Stalker (film 1979)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

«Ciò che chiamiamo passioni non è energia spirituale ma solo attrito tra animo e mondo esterno.»

Stalker
St.jpg
Una scena del film
Titolo originaleСталкер (Stalker)
Lingua originalerusso
Paese di produzioneUnione Sovietica, Repubblica Democratica Tedesca
Anno1979
Durata161 minuti
Generefantascienza, drammatico
RegiaAndrej Arsen'evič Tarkovskij
SoggettoArkadij e Boris Strugackij (romanzo Picnic sul ciglio della strada)
SceneggiaturaArkadij e Boris Strugackij, Andrej Arsen'evič Tarkovskij
FotografiaAleksandr Kniažinskij
MontaggioLjudmila Fejginova
MusicheEduard Artem'ev - estratti dalla Marsigliese di Claude Joseph Rouget de Lisle, dal Bolero di Maurice Ravel, dalla Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven
ScenografiaAndrej Arsen'evič Tarkovskij
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Stalker (in russo: Сталкер?) è un film di fantascienza del 1979 diretto da Andrej Tarkovskij, liberamente tratto dal romanzo Picnic sul ciglio della strada (1971) dei fratelli Arkadij e Boris Strugackij. Come già per Solaris, la pellicola rappresenta una personale interpretazione di Tarkovskij dello scritto originale.

Pur essendo la trama ascrivibile al genere fantascientifico, la sua struttura narrativa, così come le tematiche affrontate, appartengono al cinema d'autore. Il lento e profondo viaggio catartico compiuto all'interno della cosiddetta "Zona", dove le tre diverse concezioni della vita dei protagonisti si scontrano e si mettono in discussione, trascende i dettami del film di genere.

La pellicola venne girata fra Dolgopa (Russia), Tallinn (Estonia) ed Isfara (Tagikistan) e fu presentata al Festival cinematografico di Mosca nell'agosto del 1979 ed al Festival di Cannes, in Francia, il 13 maggio 1980. Il film uscì nelle sale italiane nella primavera 1981: la locandina recava un improbabile logo simile al titolo di Guerre stellari[1].

Trama[modifica | modifica wikitesto]

«La debolezza è potenza, e la forza è niente. Quando l'uomo nasce è debole e duttile, quando muore è forte e rigido, così come l'albero: mentre cresce è tenero e flessibile, e quando è duro e secco, muore. Rigidità e forza sono compagne della morte, debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell'esistenza.»

(Lo Stalker, citazione dal Tao Te Ching)

Un intellettuale e uno scienziato, rispettivamente chiamati "Scrittore" e "Professore", si avventurano nella "Zona", un territorio rurale desolato e in rovina, dove le normali leggi naturali sono sovvertite per cause ignote. Isolata da un cordone di sicurezza governativo, in cui gli stessi militari non osano avventurarsi, si vocifera vi sia una stanza nella quale si possano avverare i «desideri più intimi e segreti». È questo il luogo che i due uomini vogliono raggiungere e per affrontare incolumi il cammino, si avvalgono di uno "Stalker", una guida illegale esperta del territorio.

Dopo aver forzato un posto di blocco ed avere eluso una pattuglia, il film muta da un mesto seppiato al colore. Lo Stalker condurrà il gruppo su un carrello ferroviario in un percorso lungo e monotono in campagna e poi a piedi, nel cuore della Zona, nel continuo sforzo di riconoscere e superare insidie misteriose ed evitare le più pericolose. La guida intima di seguire fedelmente le sue istruzioni se vogliono sopravvivere, ma, a dispetto di quanto afferma e del dissesto ambientale, la Zona si mantiene sostanzialmente tranquilla, come in bonaccia, rispetto alle tremende evocazioni dello Stalker. Mentre lo Scrittore ostenta scetticismo verso i timori dello Stalker, il Professore, al contrario, cerca di attenersi alle indicazioni. Questo dissidio contribuisce alla suspense: i personaggi sembrano credere, chi più chi meno, all'incombenza di tremendi stravolgimenti dei manufatti o dello spazio. Una carcassa di carro armato fa intendere che una precedente azione militare sia stata un disastro.

