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Summa Theologiae

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Disambiguazione – Se stai cercando l'opera del francescano spagnolo Francesc Eiximenis (1330-1460), vedi Summa Theologica (Eiximenis).
Summa Theologiae
Altri titoliSumma Theologica, Somma teologica
Frontespizio dell'edizione del 1596
AutoreTommaso d'Aquino
1ª ed. originale1265-1273
Generetrattato
Sottogenereteologia cristiana
Lingua originalelatino

La Somma teologica, frequentemente chiamata anche col titolo originale Summa Theologiae, è la più famosa delle opere di Tommaso d'Aquino. Fu scritta negli ultimi anni di vita dell'autore 12651274; la terza e ultima parte rimase incompiuta. È il trattato più famoso della teologia medioevale e la sua influenza sulla filosofia e sulla teologia posteriore, soprattutto nel cattolicesimo, è incalcolabile.

Concepita come un manuale per lo studio della teologia più che come opera apologetica di polemica contro i non cattolici, nella struttura dei suoi articoli è un'esemplificazione tipica dello stile intellettuale della scolastica. Deriva da un'opera anteriore, la Summa contra Gentiles, più marcatamente apologetica.

Tommaso la scrive tenendo presenti le fonti propriamente religiose, cioè la Bibbia e i dogmi della Chiesa cattolica, ma anche le opere di alcuni autori dell'antichità: Aristotele è l'autorità massima in campo filosofico, e sant'Agostino d'Ippona in campo teologico. Sono citati frequentemente anche Pietro Lombardo, teologo e autore del manuale usato all'epoca, gli scritti del V secolo di Pseudo-Dionigi l'Areopagita, Avicenna e Mosè Maimonide, studioso giudeo non molto anteriore a Tommaso, del quale egli ammirava l'applicazione del metodo investigativo. Sono citati anche testi liturgici, quidam difficili da identificare, i cui insegnamenti circolavano nel XIII secolo, nonché concili, disposizioni ecclesiastiche e fonti del diritto canonico.

Altre opere con titolo analogo sono state scritte anche da altri autori della Scolastica, ad esempio Alessandro di Hales con la Summa theologica (anche Summa Halensis, Summa Fratris Alexandri o Summa universae theologiae),[1] Alberto Magno con la Summa theologiae sive de mirabili scientia dei[2] o Guglielmo Durando di San Porciano.[3]

Tommaso realizzò anche il Compendium Theologiae, una sintesi della Summa rivolta a coloro che non erano studenti universitari di teologia.

Struttura dell'opera

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Scritta in latino, la Summa è costituita da articoli che hanno tutti la stessa struttura: una serie di questioni circa il tema trattato, formulate come domande; a ogni questione si enunciano anzitutto gli argomenti od osservazioni che sono contro la tesi proposta (videtur quod, "sembra che"), poi un argomento decisivo a favore (sed contra, "ma al contrario"), poi nel corpo principale si sviluppa la risposta alla questione (respondeo, "rispondo") e infine si contestano, se necessario, una a una le obiezioni iniziali e a volte lo stesso sed contra.

Pagina della Summa Theologiae nell'edizione di Magonza, Peter Schöffer, 1471 (c. 19r).

L'opera è divisa in tre parti, la seconda delle quali si suddivide in due sezioni; lo schema risulta il seguente:

Esempi di citazione

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L'opera risulta così suddivisa in tre parti (la seconda delle quali è divisa a sua volta in due sezioni), ognuna composta di questioni e di articoli. Ogni articolo si struttura ancora in tesi, analisi delle obiezioni, e soluzione delle difficoltà.

Un esempio del modo in cui un passo può venire citato è dunque il seguente:

  • Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II, I (anche II-I), q. 58, a. 2, ad I: ovvero "Prima sezione della seconda Parte, questione 58, articolo 2, soluzione della prima difficoltà".

