Pieve Vergonte

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Pieve Vergonte
comune
Pieve Vergonte – Stemma
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Provincia del Verbano-Cusio-Ossola-Stemma.png Verbania
Sindaco Mariuccia Beccari (Lista civica) dal 08/06/2009
Territorio
Coordinate 46°0′0″N 8°16′0″E / 46°N 8.26667°E / 46; 8.26667 (Pieve Vergonte)Coordinate: 46°0′0″N 8°16′0″E / 46°N 8.26667°E / 46; 8.26667 (Pieve Vergonte)
Altitudine 232 m s.l.m.
Superficie 41,37 km²
Abitanti 2 682[1] (31-12-2010)
Densità 64,83 ab./km²
Frazioni Fomarco,Loro,Megolo,Rumianca
Comuni confinanti Anzola d'Ossola, Piedimulera, Premosello-Chiovenda, Vogogna
Altre informazioni
Cod. postale 28886
Prefisso 0324
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 103054
Cod. catastale G658
Targa VB
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti pievesi
Patrono SS Vincenzo ed Anastasio
Giorno festivo 22 gennaio
Localizzazione
Pieve Vergonte è posizionata in Italia
Pieve Vergonte
Sito istituzionale

Pieve Vergonte (la Piev Vergont in piemontese, la Pieu in dialetto ossolano) è un comune italiano di 2.682 abitanti della provincia del Verbano Cusio Ossola.

Indice

Geografia [modifica]

Pieve Vergonte si adagia nella valle d'Ossola, che forma parte dell'alto Novarese, e si estende dal Lago Maggiore, da dove comincia dalla parte del mezzodì, fino al Vallese e alla Svizzera con cui confina dalla parte Nord: a ponente ha la Valsesia, a levante le Valli del Milanese e del Luganese. Essa si divide in Superiore ed Inferiore. Sono presenti sul territorio di Pieve Vergonte corsi d'acqua: Torrente Marmazza, il più importante corso d'acqua di Pieve Vergonte, Rio San Rocco, Rio Santa Maria, Rio Toietti, Rio della Fontana, Rio Valletta, Rio della Vallaccia, Rio detto Lanca, Rio detto Rialetto, Rio Arsa, Rio del Castello, Rio della Chiesa, Rio detto Inferno, Rio Togni, Rio Mot. Branchis. Il rio della Taverna e il Rio Fornate con sbocco nella valle Anzasca. Il Canale Industriale Rumianca è un importante opera per la produzione di energia idroelettrica a fini industriali. Il Lago Sant'Anna[2], in frazione Loro, legato alla Società Pescatori Sant'Anna, fondata nel 1964 per la pesca alla trota. I corsi d'acqua iscritti al registro delle acque pubbliche sono: Rivo Valle dell'Inferno, Rivo di Megolo, Torrente Arsa, Rivo Vallaccia, Torrente Marmazza, Torrente Anza.

Storia [modifica]

Dalle tribù Celte all'Impero Romano [modifica]

Gli antichi popoli di questa parte dell'Italia ove Pieve Vergonte sorge, furono conosciuti dai Romani sotto il nome di Galli, e fu da essi chiamata Gallia Cisalpina tutta quella regione al di qua delle Alpi, che fu poi distinta in Cispadana e Traspadana. Con quest'ultimo nome si indicava la regione chiusa tra le Alpi e il fiume Po.

