Vladimir Vladimirovič Majakovskij

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« Vogliamo che la parola esploda nel discorso come una mina e urli come il dolore di una ferita e sghignazzi come un urrà di vittoria.[1] »
Vladimir Majakovskij
Firma di Majakovskij

Vladimir Vladimirovič Majakovskij (in russo: Владимир Владимирович Маяковский? Ascolta[?·info]; Bagdati, 7 luglio 1893Mosca, 14 aprile 1930) è stato un poeta e drammaturgo sovietico, cantore della rivoluzione d'Ottobre e maggior interprete del nuovo corso intrapreso dalla cultura russa post-rivoluzionaria.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Bagdati (dal 1940 al 1990 chiamata "Majakovskij") in Georgia nel 1893, figlio di un guardaboschi, orfano di padre a soli sette anni, ebbe un'infanzia difficile e ribelle. A tredici anni si trasferì a Mosca con la madre e le sorelle. Studiò al ginnasio fino al 1908, quando si dedicò all'attività rivoluzionaria. Aderì al Partito Operaio Socialdemocratico Russo e venne per tre volte arrestato e poi rilasciato dalla polizia zarista. L'artista racconta del terzo arresto nel saggio autobiografico Ja sam (Io da solo). In carcere cominciò anche a scrivere poesie su un quaderno che andò perduto.

Nel 1911 si iscrisse all'Accademia di Pittura, Scultura e Architettura di Mosca dove incontrò David Burljuk, che, entusiasmatosi per i suoi versi, gli propose 50 copechi al giorno per scrivere.

Nel maggio del 1913 fu pubblicata la sua prima raccolta di poesie Ja! (Io!) in trecento copie litografate. Tra il 2 e il 4 dicembre l'omonima opera teatrale, dove Majakovskij lanciava la famosa equazione "futurismo=rivoluzione", fu rappresentata in un piccolo teatro di Pietroburgo.

Aderì al cubofuturismo russo, firmando nel 1912 insieme ad altri artisti (Burljuk, Kamenskij, Kručёnych, Chlebnikov) il manifesto Schiaffo al gusto del pubblico «dove veniva dichiarato il più completo distacco dalle formule poetiche del passato, la volontà di una rivoluzione lessicale e sintattica, l’assoluta libertà nell’uso dei caratteri tipografici, formati, carte da stampa, impaginazioni.»[2] Nel 1915 pubblicò Oblako v stanach (La nuvola in calzoni) e l'anno successivo Flejta-pozvonočnik (Flauto di vertebre).

Ben presto mise la sua arte, così ricca di pathos, al servizio della rivoluzione bolscevica, sostenendo la necessità d'una propaganda che attraverso la poesia divenisse espressione immediata della rivoluzione in atto, in quanto capovolgimento dei valori sentimentali ed ideologici del passato.

Fin dagli esordi della nuova avanguardia futurista, si batté contro il cosiddetto "vecchiume", ovvero l'arte e la letteratura del passato, proponendo al contrario testi letterari concepiti con un forte senso finalistico (la poesia non aveva senso per lui senza una finalità precisa ed un pubblico definito), e con rivoluzionarie scelte stilistiche esposte nel suo scritto Come far versi del 1926.

Insieme ad altri fondò il giornale Iskusstvo Kommuny, organizzò discussioni e letture di versi nelle fabbriche e nelle officine, al punto che alcuni quartieri operai formarono addirittura gruppi "comunisti-futuristi". I suoi tentativi, però, trovarono opposizioni e censure da parte prima del regime zarista e poi della dittatura staliniana.

In un primo periodo egli lavorò alla ROSTA, agenzia pubblica delle comunicazioni, e quindi fondò il LEF (Levyi Front Iskusstva, "Fronte di Sinistra delle Arti") nel 1922 che secondo Majakovskij aveva il compito di «...unificare il fronte per minare il vecchiume, per andare alla conquista di una nuova cultura [...] Il Lef agiterà con la nostra arte le masse, attingendo da loro la loro forza organizzativa. Il LEF combatterà per un'arte che sia costruzione della vita.»[3]

Nel maggio del 1925 partì alla volta dell'America, che raggiungerà nel luglio dello stesso anno per trattenervisi circa tre mesi annotando versi e impressioni su un taccuino. Tornato in URSS pubblicò 22 poesie del cosiddetto Ciclo americano su alcune riviste e giornali nel periodo compreso tra il dicembre del 1925 e il gennaio 1926 e gli scritti in prosa nel 1926 con il titolo di La mia scoperta dell'America.

