Esker

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Rappresentazione di esker.

Un esker è un rilievo lungo e sinuoso, costituito di sabbia e ghiaia stratificate; sono strutture caratteristiche di aree glaciali o deglaciate e, ad esempio, si possono osservare in Europa e nel Nord America.

Spesso gli esker si sviluppano per chilometri e, a causa della loro peculiare espressione morfologica e regolarità, possono ricordare un rilevato stradale o ferroviario.[1]

Geologia[modifica | modifica sorgente]

Si ritiene che la maggior parte degli esker sia il risultato del colmamento di canali percorsi dalle acque di scorrimento all'interno della massa glaciale o alla base di questa. In seguito alla fusione del ghiaccio, il deposito viene esumato e si manifesta come un dosso lungo e ondulato.

Gli esker possono anche formarsi per processi di sedimentazione all'interno di canali supra-glaciali, di crepacci, di incisioni comprese tra masse glaciali stagnanti, di strette depressioni ai margini del ghiacciaio.

In ogni caso, essi sono caratteristici della zona glaciale frontale, in cui il ghiacciaio si muove con bassa velocità ed è relativamente sottile (Easterbrook, 1999).

Esker nel National Natural Landmark, Washington, USA. Gli alberi e la strada ad una corsia che attraversa l'esker a destra della foto foto fanno da scala.

La forma del canale sub-glaciale è definita da processi di flusso plastico e di fusione della massa glaciale. A sua volta, ciò condiziona la forma, le dimensioni e la composizione dell'esker. Un esker può rappresentare un canale singolo o essere l'elemento di una struttura ramificata, costituita da più tributari. Spesso il rilievo non è continuo, ma mostra interruzioni che portano ad una successione di dossi ondulati.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome Esker deriva dalla parola irlandese eiscir (in irlandese antico: escir), che indica un rilievo o una elevazione di separazione tra due pianure o due depressioni.[2] Il termine veniva usato in particolare per descrivere i lunghi e sinuosi crinali che oggi si sa essere costituiti da depositi di materiale fluvio-glaciale.

Il più noto di questi eiscir è l'Eiscir Riada che copre quasi l'intera distanza di 200 km tra Dublino e Galway ed è tuttora costeggiato dalla strada statale che collega le due città.

Esempi di esker[modifica | modifica sorgente]

Un tratto del Mason Esker.
Il Mount Pelly o Ovayok.

In Svezia l'Uppsalaåsen si estende per 250 km e attraversa la città di Uppsala.

Il Great Esker Park corre lungo il fiume Back River a Weymouth nel Massachusetts e con i suoi circa 30 m è il più alto esker del Nord America.

Pispala, vicino a Tampere, in Finlandia si trova su un esker tra due laghetti di origine glaciale.

Il villaggio di Kemnay nell'Aberdeenshire, in Scozia, ha un esker lungo 5 km, noto localmente come Kemb Hills.

Il Mason Esker, lungo circa 35 km, nei pressi di Mason, nel Michigan, è uno dei più lunghi esker degli Stati Uniti. [1] Si estende da DeWitt attraverso Lansing e Holt per finire a Mason. Nel Maine, lo sviluppo degli esker è di circa 160 km. [2]

Nel Canada, il Thelon Esker si estende per 800 km e fa da confine tra i Territori del Nord Est e Nunavut.[3]

L'Ovayok o Mount Pelly è un esker dell'Ovayok Territorial Park, a Kitikmeot, Nunavut in Canada.

Su alcuni esker vengono anche costruite strade per ridurre i costi. Tra gli esempi si possono citare la Denali Highway in Alaska, la Trans-Taiga Road nel Québec, e il segmento "Airline" della Maine State Route 9 tra Bangor e Calais, nel Maine. [3] Numerosi e lunghi esker si trovano anche nell'Adirondack State Park, nella parte alta dello stato di New York.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Larry Gedney, Eskers: The Upside-Down Riverbeds in Alaska Science Forum Article #674, 1º agosto 1984. URL consultato il 29 settembre 2011.
  2. ^ E. G. (gen. ed.) Quin, Dictionary of the Irish Language, Dublin, Royal Irish Academy, 1983, p. 281, ISBN 0-901714-29-1.
  3. ^ Charlotte Gray, 'The Museum Called Canada: 25 Rooms of Wonder, Random House, 2004, ISBN 067931220X.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • E. G. (gen. ed.) Quin, Dictionary of the Irish Language, Dublin, Royal Irish Academy, 1983, p. 281, ISBN 0-901714-29-1.
  • D.J. Easterbrook, Surface Processes and Landforms, New Jersey, Prentice Hall, 1999, p. 352, ISBN 0-13-860958-6.
  • Alan Trenhaile, Geomorphology: A Canadian Perspective, Don Mills, Ontario, Oxford University Press, 2007, pp. 188-191, ISBN 0-19-542474-3.

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