Città di Messina

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Città di Messina
L’unità con i colori delle Ferrovie dello Stato.
L’unità con i colori delle Ferrovie dello Stato.
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipo piroscafo passeggeri (1910-1911 e 1912-1915)
incrociatore ausiliario (1911-1912 e 1915-1916)
Classe Città
Proprietario/a Ferrovie dello Stato (1910-1915)
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina (requisito 1915-1916)
Costruttori Odero
Cantiere Cantiere navale di Sestri Ponente, Sestri Ponente
Impostata 1909
Varata 1910
Entrata in servizio 1910 (come nave civile)
Destino finale silurato ed affondato dal sommergibile U 15 il 23 giugno 1916
Caratteristiche generali
Dislocamento 3400 t
Stazza lorda 3495 o 3517 tsl tsl
Lunghezza 110,8 m
Larghezza 12,8 m
Pescaggio 5,7 m
Propulsione 3 turbine a vapore
potenza 12.000 HP
2 eliche
Velocità 20 nodi
Armamento
Armamento

dati presi da Marina Militare[1], Uboat.net e New York Times

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Il Città di Messina è stato un incrociatore ausiliario della Regia Marina, già piroscafo passeggeri italiano.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Costruita tra il 1909 ed il 1910[2][3], l’unità faceva parte di una serie di quattro veloci piroscafi passeggeri ordinati dalle Ferrovie dello Stato (gli altri tre erano Città di Palermo, Città di Siracusa e Città di Catania)[4]. Tali unità, simili nelle caratteristiche generali, si differenziavano nell’apparato propulsivo e di conseguenza anche nell’aspetto[5]. Già prima dello scoppio della prima guerra mondiale era previsto, nei piani della Regia Marina, che in caso di guerra le quattro navi, in virtù della loro notevole velocità (20 nodi), sarebbero state requisite, armate ed impiegate come incrociatori ausiliari[4].

Per questa ragione nel 1911-1912, scoppiata guerra italo-turca, l’unità, al pari degli altri tre piroscafi similari, venne requisita ed armata come incrociatore ausiliario, prendendo quindi parte a tale conflitto[6]. Terminate le ostilità, il Città di Messina tornò al servizio passeggeri di linea.

Poco prima dell’ingresso dell’Italia nel conflitto il Città di Messina fu nuovamente requisito, armato con 4 cannoni da 120/40 mm ed iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello stato come incrociatore ausiliario[2][4]. Il 24 maggio 1915, data dell’entrata in guerra, la nave aveva base a Brindisi, al comando del capitano di fregata Manzillo[4]. Successivamente l’unità fu aggregata alla II Sezione del 1º Gruppo della IV Divisione navale[4].

Trasferita in Alto Adriatico poco dopo l’inizio della guerra, la nave fece ritorno a Brindisi l’8 settembre 1915, per rafforzare le formazioni già là dislocate[4].

Il Città di Messina ebbe impiego come trasporto truppe, nonché nelle crociere di vigilanza dello sbarramento del canale d’Otranto. Non prese parte ed eventi bellici di rilievo.

Verso la metà del 1916 l’unità venne destinata al gruppo incrociatori ausiliari Brindisi, insieme alle unità Città di Cagliari, Città di Catania, Città di Sassari e Città di Siracusa[4].

Alle sei del mattino del 23 giugno 1916 il Città di Messina, al comando del capitano di fregata Accame, salpò da Valona insieme al cacciatorpediniere francese Fourche, per una crociera a protezione dei drifters[7] nel canele d’Otranto[4][8]. Le due navi, procedendo alla velocità di 18 nodi (con il Città di Messina a circa 800-1000 metri a poppavia del Fourche), tennero rotta verso sudovest fino alle 7.10, quindi verso sud sino alla 7.50, per poi accostare verso ovest a tale ora[8]. Alle 8.35 di quel giorno, tuttavia, da bordo dell’incrociatore ausiliario vennero avvistate le scie di due siluri sulla dritta, alla distanza ormai di appena 350 metri: il comandante Accame ordinò delle manovre evasive ed alcuni cannoni aprirono il fuoco contro le due armi, ma i siluri colpirono la nave a poppa: il Città di Messina affondò nel giro di due minuti[8], in posizione 40°09’ N e 18°48’ E (oppure 40°10’ N e 18°54’ E), una ventina di miglia a levante di Otranto[3][4]. Nonostante la rapidità dell’affondamento, la quasi totalità dell’equipaggio riuscì a calare celermente la maggior parte di scialuppe e zatterini ed a mettervisi in salvo[8]. Il Fourche segnalò l’accaduto a Brindisi e Valona richiedendo l’invio di unità per i soccorsi, mentre dava la caccia al sommergibile attaccante – che era l’austro-ungarico U 15 –, ritenendo, in seguito all'affioramento di una chiazza di olio, di averlo danneggiato od affondato; quindi si avvicinò alle imbarcazioni spiegando loro di attendere l’arrivo dei soccorsi, e mise in mare alcune scialuppe per recuperare i naufraghi che si trovavano in mare e necessitavano di aiuto, traendone in salvo una quarantina, molti dei quali feriti[8]. Tuttavia l’U 15 era uscito illeso dalla caccia e passò nuovamente all’attacco – favorito dalla foschia[4] (che riduceva la visibilità a 4-5 miglia[8]). Alle dieci il cacciatorpediniere francese, mentre si avvicinava a 14 nodi ad una zattera rovesciata, venne colpito da un siluro e, spezzato in due, s’inabissò in mezzo minuto[4][8].

L’U 15 si allontanò mentre arrivavano i soccorsi (per primi il cacciatorpediniere italiano Nembo ed il francese Casque, seguiti poi da un altro cacciatorpediniere francese, il Protet – che trasse in salvo 42 uomini del Fourche e 22 italiani, 15 dei quali erano già stati in precedenza recuperati dal cacciatorpediniere affondato –, e da quattro italiani[8]), che recuperarono i nove decimi dei due equipaggi[4].

Fra l’equipaggio del Città di Messina si ebbero 33 morti e 302 sopravvissuti, mentre le perdite del Fourche ammontarono a 19 uomini su un totale di 85[4].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ vengono usati i dati della scheda del Città di Palermo, invece che di quella del Città di Messina, perché questi ultimi sono probabilmente errati e riferiti ad una unità omonima, in quanto il Città di Messina in questione è citato come similare, se non gemello, del Città di Palermo e delle altre due unità della serie Città (ed infatti con questi coincidono i dati forniti, tramite il New York Times, dalla Regia Marina all’epoca del siluramento), mentre la scheda del sito della Marina fornisce invece dati molto differenti da esso, così come da quelli forniti da altri siti – Uboat.net e New York Times – sul Città di Messina
  2. ^ a b Almanacco storico navale - Città di Palermo e Almanacco storico navale - Città di Messina
  3. ^ a b Uboat.net - Città di Messina
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m Franco Favre, La Marina nella grande guerra. Le operazioni navali, aeree, subacquee e terrestri in Adriatico, pp. 26-79-97-118-146-149
  5. ^ in particolare, il Città di Catania si differenziava dalle altre unità perché aveva tre fumaioli, in luogo dei due di Città di Messina, Città di Palermo e Città di Siracusa.
  6. ^ The Postal Gazette
  7. ^ pescherecci armati incaricati della posa e della sorveglianza degli sbarramenti retali del canale d’Otranto
  8. ^ a b c d e f g h Torpilleur Fourche


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