Sin dal proemio, l'opera è rivolta a tutti i cristiani "principianti" (incipientes, novicii) che accettano per fede la Rivelazione divina, al fine di introdurli alla comprensione analogica di Dio.[4]

Tommaso d'Aquino creò un sistema in cui metteva in relazione la fede e la conoscenza del suo tempo. Tommaso dimostra che Dio è l'Essere stesso. La sua essenza coincide con il suo Essere, a differenza di tutte le creature. Da questo essere infinito di Dio va quindi distinto l'essere finito di tutte le creature. L'essere finito è riferito all'essere infinito di Dio, anzi è possibile solo attraverso di esso.

Lo stesso argomento in dettaglio: Esistenza, Actus purus e Actus essendi.

Nella sua metafisica o dottrina dell'essere (ontologia), Tommaso riprende le idee di Aristotele, dei teologi influenzati dal neoplatonismo e dei filosofi arabi come Al-Farabi e Avicenna. In questa Summa, Tommaso raccolse anche alcune cosiddette prove dell'esistenza di Dio.

La Summa Theologiae fu concepita da Tommaso alla stregua del processo di edificazione delle grandi cattedrali europee: come la teologia ha lo scopo di rendere trasparenti alla ragione i fondamenti della fede, così l'architettura diventò lo strumento collettivo per l'educazione del popolo e della sua partecipazione alla Verità rivelata.[5]

Tommaso si propose perciò di adottare un metodo scientifico, basato sugli stessi criteri utilizzati da Aristotele, estendendo alla teologia il procedimento deduttivo proprio delle scienze razionali e della metafisica, assumendo però come dati di partenza, a differenza di queste, non delle verità empiriche, bensì degli articoli di fede.[6] I contenuti della fede, d'altra parte, non possono contraddire le verità scoperte dalla ragione naturale, la quale anzi è in grado di fornire a sua volta quei «preamboli» capaci di elevare alla fede. Con la ragione, ad esempio, si può arrivare a conoscere «il fatto che Dio è» ("de Deo quia est"): senza questa premessa non si potrebbe credere che Gesù ne sia il Figlio. Quel che rimane inconoscibile alla ragione, ossia il "quid est" («che cosa è» Dio), resta invece oggetto di fede, oppure definibile solo per via negativa:

«Siccome di Dio non possiamo sapere che cosa è, ma piuttosto che cosa non è, non possiamo indagare come Egli sia, ma piuttosto come non sia.»

Tommaso, come tutti gli scolastici, contribuì in tal modo a sviluppare un peculiare metodo di indagine speculativa, noto come quaestio,[6] ossia la «questione», la quale, più che una domanda, era un modo di procedere logicamente a partire da un'aporia o una contraddizione all'interno di un argomento, basandosi sul commento e la discussione di testi autorevoli.[7]

L'oggetto della teologia e quindi della Summa è, secondo Tommaso, Dio stesso e, per quanto concerne tutto ciò che non è Dio, la relazione che tali enti hanno con il Creatore. La Summa quindi parte dall'unità dell'essenza e trinità delle persone divine (Sum. theol., Ia, q. 2-43) per poi concentrarsi sulla processione delle creature da Dio in riferimento alla creazione (q. 44-46), alla diversità delle creature (q. 47 - 102) e la conduzione del Buon Pastore divino delle creature alla loro perfezione o ritorno a Dio (q. 103-119).[8]

La prima parte si apre con la quaestio "Utrum sit necessarium, praeter philosophicas disciplinas, aliam doctrinam haberi" (Se sia necessario avere un dottrina diversa, al di là delle discipline filosofiche). Il quesito fonda la teologia come scienza aristotelica caratterizzata dallo "scire per causas" (conoscere mediante le cause) e come scienza subalterna a quella di Dio e dei beati donata agli uomini nella Rivelazione.[9]

La prima parte verte su Dio, il processo della creazione, la gerarchia degli angeli e l'essere umano. Come già accennato, il fatto che Dio esista ci è dato dalla ragione ma anche dalla fede; Tommaso cioè procede sia a priori che a posteriori. Una prova che sia solo a priori, infatti, è valida da un punto di vista assoluto, che è lo stesso di Dio; ma l'uomo, che vive in una dimensione relativa, ha bisogno di dati di partenza. Egli quindi propone cinque vie, ma evitando di parlare di dimostrazioni: le sue argomentazioni non sono teoremi matematicamente o logicamente dimostrati, ma cammini che permettono di intravedere con la ragione l'esistenza di Dio.[10]

