Gaëtan Dugas

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Gaëtan Dugas (Québec, 20 febbraio 1953Québec, 30 marzo 1984) è stato il "paziente zero" dell'HIV[1][2]. Era uno steward franco-canadesi della Air Canada originario della città di Québec, capitale della provincia omonima.

Fu lui a portare l'HIV negli Stati Uniti?[modifica | modifica sorgente]

Gaëtan Dugas è ricordato come un uomo di bell'aspetto che frequentava assiduamente la comunità gay. Si recava a San Francisco, per il Gay Pride, ogni anno, a partire dal 1978. Nel 1981 gli fu diagnosticato l'AIDS. Uno studio del 1984, di David Auerbach e altri, discusso, pubblicato dal The American Journal of Medicine[3] che ricostruisce i rapporti sessuali di cinquanta tra i primi infettati da AIDS poneva al centro dell'infezione Dugas (ma senza identificarlo per nome), notando che 40 dei 248 infettati nel 1983 avevano in comune il fatto di avere avuto un rapporto sessuale direttamente con Dugas o con altri a sua volta che lo avevano avuto con lui.

Studi più recenti, come la scoperta degli antigeni dell'HIV in alcuni campioni di tessuto conservati in laboratorio prelevati da pazienti deceduti anteriormente all'attività di Dugas, nonché l'emersione del caso di Robert R. ben 15 anni prima, tendono a sfatare tale identificazione e che lo studio di David Auerbach sia errato perché partiva da ipotesi sbagliate rispetto al periodo d'incubazione della malattia. In effetti, nella comunità gay estremamente promiscua ma di dimensioni circoscritte di quegli anni, è del tutto pensabile che i primi cinquanta contagiati avessero in comune molti partner.

La leggenda del paziente/untore[modifica | modifica sorgente]

Nonostante l'assenza di prove, la leggenda del "paziente zero" si è diffusa, e si legge ancora in Internet che Dugas fu colui che "portò il virus in Nord America" (e le probabilità che ciò corrisponda al vero sono molto scarse) o, addirittura a San Francisco (e la cosa non ha alcun fondamento scientifico).

Il "paziente zero" è stato usato ampiamente dal cinema, teatro e stampa come spauracchio, e capro espiatorio, della paura dell'AIDS. La sua figura assunse il ruolo mediatico dell'"untore" che "aveva portato" deliberatamente l'AIDS negli Usa, che altrimenti sarebbero rimasti "sani" (mentre a tutti gli effetti furono il luogo da cui l'epidemia si diffuse verso gli altri paesi occidentali).

La stampa raccontò particolari atroci su Dugas e sulla sua perfidissima e deliberata intenzione di contagiare i poveri gay statunitensi: fu scritto che dopo avere avuto un rapporto sessuale al buio accendesse la luce, mostrasse le lesioni del Sarcoma di Kaposi e dicesse: "Questo è il cancro gay" (così era stato definito nei primi anni l'AIDS), "e forse te lo prenderai anche tu". Oppure: "Ho il cancro gay. Ne morirò, e forse ora ne morirai anche tu".

Fu scritto pure che ad un medico che gli aveva consigliato di praticare solo sesso sicuro avesse risposto "Qualcuno ha contagiato me, ed ora contagio io gli altri".

Queste dichiarazioni sono oggi facilmente riconoscibili come leggende urbane, ma mostrano a quale livello fosse arrivato l'accanimento contro le persone sieropositive in quegli anni, al punto che erano trattate come veri e propri untori, come ai tempi della peste.

Contro tale clima di "caccia alla streghe" è stato girato anche un film satirico, Pazienza zero (Zero Patience) presentato in Italia nel 1994 al Festival di cinema Gay di Torino "Da Sodoma a Hollywood" ed uscito in videocassetta con il titolo Il grande gelo.

Quanto a Dugas egli, trasferitosi a San Francisco dopo la diagnosi, tornò in Canada a Quebec City quando la salute si aggravò, per potere godere dell'assistenza sanitaria. Qui morì a soli 31 anni il 30 marzo 1984 per insufficienza renale, causata dalle continue infezioni correlate all'AIDS.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ A. Henry III William, Medicine: The Appalling Saga of Patient Zero in Time magazine, 19 ottobre 1987.
  2. ^ Nels P. Highberg Nels P. Highberg, A Reexamination of Patient O, Patient Zero, and Gaetan Dugas: The Man Who Brought AIDS to North America in University of Hartford - The ASBH 9th Annual Meeting, 19 ottobre 2007.
  3. ^ D. M. Auerbach, W.W. Darrow, H.W. Jaffe, and J.W. Curran, Cluster of cases of the acquired immune deficiency syndrome. Patients linked by sexual contact, "The American Journal of Medicine", No. 76, 1984, pp. 487–492.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Mirko Grmek, AIDS. Storia di una epidemia attuale, Laterza, Bari 1989.
  • Randy Shilts, And the Band Played On,New York: St. Martin's Press, 1987.
  • D.M Auerbach et al, "Cluster of cases of the acquired immune deficiency syndrome. Patients linked by sexual contact", American Journal of Medicine, 76, pp 487–492, 1984

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