Il Regno Unito e l'euro

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1leftarrow.pngVoce principale: Allargamento della zona euro.

Il Regno Unito utilizza la sterlina britannica come propria valuta e attualmente esclude la sua sostituzione con l'euro.

Il Regno Unito ha negoziato un opt-out dal Trattato di Maastricht relativamente all'adozione dell'euro al posto della sterlina britannica, e il Primo Ministro, Gordon Brown, ha escluso che l'ingresso possa avvenire nel prevedibile futuro, affermando che la decisione di non aderire è stata quella giusta per la Gran Bretagna e per l'Europa.[1] Il governo di Brown si è impegnato ad adottare una procedura che prevede, prima di aderire all'eurozona, tre diverse approvazioni da parte del Gabinetto, del Parlamento, e dell'elettorato britannico mediante un referendum.

Il governo del precedente Primo Ministro, Tony Blair, ha deciso che devono essere soddisfatti cinque criteri economici prima che il governo possa richiedere l'adesione del Regno Unito all'euro e si è impegnato ad indire comunque un referendum per decidere in merito all'adesione, dovessero essere rispettati tali criteri. In aggiunta a questi criteri definiti internamente a livello nazionale, il Regno Unito deve rispettare i criteri di convergenza economica stabiliti dall'Unione europea, prima di essere autorizzata ad adottare l'euro. Attualmente il rapporto tra il disavanzo pubblico annuale e il PIL è al di sopra della soglia stabilita.

L'opinione pubblica è ostile all'adesione all'eurozona, come mostrato nel 2008 da un sondaggio d'opinione secondo il quale il 54% del popolo britannico era contrario[2].

Economia[modifica | modifica sorgente]

Diversamente dagli altri Paesi europei, in cui l'euro è considerato come un elemento essenziale per la progressiva integrazione politica dell'Europa, nel Regno Unito i possibili benefici dell'ingresso nell'eurozona vengono visti in un'ottica prettamente economica, e il 9 giugno 2003 una valutazione dell'ingresso britannico basata su cinque criteri economici è stata pubblicata da Gordon Brown, che a quel tempo era Ministro delle Finanze. Sebbene confermi la visione positiva del governo sull'euro, la relazione si conclude con un giudizio contrario all'adesione britannica in quanto quattro dei cinque criteri non vengono soddisfatti. Inoltre il documento del 2003 si sofferma sui considerevoli progressi compiuti dal Regno Unito verso il soddisfacimento di tali criteri a partire dal 1997, e la desiderabilità, per lo meno secondo il governo di quel momento, di decisioni politiche orientate verso l'adattamento dell'economia inglese al fine di soddisfare al meglio i criteri nel futuro, citando i considerevoli e durevoli benefici che deriverebbero da un'eventuale adesione all'UEM, se prudentemente condotta.

Alcuni degli euroscettici credono che la moneta unica non sia altro che un trampolino verso la formazione di un superstato europeo unificato, e alcuni ritengono che la rinuncia da parte del Regno Unito della possibilità di fissare i propri tassi di interesse avrà effetti dannosi sull'economia. Altri nel Paese, solitamente sostenuti dagli euroscettici, avanzano diverse argomentazioni economiche contro l'adesione: il motivo più frequentemente citato concerne gli ampi debiti pensionistici di molti governi dell'Europa continentale — diversamente dal Regno Unito — che potrebbero, considerato l'invecchiamento della popolazione, indebolire la valuta in futuro, contro gli interessi britannici.[senza fonte]

Una visione opposta è che le esportazioni intra-europee contano il 50% del totale per il Regno Unito, e una moneta unica migliorerebbe il mercato unico grazie alla rimozione del rischio di cambio. Comunque i derivati finanziari stanno diventando sempre più accessibili alle piccole imprese britanniche, permettendo loro di fronteggiare il rischio cambio (sebbene a un costo che i concorrenti appartenenti all'eurozona non sostengono). Un interessante parallelo può essere visto nelle discussioni che si tennero nel XIX secolo riguardo alla possibile adesione del Regno Unito all'Unione monetaria latina[3].

Gordon Brown ha dichiarato nel giugno 2003 che il miglior tasso di cambio per l'adesione del Regno Unito alla moneta unica sarebbe di circa 73 pence per euro[4] (valore che non è stato raggiunto fino al 28 dicembre 2007[5]). Questo cambio non è però mai stato formalizzato come condizione ufficiale per l'adesione.

