'Uday Saddam

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.

ʿUday Ṣaddām Hussein, in arabo: عدي صدام حسين, ʿUday Ṣaddām Ḥusayn al-Tikrītī, o semplicemente ʿUday (Tikrit, 18 giugno 1964Mossul, 22 luglio 2003), è stato un politico e giornalista iracheno.

Figlio maggiore dell'ex presidente iracheno Saddam Hussein e della sua prima moglie, Sayyida Talfa, che era inoltre sua cugina di primo grado, ʿUday Ṣaddām[1] è stato considerato per diversi anni il più probabile candidato alla successione di Saddam Hussein. Ha realizzato il quotidiano Babel (Babilonia) ed il canale radiofonico giovanile Voce dell'Iraq. È stato inoltre capo del Comitato Olimpico Iracheno e membro del parlamento.

Una vita difficile[modifica | modifica sorgente]

Nell'ottobre 1988, a un ricevimento in onore della moglie del presidente egiziano Hosni Mubarak, ʿUday percosse e accoltellò a morte uno dei servitori favoriti del padre, Kamel Hana Gegeo. Per punizione, Saddam lo fece imprigionare per breve tempo. A seguito di un intervento personale da parte di Re Hussein I di Giordania, Saddam rilasciò ʿUday, esiliandolo in Svizzera, e lo nominò assistente dell'ambasciatore iracheno in quel paese, ma tempo dopo ne fu espulso.

Il dittatore in seguito perdonò ʿUday, nominandolo capo del Comitato olimpico e successivamente, ponendolo al vertice di una delle sue numerose organizzazioni di sicurezza.

L'attentato[modifica | modifica sorgente]

Il 12 dicembre 1996 ʿUday rimase ferito in un attentato contro di lui. Colpito da otto proiettili mentre guidava, se la cavò con piccole conseguenze, ma un proiettile rimase conficcato nella colonna vertebrale. A seguito del tentativo di assassinio e della conseguente disabilità di ʿUday, Saddam diede maggiori poteri al fratello minore Quṣayy, nominandolo suo erede nel 2000.

Ultimatum e Seconda guerra del Golfo[modifica | modifica sorgente]

Il 17 marzo 2003 il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush dette a Saddam e ai suoi due figli un ultimatum di 48 ore per lasciare l'Iraq o affrontare la guerra. ʿUday rispose sarcasticamente invitando Bush e la sua famiglia a lasciare gli Stati Uniti.

Un reportage della ABC del 20 marzo 2003 mosse diverse accuse, tuttavia non provate, contro Uday. Ad esempio:

  • Come capo del comitato olimpico ʿUday avrebbe fatto imprigionare e torturare gli atleti che ne avrebbero deluso le aspettative.[2]
  • Un ex membro del ministero degli Esteri francese ha sostenuto che ʿUday e le sue guardie del corpo avrebbero fatto irruzione nella stanza d'albergo di una coppia francese, costringendola sotto la minaccia delle armi ad esibirsi in rapporti sessuali che vennero videoregistrati in modo che ʿUday potesse rivederli.
  • Latif Yahya, che aveva servito in passato come sosia di ʿUday ed attualmente vive in Occidente, ha sostenuto che ʿUday violentò numerose donne, tra cui una ballerina russa in visita in Iraq.
  • ʿUday avrebbe comperato o rubato 1200 automobili di lusso, tra cui una Rolls-Royce Corniche del valore di oltre 200.000 dollari. Si narra che ʿUday si presentò ad un seggio elettorale, durante un referendum sul regime del padre, a bordo di una Rolls-Royce rosa.
  • ʿUday avrebbe ucciso delle vittime gettandole dentro macchinari per la lavorazione del legname o in vasche piene di acido.
  • ʿUday faceva rapire dalla strada giovani ed attraenti donne irachene allo scopo di stuprarle.

Dopo la prima guerra del Golfo un corrispondente del New York Times verificò che uno degli strumenti di tortura nello scantinato della sede del Comitato olimpico era la cosiddetta "vergine di Norimberga"[3][4].