Tra i popoli che all'epoca della dominazione romana qui primeggiavano, erano gli Insubri, dai quali buona parte di questa regione fu chiamata Insubria. Alcuni hanno pensato che la tribù celtica stanziata nella regione che include Pieve Vergonte fosse quella degli Agoni, ai quali ci sarebbe rimasto il nome del fiume Agogna da essi così chiamato. I Romani lottarono per qualche secolo contro i Galli per assoggettarli al loro dominio fino alla disfatta degli Insubri presso Milano per le armi del Proconsole L.Valerio Flacco l'anno 560 di Roma, 194 prima di Cristo. Si legge nel trofeo delle Alpi, come riporta Plinio nell'Historia Naturale (I. III. c. 20) che i popoli galli "sub imperium populi romani redactae sunt". Circa un secolo dopo, i Romani furono minacciati di perdere tutte le loro conquiste nelle Gallie da un'invasione di Cimbri, i quali insieme ai Teutoni loro alleati, deliberarono di scendere in Italia. Avutone sentore i Romani spedirono i Consoli Mario e Catulo con grosso esercito allo sbocco delle Alpi. Mario si diresse con il suo verso la Provenza. Catulo si porto in Ossola, salendo lungo l'Atisone, o la Toce come si chiama oggi, e qui si fortificò in due ben muniti castelli, che a quanto appare dal racconto di Plutarco nella vita di Mario, e si può argomentare dall'ispezione del sito, sembra che non dovessero essere molto discosti dall'antica Vergonte (Pieve Vergonte) e da Vogogna, posti uno al di qua, l'altro al di là della Toce. I Cimbri infatti scesero da questa parte delle Alpi, e in numero così sterminato, che i Romani furono presi da così grande spavento, che abbandonarono vilmente il campo, dandosi a precipitosa fuga, ad eccezione di un piccolo presidio, lasciato da Catulo alla difesa di quei castelli. Ma i Cimbri, fatto impeto contro di esso, lo superarono facilmente. I Cimbri muovendosi lungo le valli che mettono nella pianura tra la Sesia e il Ticino, e attraversando il territorio di Borgomanero vennero a schierarsi in ordine di battaglia nelle campagne del vercellese, al di qua della Sesia. Questa battaglia fu una delle più sanguinose, di cui ci abbiano lasciato memoria gli storici. Se prestiamo fede ai loro racconti, cento e quarantamila Cimbri restarono uccisi sul campo o nella fuga, e sessantamila furono fatti prigionieri. Trentatré insegne militari furono loro tolte, due dall'esercito di Mario, e trentuno da quello di Catulo, insieme riuniti. Avvenne questa battaglia l'anno di Roma 653 (101 A.C.), un secolo prima di Cristo. Gli storici romani disegnano il luogo della battaglia ora con il nome di Campi Raudii [1], oggigiorno prati Raudii presso Casalbeltrame (V. Vellejo 2,12, e Floro 3,13,14 che lo chiama campo Raudio) ed ora con quello di campo Candio, luogo alquanto più; sotto, che conserva ancora l'antico nome. La battaglia è descritta graficamente da Gianbattista Tiepolo [2] nel quadro "La battaglia di Vercellae", un'opera che fa parte di dieci tele dipinte per la decorazione di Ca'Dolfin a Venezia, in mostra al Metropolitan Museum of Art [3].

L'antica via del Sempione fu tracciata nel contiguo territorio di Vogogna che vuolsi cresciuta colle rovine del vicino VERGUNTO distrutto in età remota, e di PIETRASANTA rovesciata da impetuoso torrente nel secolo XIV. La via del Sempione fu edificata a levante del fiume Toce, che è l'antico Atisone, e diretta verso Cardezza, Beura, Masera, Montecrestese, sino al Ponte Maglio valicato il quale retrocedea un poco lungo l'opposta ripa del fiume verso Creola per quindi introdursi nel valle Deveria e proseguir per Iselle ad Algabio e Sempione. La descrizione dell'opera è riportata nella stele romana di Vogogna ove si legge "QUIA FACTA EX.......HS XIII DCC DOMITIO DEXTRO II P..... FUSCO COSS M VALERIO OPTATO.C.VALERIO.THALETE CURATORIBUS.OPERI.DATIS.IMPERIO.VENUSTI.CONDIANI.PROC.ALP.ATRECT.MARMOREIS CREPIDINIBUS.MUNITA" Nella seconda linea dell'iscrizione abbiamo Cajo Domitio Dextro iterum, Publio Fusco Consulibus, sono questi i Consoli dell'anno di Roma 948, di Cristo 196. Dextro nella lunga serie dei Fasti egli è il solo console di tal cognome che abbia ottenuto i fasci due volte. Nello stesso anno 196 scoppio' l'atroce guerra civile tra Severo [4] e Albino [5] governatore della Britannia, il quale occupata la Gallia venne sconfitto dalle legioni di Severo a Lione nell'anno 197 A.C, città raggiunta secondo alcuni storici attraverso il passo del Sempione.

V secolo [modifica]

