Akechi Mitsuhide

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Mitsuhide Akechi

Mitsuhide Akechi, (明智 光秀?) (1526luglio 1582), è stato un generale giapponese.

Fu uno dei generali al servizio del daimyō Oda Nobunaga, il suo tradimento ne causò la morte.

L'ascesa[modifica | modifica sorgente]

Nacque nella provincia di Mino, fu un amante della poesia e del Cha no yu[1]. Compì le sue prime imprese militari al servizio di Ashikaga Yoshiaki e Asakura Yoshikage. Mitsuhide iniziò a servire Oda Nobunaga nel 1566 dopo la conquista da parte di quest'ultimo della provincia di Mino; nel 1571, in qualità di suo vassallo, ricevette in feudo il territorio di Sakamoto (con rendite pari a 100.000 koku)[2]. Ben presto divenne uno dei più fidati uomini di Nobunaga e ricevette l'incarico di pacificare la regione di Tamba e porla sotto al controllo del suo signore; le sue campagne militari contro i clan locali ebbero successo e una volta conquistato il territorio ricevette come ricompensa il castello di Kamiyama situato proprio in quella regione e divenne il governatore della provincia di Hyūga[1].

Il tradimento[modifica | modifica sorgente]

Nel 1579 conquistò il castello di Yakami appartenente a Hatano Hideharu e negoziò con lui i termini per la pacificazione, tuttavia Nobunaga disattese gli accordi presi dal suo vassalo e fece giustiziare Hideharu. Questo gesto fu avvertito come una grave offesa dal clan Hatano che si vendicò nei confronti di Akechi Mitsuhide uccidendone la madre che era stata inviata come ostaggio durante le trattative[3]. Questo fu probabilmente uno dei motivi che portarono al tradimento nei confronti di Oda Nobunaga. Il 21 giugno 1582 Nobunaga si rifugiò nell'Honnō-ji, un tempio di Kyoto, per sfuggire al tentativo di colpo di stato di Akechi Mitsuhide e quest'ultimo appiccò le fiamme all'edificio. Non si sa con certezza se Nobunaga morì a causa dell'incendio o se fece in tempo a compiere seppuku prima di essere sopraffatto dal fuoco[4]. Quando si diffuse la notizia della morte di Oda Nobunaga, Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu radunarono i propri eserciti ed entrambi si misero all'inseguimento di Mitsuhide con l'intento dichiarato di vendicare Nobunaga ma in realtà con lo scopo di diventarne il successore. Hideyoshi fu il primo a trovarlo e lo sconfisse nella battaglia di Yamazaki durante la quale il traditore di Nobunaga fu ucciso[5]. Per le circostanze della sua morte venne soprannominato Jūsan-kobū (it: Shogun dei tredici giorni)[1].

Riferimenti nella Cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Il personaggio di Akechi Mitsuhide, per la sua figura ambigua e difficilmente collocabile, è stato più volte citato all'interno di opere narrative, cinematografiche e in alcuni videogiochi.

Una delle rappresentazioni più note lo vede come uno dei protagonisti della saga videoludica Samurai Warriors. Nel corso dei vari titoli viene analizzato il suo profilo psicologico, diviso tra i suoi doveri di samurai e la conseguente fedeltà al suo signore e i propri ideali di pace e giustizia. Il tradimento, secondo gli sceneggiatori, fu dovuto alla perdita di fiducia da parte di Mitsuhide nei confronti di Oda Nobunaga, di cui aveva preso a deprecare i metodi sanguinari con i quali portava avanti la sua causa. Inoltre è comparso come personaggio rilevante nei videogiochi: Pokèmon + Nobunaga's Ambition e Devil Kings.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c (EN) Louis Frédéric, Japan encyclopedia, tradotto da Käthe Roth, Harvard University Press Reference Library, pag. 18. ISBN 0674017536.
  2. ^ (EN) Philip Nicoloff, Sacred Kōyasan: a pilgrimage to the mountain temple of Saint Kōbō Daishi and the Great Sun Buddha, State University of New York Press, 2008, pag. 97. ISBN 0791472590.
  3. ^ (EN) Stephen Turnbull, The samurai tradition, Vol. II, Routledge, 2000, pag. 149. ISBN 1873410220.
  4. ^ (EN) Stephen Turnbull, Samurai Commanders (2): 1577-1638, illustrato da Richard Hook, Osprey Publishing, 2005, pag. 8. ISBN 1841767441.
  5. ^ (EN) Stephen Turnbull, The Samurai Swordsman: Master of War, Tuttle Publishing, 2008, pag. 50. ISBN 4805309563.

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