Per dare validità filosofica alle sue argomentazioni, Tommaso ricorre alle categorie aristoteliche di "potenza" e di "atto", alla nozione di "essere necessario" e di "essere contingente" desunta da Avicenna, ai gradi di perfezione di stampo platonico, e alla presenza di finalità negli esseri privi di conoscenza.[11]

  • Prima via: "Ex motu":
«[...] tutto ciò che si muove è mosso da un altro. [...] Perché muovere significa trarre qualcosa dalla potenza all'atto; e niente può essere ridotto dalla potenza all'atto se non mediante un essere che è già in atto. [...] È dunque impossibile che sotto il medesimo aspetto, una cosa sia al tempo stesso movente e mossa, cioè che muova se stessa. [...] Ora, non si può procedere all'infinito, perché altrimenti non vi sarebbe un primo motore, e di conseguenza nessun altro motore, perché i motori intermedi non muovono se non in quanto sono mossi dal primo motore [...]. Dunque è necessario arrivare a un primo motore che non sia mosso da altri; e tutti riconoscono che esso è Dio.»
  • Seconda via: "Ex causa":
«[...] in tutte le cause efficienti concatenate la prima è causa dell'intermedia e l'intermedia è causa dell'ultima [...] ora, eliminata la causa è tolto anche l'effetto: se dunque nell'ordine delle cause efficienti non vi fosse una prima causa, non vi sarebbe neanche l'ultima, né l'intermedia. Ma procedere all'infinito nelle cause efficienti equivale a eliminare la prima causa efficiente [...]. Dunque bisogna ammettere una prima causa efficiente, che tutti chiamano Dio.»
  • Terza via: "Ex contingentia":
«[...] alcune cose nascono e finiscono, il che vuol dire che possono essere e non essere. Ora, è impossibile che cose di tal natura siano sempre state [...]. Se dunque tutte le cose [...] possono non esistere, in un dato momento niente ci fu nella realtà. Ma se questo è vero, anche ora non esisterebbe niente, perché ciò che non esiste, non comincia a esistere se non per qualcosa che è. [...] Dunque, non tutti gli esseri sono contingenti, ma bisogna che nella realtà vi sia qualche cosa di necessario. [...] negli enti necessari che hanno altrove la causa della loro necessità, non si può procedere all'infinito [...]. Dunque, bisogna concludere all'esistenza di un essere che sia di per sé necessario, e non tragga da altri la propria necessità, ma sia causa di necessità agli altri. E questo tutti dicono Dio.»
  • Quarta via: "Ex gradu perfectione":
«[...] il grado maggiore o minore si attribuisce alle diverse cose secondo che si accostano di più o di meno ad alcunché di sommo e di assoluto; [...] come dice Aristotele, ciò che è massimo in quanto è vero, è tale anche in quanto ente. Ora, ciò che è massimo in un dato genere, è causa di tutti gli appartenenti a quel genere [...]. Dunque vi è qualche cosa che per tutti gli enti è causa dell'essere, della bontà e di qualsiasi perfezione. E questo chiamiamo Dio.»
  • Quinta via: "Ex fine":
«[...] alcune cose, le quali sono prive di conoscenza, cioè i corpi fisici, operano per un fine [...]. Ora, ciò che è privo d'intelligenza non tende al fine se non perché è diretto da un essere conoscitivo e intelligente, come la freccia dell'arciere. Vi è dunque un qualche essere intelligente, dal quale tutte le cose naturali sono ordinate a un fine: e quest'essere chiamiamo Dio.»
San Tommaso sorretto dagli angeli nella stesura della Summa Theologiae, opera del Guercino.

Nell'intera creazione vige così un perenne passaggio dalla potenza all'atto che struttura gerarchicamente il mondo secondo una scala ascendente che va dalle piante agli animali, e da questi agli uomini, fino agli angeli e a Dio, che in quanto motore immobile dell'universo è responsabile di tutti i processi naturali.

