hermaea è il nome antico dell'isola di Tavolara. Durante il Medioevo si sa poco dell'isola che quasi sicuramente non fu abitata stabilmente ma utilizzata come difesa militare, visti i numerosi forti presenti. Pare che poco dopo l'anno 1000 sull'isola si sia insediata una colonia di pirati. Ancora nel '700, il naturalista Francesco Cetti scriveva che spesso sull'isola erano presenti i corsari. Dopo l'arrivo dei coloni genovesi, alla fine del Settecento, la popolazione dell'isola crebbe fino ad un massimo di una sessantina di abitanti, in gran parte grazie all'arrivo di pescatori ponzesi in cerca di aragoste, per poi essere abbandonata definitivamente agli inizi degli anni sessanta.

Il più piccolo regno del mondo [modifica]

La famiglia Bertoleoni
La bandiera del Regno di Tavolara

Sul finire del Settecento, la famiglia Bertoleoni giunse in prossimità dell'arcipelago della Maddalena costeggiando la Corsica a bordo di una piccola nave da diporto proveniente da Genova in cerca di una terra in cui abitare; si stabilì dapprima sull'isola di Spargi, poi si spostò più a sud, sulla piccola isola di Mortorio, ma, spinta dalla ricerca di un'isola più generosa e ospitale, navigando ancora verso sud, raggiunse la splendida e disabitata isola di Tavolara. Qui si stabilì, dedicandosi all'allevamento delle capre selvatiche, assai numerose sul suo territorio.

Nel 1836 il re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia, di passaggio per quei luoghi (si stava recando a caccia), notò l'isoletta sconosciuta: chiese pertanto informazioni ai suoi marinai, ma, non ottenendo risposte sufficienti, decise di approdarvi. Presentatosi ai residenti come re di Sardegna, sembra che Giuseppe Bertoleoni abbia risposto: "E io sono il re di Tavolara!"[2]. Carlo Alberto soggiornò presso di lui per una settimana e, congendandosi, gli diede in dono un orologio d'oro e - secondo i Bertoleoni - avrebbe promesso di riconoscere indipendente Tavolara.

Nel frattempo, a Giuseppe Bertoleoni succedette il figlio Paolo[3], che si proclamò re col nome di Paolo I[4], sposò una donna sarda, Italia Murru, e da lei ebbe il figlio Carlo. A detta di quest'ultimo ("Carlo I" di Tavolara), l'isola sarebbe stata ufficialmente visitata da inviati della regina Vittoria del Regno Unito che, alla fine dell'Ottocento, avrebbe riconosciuto il piccolo Regno. I Bertoleoni narrano che ancora oggi, nel museo di Buckingham Palace, a Londra, sia conservata la foto della famiglia reale di Tavolara, all’interno della collezione di ritratti delle famiglie reali di tutto il mondo, con la dicitura: «La famiglia reale di Tavolara, nel golfo di Terranova Pausania, il più piccolo regno del mondo». Non risulta, tuttavia, esistere alcun museo con tale denominazione.

"Carlo I di Tavolara", perì il 6 novembre 1927; gli sono succeduti "Mariangela", "Paolo II", "Carlo II" e, ultimo, Tonino Bertoleoni, che vive tutt'oggi a Porto San Paolo.[5]

Ambiente e turismo [modifica]

