Città chiusa

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Una città chiusa è un insediamento della Russia sottoposto a particolari restrizioni di accesso e di residenza in loco. L'ingresso in città chiuse è precluso agli stranieri se non per giustificati motivi di lavoro ed è vietato anche agli stessi cittadini russi, se non titolari di uno speciale permesso. Alcuni posti sono conosciuti come formazioni amministrativo-territoriali chiuse (in russo: закрытые административно-территориальные образования: zakrytye administrativno-territorial'nye obrazovanija, ZATO).

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le città chiuse vennero fondate a partire dalla fine degli anni 1940, con il nome eufemistico di "caselle postali" (in riferimento alla pratica di indirizzare la posta per esse tramite caselle postali in altre città). Esse ricadevano in due categorie distinte. La prima comprendeva comunità che ospitavano strutture militari, industriali o scientifiche sensibili, come fabbriche di armamenti o siti di ricerca nucleare. Nella prima categoria troviamo le città di Perm', un centro per la produzione di carri armati; Gor'kij, dove venne esiliato il dissidente Andrei Sakharov al fine di limitare i suoi contatti con gli stranieri; e Vladivostok, base della Flotta Sovietica del Pacifico.

La seconda categoria consisteva di città di confine (e a volte di intere aree di confine, come l'Oblast' di Kaliningrad) che erano chiuse per motivi di sicurezza. Aree chiuse paragonabili esistevano anche altrove nel blocco sovietico; una sostanziosa area lungo il confine tra le due Germanie, e il confine tra Germania Ovest e Cecoslovacchia erano sottoposte a restrizioni simili.

Le ubicazioni di molte delle città chiuse venivano scelte in base alle caratteristiche geografiche. Venivano spesso fondate in luoghi remoti nel profondo degli Urali e della Siberia, fuori dalla portata dei bombardieri nemici. Venivano costruite vicino a laghi e fiumi che venivano utilizzati per fornire grandi quantità di acqua, necessaria all'industria pesante e alla tecnologia nucleare. Gli insediamenti civili preesistenti nelle vicinanze venivano spesso usati come fonte di lavoro per le costruzioni. Anche se la chiusura delle città aveva origine come misura strettamente temporanea, che doveva normalizzarsi con circostanze più favorevoli, nella pratica le città chiuse fecero vita a sé stante e divennero una peculiare caratteristica istituzionale del sistema sovietico.[1]

Gli spostamenti da e verso le aree chiuse erano strettamente controllati. Agli stranieri era proibito entrarvi e i cittadini sovietici erano sottoposti a forti restrizioni. Essi necessitavano di permessi speciali per recarvisi o per andarsene, e a chiunque volesse stabilirvisi veniva richiesto di sottoporsi a verifica da parte dell'NKVD o delle agenzie che le succedettero. Il controllo dell'accesso ad alcune città chiuse era attuato in modo visibile circondandole con barriere di filo spinato pattugliate da guardie armate.

Le città chiuse oggi[modifica | modifica sorgente]

La politica di chiusura delle città subì grossi cambiamenti tra la fine degli anni 1980 e i primi anni 1990. Alcune città, come Perm', vennero aperte ben prima della caduta dell'Unione Sovietica; altre, come Kaliningrad e Vladivostok, rimasero chiuse fino al 1992. L'adozione di una nuova costituzione della Federazione Russa, nel 1993, portò a significative riforme nello status delle città chiuse, che vennero ribattezzate "formazioni amministrativo-territoriali chiuse" (o ZATO, secondo l'acronimo russo).