Le intelligenze angeliche hanno una conoscenza intuitiva e superiore, che permette loro di sapere immediatamente ciò a cui noi invece dobbiamo arrivare tramite l'esercizio della ragione. Anche quest'ultime sono tuttavia ordinate gerarchicamente, secondo uno schema che Tommaso riprende dal De coelesti hierarchia dello Pseudo-Dionigi l'Areopagita,[12] suddiviso in tre Gerarchie, ognuna contenente a sua volta tre ordini. Tommaso sostenne inoltre la natura spirituale e incorporea degli angeli,[13] sebbene costoro possano talvolta assumere un corpo visibile, e la loro incorruttibilità, essendo privi di materia che possa venire separata dalla forma.[14]

«Vediamo dunque, da prima, il criterio della determinazione fatta da Dionigi. In proposito va ricordato che, secondo lui, la prima gerarchia apprende le ragioni delle cose in Dio stesso; la seconda, nelle loro cause universali; la terza nell'applicazione di esse agli effetti particolari. E poiché Dio è il fine non solamente dei ministeri angelici, ma di tutto il creato, alla prima gerarchia spetta considerare il fine; alla gerarchia di mezzo, disporre universalmente le cose da fare; all'ultima, invece, applicare le disposizioni agli effetti, e cioè eseguire l'opera. È evidente infatti che queste tre fasi si riscontrano nel processo di ogni operazione. Perciò Dionigi, che dai nomi degli ordini deriva le loro proprietà, nella prima gerarchia pose quegli ordini i cui nomi indicano un rapporto con Dio: cioè i Serafini, i Cherubini e i Troni. Nella gerarchia intermedia pose invece quegli ordini i cui nomi significano un certo universale governamento ovvero ordinamento: cioè le Dominazioni, le Virtù e le Potestà. Nella terza gerarchia infine pose quegli ordini i cui nomi designano l'esecuzione dell'opera: cioè i Principati, gli Arcangeli e gli Angeli.

Ora, per quanto riguarda il fine possiamo distinguere tre momenti: primo, la considerazione del fine; secondo, la conoscenza perfetta di esso; terzo, la determinazione ferma dell'intenzione su di esso; e in questi tre momenti, il secondo aggiunge qualcosa al primo, il terzo a entrambi. E siccome Dio è il fine delle creature nella maniera in cui, come dice Aristotele, il comandante è il fine dell'esercito, si può desumere qualche analogia dalle cose umane: e invero ci sono alcuni rivestiti di tanta dignità da poter accedere di persona e familiarmente al re o al comandante (sono i Serafini); vi sono altri che hanno, in più, il privilegio di essere al corrente dei suoi segreti (sono i Cherubini); altri infine che, per un privilegio ancora più alto stanno sempre intorno a lui, come fossero suoi congiunti (sono i Troni).

[…] Quanto al governo poi, esso per sua natura ha tre compiti. Primo, determinare le cose da fare: e questo spetta alle Dominazioni. Secondo, concedere il potere di farle: e questo spetta alle Virtù. Terzo, indicare i modi come le cose comandate o determinate possano essere fatte da chi deve eseguirle: e questo spetta alle Potestà. L'esecuzione poi dei ministeri angelici consiste nell'annunziare le cose di Dio. Ora, nell'esecuzione di qualsiasi opera, vi sono alcuni che danno l'inizio all'opera e fanno da guida agli altri, come i maestri nel canto, e i comandanti in guerra: e questo ufficio appartiene ai Principati. Vi sono altri invece che agiscono quali semplici esecutori: è il compito degli Angeli. Altri poi si trovano in una situazione intermedia: e tali sono gli Arcangeli. Questa determinazione degli ordini è quindi giustificata.»

