Gianni Citterio

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Gianni Citterio (Monza, 13 giugno 1908Megolo, 13 febbraio 1944) è stato un partigiano italiano. Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

targa sulla casa natale di Gianni Citterio al civico n.2 della piazza omonima a Monza

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Gianni Citterio fu partigiano e fondatore del movimento antifascista monzese.

Figlio di Giuseppe Citterio, militante socialista e primo sindaco di Monza del secondo dopoguerra, frequentò l'università di Pavia dove si laureò in legge nel 1913. Attivo nell'organizzare riunioni antifasciste nella sua città, dal 1940 divenne militante del Partito Comunista ed entrò in clandestinità. Nel marzo 1943 fu tra gli organizzatori degli scioperi milanesi e sestesi.

Il 9 settembre del 1943, all'indomani dell'armistizio, attorniato dai rappresentanti dei partiti democratici, si rivolse ai concittadini monzesi dal palazzo municipale incitandoli alla resistenza e alla lotta armata contro gli invasori tedeschi. Fra gli organizzatori dei GAP a Milano, entrò nel primo comitato militare del CLNAI in rappresentanza del PCI.

Inviato più volte in Val d'Ossola come ispettore del comando generale, col nome di battaglia "Diomede", rimase poi a collaborare per il potenziamento delle forze partigiane, entrando nella formazione partigiana di Filippo Beltrami come Commissario politico, assumendo il nome di battaglia "Redi". Morì il 13 febbraio 1944, con il capitano Beltrami e gran parte del suo gruppo, a Megolo, frazione del comune di Pieve Vergonte, nello scontro con le forze tedesche occupanti.

È stato decorato con la Medaglia d'Oro al Valore Militare alla memoria e la città di Monza gli ha dedicato una piazza.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Attivissimo organizzatore della resistenza partigiana, prese parte a tutte le più rischiose imprese della sua formazione, accoppiando intrepido coraggio alle supreme idealità. Mentre con un pugno di audaci rientrava da un'ardita impresa compiuta, venne attaccato da forze nemiche venti volte superiori, e senza esitare accettò la disperata battaglia. Benché ferito ripetutamente, mentre attorno a lui cadevano tutti i suoi compagni, sostenne l'impari lotta, finché colpito da una raffica di mitraglia esalava lo spirito invincibile»
— Megolo (Novara), 13 febbraio 1944.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ www.quirinale.it Assegnazione onorificenza

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gianfranco Bianchi, Dalla Resistenza, Milano, Provincia di Milano, 1975. ISBN non esistente
  • Giovanni Battista Stucchi, Tornim a baita: dalla campagna di Russia alla Repubblica dell'Ossola, Milano, Vangelista, 1983. [1]

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