Da questi scritti l'atteggiamento di Majakovskij nei confronti degli Stati Uniti appare contraddittorio, passa infatti a momenti di entusiasmo e attrazione ad altri di rabbia per le condizioni di semischiavitù degli operai delle fabbriche.[4]

Con il poema, 150.000.000, in cui «i versi sono le parole d'ordine, i comizi, le grida della folla... l'azione è il movimento della folla, l'urto delle classi, la lotta delle idee...»[5], e con il dramma, Mistero buffo Majakovskij descrisse quanto di grande e di comico ci fosse nella rivoluzione.

In questa luce vanno considerate le opere di Majakovskij, dai poemi di propaganda proletaria come Bene! e Lenin, alle commedie come La cimice e Il bagno, espressioni critiche del mondo piccolo-borghese e dei problemi della realtà quotidiana.

L'ultima opera di Majakovskij, uno dei punti più alti della sua poesia, è il prologo di un poema incompiuto, A piena voce, del 1930, che potrebbe quasi dirsi il suo testamento spirituale.

Lilja Brik e Majakovskij

Sovente Majakovskij è stato considerato per antonomasia il poeta della Rivoluzione: tra le tantissime voci poetiche che la Russia seppe regalare alla cultura mondiale nei primi decenni del Novecento, quella di Majakovskij è stata spesso vista come la più allineata, la più rispondente ai dettami del regime sovietico.

Majakovskij decise di interrompere violentemente la sua esistenza, con un colpo di pistola al cuore, il 14 aprile del 1930. I motivi che lo condussero al suicidio, non ancora del tutto chiarito[6], furono «la campagna condotta contro di lui dalla critica di partito, le delusioni politiche e motivi amorosi...»[7] quali la passione per la giovanissima attrice (22 anni) Veronica Polonskaja, sua amante, che rifiutò di divorziare dal marito per sposare il poeta poiché « Veronika capiva perfettamente che accanto a Lili Brik non poteva esserci nessuna esistenza comune tra lei e Majakovskij» [8] [9]

Nella sua lettera di commiato scrisse: «A tutti. Se muoio, non incolpate nessuno. E, per favore, niente pettegolezzi.[10] Il defunto non li poteva sopportare. Mamma, sorelle, compagni, perdonatemi. Non è una soluzione (non la consiglio a nessuno), ma io non ho altra scelta. Lilja, amami. Compagno governo, la mia famiglia è Lilja Brik, la mamma, le mie sorelle e Veronika Vitol'dovna Polonskaja. Se farai in modo che abbiano un'esistenza decorosa, ti ringrazio. [...] Come si dice, l'incidente è chiuso. La barca dell'amore si è spezzata contro il quotidiano. La vita e io siamo pari. Inutile elencare offese, dolori, torti reciproci. Voi che restate siate felici».[11]

Con la sua morte si chiude l'utopia civile di "una generazione che ha dissipato i suoi poeti".[12]

La vita e la poesia di Majakosvskij hanno ispirato vari artisti nel campo della musica e del cinema.[13]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

  • Vladimir Maiakovki (1913, titolo dato per errore dalla censura, secondo l'autore doveva essere La ferrovia o L'insurrezione delle cose)
  • Mistero buffo (1918 e 1921)
  • E che ne direste se?... (1920)
  • Operetta teatrale sui popy i quali non comprendono che cos'è una festa (1921)
  • Vari modi di trascorrere il tempo festeggiando le feste (1922)
  • Il campionato della lotta mondiale di classe (1935, ma scritto nel 1920)
  • L'impresa di ieri (1939, ma scritto nel 1921)
  • Radio-Ottobre (1926, in collaborazione con Osip Brik)
  • La cimice (1928)
  • Il bagno (1929)
  • Mosca arde (1930)

Cinescenari[modifica | modifica wikitesto]

  • Ragazzi (1926)
  • L'elefante e il fiammifero (1926)
  • Il cuore del cinema, ovvero il cuore dello schermo (1926)
  • L'amore di Sckafoloubov, ovvero due epoche, ovvero un cicisbeo da museo (1926)
  • Dekabriuchov e Oktiabriuchov (1926)
  • Come state? (1926)
  • Storia di un revolver (1928)
  • Il compagno Kopytko, ovvero via il grasso! (1936, ma scritto nel 1927)
  • Dimentica il caminetto (1936, ma scritto nel 1927)

Poemi[modifica | modifica wikitesto]

  • La nuvola in pantaloni (1915)
  • Il flauto di vertebre (1916)
  • Guerra e universo (1917)
  • Uomo (1918)
  • 150.000.000 (1921)
  • Amo (1922)
  • La quarta internazionale (1922)
  • La quinta internazionale (1922)
  • Di questo (1923)
  • Agli operai di Kursk che hanno estratto il primo minerale (1923)
  • Vladimir Lenin (1925)
  • Il proletario volante (1925)
  • Bene! (1927)
  • A piena voce (1930)

Ha inoltre scritto 534 poesie (dal 1912 al 1930), 79 prose, e 39 articoli e interventi[14]