Seconda parte

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Nella seconda parte viene presentata la dottrina morale. Il tema centrale è il fine ultimo della vita umana e ciò che permette all'uomo di raggiungerlo o di mancarlo. Ogni azione e ogni evento avviene per il raggiungimento di un obiettivo (omnis agens agit propter finem). Gli esseri dotati di ragione, come gli uomini, si dirigono da soli verso l'obiettivo, perché grazie alla loro libertà di scelta hanno il controllo delle proprie azioni; le creature prive di ragione hanno una naturale tendenza verso il loro fine essenziale. Il fine ultimo e Sommo Bene di tutti gli esseri umani è la visione beatifica di Dio (beatitudo), così come Egli è. La beatitudine perfetta consiste nella visione dell'essenza divina e non può essere raggiunta nella vita terrena.

Le azioni protese al fine ultimo sono esaminate in generale e in particolare. La virtù (virtus) è definita come “una buona qualità - nel senso di habitus - dello spirito, grazie alla quale si vive correttamente, che nessuno usa male, che Dio opera in noi senza di noi”, citando sant'Ambrogio. Tommaso sta parlando di una virtù infusa (virtus infusa), che è causata da Dio senza la nostra attività, ma non senza il consenso di chi la riceve. Tommaso prende in considerazione tutti gli ambiti della dottrina delle virtù: quelle dianoetiche (virtutes intellectuales), quelle teologali (fede, speranza, carità), le virtù cardinali e i peccati; la legge in generale e in particolare, la grazia divina e la giustificazione.

Per Tommaso, una legge è un'istruzione della ragione impartita da un superiore, mediante la quale vengono diretti i subordinati. Essa mira a un bene particolare e ha lo scopo di rendere buoni i subordinati (I-II, 92, 1). La Summa Theologiae I-II, 90-97 contiene la seguente dottrina gerarchicamente strutturata sulla legge, in cui Dio comunica all'intero cosmo un ordine onnicomprensivo: Dio è il legislatore supremo, su cui si basa in ultima analisi tutto l'ordine del mondo. La legge eterna (lex aeterna) è l'ordine dell'intero cosmo che proviene dalla Ragione divina. Essa non deve essere confusa con la legge divina (lex divina), ovvero la legge stabilita come statuto divino dalla rivelazione nella Bibbia. La legge naturale (lex naturalis) indica la partecipazione delle creature razionali alla legge eterna. L'uomo, infatti, non può conoscere completamente la legge eterna.

Il legislatore di una comunità politica non è completamente libero nella definizione delle leggi. La legge umana (lex humana, diritto positivo scritto) deve essere orientata al bene comune. Essa può essere dedotta dalla legge naturale in due modi. Nel diritto dei popoli (ius gentium) ciò avviene in modo simile a una deduzione scientifica, mentre nel diritto civile (ius civilis) in modo meno rigoroso, nel senso che la definizione è meno precisa della legge naturale. Una legge che si discosta dalla legge naturale non è una legge in senso stretto, «ma una corruzione della legge» (legis corruptio) (I-II, 95, 2). Di conseguenza, anche una legge promulgata da un tiranno non è una legge (I-II, 95, 4).[16] La legge divina, cioè la Rivelazione divina nello spazio e nel tempo, si distingue nella Vecchia Legge (I-II, 98-105) e nella Nuova Legge o Legge del Vangelo (I-II, 106 e segg.). Per quanto riguarda la legge mosaica dell'Antico Testamento, Tommaso distingue tra precetti morali (I-II, 100), prescrizioni cultuali (101-103) e norme giuridiche (104-105). Egli attribuisce tutte le prescrizioni morali, in particolare i Dieci comandamenti, alla legge naturale, ma spiega che la ragione umana può giungere solo a una parte di queste prescrizioni.[17] Il Vangelo è definito una legge di libertà (lex libertatis) (I-II, 108, 1).

Le indagini nella prima metà della seconda parte sono per lo più di natura generale, mentre nella seconda metà hanno un carattere specifico. Sulla questione molto discussa della supremazia della vita activa o della vita contemplativa, Tommaso prende posizione nel modo seguente: la seconda è generalmente migliore della prima; tuttavia, a causa di circostanze particolari, non è raro che si debba dare la preferenza alla vita attiva.