Nel 476, quando le milizie barbare, che formano la maggior parte dell'esercito romano, pretendono un terzo delle terre d'Italia ed ottengono un rifiuto dal patrizio Oreste, che regge l'impero per il piccolo Romolo Augustolo, Odoacre è acclamato re dagl'insorti (23 agosto 476); Oreste viene ucciso a Piacenza (28 agosto), Romolo Augustolo viene deposto e relegato con una pensione nella Campania, ultimo degl'imperatori romani d'Occidente. Nel 498, a seguito delle vicende legate alla caduta dell'Impero romano d'Occidente (476) e le susseguenti invasioni barbariche,Zenone, imperatore di Bisanzio e Teodorico, re degli Ostrogoti creano un nuovo accordo, in base al quale il re ostrogoto avrebbe riconquistato l’Italia per conto dell’impero. Teodorico scende in Italia (498) e sconfigge l’esercito di Odoacre. Questi è ucciso e Teodorico rimane signore d’Italia, incluso di Pieve Vergonte (sotto il nome antico di Vergunto). Gli Ostrogoti si stanziano prevalentemente nel Centro-Nord dell’Italia e presidiaono i forti dell’arco alpino, per prevenire nuove invasioni. Il dominio ostrogoto viene terminato a seguito della sconfitta militare di re Totila, che scontratosi con Narsete ai Busta Gallorum presso Tagina (Gualdo Tadino) nel luglio 552, viene sconfitto e muore nella fuga. Fanno fede all'occupazione gota dell'ossola, incluso Vergonte, i ripostigli di monete greco-gote di Finero (Verbania) (Repertorio 4980), un tesoro con monete in oro e gioielli, il ripostiglio di Masera (Domodossola) (Repertorio 5010), di soli argenti ma che è di età già longobarda.

IX secolo [modifica]

Sacro Romano Impero Impero si costituisce in Europa nel Medioevo a partire dalla data simbolica del 25 dicembre dell’800, quando Carlomagno riceve la corona in S. Pietro da papa Leone III. Il capitolato del Il Sacro Romano Impero pubblicato nel 802 è il suo fondamento giuridico. l'impero in età carolingia (800-887) comprende la Francia, l’Italia tranne il Mezzogiorno, la Germania, la Spagna settentrionale (o marca di Spagna) e la zona mistilingue tra Francia e Germania. A partire da Ottone I di Sassonia (962), dal punto di vista territoriale si riduce al regno italico e a quello di Germania, estendendo però progressivamente la sua influenza sui nuovi Stati slavi dell’Est (Polonia, Boemia) e sull’Ungheria.

X secolo [modifica]

Risulta che nell'anno 918 Vergunto e le terre vicine inclusi i diritti di pesca e caccia, siano di proprietà dell'antico monostatero di San Pietro in ciel d'Oro in Pavia. Il che apparisce da parecchi diplomi imperiali che confermano le precedenti donazioni fattegli dal re Liutprando del secolo VIII e da successivi imperatori. Il diploma che ne fa certezza è di re Berengario, e le parole sono queste "...et silc. corroboramus, oia quesca Ecclia possidet, in Epatu Nocariae in Oxola que dr. Vergunti et misendone et in villa et in monte cristeso et in murade et in varenzasca et in baci et in devere et in finole et in antigorio et piscaria que est in Tuxa et in valensasca, seselle cum ecclia in ibi fundata in honore santa marie et..."

XI secolo [modifica]

Nell'anno 1004, Enrico II, re di Germania dal 1002, scende in Italia, dove Arduino d'Ivrea si era fatto incoronare re, e lo forza alla fuga e cingen egli stesso la corona reale d'Italia a Pavia. Enrico II dovrà ritornare nella penisola nel 1013, e l'anno successivo 1014 viene incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero da Papa Benedetto VIII a Roma. A questi fatti d'Italia si aggiunge la storia di Pieve Vergonte, in quanto il 12 luglio 1006 nel castello dell'Isola di San Giulio, Pietro III, vescovo di Novara, concede a tale"..Grimaldo per 29 anni la metà di quattro masserie poste nel territorio di Anzola appartenenti ai beni della chiesa pievana di San Vincenzo di Vergonte, per il canone d'affitto annuo di cento libbre di formaggio". Questo il testo del preziosissimo documento, conservato nell'Archivio Capitolare di Santa Maria a Novara (Novara, Archivio Storico Diocesano, A.C. N, 27). Nel 1006 le quattro masserie e i sei coloni erano di pertinenza della chiesa pievana di Vergonte, anche se amministrate dal Vescovo, il quale secondo una formula in uso a quel tempo, godeva i beni ma provvedeva ai bisogni di quella chiesa proporzionalmente ai frutti. Un legame già forte nel 1006, ma che risaliva ad un'epoca precedente e univa Anzola all'antichissima pieve di San Vincenzo di Vergonte. I sei fattori della chiesa di Vergonte (Domenico, Lupo, Martino, Domenico, Giovanni Battista e Albino) che nel 1006 lavoravano le quattro masserie di cui si componeva la terra di Anzola, discendeano probabilmente dai primi coloni insediati dalla Pieve di Vergonte o dal monastero di Pavia, che risulta aver posseduto in quei tempi terre e peschiere in altri luoghi della valle. I coloni vivevano dei prodotti dell'agricoltura e dell'allevamento, come rivela il canone stabilito in formaggio - cento libbre - da versare ogni anno nei giorni precedenti o successivi alla festa di Sant'Andrea (30 novembre): scadenza posticipata rispetto a quella di San Martino (11 novembre), tradizionalmente fissata come termine dell'annata agraria.

