El Topo

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El Topo
El topo.jpg
Alejandro Jodorowsky in una scena del film
Titolo originale El Topo
Lingua originale spagnolo
Paese di produzione Messico
Anno 1970
Durata 125 minuti
Colore colore
Audio sonoro
Genere western
Regia Alejandro Jodorowsky
Soggetto Alejandro Jodorowsky
Sceneggiatura Alejandro Jodorowsky
Produttore Juan López Moctezuma, Moshe Rosemberg, Roberto Viskin
Fotografia Rafael Corkidi
Montaggio Federico Landeros
Musiche Alejandro Jodorowsky, Nacho Méndez
Scenografia Alejandro Jodorowsky
Costumi Alejandro Jodorowsky
Interpreti e personaggi

El Topo è un film del 1970 scritto, diretto ed interpretato dal poliedrico artista cileno Alejandro Jodorowsky, che ne ha anche curato la scenografia, i costumi e la colonna sonora. Interamente girato in Messico, il film, considerato un cult movie[senza fonte], è caratterizzato da strane vicende e strani personaggi, dall'impiego di attori mutilati e nani, da grandi dosi di simbolismo cristiano e di filosofia orientale. Il protagonista del film, El Topo, è alla ricerca incessante del senso della sua vita.

In spagnolo "el topo" significa "la talpa".

Trama[modifica | modifica sorgente]

Parte 1[modifica | modifica sorgente]

Il film è diviso in due parti. La prima parte si svolge in un deserto senza nome, con il protagonista accompagnato dal figlio nudo. El Topo dice al figlio che ormai ha sette anni e deve seppellire nella sabbia il suo primo giocattolo e una foto di sua madre. Nel frattempo El Topo accompagna il rituale con il flauto, e così il film comincia.

Durante il loro viaggio, i due trovano una città senza vita, dove tutti gli abitanti (compreso gli animali domestici) sono stati uccisi. El Topo, proprio qui, incontra un uomo morente che lo prega di ucciderlo, e il pistolero, passa una pistola al figlio che spara. Dopo averlo finito, l'uomo incontra tre uomini immischiati nella strage della cittadina e uccide due di loro e ferisce uno. Questo rivela, poco prima di morire, che il quartier generale dei banditi si trova all'interno di un monastero francescano di un'altra città, presa in ostaggio. La scena si sposta poi nel posto indicato, dove si scopre che i fuorilegge sono sotto il comando di un colonnello, che sta torturando dei monaci. El Topo salva la città dal colonnello e dai suoi scagnozzi con una violenta pistolettata: proprio in questa il colonnello pian piano inizia a cambiare i vestiti, che divengono quelli di un Papa. Alla fine però, El Topo depone il colonnello-papalino e lo castra: per l'umiliazione, si spara in bocca. Libera poi una donna senza nome che il colonnello e i suoi avevano ridotto ad una schiava sessuale. Lascia poi suo figlio con i monaci del monastero di quella città. Poi parte a cavallo con quella donna. El Topo gli dà anche un nuovo nome, Mara, dall'acqua amara di uno stagno dove si fermano a bere. Mara convince El Topo a cercare e sconfiggere i quattro maestri pistoleri e diventare così il più grande pistolero del paese. Spinto da Mara, El Topo si batte con ciascuno di loro e, a ogni duello, El Topo imbroglia o è aiutato dalla buona sorte.

Il primo duello si svolge tra El topo e un uomo cieco dalla voce di donna, vestito solo con un perizoma e guidato da un uomo senza gambe che cavalca un uomo senza braccia. L'uomo afferma di essere invulnerabile alle pallottole perché non oppone loro alcuna resistenza, e gli dà anche una dimostrazione della sua abilità. El Topo uccide il maestro con un trabocchetto: prepara una botola per intrappolare il maestro, facendogli perdere la concentrazione, mentre Mara uccide i due mezzi-uomini. Una donna senza nome con una voce maschile, che in precedenza voleva sfidare i maestri, trova la coppia e si offre di condurli dal prossimo pistolero. La donna misteriosa dà a Mara uno specchio di cui Mara si innamora. Il pistolero è frustrato per la vanità della donna e spara allo specchio. Mara cerca disperatamente di riparare lo specchio, poi, prima di andarsene, gli dà i frammenti di specchio, che lui si mette in tasca.