La terza parte, rimasta incompiuta, tratta della cristologia e dei sacramenti (battesimo, cresima, eucaristia, penitenza). Il supplemento completa le considerazioni sulla penitenza e aggiunge i trattati sull'estrema unzione (extrema unctio), l'ordinazione sacerdotale e il matrimonio. Il matrimonio monogamo viene scoperto dalla ragione: dal regno animale si può dedurre che la semplice fornicazione (fornicatio simplex) porta a litigi tra i maschi. L'uomo, grazie alla razionalità, crea un ordine che elimina la causa del litigio. La conclusione è costituita da discussioni sul destino delle anime dopo la morte, sulla fine del mondo, sulla risurrezione, sul giudizio, sulla beata eternità e sulla dannazione.

Interruzione della stesura

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Il 6 dicembre 1273 Tommaso d'Aquino interruppe bruscamente la preparazione della Summa Theologica, lasciando l'opera incompiuta. Alla domanda del suo segretario e confidente Reginaldo da Piperno sul perché non continuasse a scrivere, rispose con le parole spesso citate:[18]

«Tutto ciò che ho scritto mi sembra paglia in confronto a ciò che ho visto e che mi è stato rivelato.»

Secondo la tradizione, l'occasione fu un'esperienza mistica durante una Messa nel giorno di San Nicola, il 6 dicembre 1273. Pochi mesi dopo, nel marzo 1274, Tommaso morì mentre si recava al Secondo Concilio di Lione.[19]

La Summa Theologica fu successivamente integrata dai suoi allievi, in particolare con il “Supplementum” (una raccolta di testi tratti dai precedenti commenti di Tommaso, soprattutto alle Sentenze di Pietro Lombardo).

La Summa theologica è un'opera che, nella struttura e nel contenuto, si basa sulla Rivelazione di Dio, che viene analizzata ed esposta nelle sue conseguenze. Per spiegare e difendere gli insegnamenti teologici vengono utilizzate in gran parte intuizioni filosofiche.

Queste possono essere considerate, di per sé, come brevi trattati filosofici, soprattutto nel campo della metafisica, dell'antropologia, del diritto e della filosofia morale. In questo senso, l'opera riveste anche una grande importanza filosofica. Tuttavia, è controverso in che modo sia appropriato estrapolare singole parti dal contesto teologico complessivo. Ad esempio, ci si chiede se il “Trattato sulla legge” (I-II, 90 ss.) possa essere considerato separatamente o se il confronto tra legge e grazia sia indispensabile. A questo proposito e riguardo alle questioni e agli articoli successivi della seconda parte, Pesch sostiene che non si tratta di rispondere alla domanda “Cosa devo fare?”, ma dei presupposti e delle modalità “modo in cui avviene l'incontro con Dio nella conoscenza e nell'amore”, essendo il fine ultimo la visione beatifica.[20] In termini moderni, anche qui Tommaso scrive “un trattato dogmatico”, pratica la “teologia sistematica”.

Il linguaggio dell'opera è semplice, ma di grande chiarezza. La teologia è permeata in modo coerente dalla terminologia ereditata da Aristotele. Ad esempio, Tommaso è il primo scolastico a considerare l'anima umana come forma del corpo avente la vita in potenza.

Giovanni XXII, il Papa che canonizzò San Tommaso d'Aquino, dichiarò riguardo alla Summa Theologiae: quot articula tot miracula (tanti sono gli articoli quanti i miracoli).[21]

Durante il Concilio di Trento, la Summa Theologiae fu esposta accanto alla Bibbia e ai decreti papali presso l'altare maggiore, per volere di San Pio V, il Sommo Pontefice che proclamò Tommaso dottore della Chiesa.[22]

Nel XVI secolo l'opera divenne interesse per diversi commentatori, come Pierre Crockaert, Francisco de Vitoria e Tommaso De Vio.