XIV secolo [modifica]

Nell'anno 1309 viene abolito l'Ordine dei Templari [6], il quale aveva chiesa e ospitale presso la Masone [7], contiguo al territorio di Pietra Santa, antecedente la creazione di Pieve Vergonte.

Nell'anno 1348, il giorno 9 febbraio, il villaggio di Pietra Santa, antecedente la creazione di Pieve Vergonte, viene distrutto da una piena del torrente Anza. Nel gennaio del medesimo anno 1348, la Peste Nera fa la sua comparsa a Venezia per poi diffondersi nel resto del Nord Italia e il 25 gennaio 1348, un terremoto di grande intensità con epicentro in Friuli, viene rilevato in tutta Italia e Germania.

XV secolo [modifica]

Nell'anno 1402, a seguito della morte del padre,Filippo Marìa Visconti duca di Milano, figlio (Milano 1392 - ivi 1447) di Gian Galeazzo e di Caterina Visconti, assiste impotente allo sfacelo dello Stato, mentre Facino Cane, che già dominava sulla corte ducale di Giovanni Maria, s'impadronisce anche della contea di Pavia, di cui il Duca era stato insignito dall'imperatore Venceslao nel 1396. Filippo Marìa Visconti servendosi dell'aiuto di famosi capitani di ventura come Niccolò Piccinino, Francesco Bussone detto il Carmagnola stabilisce un saldo e compatto nucleo territoriale lombardo. Filippo Marìa Visconti vuole assicurare anche gli sbocchi occupando Genova con l'aiuto del Carmagnola (1421) e le valli di Domodossola, inclusa Pieve Vergonte, e Bellinzona, minacciate dagli Svizzeri tedeschi. Nel 1422 al piano di Arbedo viene combattuta una battaglia che vede la vittoria delle milizie di Filippo Maria Visconti, comandate dal Carmagnola, sugli Svizzeri. In conseguenza il confine svizzero ritorna allo spartiacque alpino.

XVI secolo [modifica]

Nell'anno 1525 a seguito della battaglia di Pavia tra l'esercito di Francia guidato dal Re Francesco I e l'esercito del Sacro Romano Impero guidato da Carlo V d'Asburgo, le regioni del Nord Italia, incluso il Ducato di Milano, l'Ossola e Pieve Vergonte vengono trasferite alla Casa Asburgo. Nell'anno 1555 successivamente all'abdicazione di Carlo V, l'Impero viene diviso tra il figlio Filippo II e il fratello Ferdinando I. L'Ossola e con essa Pieve Vergonte passa sotto amministrazione del Re di Spagna e spagnola rimarrà per i successivi 159 anni. La Pace di Augusta viene conclusa il 25 sett. 1555 tra l’imperatore Carlo V e i principi tedeschi; pone fine alle trentennali guerre di religione in Germania. La pace sancìsce il diritto dei principi a scegliere secondo coscienza la confessione religiosa, con l’obbligo per i loro sudditi di adottare la stessa religione (cuius regio, eius religio «di chi [è] la regione, di lui [sia] la religione»). Pieve Vergonte sotto il dominio di un re cattolico, rimane per diritto, terra di fede cattolica.

XVII secolo [modifica]

Nel 1648 venne firmata la pace di Vestfalia, risultato dall’unificazione dei trattati di Osnabrück e Münster che pose fine alla guerra dei Trent’anni. Il trattato di Osnabrück fu concluso tra l’imperatore, la Svezia e le nazioni protestanti; quello di Münster tra Francia e il Sacro Romano Impero, fondato nella notte di Natale dell'anno 800 da Carlo Magno. Per l’Italia, l’imperatore riconobbe alla Francia il dominio di Pinerolo, ai Savoia il possesso di Alba, Trino e altre terre del Monferrato. Pieve Vergonte, con Milano, rimane sotto il dominio spagnolo. La Svizzera fu riconosciuta Stato indipendente dal Sacro Romano Impero. In Germania, gli Stati membri dell’Impero ottennero vera autonomia di governo.

XVIII secolo [modifica]

A seguito della guerra di Successione Spagnola (1701-1714) conclusasi con il trattato di pace di Utrecht (1713) e in specifico il trattato di pace di Rastadt (1714), il Re di Spagna Filippo V si vede forzato a cedere il Regno di Napoli, il Regno di Sardegna, lo Stato dei Presidi e gran parte del Ducato di Milano a Carlo VI, Imperatore del Sacro romano Impero della nazione Germanica e Re di Ungheria. L'Ossola e con essa Pieve Vergonte seguono il destino politico del Ducato di Milano passando sotto amministrazione austriaca.