Il secondo pistolero è una specie di zingaro girovago, accompagnato da sua madre e da un leone. Dopo aver battuto El Topo in un duello, il gigantesco uomo mostra a El Topo come è riuscito a diventare così forte. Racconta a El Topo di aver rafforzato le sue dita lavorando con il rame e poi creando oggetti delicati come piramidi di stuzzicadenti per raggiungerne il controllo totale. Racconta anche che lui è vivo e forte perché ha sua madre che lo ama e si prende cura di lui, mentre El Topo, invece, è solo nel suo mondo e vive solo per distruggere gli altri. Poi l'uomo decide di dare al pistolero nero un'altra possibilità. Mentre si allontana, El Topo mette per terra i frammenti dello specchio di Mara. La madre dell'uomo dà a El Topo il suo revolver e poi si ferisce ai piedi nudi calpestando i frammenti di specchio. Preoccupato per sua madre, il bruto dimentica il duello con El Topo. L'uomo in nero allora spara alla nuca dello zingaro pistolero.

Il terzo maestro pistolero vive in una fattoria dove alleva conigli. L'allevatore di conigli non è molto preoccupato per l'uomo in nero e per la sua missione e dice che appena El topo è arrivato alla fattoria, i suoi conigli hanno cominciato a morire. Insieme trascorrono un momento di pace suonando l'uno per l'altro, perché la musica può dire del carattere di una persona molte più cose di quanto possano dire le parole del maestro. Poi confrontano il loro modo di uccidere sparando ai corvi. El Topo mira alla testa del corvo, mentre il maestro spara al cuore del corvo. Poi comincia il duello e il maestro colpisce El Topo al petto facendolo cadere. Però El Topo si rialza ridendo, non impressionato dalla pallottola, e spara all'allevatore di conigli ormai indifeso, poiché la sua pistola può sparare solo un colpo alla volta: anche l'eccessiva ricerca della perfezione può essere una debolezza. El Topo tira fuori dalla giacca una piastra di rame - un regalo del precedente maestro pistolero. Anche se ha vinto il duello, El Topo comincia a interrogarsi sulla propria moralità. In un atto di rispetto per il maestro, costruisce per lui una tomba fatta di conigli morti.

Dopo aver viaggiato ancora nel deserto, El Topo arriva all'ultimo, spartano, maestro pistolero. L'uomo indossa solo una fascia di stoffa intorno ai fianchi e i suoi capelli grigi, spettrali, gli scendono fino alla vita. Vicino a lui c'è un retino da farfalle. El Topo vorrebbe battersi a duello con lui, ma l'uomo dice di non avere una pistola, perché tanti anni prima l'ha barattata con il retino. I due allora fanno a pugni, ma El Topo non riesce a mettere a segno neanche un colpo. Frustrato, El Topo cerca di sparare all'uomo, ma questi devia le pallottole con il suo retino, dimostrando la sua capacità di poterlo ferire con i suoi stessi colpi. El Topo si rende conto che alla fine è stato sconfitto, perché non è riuscito a uccidere l'ultimo maestro e allora, deluso, si ritira. Allora il maestro, in lacrime, gli chiede se la sua propria vita vale veramente di essere presa. Quindi prende la pistola de El Topo e si spara, dimostrandogli che la vita non ha nessuna importanza. Prima di morire, dice "Tu hai perso!".

El Topo, oppresso dal senso di colpa per aver imbrogliato, distrugge la sua pistola e torna nei posti dove ha ucciso i maestri. La tomba del maestro allevatore di conigli viene incendiata, il maestro zingaro e sua madre vengono sepolti in una grande tomba di stuzzicadenti e la tomba del maestro cieco è coperta di favi di miele, mentre la tomba dei suoi due servitori diventa un arbusto.

Poi la donna senza nome affronta El Topo e gli spara molte volte, provocandogli una serie di ferite sulle mani e sui piedi, molto simili alle ferite del Cristo. Allora Mara, frustrata per il suo fallimento, e forse innamorata della donna sconosciuta, inganna El Topo e gli spara. Le due donne abbandonano El Topo al suo destino, proprio come El Topo aveva fatto con suo figlio. Si capisce che le due donne un giorno si distruggeranno a vicenda. La prima metà del film finisce con il pistolero portato via da una banda di strani esseri deformi.

Parte 2[modifica | modifica sorgente]

Nella seconda metà del film, El Topo viene salvato da una banda di emarginati deformi che lo conducono nella loro comunità sotterranea. In quella caverna l'uomo, in stato di coma, medita per anni sulle quattro lezioni che ha ricevuto. Quando si sveglia, "rinasce" con l'aiuto degli emarginati, si taglia la barba e i capelli e indossa vestiti leggeri e semplici (simili all'abbigliamento buddista). Decide di aiutare gli emarginati e, insieme a una ragazza nana che lo aveva accudito mentre era in coma, cerca di liberarli dalla loro prigione sotterranea.