In traduzione italiana[modifica | modifica wikitesto]

  • Lenin, a cura di Pietro Zveteremich, Einaudi, Torino 1946
  • Il fiore del verso russo, a cura di Renato Poggioli, Einaudi, Torino 1949; Mondadori, Milano 1961
  • Poesia russa del Novecento, a cura di Angelo Maria Ripellino, Guanda, Parma 1954; Feltrinelli, Milano 1960
  • Opere, 4 voll., a cura di Ignazio Ambrogio, traduzioni di Ignazio Ambrogio, Giovanni Crino, Mario De Micheli, Giovanni Ketoff, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Roma, Editori Riuniti, 1958; in 8 voll., 1972; 1980
  • Come far versi, trad. di Ignazio Ambrogio e Giovanni Crino, Editori Riuniti, Roma 1961; prefazione di Franco Cordelli, 1993
  • Poemi, a cura di Ignazio Ambrogio, 1963
  • Lenin, a cura di Angelo Maria Ripellino, Einaudi, Torino 1967
  • Opere scelte, a cura di Mario De Micheli, Feltrinelli, Milano 1967
  • Poesia e rivoluzione, a cura di Ignazio Ambrogio, Editori Riuniti, Roma 1968
  • Lettere d'amore a Lilja Brik, traduzione di Laura Boffa, introduzione di Giansiro Ferrata, Sugar, Milano 1969; Mondadori, Milano 1972
  • Poeti russi nella rivoluzione, a cura di Bruno Carnevali, Newton Compton, Roma 1971
  • Poesie, a cura di Serena Vitale, Garzanti, Milano 1972
  • Poesie, a cura di Maria Roncali Doria, Newton Compton, Roma 1975
  • Per conoscere Majakovskij, a cura di Giovanni Buttafava, Mondadori, Milano 1977
  • L'amore è il cuore di tutte le cose. Lettere 1915-1930, a cura di Bengt Jangfeldt, trad. di Serena Prina, Mondadori, Milano 1985; Neri Pozza, Vicenza 2005
  • A piena voce. Poesie e poemi, a cura di Giovanna Spendel, Mondadori, Milano 1991
  • La mia scoperta dell'America, a cura di Cristina d'Audino, Passigli, Firenze 1991
  • La nuvola in calzoni, a cura di Remo Faccani, Marsilio, Venezia 1992
  • Cinema e cinema, a cura di Alessandro Bruciamonti, Stampa alternativa, Roma 1993; Nuovi equilibri, Viterbo, 2006
  • La nuvola in pantaloni, traduzione di Marija Achmatova e Giuseppe D'Ambrosio Angelillo, Acquaviva, Acquaviva delle Fonti, 1993
  • Le più belle poesie di Vladimir Majakovskij, a cura di Paolo Galvagni, introduzione di Oleg Smola, Crocetti, Milano 1994
  • La leggenda di cinelandia (con Lilja Brik), a cura di Gianni Toti, Fahrenheit 451, Roma 1994
  • 18 canti di libertà, Mondadori, Milano 1996
  • America, a cura di Fernanda Lepre e Stefano Trocini, Voland, Roma 1997
  • Compagno governo. Gli scritti politici, a cura di Gabriele Mazzitelli, Ponte alle Grazie, Milano 1998
  • Il flauto di vertebre. Prime poesie, 1912-1916, a cura di Bruno Carnevali, Passigli, Firenze 1999
  • Ti bacio una due tre volte. Lettere 1915-1917 (con Elsa Triolet), a cura di Chiara Travi, prefazione di Bengt Jangfeldt, Archinto, Milano 2000
  • Vladimir Majakovskij, prefazione di Tullio De Mauro, a cura di Guglielmo Ruiu, Editori Riuniti, Roma 2002
  • Per la voce, traduzione di Massimo Baraldi, Gallino, Milano 2002; La vita felice, Milano 2009
  • La nuvola in calzoni, a cura di Ferruccio Martinetto, Clinamen, Firenze 2003
  • Poesie, a cura di Giovanna Spendel, prefazione di Vittorio Strada, Corriere della sera, Milano 2004
  • Trame urbane, a cura di Paolo Galvagni, L'Obliquo, Brescia 2004
  • Il cavallino di fuoco, trad. Gabriella Schiaffino e Antonio Porta, Nugae, Genova 2006
  • Come far versi?, traduzione di Marija Antipova, Acquaviva, Acquaviva delle Fonti 2008
  • Mistero buffo, traduzione di Marija Antipova, Acquaviva, Acquaviva delle Fonti 2008
  • Poesie, a cura di Guido Carpi, introduzione di Stefano Garzonio, BUR, Milano 2008
  • Di questo, a cura di Anna Omodei Zorini, Passigli, Firenze 2009
  • La nuvola con le braghe, a cura di Piero Marelli, La vita felice, Milano 2010
  • Di cento soli arde il tramonto, a cura di Aldo Nove, Corriere della sera, Milano 2012
  • Ode alla Rivoluzione. Poesie 1917-1923, a cura di Bruno Carnevali, Passigli, Firenze 2012
  • Poesie d'amore e di rivoluzione, a cura di Ilaria Pittiglio, Red Star, Roma 2012