Il Ducato di Savoia guidato dal Duca Vittorio Amedeo II acquisisce il regno di Sicilia scambiato nel 1720 per il Regno di Sardegna e parte del Ducato di Milano. Vittorio Amedeo II conclude l'obbiettivo politico di trasformazione del titolo nobiliare da Duca a Re.

A seguito della guerra di Successione Austriaca (1740-1748) e i relativi trattato di alleanza di Worms (1743) e il trattato di pace di Aquisgrana (Aix-La-Chapelle) del 1748 che pose fine al conflitto, il Regno di Sardegna acquisisce tra i numerosi territori, quello dell'Ossola, incluso Pieve Vergonte. Il Re di Inghilterra, la Regina di Boemia e Ungheria, Imperatrice del Sacro Rromano Impero e il Re di Sardegna stipulano un'alleanza militare su iniziativa inglese con la cessione di territori sotto controllo austriaco al Regno di Sardegna che sposta il confine sul lago Maggiore e lungo il fiume Ticino fino al suo ingresso nel fiume Po. Dopo 29 anni di governo Austriaco, Pieve Vergonte passa sotto amministrazione della Casa Savoia di cui seguirà i destini fino alla sua caduta.

Nell'anno 1775 Vittorio Amedeo III, il quale continua lo spirito riformatore del padre Carlo Emanuele III morto nel 1773, approva, con Patente 6 giugno 1775, il nuovo Regolamento per le amministrazioni comunali. La comunità di Vogogna è considerata troppo estesa per cui l'antico Comune di Vogogna costituito primitivamente da dieci terre viene diviso in sei Comuni distinti e separati tra loro: Vogogna con Prata; Pallanzeno; Piedimulera; Cimamulera; Fomarco; Rumianca con le frazioni di Megolo, Loro e Pieve Vergonte.

XIX secolo [modifica]

Nell'anno 1800 Napoleone scende in Italia e con un proclama del 15 ottobre forma dell'alto e basso novarese il dipartimento dell'Agogna. Con Legge 2 novembre 1800 l'Ossola dipende amministrativamente dal Compartimento dell'Agogna, suddiviso in 17 distretti. Vogogna, dichiarata Capoluogo del Distretto XIV, conserva ancora la sua antica Giurisdizione dell'Ossola Inferiore e della Valle Anzasca con 26 Comuni tra cui Fomarco.

Il Decreto 8 giugno 1805 sull'Amministrazione Pubblica e sul compartimento territoriale del Regno d'Italia, la cui Capitale risulta Milano, suddivide il Regime in Dipartimenti, Distretti, Cantoni e Comuni. Pieve Vergonte, frazione del Comune di Rumianca, assieme ai comuni di Pallanzeno, Piedimulera, Cimamulera, Anzino, Valle Anzasca, Fomarco, Anzola, Migiandone, Ornavasso, Mergozzo, Cuzzago e Premosello, fa parte del Cantone di Vogogna che ne è la Capitale.

Nell'anno 1847 Pieve Vergonte è ancora frazione di Rumianca alla quale fanno capo anche le frazioni di Megolo e Loro. Pieve Vergonte è ancora il misero avanzo dell'antichissimo borgo di Vergonte, il quale fu subissato da una terribile irruzione del torrente Marmazza verso il V secolo dell'era volgare. A quel borgo veniva sostituito più al basso il villaggio di Pietra Santa, ove si amministrava la giustizia, e che fu anch'esso distrutto da una piena del torrente Anza, che accadde al 9 febbraio 1348. Al di sopra della frazione di Megolo stava un piccolo castello, che già servì ai segnali sul contegno del nemico nel tempo delle fazioni Ferraris dell'Ossola Inferiore e Spilorcia dell'Ossola Superiore. Rumianca venne compresa nella Signoria di Vogogna. N'ebbe in feudo un ramo dell'inclita famiglia Borromeo, proprietaria del porto di barche, mediante il quale si tragitta il fiume Toce. Nell'anno 1847, si scrive ancora che "...la poca pianura sucettiva di coltura ne' è devastata dai Torrenti Marmazza, Anza ed Inferno, che discendono precipitosi dai monti soprastanti, e mettono capo nel Toce essi nelle loro escrescenze recano molto danno alle campagne, minacciano la rovina delle paesi per ove passano e riesce di molto aggravio a questo comune frenarne l'impeto con mezzo di opportuni argini. Una catena di montagne sta dietro i luoghi dei quali è composto il Comune: sul dorso delle medesime veggionsi molti castagneti e inparecchi siti vi sono pure molte piante di alto fusto, ne vi mancano pascoli per alimentare numeroso bestiame. Il territorio produce segale, meliga, miglio, castagne ed uve in discreta quantità, i prodotti delle bestie bovine e delle lanute è assai considerevole"

Nell'anno 1861 l'Ossola e con lei Pieve Vergonte passano sotto l'amministrazione della Provincia di Novara. Vittorio Emanuele II viene proclamato Re d'Italia con Torino Capitale.

