Aokigahara

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Coordinate: 35°28′12″N 138°37′11″E / 35.47°N 138.619722°E35.47; 138.619722

La fitta vegetazione della foresta di Aokigahara

Aokigahara (青木ヶ原?), conosciuta anche col nome di Jukai (樹海? letteralmente “Mare di alberi”), è una foresta di 35 km² situata alla base nord-occidentale del Monte Fuji in Giappone[1]. La foresta è composta in gran parte da rocce laviche, caverne di ghiaccio, fitti alberi e arbusti[2], che frenando l'azione del vento rendono la foresta particolarmente silenziosa[3].

La foresta è conosciuta in Giappone e nel resto del mondo soprattutto per essere luogo di numerosi suicidi[2], 54 commessi nel solo 2010[4], nonostante numerosi cartelli, in giapponese e in inglese, invitino le persone a riconsiderare le proprie intenzioni[1][5].

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Veduta aerea del lago Sai e di Aokigahara (in basso a sinistra)

Aokigahara si estende per circa 3000 ettari ai piedi del Monte Fuji, in Giappone, e si formò dopo l'eruzione del Monte Nagaoyama, un vulcano parassita del Fuji nell'anno 864. Il flusso di lava ha creato un terreno cavernoso caratterizzato da una fitta vegetazione, costituita principalmente da boschi di conifere come la Tsuga sieboldii e cipressi, alberi decidui come la quercia giapponese (Quercus crispula) e numerosi arbusti come il fiore della neve giapponese[6]. Essa appare all'occhio del visitatore quasi inaccessibile, dando la percezione a coloro che si addentrano nei suoi sentieri di non trovare più la via d'uscita. Questo ha reso il luogo molto popolare per le persone determinate a porre fine alla loro vita in solitudine. Nonostante questo, la foresta è meta gradita di escursionisti, ciclisti e amanti dell'avventura[1]. Questi visitatori, con l'intenzione di ritrovare la strada del ritorno, segnano il loro percorso con del nastro adesivo, tecnica poco gradita ai vari ranger che si occupano della protezione del parco. Infatti la foresta è per buona parte designata come zona protetta, dove è fatto divieto danneggiare la vegetazione[7].

Suicidi[modifica | modifica wikitesto]

Aokigahara nel 2012

La foresta è il luogo con il più alto tasso di suicidi in Giappone, e il secondo al mondo dopo il Golden Gate Bridge a San Francisco, negli Stati Uniti[1][8][9]. Le statistiche variano di anno in anno, ma è documentato il fatto che partendo dal 1950, si siano verificati circa 30 suicidi all'anno[2].

Nel 2002 78 corpi sono stati ritrovati all'interno della foresta, superando il precedente record di 74 nel 1998[3]. Nel 2003 il numero è salito a 105[10], e da allora il governo locale ha smesso di rendere note le statistiche nel tentativo di non danneggiare l'immagine di Aokigahara associandola al suicidio[11]. Nel 2004 108 persone si sono uccise nella foresta; nel 2010 247 persone hanno tentato il suicidio nella foresta, 54 dei quali hanno compiuto l'atto[4]. Le statistiche indicano l'aumento dei suicidi nel mese di marzo, la fine dell'anno fiscale in Giappone, riconducendo la maggior parte dei gesti estremi a ragioni economiche[12]. A partire dal 2011, i mezzi più usati per togliersi la vita nella foresta sono l'impiccagione e l'overdose da farmaci[4]. L'alto tasso di suicidi ha portato i funzionari a posizionare dei cartelli nella foresta, in giapponese e in inglese, invitando coloro che si sono recati all'interno per suicidarsi a chiedere aiuto a degli specialisti. Dal 1970 si è costituita una speciale ronda, composta da ufficiali di polizia, volontari e giornalisti, addetta alla ricerca e alla rimozione dei corpi[1][13][14][15].

Il luogo deve la sua popolarità al romanzo del 1960 Nami no tō (波の塔?) di Seichō Matsumoto[16] che narra le vicende di due amanti che finiscono entrambi suicidi nella foresta. Tuttavia i suicidi sembra siano cominciati già prima rispetto alla data di pubblicazione del romanzo[2], col nome di Aokigahara associato ai suicidi già dal XIX secolo[1], quando gli ubasute (letteralmente "abbandono di una donna anziana") andavano a morire nella foresta, trasformandosi in yūrei ("spiriti arrabbiati") che ancora si dice infestino l'area[11].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Aokigahara, la foresta dei suicidi in Dita di fulmine. URL consultato il 10 ottobre 2012 (archiviato dall'url originale il 13 aprile 2013).
  2. ^ a b c d Luigi Mondo e Stefania Del Principe, Giappone/ La foresta dei suicidi in Affaritaliani.it, 6 febbraio 2010. URL consultato il 9 ottobre 2012.
  3. ^ a b (EN) Zacj Davisson, The Suicide Woods of Mt. Fuji in Japanzine, 29 settembre 2006. URL consultato il 9 ottobre 2012.
  4. ^ a b c (EN) Rob Gilhooly, Inside Japan's 'Suicide Forest' in The Japan Times, 26 giugno 2011. URL consultato il 9 ottobre 2012.
  5. ^ Lyle Brennan, The suicide forest of Japan: Mount Fuji beauty spot where up to 100 bodies are found every year in Daily Mail, 9 aprile 2012. URL consultato il 9 ottobre 2012.
  6. ^ (EN) About Mount Fuji - Attractiveness, fujiyama-navi.jp. URL consultato il 14 marzo 2014.
  7. ^ (EN) Yuki Okado, Intruders tangle 'suicide forest' with tape in Asahi Shimbun, 5 marzo 2008. URL consultato il 9 ottobre 2012 (archiviato dall'url originale il 6 maggio 2008).
  8. ^ (EN) Thomas Meany, Exiting Early in The Wall Street Journal, 15 aprile 2006. URL consultato il 9 ottobre 2012.
  9. ^ (EN) Sandy Amazeen, Book Review: Cliffs of Despair A Journey to Suicide's Edge in Monsters&Critics. URL consultato il 9 ottobre 2012.
  10. ^ (EN) Aokigahara Forest (青木ヶ原), Aokigaharaforest.com. URL consultato il 10 settembre 2014.
  11. ^ a b (EN) SUICIDE FOREST, studio360.org. URL consultato il 9 ottobre 2012.
  12. ^ (EN) Kyung Lah, Desperate Japanese head to 'suicide forest' in CNN, 20 marzo 2009. URL consultato il 9 ottobre 2012.
  13. ^ (EN) Japan's harvest of death in The Independent, 24 ottobre 2000. URL consultato il 10 ottobre 2012.
  14. ^ (EN) Peter Hadfield, Japan struggles with soaring death toll in Suicide Forest in The Telegraph, 5 novembre 2000. URL consultato il 10 ottobre 2012.
  15. ^ (EN) 'Suicide forest' helps skew Yamanashi's statistics in The Japan Times, 9 maggio 2012. URL consultato il 10 ottobre 2012.
  16. ^ (JA) 波の塔〈下〉 (文春文庫) [文庫], amazon.co.jp. URL consultato il 10 ottobre 2012.

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