I criteri di avanzamento dello Stalker restano misteriosi: si avvale del lancio di dadi collegati a strisce per sondare la percorribilità di un luogo; l'avanzamento deve avvenire un uomo per volta, tuttavia in alcuni luoghi si può sostare e conversare insieme; non si può accedere direttamente all'edificio contenente la stanza - un tentativo è fatto da uno dei viandanti ma qualcosa cambia nel vento ed egli torna dopo avere percorso circa metà dei trenta o cinquanta metri che lo separavano dalla stanza - bensì percorrendo una spirale.

Gran parte del film è centrato sulla descrizione e il confronto tra le personalità dei tre uomini, e sulle discussioni filosofiche tra lo Scrittore e il Professore, sui motivi che li conducono alla ricerca della misteriosa stanza: lo Scrittore teme di perdere la sua ispirazione e vuole recuperarla, mentre il Professore desidera vincere un Nobel.

Lo Stalker non l'ha mai visitata, ma non sembra allettato dal pensiero di realizzare i suoi desideri. Ciò che la guida conosce gli è stato confidato da un altro stalker suo mentore, soprannominato Il Porcospino, personaggio enigmatico, suicidatosi tempo prima e citato più volte. Lo Scrittore comprenderà il motivo del suo gesto. Il Porcospino decise di entrare nella stanza per resuscitare il fratello, morto nel "tritacarne", il passaggio più difficile e letale della Zona, ma la stanza, che avvera i desideri più veri e profondi, gli donò invece un'inaspettata ricchezza. Preso atto che nel profondo del suo animo tale brama era più forte del desiderio di riportare in vita il fratello, il Porcospino si era suicidato.

Una surreale conversazione telefonica all'interno di un edificio fatiscente, tra il Professore e un suo collega, rivela le sue vere intenzioni: ha una mini bomba atomica, trafugata dal laboratorio dove lavora, che mette a punto una volta giunti alla soglia della stanza, con l'intenzione di distruggerla, per prevenire l'uso indiscriminato dei suoi poteri. Tale rivelazione porta ad una discussione con gli altri due. Lo Stalker si dispera, supplica lo scienziato dicendo che la Zona è la sua unica risorsa e alla fine il Professore rinuncia, abbandonando l'ordigno smontato in un rivolo d'acqua. Dall'interno della stanza, la macchina da presa inquadra gli uomini seduti davanti all'ingresso con lo sguardo incerto rivolto verso la stessa, senza chiarire se vi entreranno o meno.

La scena successiva, di nuovo in bianco e nero, mostra il terzetto riunito al bar dove lo Stalker era stato ingaggiato. La guida si congeda e viene accompagnata a casa dalla moglie e dalla figlia, una bambina paralitica per effetto delle mutazioni indotte dalla Zona. Il film si conclude con una scena ancora a colori con la bambina sola, seduta ad un tavolo di cucina. Dopo aver recitato una poesia, ella sposta con lo sguardo alcuni bicchieri sul bordo del tavolo; il rumore e le vibrazioni di un treno in avvicinamento scuotono sempre più i bicchieri.

Ambientazione[modifica | modifica wikitesto]

  • La "Zona":

Il film si apre al di fuori della Zona, con scene girate in b/n. La scena d'apertura è un misero bar cui entra il proprietario accendendosi una sigaretta. Poi giunge il Professore (Mykola Hrin'ko) che viene subito servito. Una breve didascalia su fondo nero è il brano di un'intervista rilasciata da uno scienziato di nome Wallace. Che cos'è stato? La caduta di un meteorite? La visita di alieni? Sta di fatto che nel nostro piccolo paese è comparso uno straordinario prodigio: la Zona. Vi abbiamo mandato subito dei soldati. Non sono tornati. Allora abbiamo circondato la Zona con un cordone di polizia... E probabilmente abbiamo fatto bene. Del resto, non lo so, non lo so...