XX Secolo e oggi [modifica]

Nell'anno 1928 vengono definitivamente soppressi il Comune di Fomarco e il Comune di Rumianca che vengono riuniti in un solo Comune con denominazione “Pieve Vergonte “, avente una popolazione di 1.916 Abitanti. Vengono abbandonate le sedi dei Comuni soppressi. La nuova sede comunale viene fissata in due locali nelle cosiddette “casermette” presso gli stabilimenti chimici Rumianca.

Durante la seconda guerra mondiale (1939-1945), il giorno 13 febbraio 1944, in località Cortavolo, poco sopra la frazione di Megolo mezzo, ebbe luogo uno scontro a fuoco tra la formazione partigiana del comandante Filippo Beltrami, una delle prime sorte nella zona tra il Cusio e l'Ossola, e le truppe dell'esercito del Terzo Reich di Germania e della Repubblica Sociale Italiana. La battaglia si concluse con la vittoria dei Nazisti e Fascisti, agli ordini del capitano Simon. Nello scontro caddero Filippo Beltrami, Gianni Citterio, Antonio Di Dio e altri nove partigiani.

Fu anche ucciso Mario Massari partigiano, importante fu anche l'opera della famosa Staffetta Azzurra Ester Maimeri Paoletti filgia del direttore della Rumianca e nipote di Vietti Violi l'architetto,, la quale appunto fu una giovane ragazza che tenne i contati tra i partigiani e la direzione dello stabilimento Rumianca e porta messaggi per i gruppi partigiani operanti in Ossola e nel Cusio, vedi libro La staffetta azzurra autrice Ester Maimeri Paoletti edizioni Mursia.

Il 9 maggio 1945 si registra a Pieve Vergonte, nella val d'Ossola, la fucilazione di 11 militi della Repubblica Sociale Italiana da parte delle forze partigiane: Canapa Angelo Francesco, Conti Angelo, Di Giovanni Carlo, Francia Michele, Micale Salvatore, Cerchi Dino, De Deo Giuseppe, Perlini Vittorio, Princigalli Giovanni, Tesoro Alfredo e il fratello Tesoro Giuseppe. Viene fucilata una civile Serafini Amelia Tali militi appartengono alla Brigata Nera Ministeriale, unità portata nella val d'Ossola dopo la rioccupazione del territorio della Repubblica Partigiana nell'ottobre 1944.

Nel giorno 21 febbraio 1945, risulta la fucilazione a Pieve Vergonte di due civili, Gavazzi Rosina e Gavazzi Luciana. Sono rispettivamente moglie e figlia di Gavazzi Luciano, medaglia D'Oro al valor militare e comandante di battaglione caduto nel 1941, durante la guerra in Africa Orientale. Gavazzi Luciano fu Comandante di battaglione CC. NN. e vice comandante della difesa di Uolchefit, pur debilitato da grave male, dava in ogni difficile contingenza fulgidissimo esempio di pura fede, di sacro entusiasmo e di preziosa, intelligente attività. Più volte invocava l’onore di cimentarsi in campo aperto contro le soverchianti forze nemiche, ed il 13 luglio, al comando di una colonna di nazionali operante nella zona di Amberco, assolveva tale compito con pieno successo in virtù del suo grande ardimento e sublime sprezzo del pericolo. 1° agosto per quanto sofferente, assumeva il comando di altra colonna all’assalto di Giramba, ed essendo Stato il cruento attacco frustrato dalle mine e dai reticolati nemici, sapeva disimpegnarsi brillantemente malgrado le sopraggiunte masse avversarie minaccianti pericolosamente sul fianco. Trascinava poi di nuovo i suoi uomini ad un furioso contrattacco, riuscendo così a ristabilire la situazione. Minato nella malferma salute dalle fatiche e dai disagi e colpito da fulmineo, inesorabile morbo, ascendeva poi al cielo degli eroi. Spirito eletto di soldato, più volte decorato al valore, squadrista di purissima fede, fu col sacro entusiasmo, l’anima della difesa di quel lontano lembo di terra italiana. Uolchefit, (A.O.), aprile - agosto 1941.