Ma si scopre che gli abitanti della città appartengono a una setta corrotta che uccide per divertimento, tratta gli schiavi come animali e si abbandona a piaceri sessuali sfrenati dietro una facciata di feroce puritanesimo. El Topo comincia a dubitare che sia stata una buona idea scappare dalla montagna; ma, avendo promesso di aiutare i deformi, decide di lavorare in città - fa lavori strani, tiene spettacolini in strada non disdegnando incarichi di uomo delle pulizie - per comprare della dinamite.

Contemporaneamente, arriva in città un uomo strano che, in poco tempo, diventa il nuovo prete della chiesa cristiana locale, ormai abbandonata (sostituita dalla religione pagana dei cittadini). Il nuovo prete porta con sé un fucile e usa perfino delle munizioni vere durante il sermone in una finta roulette russa della città (il "prete" aveva detto al monaco misterioso che il proiettile era a salve).

Mentre guadagna dei soldi facendo lavori umili, El Topo e la nana sono costretti, minacciati con un fucile, ad avere rapporti sessuali al cospetto di una folla di pagani ubriachi. È qui che la nana rivela di essere innamorata de El Topo. La nana si vergogna di quello che è ma El Topo la convince che i suoi sentimenti sono corrisposti. Per dimostrarglielo, decide di sposarla e si dirige alla chiesa della città. Qui si scopre che il nuovo prete della città è il figlio de El Topo. In un impeto d'ira, il figlio minaccia di uccidere El Topo; ma la nana lo ferma, perché ha bisogno di lui per salvare il suo popolo.

Il figlio de El Topo, vestito di nero come faceva suo padre in passato, decide di risparmiare la vita de El Topo fino a quando questi avrà scavato l'uscita per il popolo sotterraneo. Ma intanto segue El Topo passo passo. Per un po' di tempo la vita de El Topo è fatta di duro lavoro e felice convivenza, come in una famiglia vera. Passa il tempo e la nana è incinta.

Con l'aiuto della nana e di suo figlio, El Topo scava un'uscita dalla caverna. Appena appare l'uscita, il popolo sotterraneo comincia a correre fuori dalla montagna. Il figlio de El Topo non è riuscito a uccidere suo padre e decide di lasciarlo andare. Quando il popolo sotterraneo si avvicina alla città, i membri della setta li stanno aspettando con le pistole. El Topo assiste impotente al massacro della sua comunità da parte della setta. In un impeto di rabbia, come se fosse posseduto da Dio, El topo, incurante del dolore provocato dalle ferite, prende un fucile e comincia a uccidere i membri della setta, uomini e donne, vecchi e giovani. Alcuni (forse gli schiavi) sono costretti ad abbandonare in massa la città. Dopo aver ucciso tutti nella città, El Topo prende una lampada ad olio, si versa addosso l'olio e si dà fuoco, un atto che riflette l'auto-immolazione dei monaci buddisti e altre persone che protestavano contro la guerra del Vietnam, in corso mentre il film veniva girato[senza fonte].

Il figlio e la nana sopravvivono alla prova e costruiscono una tomba per i resti de El Topo. La tomba diventa un alveare pieno di miele, come la tomba del primo maestro pistolero. La nana dà alla luce il figlio proprio quando El Topo muore, pertanto lo spettatore è portato a credere che il bambino sia la reincarnazione del pistolero diventato monaco (l'idea è tratta dal Buddhismo tibetano, il principio della reincarnazione del nuovo Dalai Lama)[senza fonte]. Il figlio de El Topo, che adesso indossa gli abiti di suo padre, va via a cavallo la nana e il bambino, proprio come El Topo e suo figlio all'inizio del film.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • John Lennon disse che El Topo era il suo film preferito[1]. John Barham ha curato un'edizione di Apple Records su richiesta di John Lennon. Altri fans dichiarati del film sono Peter Gabriel (che collaborò con Jodorowsky per la sceneggiatura di un film basato su The Lamb Lies Down on Broadway, ispirato a sua volta da El Topo), David Lynch, Marilyn Manson, la band inglese dei Kasabian (che ha menzionato proprio El Topo nel brano Julie & The Mothman) e alcuni artisti italiani come Franco Battiato e i Timoria che al film dedicarono l'album El Topo Grand Hotel (cui partecipò proprio Jodorowsky).[2].
  • Da un commento di Jodorowsky sul DVD, il film è stato girato nei set rimasti dalla produzione di un altro western, The Day of the Evil Gun[3], e non Il mucchio selvaggio, come spesso si sostiene.[4]
  • Goichi Suda ha citato El Topo come fonte d'ispirazione principale per il suo gioco No More Heroes. Tra le somiglianze tra il film e il gioco, c'è una donna che chiede al protagonista di sconfiggere i maestri pistoleri/assassini per diventare il più bravo e il protagonista che fa lavori strani per guadagnare soldi.[5]
  • L'artista Steve Ellis cita film come High Plains Drifter, Django e El Topo come fonte d'ispirazione del fumetto western di lupi mannari High Moon.[6]
  • Nel videoclip della Knights of Cydonia dei Muse, è presente un personaggio che ricorda il primo pistolero sconfitto da El Topo.