Si è eccepito sulla veridicità del reportage della ABC, e si è sostenuto che esso fosse uno dei non rari falsi giornalistici, gonfiati ad arte per colpire l'opinione pubblica statunitense al fine di screditare ulteriormente la figura di ʿUday e di demonizzare Saddam e i membri del clan al-Tikriti

ps: l'ipotesi del falso giornalistico è una ipotesi appunto, molto tendenziosa fral'altro e non suffragata da alcuna testimonianza o prova, e non merita pertanto di essere evidenziata!

Il 22 luglio 2003, forze della 101ª Divisione aviotrasportata e delle Forze speciali attaccano il posto dove avevano trovato rifugio i 2 fratelli.

La morte[modifica | modifica sorgente]

Il 22 luglio 2003 le truppe statunitensi della 101ª Divisione Aviotrasportata, grazie ad una "soffiata" e appoggiate dalle Forze Speciali della Task Force 20, uccisero ʿUday, il fratello minore Quṣayy e il figlio quattordicenne di quest'ultimo, durante un'incursione in una casa nella città settentrionale di Mossul.

Reazioni e commenti[modifica | modifica sorgente]

Secondo alcune fonti giornalistiche (tra cui la BBC e il New York Times), molti degli abitanti di Baghdad celebrarono la morte dei fratelli con raffiche di colpi in aria. Un corrispondente di Al-Jazeera definì la scomparsa dei fratelli un "crimine" eseguito a "sangue freddo".

Il 23 luglio 2003 il comando statunitense disse che due dei morti erano stati definitivamente identificati come i figli di Saddam Hussein grazie ai calchi dentari. Venne inoltre annunciato che l'informatore, forse il proprietario della casa, avrebbe ricevuto i 30 milioni di dollari messi come taglia sulla coppia. Il 24 luglio 2003 vennero pubblicate le foto dei cadaveri dei due fratelli[5]. La pubblicazione delle foto diede adito a polemiche.

Sepoltura[modifica | modifica sorgente]

‘Uday è stato sepolto in un cimitero della zona di Tikrit, accanto a Quṣayy e Muṣṭafā, figlio di Quṣayy: lo stesso posto dove ora riposano anche le spoglie del Presidente Saddam Hussein. ʿUday era l'asso di cuori nel famoso mazzo di carte dei ricercati del regime di Saddam.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ In Iraq, proprio come in Egitto o in Libia tra gli altri, al nome proprio (in questo caso ʿUday) segue il nome proprio del padre (in questo caso Ṣaddām, per il quale il nome Hussein (in realtà Ḥusayn) non era un cognome ma il nome proprio del padre, quindi del nonno di ʿUday).
  2. ^ Il reportage citava fonti giornalistiche per le quali i torturatori flagellarono e picchiarono le piante dei piedi dei giocatori della nazionale di calcio; secondo altri, i calciatori furono costretti a "giocare" a piedi nudi con una palla di pietra.
  3. ^ Iron Maiden Found in Uday Hussein's Playground - TIME
  4. ^ Secondo la descrizione era alto due metri, largo 90 centimetri e profondo abbastanza da ospitare un uomo adulto, chiaramente usurato, i suoi chiodi di ferro avevano perso (abbastanza inverosimilmente) la loro acuminatezza. Giaceva su un lato a portata di vista dagli uffici di ʿUday al primo piano dell'associazione calcio. Ironicamente, lo strumento di tortura venne portato all'attenzione di TIME da un gruppo di saccheggiatori che stava spogliando lo stabile di tutte le cose di valore. Essi avevano lasciato lì la "Vergine di Norimberga" ritenendola priva di valore."
  5. ^ Il comando militare statunitense dichiarò di aver permesso la pubblicazione delle foto per combattere le voci diffuse in Iraq secondo cui i due sarebbero stati ancora vivi e l'intero episodio della loro morte sarebbe stato un falso.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 37988374

biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie