Inferno (Dan Brown)

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Inferno
Titolo originale Inferno
Autore Dan Brown
1ª ed. originale 2013
1ª ed. italiana 2013
Genere romanzo
Sottogenere Thriller
Lingua originale inglese
Protagonisti Robert Langdon
Coprotagonisti Sienna Brooks
Serie Serie di Robert Langdon
Preceduto da Il simbolo perduto

Inferno è il sesto romanzo thriller dello scrittore Dan Brown (il quarto con protagonista il prof. Langdon), pubblicato il 14 maggio 2013 in contemporanea in quasi tutto il mondo. Ad aprile 2015 inizieranno le riprese del film a Firenze.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Antefatto[modifica | modifica sorgente]

Il romanzo si apre con una misteriosa figura chiamata l'Ombra che, per fuggire a dei misteriosi inseguitori, si getta dal campanile della Badia Fiorentina.

A Firenze[modifica | modifica sorgente]

La mappa dell'Inferno di Botticelli

Sei giorni dopo, il professor Robert Langdon si sveglia in un ospedale di Firenze con una ferita alla testa e una seria amnesia che gli impedisce di ricordare i giorni precedenti; a complicare il tutto ci sono delle visioni indecifrabili. All'ospedale viene accudito dal dottor Marconi e dalla dottoressa Sienna Brooks, che gli spiega come la sera precedente sia arrivato all'ospedale in stato di semi-incoscienza; l'amnesia sarebbe dovuta ad uno sparo destinato a lui, ma che l'avrebbe colpito solo di striscio sulla testa. Improvvisamente irrompe Vayentha, una killer che ammazza il dottor Marconi e sembra intenzionata a uccidere anche Langdon, che si salva solo fuggendo precipitosamente grazie all'aiuto di Sienna.

Nell'appartamento di quest'ultima, Langdon si rende conto che nella sua giacca è stata nascosta una capsula al titanio per materiale biologico contenente qualcosa di molto prezioso e programmata per essere aperta da lui solo; il professore decide allora di rivolgersi al Consolato USA, dando però un indirizzo falso per rispetto della privacy di Sienna. Quando invece dell'aiuto richiesto vede arrivare Vayentha, Langdon comprende di essere nel mirino del suo stesso governo, e che l'unica opportunità di salvezza sta nel riottenere le memorie dei due giorni precedenti, partendo forse dal contenuto della capsula di cui è in possesso. Al suo interno si trova un cilindro medievale di osso, usato per comporre delle stampe, all'interno del quale è stato inserito un proiettore ad alta tecnologia. L'immagine che esso proietta è la Mappa dell'Inferno dantesco di Sandro Botticelli. Improvvisamente un gruppo di soldati irrompe a casa di Sienna, e i due riescono a scappare per un soffio.

la maschera mortuaria di Dante in palazzo Vecchio

Langdon comprende che la sua ricerca iniziata giorni prima e della quale non si ricorda nulla ha a che fare con Dante Alighieri, così si dirigono verso il centro storico di Firenze. Arrivato in trike nel piazzale di Porta Romana, scoprono che la polizia locale ha messo su un enorme posto di blocco, interrogando chiunque e mostrando alle persone le foto di loro due fuggitivi. Grazie alla padronanza di Sienna della lingua italiana, i due riescono a camuffarsi tra gli studenti del vicino Istituto Statale d'Arte, dove ottengono anche una dritta su come entrare nel giardino di Boboli scavalcando il muro di recinzione che lo separa dal parco dell'istituto. Nel frattempo il professore si rende conto che la mappa è stata modificata con un anagramma delle parole "CERCA TROVA", in riferimento al dipinto di Giorgio Vasari la Battaglia di Marciano, che si trova nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio. Sempre più braccati dai militari, che li scovano grazie a un drone telecomandato, e da Vayentha (ormai disconosciuta dalla missione per i suoi errori, ma desiderosa di riscattarsi acciuffandoli per prima), Sienna e Langdon riescono a nascondersi nella Grotta del Buontalenti e ad arrivare a palazzo Vecchio percorrendo il corridoio Vasariano.

Entrata della Grotta del Buontalenti. A sinistra corre il Corridoio Vasariano

A Palazzo Vecchio i due incontrano Marta Alvarez, la direttrice del museo, che sembra conoscere molto bene Langdon, mentre lui la ignora completamente. Lei gli racconta che la sera prima lui stesso si sarebbe recato nel museo con Ignazio Busoni detto "il Duomino", direttore del Museo dell'Opera del Duomo, per esaminare la maschera mortuaria di Dante Alighieri. In un tentativo di ripercorrere i suoi passi per ricordare tutto, Langdon chiede di rivederla, ma essa è misteriosamente scomparsa. Per trovare il responsabile del furto, i tre esaminano allora i nastri di videosorveglianza, nei quali si vede chiaramente che a rubare la maschera sono stati proprio... Langdon e il Duomino! Proprio mentre il servizio di sicurezza di Palazzo Vecchio inizia a rivoltarsi contro Langdon e Sienna, la segretaria del Duomino chiama quest'ultimo e gli riferisce che l'uomo è morto la sera prima, e tra le sue ultime parole avrebbe lasciato, espressamente per Langdon, una frase contenente, tra l'altro, l'espressione "Paradiso venticinque".

Inseguiti ora da Vayentha, dal Governo USA e dalla security di Palazzo Vecchio, Langdon e Sienna riescono a fuggire tramite un passaggio segreto nella sala del Mappamondo, che Langdon aveva visitato in una visita guidata anni prima al palazzo, per arrivare, attraversando alcuni ambienti, alla zona delle capriate che reggono il famoso soffitto sospeso del Salone dei Cinquecento, dove hanno un confronto con Vayentha che, spinta da Sienna, cade nel vuoto e muore. Riescono poi ad uscire dal palazzo tramite la scalinata e la porta del Duca di Atene.

Il fonte battesimale del battistero di Firenze

Il riferimento al "Paradiso venticinque" è probabilmente legato al venticinquesimo canto del Paradiso di Dante e i due, camuffati, si aggirano per Firenze in cerca di una copia della Divina Commedia. Seguiti da un misterioso uomo in giacca e cravatta, affetto da pustole urticanti che sembrano aggravarsi via via che il tempo passa, i due approdano prima al museo della Casa di Dante, dove speravano di trovare il celebre poema nel bookshop, ma scoprono che è chiusa; nella chiesa di Beatrice poi, dove riescono a consultare internet da un iPhone di una turista inglese. Nelle prime terzine del canto si trova un preciso riferimento al battistero di San Giovanni, dove i due si recano per adempiere all'ultimo messaggio del "Duomino".

Entrati con uno stratagemma attraverso la Porta del Paradiso, lasciata appositamente aperta per loro da Busoni, prima dell'apertura ai visitatori, trovano la maschera di Dante. Sul retro di essa è stato scritto un singolare indovinello; Sienna ipotizza che a farlo sia stato Bertrand Zobrist, un celebre genetista che è il possessore putativo della maschera. Nel frattempo, un uomo di nome Johnathan Ferris, l'uomo delle pustole, li raggiunge e li aiuta a eludere i loro inseguitori; egli rivela poi a Langdon di lavorare per l'Organizzazione Mondiale della Sanità, che sarebbe poi il mandante della sua missione a Firenze.

A Venezia[modifica | modifica sorgente]

La basilica di San Marco

L'indovinello sembra portare a Venezia, sulla tomba del doge Enrico Dandolo; il terzetto si reca lì, ma mentre stanno esplorando la Basilica di San Marco, Ferris sviene e sembra manifestare i sintomi di una pestilenza. Nella confusione che segue, Langdon viene catturato dai soldati e Sienna riesce a scappare.

A questo punto Langdon viene condotto da Elizabeth Sinskey, donna che in precedenza aveva visto nelle sue visioni, che finalmente fa luce su ciò che era successo nei giorni precedenti: Zobrist era uno scienziato pazzo e un fanatico dantista che aveva creato un virus letale simile alla Peste Nera che avrebbe potuto risolvere il problema della sovrappopolazione mondiale; era però morto (lui era l'Ombra all'inizio della vicenda) lasciando degli indizi correlati alla Divina Commedia che avrebbero potuto condurre al posto dove il virus è nascosto, prima che l'involucro biosolubile in cui è contenuto si potesse aprire. Il professore era effettivamente stato incaricato dalla OMS di risolvere gli enigmi lasciati da Zobrist, ma dopo l'esame della Maschera era scomparso nel nulla. L'OMS temeva che Langdon avesse tradito il suo Governo, in realtà era entrato in gioco il Consortium, un'organizzazione esperta nel manipolare la realtà a cui Zobrist si era rivolto per proteggere il virus. Langdon era stato catturato da loro e la sua memoria era stata cancellata grazie a un particolare farmaco, poi gli avevano fatto credere di essersi messo contro il suo stesso Governo: Sienna, Ferris (che interpretava anche Marconi) e Vayentha erano agenti del Consortium, e Langdon non era mai stato davvero in pericolo, poiché i soldati erano agenti dell'OMS che lo cercavano non per ucciderlo, ma per fargli riprendere la missione. Il Consortium però si era reso conto che proteggere i piani di Zobrist avrebbe significato provocare un immane disastro, così si era alleato con la OMS; inoltre era divenuto chiaro che Sienna era in realtà l'ex amante e collega di Zobrist, e aveva smesso di seguire gli ordini del Consortium per arrivare prima al virus e, probabilmente, accelerare la sua diffusione.

A Istanbul[modifica | modifica sorgente]

La basilica di Santa Sofia

Langdon a questo punto accetta di portare a termine la missione. L'indovinello di Zobrist non portava in realtà a Venezia ma a Istanbul, a Santa Sofia, poiché Dandolo era stato sepolto là. Il luogo dove Zobrist aveva nascosto la sacca del virus era un'antica cisterna nei pressi del museo (Yerebatan Sarayi), ma quando arrivano trovano la sacca già disciolta e il virus già in circolo. Robert insegue una rediviva Sienna, che però rivela l'amara verità: Zobrist non aveva creato un virus pestilenziale, ma un vettore virale in grado di cambiare il DNA della popolazione mondiale e renderne sterile un terzo. Sienna in realtà stava cercando di distruggere il virus perché non si fidava dei piani della OMS, temendo loro potessero usare il virus per scopi di bioterrorismo; ma non aveva messo in conto che tutto il piano del suo ex amante fosse un bluff, e che il virus fosse già in circolazione da giorni.

Il capo del Consortium viene arrestato mentre tenta di fuggire, e viene sottointeso che l'organizzazione verrà soppressa. Sienna invece riceve l'amnistia da Elizabeth Sinskey, che la invita a lavorare con l'OMS per arginare gli effetti del virus. Il virus non ha però cure, e anche la modifica del genoma umano sarà sempre rischiosa. Con l'umanità inconsapevolmente entrata in una nuova era, Langdon torna a Firenze per riposizionare la Maschera di Dante al suo posto, quindi torna a casa con la speranza di un futuro migliore.

Personaggi[modifica | modifica sorgente]