Tra il dicembre 2007 e il febbraio 2008, l'euro ha costantemente guadagnato valore nei confronti della sterlina raggiungendo il cambio di 80 pence per euro, per stabilizzarsi poi a circa 79 pence per euro. Rimane da vedere cosa accadrà nel lungo termine quando la crisi globale del credito si sarà risolta, e se l'equilibrio raggiunto in quel tempo sarà più vicino al cambio ideale di 73 pence per euro proposto nel documento del 2003.

Area della sterlina[modifica | modifica sorgente]

Se il Regno Unito dovesse aderire all'eurozona, questo interesserebbe anche quelle giurisdizioni che usano la sterlina, o che hanno una valuta ancorata alla sterlina, ovvero la cosiddetta area della sterlina. Le dipendenze della corona usano varianti della sterlina inglese: la sterlina di Man, la sterlina di Jersey, la sterlina di Guernsey e la sterlina di Alderney. Tutte loro condividono il medesimo codice ISO 4217: GBP. Anche alcuni territori britannici d'oltremare hanno le loro valute fissate alla pari con la sterlina britannica: il tasso di cambio è fisso in modo tale che una sterlina locale equivalga a una sterlina inglese. Questi sono Gibilterra, le Isole Falkland e Sant'Elena.

La Francia d'oltremare si è trovata di fronte a una situazione simile quando la Francia ha aderito all'eurozona. I territori che utilizzavano il franco francese si convertirono anch'essi all'euro. Alcuni territori d'oltremare usavano invece il franco CFP. Questo aveva un tasso di cambio fisso con il franco francese, ma non alla pari - infatti per varie ragioni storiche il suo valore era considerevolmente inferiore, approssimativamente pari a 5 centimes. Sia il franco CFA che il franco CFP continuano ad esistere, ma ora sono agganciati con cambio fisso all'euro. I tassi di cambio fissi e la libera convertibilità di queste valute sono garantiti dal Tesoro francese. Una situazione simile riguarda il franco delle Comore, anch'esso attualmente agganciato all'euro.

I territori appartenenti all'area della sterlina hanno perciò quattro opzioni:

  • Entrare nell'eurozona anche se non membri dell'Unione Europea, ciascuno con una distinta variante nazionale dell'euro — proprio come hanno fatto il Principato di Monaco, la Repubblica di San Marino e la Città del Vaticano. L'UE ha preteso che siano stipulati appositi 'accordi monetari' dagli Stati non membri che desiderano coniare le proprie monete euro, e ha fatto pressioni nei confronti di Andorra al fine di non permettere l'emissione di monete andorrane fino a che non sarà stato stipulato un accordo specifico. Tali accordi, come deciso dall'UE, devono includere l'adesione alle norme bancarie e finanziarie dell'Unione.
  • Usare le monete euro standard coniate dal Regno Unito o dagli altri Paesi dell'eurozona. Questo potrebbe essere percepito da alcuni come perdita di un importante simbolo della propria indipendenza.
  • Mantenere la propria valuta, ma ancorata con cambio fisso all'euro. Mantenere un cambio fisso contro le attenzioni degli speculatori sulle valute può essere estremamente costoso, come gli inglesi hanno scoperto nel mercoledì nero. Comunque, i piccoli Paesi e le dipendenze sono raramente - se non mai - oggetto di speculazione, e poiché il costo della difesa delle loro valute sarebbe insignificante per il Regno Unito, ogni attacco finirebbe probabilmente col fallire.
  • Adottare una valuta a libera fluttuazione, oppure una valuta ancorata a cambio fisso ad un'altra, come ha suggerito il governo di Jersey.[6]

Gibilterra è in una posizione diversa, facendo parte dell'UE (in base all'adesione del Regno Unito). Se il Regno Unito dovesse adottare l'euro potrebbe non essere possibile ottenere un opt-out per Gibilterra. Non è chiaro se Gibilterra dovrebbe essere soggetta ad un suo referendum o se verrebbe inclusa in un eventuale referendum inglese, dal momento che Gibilterra vota come parte del Regno Unito nelle elezioni del Parlamento Europeo.

Banconote[modifica | modifica sorgente]

Attualmente, alcune banche private in Scozia e in Irlanda del Nord possono stampare ed emettere banconote della sterlina britannica con il proprio design. Questa possibilità è vista da molti abitanti di queste aree come un'importante componente delle proprie identità nazionali.