Interpretazione[modifica | modifica sorgente]

La pellicola spesso viene interpretata come una metafora dell'Antico e del Nuovo Testamento. I quattro maestri rappresenterebbero i quattro grandi profeti dell'Antico Testamento (Isaia, Geremia, Ezechiele e Daniele) ed El Topo rappresenterebbe Gesù Cristo.

In una sequenza introduttiva animata si descrive El Topo come qualcuno che ha sperimentato il processo descritto nell'allegoria della caverna, che si trova ne 'La Repubblica' di Platone.

La scena finale, nella quale El Topo si dà fuoco, è un'immagine simile alla foto di un monaco buddista che si diede fuoco vicino all'ambasciata degli Stati Uniti, durante la guerra del Vietnam, come forma di protesta.

Sequel[modifica | modifica sorgente]

A partire dagli anni '90, Jodorowsky ha cercato di realizzare un sequel de El Topo. Nel 1996 fu pubblicato un manifesto,[7], ma in realtà non era stato girato nessun film. Il titolo originale, I figli di El Topo (Los Hijos del Topo), è stato cambiato (tra il 1996 e il 2002) in Abelcain, per una disputa sulla proprietà con Allen Klein. Inoltre, il nome del personaggio El Topo è stato cambiato in 'El Toro'. Jodorowsky ha dichiarato a questo proposito: «Non sto lavorando a una produzione franco-canadese che si chiama Abelcain, che è una nuova versione dello stesso progetto. Il personaggio El Topo è diventato El Toro. Un semplice trattino aggiunto alla lettera P ha trasformato un ratto sotterraneo in un toro furioso. Per un vero artista, le difficoltà diventano opportunità. E le nuvole diventano un presente concreto.»[senza fonte]

Un articolo del 2002 su The Guardian diceva che Marilyn Manson era disposto a recitare nel film ma Jodorowsky stava avendo grosse difficoltà a trovare i fondi per il progetto[2]. Da allora non ci sono state informazioni sul progetto e, almeno per ora, sembra che tale progetto sia stato congelato a tempo indeterminato per mancanza di fondi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Topo, El (1970) - Curiosità
  2. ^ a b 'I am not normal' | Interviews | Guardian Unlimited Film
  3. ^ www.TheGline.com: DVD of the Week: (12-02-02): El Topo
  4. ^ The Jodorowsky Collection - DVD - Movie Mail UK
  5. ^ Wii Interview: Suda 51 - ComputerAndVideoGames.com
  6. ^ Hyper Insomaniac - High Moon on Zudacomics.com
  7. ^ The Sons Of El Topo

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) James Lewis Hoberman e Jonathan Rosenbaum, El Topo: Through the Wasteland of the Counterculture in Midnight Movies, New York, Da Capo Press, 1983, pp. 77-110. ISBN 978-0-306-80433-5.
  • (EN) Alejandro Jodorowsky in Ross Firestone (a cura di), El Topo: A Book of the Film, trad. Joanne Pottlitzer, New York, Douglas Book Corp, 1971, p. 173.
  • (EN) Danny Peary, Cult Movies: A Hundred Ways to Find the Reel Thing, Londra, Vermilion, 1982, p. 402. ISBN 978-0-09-150601-8.
  • (EN) Danny Peary, Cult Movies: The Classics, the Sleepers, the Weird, and the Wonderful, New York, Dell Publishing Company, 1981. ISBN 978-0-440-51631-6.
  • (EN) Kim Newman, Empire, giugno 1999, p. 150.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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