Il nemico alle porte

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Il nemico alle porte
Nemicoalleporte-2001-JudeLaw.png
Jude Law in una scena del film
Titolo originale Enemy at the Gates
Lingua originale inglese, tedesco
Paese di produzione Stati Uniti d'America, Regno Unito, Germania, Irlanda
Anno 2001
Durata 131 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere azione, drammatico
bellico
Regia Jean-Jacques Annaud
Sceneggiatura Alain Godard
Jean-Jacques Annaud
Produttore Jean-Jacques Annaud
John D. Schofield
Produttore esecutivo Alain Godard
Alisa Tager
Fotografia Robert Fraisse
Montaggio Noëlle Boisson
Humphrey Dixon
Effetti speciali Michael Apling, Uli Nefzer
Musiche James Horner
Scenografia Wolf Kroeger
Costumi Janty Yates
Trucco Hasso von Hugo
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Il nemico alle porte (Enemy at the Gates) è un film del 2001 diretto da Jean-Jacques Annaud, con Jude Law, Joseph Fiennes e Ed Harris.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il 20 settembre 1942, la giovane recluta dell'Armata Rossa Vassili Zaitsev giunge a Stalingrado mentre la città è in gran parte occupata dall'esercito tedesco. Il suo primo impatto con la guerra è difficile, a causa del caos che regna nell'organizzazione delle difese sovietiche, ma in seguito riesce a mettersi in luce grazie alla sua straordinaria abilità come tiratore, un'abilità appresa negli Urali. Lo stesso giorno del suo arrivo, Vassili conosce lo zampolit Danilov che, dopo aver notato le doti di tiratore di Vassili, ha l'idea di utilizzarlo come personaggio simbolo della propaganda sovietica. L'idea viene accolta dal nuovo responsabile militare della città, Nikita Khrushchev, che promuove Danilov assegnandolo allo Stato Maggiore e trasferisce Vassili alla divisione tiratori scelti.

Nella nuova veste di cecchino, Vassili incomincia a mietere talmente tante vittime fra i soldati tedeschi, da attirare su di sé l'attenzione dello Stato Maggiore tedesco, il quale decide di inviare dalla Germania il miglior tiratore di cui dispone l'esercito tedesco, il maggiore König, con il compito specifico di eliminare il cecchino russo. I primi scontri tra i due si risolvono a vantaggio del tiratore tedesco che riesce a eliminare tre compagni di Vassili.

Il giovane russo è scoraggiato, ma Danilov lo rassicura rivelandogli che Saša, un bambino russo che è riuscito a conquistarsi la fiducia di König, farà il doppio gioco informandolo della posizione del nemico.

Nei giorni seguenti Vassili si salverà miracolosamente dopo essere stato sotto la linea di tiro del suo rivale tedesco, e questo farà scoprire a König il doppio gioco di Saša, che verrà da lui impiccato e lasciato appeso, confidando che la sua vista faccia uscire Vassili allo scoperto. Danilov raggiunge Vassili, mentre questi è sempre in attesa di scorgere il rivale tedesco, e lo informa della morte di Tania, la sua ragazza, a causa dello scoppio di una granata. Colpito dallo sconforto, sentendosi colpevole della morte di Saša, Danilov decide di aiutare Vassili a scoprire la postazione di König anche a rischio della propria vita e, sporgendosi, viene immediatamente colpito a morte da König. A questo punto König esce dal suo nascondiglio, pensando di aver colpito Vassili, ma si accorge troppo tardi che l'uomo che ha colpito non è Vassili, che invece è di fianco a lui, e con rassegnazione si abbandona alla sua sorte.

Alcuni mesi dopo, il 3 febbraio 1943, giorno della fine della battaglia, Vassili trova l'indirizzo di un ospedale dove, grazie alle suppliche della madre di Saša, Tania era stata ricoverata agonizzante, riuscendo a ritrovarla viva, convalescente, e può riabbracciarla. Il film termina, prima dei titoli di coda, con alcuni cenni storici sul reale Vassili: il riconoscimento di Eroe dell'Unione Sovietica e l'esposizione del suo fucile al Museo di Storia di Stalingrado (oggi Volgograd).