Monumenti e luoghi d'interesse [modifica]

  • La Chiesa di Pieve Vergonte
  • Il Villaggio Operaio realizzato su progetto dell'architetto Paolo Vietti-Violi di Vogogna rientra con quello di Villadossola tra i villaggi operai dell'Italia settentrionale come modello di insediamento alternativo costruiti durante gli anni del governo Mussolini (1922-1943).
  • Il Polo Chimico con gli uffici realizzati su progetto dell'architetto Paolo Vietti-Violi di Vogogna
  • Il cinema realizzato su progetto dell'architetto Paolo Vietti-Violi di Vogogna già architetto di importanti ippodromi nazionali [8]
  • Il molinone per la macina di minerale aurifero, di cui rimane solo la vasca, presso il Parco dei Caduti della Grande Guerra.
  • Muro del Borgaccio: nei pressi del fiume Toce, che separa Pieve Vergonte e il vicino paese Vogogna, si possono notare i resti di un muro del castello di Pietrasanta, distrutto nel XIII secolo, detto comunemente il Borgaccio

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Società [modifica]

Evoluzione demografica [modifica]

Abitanti censiti[3]

Emigrazione [modifica]

Gli abitanti di Pieve Vergonte hanno emigrato in terra straniera alla ricerca di migliori condizioni di vita permanenti o un impiego stagionale al fine di poter inviare rimesse al sostegno delle famiglie rimaste nel paese fin dall'Ottocento. La lista dei paesi include la Francia, Svizzera, Canada, India, Nigeria, Inghilterra e gli Stati Uniti d'America. Nel caso degli Stati Uniti, i nomi degli emigrati possono essere rintracciati dagli elenchi degli sbarchi di navi passeggere mantenuto nell'archivio di Ellis Island, New York, Stati Uniti d'America. Tra gli anni 1890 e 1924, numerosi abitanti del Comune di Fomarco e del Comune di Rumianca, oggi Frazioni riunite sotto l'amministrazione del Comune di Pieve Vergonte.

Risultano emigrati 26 pievesi dal Comune di Rumianca e 50 pievesi dal Comune di Fomarco. I nomi di famiglia di uomini e donne pievesi sono rintracciabili a tradizionali famiglie pievesi.

Dal Comune di Rumianca Badini (2), Borghini (5), Crosetti (2), Francioli (3), Picchetti (1), Pirone (8), Rovaletti (1), Pirozzini (4). Dal Comune di Fomarco Bargiga (2), Bassi (3), Bellardi (5), Blardone (2), Crosetti (8), Francioli (2), Panighetti (12), Picchetti (3), Pirazzi (6), Pirone (5), Tomola (3), Vola (2) e Zani (1)

Religione [modifica]

Sant'Orsa è la patrona di Pieve Vergonte e delle valli dell'Ossola. Sant'Orsa è ritenuta una martire (III sec. d.C.), decapitata poco più che bambina durante la persecuzione dell'Imperatore romano Decio. Pieve vergonte ne conserva le spoglie con venerazione nella sua parrocchiale, considerandola compatrona e protettrice dei bambini, la cui benedizione avviene durante la festa annuale. Viene festeggiata con ampie manifestazioni di carattere religioso e folcloristico.

Il nome di Orsa viene menzionato all'interno di un gruppo di martiri orientali di Nicomedia: Luciano, Marciano, Floro, Eraclio, vittime della persecuzione di Decio (249-251), condannati a morte per ordine del proconsole Sabino il 26 ottobre, giorno in cui i santi sono ricordati. Secondo la tradizione promossa a Pieve Vergonte, la cui parrocchia fu la prima chiesa della vallata dell'Ossola inferiore, le reliquie della santa sarebbero state trasferite a Roma, presso le catacombe di Priscilla, fin dall'epoca del suo martirio. In questa catacomba vi rimasero fino al 1715, estratte dal loculo che le conteneva, vennero destinate alla venerazione dei fedeli. Attraverso una lunga serie di passaggi, i resti della giovane martire pervennero alla parrocchia di San Vincenzo e Anastasio, in Pieve Vergonte, come dono della famiglia nobile dei Cattaneo di Vogogna, come nota un atto notarile del 4 dicembre 1732. Ottenuta l'autorizzazione del Vescovo di Novara Gilberto Borromeo, il corpo della martire venne esposto alla venerazione dei fedeli. Nel 1741 il corpo viene collocato nell'elegante urna in cui è ancor oggi visibile. Per l'inaugurazione della pregevole opera, realizzata a Milano da Giovanni Antonio Ferreri, si svolsero solenni festeggiamenti il 23 ottobre 1741, con grande concorso di devoti da ogni valle dell'Ossola.