Russia[modifica | modifica sorgente]

Attualmente in Russia ci sono 42 città chiuse pubblicamente riconosciute, con una popolazione totale di circa 1,5 milioni di persone. Per tre quarti sono amministrate dal Ministero della Difesa della Federazione Russa, mentre le restanti sono amministrate dal'Agenzia Federale Russa per l'Energia Atomica, l'ex Ministero per l'Energia Atomica (Minatom).[2] Si ritiene esistano un'altra quindicina di città chiuse, ma i loro nomi e localizzazioni non sono stati resi noti al pubblico dal governo russo.[3]

Il numero delle città chiuse (note) in Russia è definito per decreto governativo (si vedano i collegamenti sottostanti). Queste comprendono:

Alcune di queste sono aperte agli investimenti stranieri, ma l'ingresso degli stranieri è comunque limitato a soggetti noti ed espressamente autorizzati. Un esempio di ciò è la Nuclear Cities Initiative (NCI), uno sforzo congiunto della National Nuclear Security Administration statunitense e del Minatom, che coinvolge in parte le città di Sarov, Snežinsk, e Železnogorsk.

Il numero di città chiuse è stato significativamente ridotto a partire dalla metà degli anni novanta. Ad ogni modo, a partire dal 30 ottobre 2001 gli accessi di stranieri sono stati formalmente vietati nelle città settentrionali di Noril'sk, Talnach, Kajerkan, Dudinka e Igarka, mentre gli accessi sono ammessi per i cittadini russi e bielorussi, (che sono, questi ultimi, per la situazione di rapporto politico con la Federazione Russa, temporaneamente considerati "non stranieri"). I cittadini russi (e bielorussi) che intendono visitare queste città necessitano comunque di un "permesso di viaggio", registrato e convalidato dai sistemi di sicurezza. La motivazione è legata al fatto che in questi territori vi sono risorse minerarie di notevole importanza e lo scopo è salvaguardarle da possibili ladri stranieri di queste.[senza fonte]

Kazakistan[modifica | modifica sorgente]

In Kazakistan esistono due città chiuse sotto amministrazione russa. Si tratta di Bajqońyr, una città costruita per servire il Cosmodromo di Baikonur, e Kurchatov nei pressi del Poligono Nucleare di Semipalatinsk.

Ucraina[modifica | modifica sorgente]

L'Ucraina possiede due città chiuse: il porto di Sebastopoli in Crimea e la città industriale di Dnipropetrovsk. Le limitazioni ai viaggi vennero tolte a metà degli anni 1990.

Estonia[modifica | modifica sorgente]

Esistevano due città chiuse in Estonia: Sillamäe e Paldiski. Come tutte le altre città industriali, la loro popolazione era in maggioranza di madrelingua russa. Sillamäe era il sito di un impianto chimico che produceva combustibile nucleare e materiali nucleari per le centrali nucleari sovietiche e per le fabbriche di armi. Sillamäe restò chiusa fino a quando l'Estonia non riottenne la sua indipendenza nel 1991. A Paldiski si trovava un centro di addestramento per i sottomarini nucleari della Marina Militare Sovietica, e la città restò chiusa fino al 1994, quando salpò l'ultima nave da guerra sovietica.

Argomenti correlati[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Victor Zaslavsky, "Ethnic group divided: social stratification and nationality policy in the Soviet Union", p. 224 in Peter Joseph Potichnyj, The Soviet Union: Party and Society, Cambridge University Press, 1988. ISBN 0-521-34460-3
  2. ^ Nadezhda Kutepova & Olga Tsepilova, "A short history of the ZATO", p. 148-149 in Cultures of Contamination, Volume 14: Legacies of Pollution in Russia and the US (Research in Social Problems and Public Policy), ed. Michael Edelstein, Maria Tysiachniouk, Lyudmila V. Smirnova. JAI Press, 2007. ISBN 0-7623-1371-4
  3. ^ Greg Kaser, "Motivation and Redirection: Rationale and Achievements in the Russian Closed Nuclear Cities", p. 3 in Countering Nuclear and Radiological Terrorism, ed. David J. Diamond, Samuel Apikyan, Greg Kaser. Springer, 2006. ISBN 1-4020-4897-1

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