Riferimenti storico-narrativi[modifica | modifica sorgente]

La vicenda narrata nel film troverebbe ispirazione dal presunto "duello" tra due cecchini che sarebbe avvenuto durante la battaglia di Stalingrado. Secondo tale credenza il comando tedesco, al fine di eliminare Zaitsev, avrebbe inviato a Stalingrado il migliore tiratore di cui disponeva la Germania, ossia l'SS Standartenführer Erwin König [1] e lo scontro si sarebbe sviluppato per quattro giorni, al termine dei quali Zaitsev, dopo la morte di due dei suoi compagni, utilizzando uno stratagemma avrebbe avuto la meglio.

Secondo lo storico Antony Beevor, tale episodio è poco convincente essendo sostenuto solo in alcune fonti sovietiche e non comparendo in nessuno dei rapporti da Stalingrado ad Aleksándr Ščerbakóv, capo del dipartimento politico dell'Armata Rossa, nei quali, pure, tutti gli episodi relativi alle gesta dei tiratori scelti sovietici a Stalingrado sono riportati con minuzia di particolari.[2].

La vicenda del duello fra Zaitsev e un cecchino tedesco identificato come maggiore Konings è contenuta nel libro di memorie del generale Vasilij Čujkov "Начало пути" (Načalo puti - L'inizio della strada), pubblicato in italiano col titolo La battaglia di Stalingrado.[3]

Anche lo stesso Zaitsev, nel suo libro di memorie Non c'è terra per noi oltre il Volga. Note di un cecchino (За Волгой земли для нас не было. Записки снайпера – Sa Volgoi semli dlja nas ne bylo. Sapiski snaipera), racconta, seppure in forma diversa dal film, del suo duello durante la battaglia con il maggiore Konings, capo della scuola per tiratori scelti della Wehrmacht presso Berlino, il cui nome e la cui missione il comando sovietico avrebbe appreso da un soldato tedesco prigioniero.[4][5]

La vicenda personale di Zaitsev, quella di Tania Chernova, della loro storia d'amore, e il duello fra Zaitsev e il maggiore tedesco Konings, inviato appositamente a Stalingrado per uccidere Zaitsev, è narrata ampiamente nel saggio Enemy at Gates: The Battle for Stalingrad del romanziere e storico statunitense William Craig, da cui è tratto il titolo del film e sembra diffusamente anche la trama.[6]

L'autore americano David L. Robbins ha invece utilizzato il nome di Heinz Thorvald per il cecchino tedesco nell'episodio del duello con Zaitsev narrato nel suo romanzo War of the Rats (La guerra dei ratti), pubblicato in italiano col titolo Fortezza Stalingrado.[7]

Secondo il giornalista e romaziere italiano Andrea Marrone, il film è tratto dalle memorie del generale Čujkov. La vicenda della relazione sentimentale fra Zaitsev e Tania Chernova (le cui imprese belliche sarebbero state esagerate dalla propaganda) sarebbe pura invenzione filmica poiché la "cosa non risulta altrove"; come pure di dubbia attendibilità sarebbe la storia del duello fra Zaitsev e il cecchino tedesco, non essendo mai esistiti storicamente né la scuola per tiratori scelti di Zossen (a cui nel film si farebbe riferimento), né il personaggio dello Standartenführer SS Heinz Thorwald e né reparti delle Waffen SS a Stalingrado[8].[9]

Altri media[modifica | modifica sorgente]