Nel 1879, la Riti Sacra Congregazione dei Riti concesse alla Parrocchia di Pieve Vergonte, l'ufficio e la liturgia propria della Messa per la celebrazione della festa annuale, nell'ultima domenica di ottobre. La motivazione di tale concessione risiedeva nel fatto che le reliquie di Sant'Orsa, recuperate a Roma, vennero effettivamente ritenute appartenenti alla santa martire di Nicomedia citata nelle fonti agiografiche, e quindi validata storicamente. Attualmente l'urna di Sant'Orsa, sormontata da un angelo con corona e palma simbolo del martirio, è conservata in uno scurolo sopraelevato che si apre sulla navata destra della Chiesa, terminata con elegante forma nel 1898.

Economia [modifica]

Industria [modifica]

Il paese è sede di un'importante e storica industria chimica (Stabilimento chimico di Pieve Vergonte). Lo stabilimento industriale di Pieve Vergonte è sorto nel 1915 per iniziativa di industriali rappresentati dalla Società Italiana Prodotti Esplodenti (SIPE) con sede a Milano con un capitale sociale di 2.500.000 Lire. La prima produzione è a scopo bellico per la produzione di monocloruro di iodio, di clorobenzene e di fosgene utilizzati durante la prima guerra mondiale e successivamente nella campagna d'Africa.

In seguito la produzione si è sviluppata lungo le linee di produzione del Clorosoda, dell'Acido solforico e dei fertilizzanti. Nel dopoguerra la Rumianca e successivamente la SIR svilupparono delle nuove linee produttive costituite dalle produzioni di DDT e dei Cloroaromatici facendo cessare quella di Acido Solforico da pirite. Questi prodotti vengono utilizzati dagli Stati Uniti d'America durante la guerra del Vietnam.

Ai sensi del D.L. del 9.12.1981 n.721, per l'attuazione del programma di riassetto del Gruppo SIR, di cui faceva parte la Rumianca S.p.A. con lo stabilimento di Pieve Vergonte, nel 1982, gli impianti di detta Società venivano trasferiti al Gruppo ENI e da questo alla Società ANIC. L'ANIC, poi EniChem, gestiva gli impianti di DDT sino al giugno 1996 e i rimanenti sino alla loro cessione in data 1.7.1997 alla Tessenderlo Italia. Gli impianti di clorosoda, cloro aromatici e HCL sintetico sono in produzione per la Tessenderlo.

Produzione di energia [modifica]

Il Comune di Pieve Vergonte produce Energia Elettrica da fonte idraulica.

Il primo produttore è la Società Edison con gli impianti di Battiggio in Val Anzasca e Pieve Vergonte, entrambi alimentati con le acque del fiume Anza con una produzione media complessiva di 95 Gwh. Il secondo produttore è la Società Tessenderlo con gli impianti ex-Rumianca di Ceppo Morelli in Val Anzasca e di Megolo sul fiume Toce che sfrutta lo scarico dell'impianto di Pieve Vergonte della Società Edison con una produzione media complessiva di 90 Gwh.

Risorse naturali e minerali [modifica]

Lungo il torrente Marmazza, sopra il comune di Pieve Vergonte, la valle Toppa è di notevole valore minerario. Molte sono e sparse nelle diverse parti della valle dell'Ossola, le piriti giudicate non coltivabili con vantaggio, e che vengono interamente trascurate. Le piriti sono state rintracciate nella cava aurifere dei signori fratelli Maffiola, presso la valle Toppa, come nota l'illustre Chimico Gaetano Rosina.

L'estrazione dell'oro dalle miniere della Val Toppa in Pieve Vergonte si praticava mediante il mercurio. Il primo ad usare di un tal metodo si fu lo spagnolo Don Pedro Fernandez de Velasco, il quale introdusse l'amalgamazione dei minerali argentiferi in alcune miniere del Messico [9] sino dall'anno 1566; poi egli stesso le estese al Perù nel 1571, in progresso di tempo poi l'amalgazione da questi due luoghi si diffuse da tutte le parti dell'America. Il dotto barone De Born, conoscendo quanto era stato fatto in America, fu il primo ad introdurre questo processo nelle miniere d'Europa; ma l'amalgamazione si faceva sempre con il concorso del fuoco. Gellert la ricondusse più economica praticandola a freddo. Questa operazione di amalgamazione è stata semprel'oggetto di un gran numero di ricerche da parte dei coltivatori, esercenti o possessori di tutte le miniere aurifere dell'Ossola.

Amministrazione [modifica]

Pieve Vergonte appartiene alla Comunità Montana Monterosa.

Note [modifica]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Sito del lago
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia [modifica]

Altri progetti [modifica]