Superato avventurosamente il confine della Zona - e la scena diviene a colori - lo Stalker abbandona momentaneamente i due viaggiatori, il Professore e lo Scrittore, i quali dissertano sulla sua presunta origine:

«Vent'anni fa all'incirca, sembra che proprio qui sia caduto un meteorite che rase al suolo il villaggio. L'hanno cercato, questo meteorite, ma naturalmente non trovarono nulla. Poi qui la gente cominciò a sparire. Venivano qui ma non tornavano più indietro (...) Allora, alla fine decisero che il cosiddetto 'meteorite' non lo fosse affatto e, per cominciare, disposero tutto intorno del filo spinato per impedire l'ingresso ai curiosi evitando loro prevedibili rischi. Così cominciò a correr voce che ci fosse un posto nella Zona dove si esaudivano i desideri e, naturalmente, decisero di proteggerla come le pupille degli occhi. Chissà quali desideri potevano venire in mente a qualcuno...»

(il Professore)

Innanzi all'intento distruttivo dichiarato dal Professore, lo Stalker lo supplica piangendo di desistere:

«"La Zona è tutto quello che ho... la sola cosa che mi è rimasta"»

In un'intervista al regista Andrej Tarkovskij:

«Mi hanno sovente domandato cos'è la Zona, che cosa simboleggia, ed hanno avanzato le interpretazioni più impensabili. Io cado in uno stato di rabbia e di disperazione quando sento domande del genere. La Zona è la Zona, la Zona è la vita: attraversandola l'uomo o si spezza o resiste. Se l'uomo resisterà dipende dal sentimento della propria dignità, dalla sua capacità di distinguere il fondamentale dal passeggero»

(dal libro di Andrej Tarkovskij. Scolpire il tempo. Milano, UBULibri, 1988, pag. 178)

Il racconto originale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Picnic sul ciglio della strada.

Il racconto dei fratelli Arkadij e Boris Strugackij è ambientato in una città immaginaria, Harmont,[2] limitrofa ad una delle diverse Zone disseminate sulla Terra. Lo Stalker è una figura reietta dall'emblematica capigliatura fulva, un ex fisico caduto in disgrazia e convertitosi alla malavita subendo condanne. Nel capitolo finale vi è la ricerca di una misteriosa sfera dorata attraverso la quale si avverano i desideri. Il film di Tarkovskij sembra iniziare dal termine del racconto.

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

I brani musicali non originali del film sono tratti da:

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Home video[modifica | modifica wikitesto]

L'edizione italiana del film in DVD presenta un inserto speciale dove vi sono le riprese del rudere di una casa in legno abbandonata, la casa avita del regista, commentate dalla colonna sonora di Eduard Artem'ev e memoria degli ambienti cadenti del film.[senza fonte]

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel videogioco S.T.A.L.K.E.R.: Shadow of Chernobyl l'ambientazione, parte della storia e i personaggi (gli stalker) sono decisamente ripresi dal film associandolo con il disastro di Černobyl'.
  • Molte scenografie ed atmosfere del film, minuziosamente studiate, hanno influenzato il regista danese Lars von Trier, che ha dichiarato di essersi ispirato al regista russo per i suoi primi film: ci sono infatti molti richiami a Tarkovskij nel suo L'elemento del crimine, ed i fondali industriali ricordano Dancer in the Dark.
  • La lirica Ljublju glaza tvoi, moj drug di Fëdor Ivanovič Tjutčev, scritta nel 1836 e recitata, nel finale del film, dalla piccola Martyška, è stata ripresa dalla cantante islandese Björk nella canzone Dull flames of desire.
  • Il titolo ha ispirato il nome del Gilera Stalker, uno scooter italiano degli anni novanta nel cui logo appare una stella rossa.
  • La locandina di Stalker compare sulla facciata di un cinema di Berlino Est[3], nel film d'azione Atomica bionda, così delle scene sullo schermo, durante il combattimento nella sala.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ fantascienza cinema Stalker Andrej Tarkovskij Alfonso M.Petrosino
  2. ^ In alcune edizioni tradotta come "Marmont"
  3. ^ il film fu coprodotto con l'allora Germania Est

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN225399241 · GND (DE7685692-6 · BNF (FRcb167324759 (data) · WorldCat Identities (EN225399241