  • Editio Leonina
  • Somme théologique, dite de la Revue des Jeunes, traduite et commentée par different auteurs, 61 vol., Paris, 1925-1972.[23]
  1. Alexander Halensis OFM: Summa Halensis
  2. Albertus Magnus OP: Summa theologiae sive de mirabili scientia dei
  3. Durandus de Sancto Porciano OP: Summa
  4. Filmato audio prof. Vincenzo Panzeca, Introduzione alla Summa Theologiae.
  5. Guy Bedouelle, Dizionario di storia della Chiesa, pag. 254, ESD, 1997.
  6. 1 2 Enciclopedia Treccani alla voce "Somma teologica".
  7. Secondo B. Geyer «la forma caratteristica in cui la Scolastica pensa ed espone ciò che pensa è la quaestio», che è per lui «il prodotto più caratteristico del pensiero medioevale» (B. Geyer, Der Begriff der scholastischen Theologie, Schroeder, Bonn 1926, pag. 113).
  8. Serge-Thomas Bonino, Provvidenza e governo divino secondo san Tommaso d'Aquino. URL consultato il 5 dicembre 2025.
  9. L’intervento. «San Tommaso d’Aquino? Un maestro per ogni stagione della nostra fede», su www.avvenire.it, 7 marzo 2024. URL consultato l'8 marzo 2024.
  10. Le cinque vie proposte da Tommaso d'Aquino verranno poi confuse in epoca illuminista con la capacità di «dimostrare» con la ragione i fondamenti della fede (Cfr. Perone, Ferretti, Ciancio, Storia del pensiero filosofico, vol. III, pag. 563, SEI, Torino 1988 ISBN 88-05-01687-X).
  11. Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, questione 2, articolo 3.
  12. Trattato di angelologia appartenente al Corpus Dionysianum, databile circa al V secolo, attribuito a uno Pseudo-Dionigi l'Areopagita, filosofo neoplatonico, identificato nel Medioevo con Dionigi, discepolo di Paolo di Tarso nel I secolo, che fu anche il primo vescovo di Atene. Descrive ampiamente la gerarchia degli angeli, esercitando una grande influenza sulla Scolastica medioevale.
  13. Le questioni disputate, volume 4, pp. 646-647, ESD, 1992.
  14. Giacomo Dal Sasso, Roberto Coggi, Compendio della Somma teologica di San Tommaso d'Aquino, pag. 54, questione 50, ESD, 1989.
  15. Trad. it. da La somma teologica. Testo latino e italiano, volume VII, p. 130 e segg., ESD, 1985.
  16. Riguardo a I-II, 90-97 si veda B. Hans Meyer, Thomas von Aquin. Sein System und seine geistesgeschichtliche Stellung, Paderborn 1961, p. 588 ss. (Egli chiama lex aeterna la legge universale.)
  17. Volker Leppin, Thomas von Aquin, Münster 2009: Aschendorff, ISBN 3-402-15671-7, p. 83.
  18. (DE) Thomas von Aquin – Ökumenisches Heiligenlexikon, su heiligenlexikon.de. URL consultato l'8 gennaio 2026.
  19. Robert Pasnau, Thomas Aquinas, su Edward N. Zalta (a cura di), The Stanford Encyclopedia of Philosophy, Inverno 2024, Metaphysics Research Lab, Stanford University, 2024. URL consultato l'8 gennaio 2026.
  20. Otto Hermann Pesch, Die deutsche Thomas-Ausgabe Bd. 13 Das Gesetz (I-II, 90-105; ISBN 3-222-10596-0), prefazione, p. 533.
  21. Relics of Saint Thomas Aquinas Displayed for the First Time Since 1369, su Fraternità sacerdotale San Pio X, 23 febbraio 2023.
  22. Raimondo Spiazzi, Enciclopedia del pensiero sociale cristiano, EDS, 1992, p. 203, ISBN 9788870941012. e JSTOR 44623428 (citazione: "La « Summa theologiae » di san Tommaso sulV altare del concilio di Trento?")
  23. Thomisme, in Encyclopædia Universalis, vol. XVI, 1981, ISBN 2-85229-281-5. Deposito alla Biblioteca del Congresso di Washington, n. 68-5935

Voci correlate

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