Nel novembre 1999, in preparazione all'introduzione delle banconote e delle monete nella zona euro, la BCE ha annunciato il divieto totale all'emissione di banconote da parte di entità diverse da Banche Centrali Nazionali ('Legal Protection of Banknotes in the European Union Member States'). A meno che il Regno Unito negozi una deroga come condizione per l'ingresso nell'eurozona, il cambio dalla sterlina all'euro significherebbe l'immediata fine della circolazione delle banconote scozzesi e nordirlandesi (si veda banconote della sterlina britannica). La BCE ha inoltre stabilito che anche nel caso di banconote emesse da banche centrali, 'non c'è spazio per modifiche esclusivamente nazionali'—tutte le banconote devono essere conformi al modello deciso centralmente.

Poiché modifiche nazionali sono consentite per le monete, è possibile che la Royal Mint possa eventualmente inserire i simboli delle Home Nations sulle monete di conio britannico, anche se questi dovrebbero prendere il posto del ritratto del monarca. La posizione delle dipendenze della corona è meno chiara. L'Unione Europea ha opposto forte resistenza ai tentativi di emettere banconote euro-equivalenti da parte di Stati non membri, a meno che non siano intrapresi passi significativi verso la stipula di un adeguato accordo monetario, che comprenda l'adozione delle norme bancarie e finanziarie dell'UE (si veda monete euro andorrane).

Il Regno Unito però ha stampato[7] banconote euro per gli altri Stati membri della u.e.m.

Nuovo design delle monete[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sterlina britannica.

Il Regno Unito ha realizzato nel 2008 il nuovo design delle monete della sterlina britannica, proseguendo il più grande ridisegno della valuta nazionale effettuato dalla Royal Mint dai tempi della decimalizzazione del 1971. Alcuni esperti sostengono che tale decisione sia stata presa al fine di rafforzare l'idea che l'euro non sarà adottato nel Regno Unito per un lungo periodo.[8]

Sondaggi[modifica | modifica sorgente]

Date No Indecisi Numero di partecipanti Rilevata da Note
10 - 15 febbraio 2005 26% 57% 16% 2103 persone Ipsos MORI [9]
11 - 12 dicembre 2008 24% 59% 17% 2098 persone YouGov [10]
19 - 21 dicembre 2008 23% 71% 6% 1000 persone ICM [11]
6 - 9 gennaio 2009 24% 64% 12% 2157 persone YouGov [12]
1 - 4 maggio 2009 23% 75% 2% 1002 persone ICM [13]
2 - 4 luglio 2011 8% 81% 11% 2002 persone Angus Reid [14]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Puritanism comes too naturally for 'Huck' Brown, The Times, 24 luglio 2007. URL consultato il 19 agosto 2008.
  2. ^ (EN) The EU and a single currency, Ipsos MORI, 12 maggio 2008. URL consultato il 19 agosto 2008.
  3. ^ (EN) European monetary unification and the international gold standard (1865-1873) (PDF), Oxford University Press, 2001, ISBN 0-19-924366-2. URL consultato il 20 agosto 2008.
  4. ^ (EN) Britain not ready to join euro, Guardian Unlimited, 9 giugno 2003. URL consultato il 20 agosto 2008.
  5. ^ (EN) Euro foreign exchange reference rates - Pund sterling (GBP), Banca centrale europea. URL consultato il 20 agosto 2008.
  6. ^ (EN) What should the island do in the wake of Jersey’s curve ball?, PDMS, settembre 2003. URL consultato il 20 agosto 2008.
  7. ^ (EN) banconote euro per altri stati stampate dal poligrafico De La Rue (UK - Gateshead), PDMS, marzo 2012. URL consultato il 20 agosto 2008.
  8. ^ (EN) Richard Giedroyc, Make way for Britain's new coin designs, World Coin News, 14 maggio 2008. URL consultato il 13 ottobre 2008.
  9. ^ EMU Entry and EU Constitution, Ipsos MORI, 2005. URL consultato il 23 maggio 2009.
  10. ^ Welcome to YouGov, Yougov.com. URL consultato il 16 aprile 2009.
  11. ^ Most Britons 'still oppose euro', BBC. URL consultato il 4 gennaio 2009.
  12. ^ Welcome to YouGov, Yougov.com. URL consultato il 16 aprile 2009.
  13. ^ ICM Poll, taxpayersalliance.com, 2009. URL consultato il 22 maggio 2009.
  14. ^ AngusReid PublicOpinion.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]