Aokigahara

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Coordinate: 35°28′12″N 138°37′11″E / 35.47°N 138.619722°E35.47; 138.619722

La foresta Aokigahara e il Lago Sai, visto dal Koyodai nel 1995.
Aokigahara nel 2008.

Aokigahara (青木ヶ原?) conosciuta anche col nome di Jukai (樹海? letteralmente “Mare di alberi”) è una foresta di 35 km² situata alla base nord-occidentale del Monte Fuji in Giappone[1]. La foresta è composta in gran parte da rocce laviche, caverne di ghiaccio, fitti alberi e arbusti[2], che frenando l'azione del vento rendono la foresta particolarmente silenziosa[3].

La foresta è conosciuta in Giappone e nel resto del mondo soprattutto per essere luogo di numerosi suicidi[2], 54 commessi nel solo 2010[4], nonostante numerosi cartelli, in giapponese e in inglese, invitino le persone a riconsiderare le loro azioni[1][5].

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Aokigahara si estende per circa 3000 ettari ai piedi della più alta montagna del Giappone, formatasi dopo l'eruzione del Monte Nagaoyama, un vulcano parassita del Fuji nell'anno 864. Il flusso di lava ha creato un terreno cavernoso caratterizzato da una fitta vegetazione, costituita principalmente da boschi di conifere come la Tsuga sieboldii e cipressi, alberi decidui come la quercia giapponese (Quercus crispula) e numerosi arbusti come il fiore della neve giapponese[6]. Essa appare all'occhio del visitatore quasi inaccessibile, dando la percezione a coloro che si addentrano nei suoi sentieri di non trovare più la via d'uscita. Questo ha reso il luogo molto popolare per le persone determinate a porre fine alla loro vita in solitudine. Nonostante questo la foresta è meta gradita di escursionisti, ciclisti e amanti dell'avventura[1]. Questi visitatori, con l'intenzione di ritrovare la strada del ritorno, segnano il loro percorso con del nastro adesivo, situazione poco gradita ai vari rangers che si occupano della protezione del parco. Infatti la foresta è per buona parte designata come zona protetta, dove è fatto divieto danneggiare la vegetazione[7].

Suicidi[modifica | modifica sorgente]

La foresta è il luogo con il più alto tasso di suicidi in Giappone, e il secondo al mondo dopo il Golden Gate Bridge a San Francisco, negli Stati Uniti[1][8][9]. Le statistiche variano di anno in anno, ma è documentato il fatto che partendo dal 1950, si siano verificati circa 30 suicidi all'anno[2].

Nel 2002, 78 corpi sono stati ritrovati all'interno della foresta, superando il precedente record di 74 nel 1998[3]. Nel 2003, il tasso è salito a 100, e negli ultimi anni, il governo locale ha smesso di far conoscere i numeri nel tentativo di non danneggiare l'immagine di Aokigahara associandola al suicidio[10]. Nel 2004, 108 persone si sono uccise nella foresta. Nel 2010, 247 persone hanno tentato il suicidio nella foresta, 54 dei quali hanno compiuto l'atto[4]. Le statistiche indicano l'aumento dei suicidi nel mese di marzo, la fine dell'anno fiscale in Giappone, riconducendo la maggior parte dei gesti estremi a ragioni economiche[11]. A partire dal 2011, i mezzi più usati per togliersi la vita nella foresta sono l'impiccagione e l'overdose da farmaci[4]. L'alto tasso di suicidi ha portato i funzionari a posizionare dei cartelli nella foresta, in giapponese e in inglese, invitando coloro che si sono recati all'interno per suicidarsi a chiedere aiuto a degli specialisti. Dal 1970, si è costituita una speciale ronda, composta da ufficiali di polizia, volontari e giornalisti addetta alla ricerca e alla rimozione dei corpi[1][12][13][14].

Il luogo deve la sua popolarità al romanzo del 1960 Nami no Tō (波の塔?) di Seichō Matsumoto[15] che narra le vicende di due amanti che finiscono entrambi suicidi nella foresta. Tuttavia i suicidi sembra siano cominciati già prima rispetto alla data di pubblicazione del romanzo[2], col nome di Aokigahara associato ai suicidi già dal XIX secolo[1], quando gli ubasute (letteralmente "abbandono di una donna anziana") andavano a morire nella foresta, trasformandosi in yurei ("spiriti arrabbiati") che ancora si dice infestino la foresta[10].

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f Aokigahara, la foresta dei suicidi, ditadifulmine.net. URL consultato il 10 ottobre 2012.
  2. ^ a b c d Giappone/ La foresta dei suicidi, affariitaliani.libero.com. URL consultato il 9 ottobre 2012.
  3. ^ a b (EN) The Suicide Woods of Mt. Fuji, japanzine.jp. URL consultato il 9 ottobre 2012.
  4. ^ a b c (EN) Inside Japan's 'Suicide Forest', japantimes.co.jp. URL consultato il 9 ottobre 2012.
  5. ^ (EN) The suicide forest of Japan: Mount Fuji beauty spot where up to 100 bodies are found every year, dailymail.co.uk. URL consultato il 9 ottobre 2012.
  6. ^ (EN) About Mount Fuji - Attractiveness, fujiyama-navi.jp. URL consultato il 14 marzo 2014.
  7. ^ (EN) Intruders tangle 'suicide forest' with tape, asashi.com. URL consultato il 9 ottobre 2012.
  8. ^ (EN) Exiting Early, The Wall Street Journal. URL consultato il 9 ottobre 2012.
  9. ^ (EN) Book Review: Cliffs of Despair A Journey to Suicide's Edge, monstersandcritics.com. URL consultato il 9 ottobre 2012.
  10. ^ a b (EN) SUICIDE FOREST, studio360.org. URL consultato il 9 ottobre 2012.
  11. ^ (EN) Desperate Japanese head to 'suicide forest', edition.cnn.com. URL consultato il 9 ottobre 2012.
  12. ^ (EN) Japan's harvest of death, independent.co.uk. URL consultato il 10 ottobre 2012.
  13. ^ (EN) Japan struggles with soaring death toll in Suicide Forest, The Telegraph. URL consultato il 10 ottobre 2012.
  14. ^ (EN) 'Suicide forest' helps skew Yamanashi's statistics, japantimes.co.jp. URL consultato il 10 ottobre 2012.
  15. ^ (JA) 波の塔〈下〉 (文春文庫) [文庫], amazon.co.jp. URL consultato il 10 ottobre 2012.

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