Mori Ranmaru

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Ranmaru Mori

Ranmaru Mori (156521 giugno 1582) , nato con il nome di Mori Nagasada, era il figlio di Mori Yoshinari della provincia di Mino. Era un membro del clan Mori, discendenti di Seiwa Genji.

Fin da piccolo fu affidato ad Oda Nobunaga, il quale, riconosciuto il suo talento ed onore, gli affidò importanti cariche. Ranmaru ed i suoi fratelli perirono nell'Incidente di Honnoji, difendendo il loro signore Nobunaga. Le ultime parole di Nobunaga furono: "Ran! Fa' in modo che non entrino!": il suo giovane seguace era riuscito ad incendiare il tempio di Honnō-ji, cosicché nessuno delle truppe del traditore Akechi Mitsuhide potesse entrare e reclamare la testa di Nobunaga. La devozione di Ranmaru è ricordata nella storia per il suo volere di commettere Seppuku e seguire il suo maestro perfino nella morte.

Il rapporto tra Nobunaga e Ranmaru era molto forte e, nella letteratura d'epoca, è spesso riferito che i due avessero una relazione sessuale, molto comune a quei tempi.

Mori Ranmaru nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Ranmaru è presente, come molte altre figure del Giappone Feudale, nella serie di videogiochi targata KOEI, Samurai Warriors, dove viene raffigurato come un giovane di bellissimo aspetto, quasi femminile.

Voci correlat e[modifica | modifica wikitesto]