Tavolara vista da Porto San Paolo

Quest'isola selvaggia e incontaminata fa oggi parte del Parco marino di Tavolara e Capo Coda Cavallo e offre riparo per la nidificazione di numerose specie di uccelli marini. Tra questi, unica al mondo per importanza quantitativa la popolazione di Berta minore (Puffinus yelkouan, nome locale "Tampesca"), di abitudini notturne e nidificante entro tane sotterranee dal livello del mare fino alle più alte quote. Nidificano anche molte coppie di Marangone dal ciuffo, ed inoltre piccioni selvatici, rondoni maggiori e numerose altre specie. Fino agli anni settanta nelle numerose grotte e anfratti si riproduceva la foca monaca, oggi scomparsa dall'isola. Tra i mammiferi è oggi particolarmente diffusa è però la capra, forse discendente dagli esemplari portati dai primi abitanti alla fine del '700. Presente in centinaia di esemplari, vive completamente allo stato selvatico e può essere scorta facilmente sulle scogliere. Nei soggetti presenti nel secolo scorso era stata notata una particolare colorazione dei denti (da cui il nome 'capra dai denti d'oro), che pare fosse dovuta al regolare consumo di piante quali l'euforbia. Nel periodo estivo a Tavolara si svolge un'importante rassegna cinematografica nazionale. Come già detto, è presente a levante una base NATO con una stazione radiotelegrafica ad onda lunga per comunicazioni con i sommergibili, dove è severamente vietato lo sbarco. La montagna e la macchia mediterranea dell'Isola non possono essere esplorate senza il consenso dell'attuale famiglia proprietaria dell'Isola "Marzano" e l'accesso senza il consenso dei proprietari è considerato reato (Violazione Di Proprietà Privata).

Il Prolagus corsicanus [modifica]

Scriveva il naturalista Francesco Cetti: "L'isola di Tavolara nominata per le sue capre selvatiche, si nomina pure per i suoi smisurati topi. Gente approdata in quell'isola ne trovò in qualche parte il terreno sì fattamente smosso, che il credette opera de' porci". Cetti non riuscì a vedere i topi di Tavolara, ma riuscì a vedere le pelli di quelli dell'isola di san Pietro, dei quali pure si diceva che erano molto grossi. Dal momento che queste pelli appartenevano a una specie conosciuta, pensò che così doveva essere anche per quelli di Tavolara. Con ogni probabilità, invece, si trattava del Prolagus corsicanus, un roditore poi estintosi, del quale sull'isola restano oggi abbondanti resti ossei sub-fossili. Le parole di Cetti sembrano essere l'ultima testimonianza della sopravvivenza di questo animale (ci sarebbe un'altra notizia del 1882, ma l'identificazione dei ratti citati con il Prolagus è controversa). È possibile che l'estinzione dei prolaghi, su Tavolara come nel resto della Sardegna, possa essere stata causata proprio dall'arrivo del ratto nero, una specie estranea al popolamento insulare e progressivamente diffusasi al seguito dell'uomo nel corso degli ultimi duemila anni.

Area marina protetta Tavolara - Punta Coda Cavallo [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Area naturale marina protetta Tavolara - Punta Coda Cavallo.

L’Area naturale marina protetta Tavolara - Punta Coda Cavallo si sviluppa lungo uno dei tratti di costa più belli e suggestivi del Mar Mediterraneo.

Non distante dalla Costa Smeralda, A segnare i contorni dell’area marina – che si estende per circa 15.000 ettari – acque limpide e cristalline, adagiate sui morbidi tratti delle numerose insenature e calette della costa frastagliata che da Capo Ceraso (a sud di Olbia), arriva fino a Punta l’Isuledda (a sud di San Teodoro).

Completano lo scenario, il profumo della macchia mediterranea, i sapori della cucina gallurese, la varietà dei colori e dei ricami degli abiti tradizionali e l’ospitalità del popolo sardo, insieme gentile e solitario.

L’AMP di Tavolara è abbastanza giovane rispetto ad altre aree marine italiane. È stata istituita nel 1997 con un Decreto Ministeriale e dal 2004 è gestita da un Consorzio formato dai comuni di Olbia, Loiri-Porto S. Paolo e S. Teodoro. È suddivisa in tre zone, A-B-C, sottoposte a diverso livello di protezione.

Note [modifica]

  1. ^ Una notte in Italia
  2. ^ La favola del regno di Tavolara
  3. ^ "È morto il Re!" La Sardegna, 8 giugno 1886, p 1
  4. ^ Giovanni Saragat, "Paolo I Re di Tavolara. Un principe per burla. Storia e aneddoti." Il Nuovo Giornale, 16-17 ottobre 1895
  5. ^ È morta Pompea, moglie dell’ultimo re di Tavolara - la Nuova Sardegna dal 1999.it » Ricerca

Bibliografia [modifica]

Altri progetti [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]