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ignazio Ambrogio, Majakovskij, Editori riuniti, 1976, p. 32.
  2. ^ Accademia Ars Antiqua
  3. ^ Gian Piero Piretto, Il radioso avvenire: mitologie culturali sovietiche, G. Einaudi, Torino, 2001, p. 7.
  4. ^ V. V. Majakovskij, America, Voland, Roma, 2004
  5. ^ Ettore Lo Gatto, Profilo della letteratura russa dalle origini a Solženicyn: momenti, figure e opere, A. Mondadori, Milano, 1975 p. 410
  6. ^ Ippolito Luigi, Majakovskij: la rivoluzione inchiodata nel cuore, Corriere della Sera, 31 maggio 2004, p. 23
  7. ^ Enciclopedia Treccani alla voce corrispondente
  8. ^ La Repubblica, 22 maggio 1987
  9. ^ Il poeta condivideva l'amore per Lilja Brik con il marito di questa, Osip Brik, che non vi si opponeva alla relazione.
  10. ^ Quasi le stesse parole nella lettera lasciata dal suicida Cesare Pavese nel 1950: «Perdono a tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.»
  11. ^ Vladimir Majakovskij, Poesie, Intr. Stefano Garzonio, Bur, Milano, 2008
  12. ^ Così nel titolo dell'opera di Roman Jakobson: Una generazione che ha dissipato i suoi poeti. Il problema Majakovskij (a cura di V. Strada, editore SE, 2004).
  13. ^ - Il cantautore italiano Rino Gaetano, ha composto opere teatrali (mai andate in scena) ispirate al poeta Majakovskij
    - Al poeta è stata dedicata la canzone Majakovskij de Il Teatro degli Orrori contenuta nell'album A Sangue Freddo dove viene recitata la poesia "all'amato se stesso dedica queste righe l'autore".
    - Fabrizio De André cita l'autore nel brano Un matto, tratto da Non al denaro, non all'amore né al cielo.
    - Anche Vinicio Capossela cita Majakovskij nel brano Moskavalza contenuto nell'album Ovunque Proteggi.
    - Il poeta è citato, assieme a Yukio Mishima, nella canzone Morire del gruppo emiliano CCCP Fedeli alla linea.
    - I primi versi della canzone Roco Roço Rosso dei CCCP Fedeli alla linea sono una citazione del poema Bene!
    - Viene citato nei film I cento passi, Prendimi l'anima e Berlinguer ti voglio bene. In quest'ultima pellicola dà il nome a un ipotetico centro sociale (Casa del popolo Majakovskij).
    - Il cantautore italiano Claudio Lolli cita indirettamente l'opera di Majakovskij "La mia scoperta dell'America" (resoconto di un viaggio compiuto negli Stati Uniti tra il luglio e l'ottobre del 1925), nel suo disco del 2006 intitolato, per l'appunto, "La scoperta dell'America" (la cui prima traccia, si intitola "(Il grande poeta russo) Majakovskij alla scoperta dell'America").
  14. ^ Tanti ne raccolgono i volumi dell'ed. delle opere a cura di Ignazio Ambrogio.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Majakovskij, a cura di Ignazio Ambrogio, Nuova Accademia, Milano 1965
  • Viktor Šklovskij, Majakovskij, traduzione di Maria Olsufieva, Il saggiatore, Milano 1967
  • Angelo Maria Ripellino, Majakovskij e il teatro russo d'avanguardia, Einaudi, Torino 1974
  • Roman Jakobson, Una generazione che ha dissipato i suoi poeti, Einaudi, Torino 1975
  • Vasilij Abgarovič Katanjan, Vita di Majakovskij, Editori Riuniti, Roma 1978
  • Ann e Samuel Charters, Majakovskij e Lili Brik. Una storia d'amore, Dall'Oglio, Milano 1980
  • Rossana Platone, Vladimir Majakovskij, La nuova Italia, Firenze 1984
  • Veronika Polonskaja, Il mio Majakovskij. Memorie di un anno (1929-1930), Passigli, Firenze 1988
  • Lilja e le altre. Majakovskij nei ricordi delle donne che lo hanno amato, a cura di Julia Dobrovolskaja, La tartaruga, Milano 1996
  • Serena Vitale, Il defunto odiava i pettegolezzi, Adelphi, Milano 2015

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