  • Robert Langdon: Docente di iconologia religiosa all'Università di Harvard, negli Stati Uniti, ed esperto di simbolismo. È anche un ottimo nuotatore e soffre di claustrofobia a causa di un trauma infantile.
  • Sienna Brooks: Dottoressa giovane ed attraente, dotata di un'intelligenza straordinaria, aiuta Langdon a sfuggire ai suoi inseguitori e nella risoluzione degli enigmi. A causa del suo intelletto si è sentita emarginata ed incompresa per tutta la sua infanzia, e per questo ha sofferto molto; è straordinariamente abile nei travestimenti.
  • Dottor Marconi: Medico dell'ospedale dove si risveglia Langdon. In seguito si rivela essere "Johnathan Ferris".
  • Vayentha: Agente al soldo del Consortium. Viene licenziata in seguito al fallimento della sua missione.
  • Christoph Brüder: Uomo a capo di un corpo militare speciale.
  • Il Rettore: Fondatore e guida del Consortium.
  • Laurence Knowlton: Dipendente del Consortium.
  • Marta Alvarez: Direttrice del museo di Palazzo Vecchio.
  • Ignazio Busoni: Soprannominato "il Duomino", direttore del Museo dell'Opera del Duomo.
  • Bertrand Zobrist: Celebre ingegnere genetico e miliardario svizzero, proprietario della maschera di Dante. Principale antagonista del libro.
  • Johnathan Ferris: Agente del Consortium. Si spaccia per un agente dell'OMS e aiuta Langdon e Sienna a fuggire da Firenze.
  • Elizabeth Sinskey: Direttrice dell'OMS.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • L'anagramma numerico della data di uscita (14/5/13) è "3,1415" ovvero un'approssimazione per indicare il pi greco, un numero che riveste un ruolo importante all'interno della stessa narrazione, poiché Dante, nella Divina Commedia, ha diviso l'inferno in cerchi concentrici ed il pi greco serve a misurarli.
  • Questo è finora l'unico romanzo della saga di Robert Langdon in cui il professore non porta al polso il suo inseparabile orologio di Topolino, che ritroverà nei capitoli finali.
  • Il romanzo termina con la parola "stelle", la stessa con cui finiscono le tre cantiche della Divina Commedia.

Incongruenze storiche ed errori[modifica | modifica sorgente]

  • Nel romanzo un ruolo centrale è giocato dalla maschera funebre di Dante Alighieri conservata a Palazzo Vecchio; lo stesso Langdon dice che essa è autentica e spiega persino il procedimento utilizzato per crearla, che comprenderebbe l'applicazione del gesso sul cadavere stesso del Poeta. In realtà nessuna delle maschere mortuarie di Dante conosciute è autentica, ma si tratta sempre di falsi o di sculture eseguite in epoca successiva alla data di morte del poeta. Quella di Palazzo Vecchio in particolare è stata realizzata nel 1915.
  • Nel romanzo i protagonisti attraversano il corridoio Vasariano dal giardino di Boboli a palazzo Vecchio: sebbene con uno stratagemma riescano a eludere la sorveglianza e varcare la porta a Boboli, non si cita come essi facciano ad attraversare gli Uffizi e ad aprire le porte tra la galleria e palazzo Vecchio. Inoltre essi, nel palazzo, sbucano in una zona di uffici dell'amministrazione comunale e solo successivamente si recano nella zona del "museo": in realtà il corridoio sbuca nel cuore del museo, negli appartamenti di Eleonora di Toledo. I passaggi segreti attraverso palazzo Vecchio sono invece descritti con minuzia e per lo più corrispondenti alla realtà. Soltanto nella zona delle capriate del salone dei Cinquecento si parla di una passerella per i visitatori che arriva a metà del soffitto: in realtà si ferma davanti alla prima capriata.
  • Si dice che il museo della Casa di Dante è chiuso di lunedì (in realtà è aperto tutti i giorni) e che il battistero il lunedì non apre prima delle 13.00 (in realtà apre alle 11.15).
  • Langdon descrive con dovizia molti particolari che nella Visione dell'Inferno di Botticelli sono quasi invisibili, se non del tutto assenti: le figure dei dannati, infatti, sono minuscole nell'originale, e molti dettagli enumerati dal professore (espressioni sofferenti, posizione di braccia e mani) sono indiscernibili. Inoltre Langdon fa riferimento all'uso massiccio dei colori seppia, nero e rosso: quest'ultimo colore in realtà è presente solo in una minima porzione del disegno (il fiume Flegetonte).
  • Nel capitolo 15 si dice che i golosi sono fermi nei loro escrementi e che se ne cibano; è falso: questa è la descrizione della pena degli adulatori (seconda bolgia, ottavo cerchio); i golosi sono semisommersi dalla fanghiglia e si girano spessissimo.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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