  • Nella serie di videogiochi Call of Duty ci sono molti livelli apertamente ispirati al film. Nel primo capitolo è rappresentata molto fedelmente la prima parte del film in cui Vassili arriva a Stalingrado attraversando il fiume Volga: presenti le scene dell'uccisione dei disertori, degli attacchi degli Stuka alle navi e anche della carica suicida ordinata dai commissari politici. Nel quinto capitolo della serie è invece rappresentata la scena della fontana, dove Vassili si trova a dover sparare ai nemici nel momento esatto in cui il rumore delle esplosioni delle bombe che cadono su Stalingrado copre quello dei suoi colpi di fucile.
  • Sempre nel quinto capitolo della serie Call of Duty, dopo la sequenza della fontana, ci si trova in un duello con un cecchino tedesco, che utilizza le stesse tattiche del maggiore König (ad esempio l'elmetto sulla finestra)
  • La prima missione della terza parte del videogioco Commandos 3: Destination Berlin (Eidos Interactive) ambientata a Stalingrado è liberamente ispirata al duello tra i due cecchini.
  • In alcune missioni del gioco Sniper Elite (PC - PS2 - XBOX) si deve sparare nel momento preciso in cui si sentono i bombardamenti aerei per non far sentire il proprio colpo di fucile e rilevare, quindi, al nemico la propria posizione. Esplicito riferimento alla scena della fontana nel film, nel quale Vassili uccide 5 tedeschi facendo in modo che il rumore degli spari sia coperto da quello delle esplosioni dei proiettili di artiglieria.

Casi mediatici[modifica | modifica sorgente]

  • Alcune associazioni dei veterani sovietici della battaglia di Stalingrado si sentirono offese dall'immagine dell'Armata Rossa fornita dal film. In particolare le scene nelle quali i soldati sono trasportati al fronte come prigionieri in treni chiusi dall'esterno e quando vengono mandati all'assalto disarmati, ed inoltre la descrizione dei comandanti sovietici come despoti spietati e dei soldati semplici e dei civili utilizzati come carne da cannone. Tali critiche giunsero al punto da richiedere ufficialmente il ritiro della distribuzione del film in Russia.[10]

Inesattezze storiche[modifica | modifica sorgente]

Quando nel film Chruščёv tiene una conferenza stampa insieme a Vassìli, si sente in sottofondo l'Inno dell'Unione Sovietica che però fu composto e reso ufficiale solo nel 1944, cioè due anni più tardi il periodo trattato nel film.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ AA.VV., Il terzo Reich. In marcia verso Stalingrado, Hobby & Work Publishing 1993, pag. 87.
  2. ^ Antony Beevor, Stalingrad, Viking, 1998, p. 204
  3. ^ Vasiliĭ Ivanovich Chuĭkov, The Beginning of the Road, Macgibbon & Kee, 1963, p. 142
  4. ^ Vassili Zaitsev, Notes of a Russian Sniper: Vassili Zaitsev and the Battle of Stalingrad, Frontline Books, 2010, pp. 157-159
  5. ^ (RU) Василий Зайцев. За Волгой земли для нас не было. Записки снайпера Cap. 18. URL consultato il 22 febbraio 2014.
  6. ^ William Craig, Enemy at the Gates: The Battles for Stalingrad, Konecky & Konecky, Old Saybrook CT, 1973, pp. 121-123, 127-130, 236 ISBN 1568523688
  7. ^ D.L.Robbins, The War Of The Rats, Hachette UK, 2010 ISBN 140913122X
  8. ^ Marrone attribuisce erroneamente al cecchino tedesco il grado e il nome di "Standartenführer SS Heinz Thorwald", mentre nel film è chiamato "maggiore König" e nelle memorie di Čujkov "maggiore Konings", senza che venga mai indicata l'appartenenza alle SS.
  9. ^ Andrea Marrone, La disfatta del Terzo Reich. La battaglia di Stalingrado, Cap. 13, Newton Compton, 2012 ISBN 8854147710
  10. ^ (RU) Враг у ворот. URL consultato il 22 febbraio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA. VV., Il Terzo Reich, Volume: In marcia verso Stalingrado, Milano, 1993.
  • Vassili Zaitsev, Notes of a sniper. Vassili Zaitsev's account of the Battle of Stalingrad, 2826 Press, Los Angeles, 2003 (trad.)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]