Porta Alchemica

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Coordinate: 41°53′43.8″N 12°30′13.37″E / 41.895501°N 12.503713°E41.895501; 12.503713

La ricostruzione della "Porta Alchemica" o "Porta Magica" nei giardini di Piazza Vittorio

La Porta Alchemica, detta anche Porta Magica o Porta Ermetica o Porta dei Cieli[1], è un monumento edificato tra il 1655 e il 1680 da Massimiliano Savelli Palombara, marchese di Pietraforte (1614-1685) nella sua residenza, villa Palombara, sita nella campagna orientale di Roma sul colle Esquilino nella posizione quasi corrispondente all'odierna Piazza Vittorio, dove oggi è stata collocata.

La Porta Alchemica è l'unica sopravvissuta delle cinque porte di villa Palombara. Sull'arco della porta perduta sul lato opposto vi era un'iscrizione che permette di datarla al 1680; vi erano poi altre quattro iscrizioni perdute sui muri della palazzina all'interno della villa.

Gli alchimisti di Palazzo Riario[modifica | modifica wikitesto]

Vista frontale della porta fiancheggiata da due statue del dio egizio Bes

L'interesse del marchese Savelli di Palombara per l'alchimia nacque probabilmente per la sua frequentazione, sin dal 1656, della corte romana della regina Cristina di Svezia a Palazzo Riario (oggi Palazzo Corsini) sulle pendici del colle Gianicolo, oggi sede dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Dopo che la regina si convertì al cattolicesimo, abdicò al trono di Svezia e passò gran parte del resto della sua vita a Roma, dal 1655 fino alla sua morte avvenuta nel 1689.

Cristina di Svezia era un'appassionata cultrice di alchimia e di scienza (fu istruita da Cartesio) e possedeva un avanzato laboratorio gestito dall'alchimista Pietro Antonio Bandiera. In Palazzo Riario nacque un'accademia a cui si collegano i nomi di personaggi illustri del Seicento come il medico esoterista Giuseppe Francesco Borri, di nobile famiglia milanese, l'astronomo Giovanni Cassini, l'alchimista Francesco Maria Santinelli, l'erudito Athanasius Kircher. Il marchese Palombara dedicò a Cristina di Svezia il suo poema rosicruciano La Bugia redatto nel 1656, e secondo una leggenda la stessa Porta Alchemica sarebbe stata edificata nel 1680 come celebrazione di una riuscita trasmutazione avvenuta nel laboratorio di Palazzo Riario.[2]

La leggenda[modifica | modifica wikitesto]

La Porta Magica

Secondo la leggenda, trasmessaci nel 1802 dall'erudito Francesco Girolamo Cancellieri, un pellegrino chiamato stibeum (dal nome latino dell'antimonio) fu ospitato nella villa per una notte. Costui, identificabile con l'alchimista Francesco Giuseppe Borri, trascorse quella notte nei giardini della villa alla ricerca di una misteriosa erba capace di produrre l'oro. Il mattino seguente fu visto scomparire per sempre attraverso la porta, ma lasciò dietro di sé alcune pagliuzze d'oro, frutto di una riuscita trasmutazione alchemica, e una misteriosa carta piena di enigmi e simboli magici che doveva contenere il segreto della pietra filosofale.[3]

Il marchese cercò inutilmente di decifrare il contenuto del manoscritto con tutti i suoi simboli ed enigmi, finché decise di renderlo pubblico facendolo incidere sulle cinque porte di villa Palombara e sui muri della magione, nella speranza che un giorno qualcuno sarebbe riuscito a comprenderli. Forse l'enigmatica carta potrebbe riferirsi, per concordanze storiche e geografiche, attraverso il passaggio di mano fra alcuni appartenenti al circolo alchemico di villa Palombara, al misterioso manoscritto Voynich, che faceva parte della collezione di testi alchemici appartenuti al re Rodolfo II di Boemia e donati da Cristina di Svezia al suo libraio Isaac Vossius, finiti nelle mani dell'erudito Athanasius Kircher, uno degli insegnanti del Borri nella scuola gesuitica.[3]

La storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Borri nel 1659 fu accusato dalla Santa Inquisizione di eresia e veneficio. Datosi alla fuga, dopo una vita avventurosa passata in varie città d'Europa dove esercitò la professione medica, fu arrestato e restò recluso a Roma nelle carceri di Castel Sant'Angelo tra il 1671 e il 1677. Quando gli fu concesso il regime della semilibertà dal 1678, riprese a frequentare il suo vecchio amico Massimiliano Palombara (1614-1685) che lo ospitò nella sua villa negli anni successivi fino alla sua morte avvenuta nel 1685 Tra gli anni 1678 e 1680 Borri e Palombara fecero le iscrizioni enigmatiche, e di certo si sa che almeno una scritta della villa (quella sopra l'arco della porta in via Merulana) risale al 1680.

Il Borri fu di nuovo recluso a Castel Sant'Angelo dal 1691 dove sarebbe morto nel 1695; eppure a soli tre anni dopo questa data risalirebbe la nascita presunta di uno dei più misteriosi personaggi del settecento: il Conte di San Germano, un leggendario alchimista che avrebbe trovato il segreto dell'elisir di lunga vita, e la cui esistenza si sovrappone in parte con quelle del mago Cagliostro che a sua volta dichiarava di essere vissuto due secoli. Il confronto tra i ritratti di Francesco Giuseppe Borri e del Conte di San Germano, pur separati da almeno un secolo, mostrano secondo alcuni lineamenti compatibili con quelli della stessa persona.

I simboli[modifica | modifica wikitesto]

L'architrave
Il lato sinistro
Il lato destro, che in alto reca la scritta «Diameter Spherae Thau Circuli Crux orbis non orbis prosunt»
Il basamento

I simboli incisi sulla porta alchemica possono essere rintracciati tra le illustrazioni dei libri di alchimia e filosofia esoterica che circolavano verso la seconda metà del Seicento, e che presumibilmente erano in possesso del marchese Palombara.

In particolare il disegno sul frontone della Porta Alchemica, con i due triangoli sovrapposti e le iscrizioni in latino, compare quasi esattamente uguale sul frontespizio del libro allegorico/alchemico Aureum Seculum Redivivum di Henricus Madatanus (pseudonimo di Adrian von Mynsicht, 1603-1638).[4] Il frontespizio dell'edizione originale del 1621 è molto diverso: infatti il disegno a cui si ispirò il Palombara compare esattamente solo nell'edizione postuma del 1677. Sul frontone della porta alchemica è rappresentato in una patacca il sigillo di Davide circoscritto da un cerchio con iscrizioni in latino, con la punta superiore occupata da una croce collegata ad un cerchio interno e la punta inferiore dell'esagramma occupata da un oculus: il simbolo alchemico del sole e dell'oro. Il fregio rappresenta un simbolo dei Rosacroce riportato in molti testi del Seicento e compare forse per la prima volta sul frontespizio del libro Aureum Seculum Redivivum.

Il triangolo con l'oculus è molto simile ad un analogo simbolo di una piramide con la punta occhiuta, che compare sulle banconote statunitensi da un dollaro, fra l'altro accompagnato da una scritta in latino Novus Ordo Seclorum che richiama la scritta sul frontone Aureum Seculum Redivivum. La specifica piramide usata nel simbolo americano è tratta dalla Pyramidographia, un volume pubblicato nel 1646 a Londra da John Greaves (1602-1652) dopo un viaggio in Egitto, e pertanto è ipotizzabile un'ispirazione comune dall'immagine in questo testo sia del frontespizio del libro Aureum Seculum Redivivum, come anche del simbolo che compare sulla banconota statunitense. Tale simbologia fu adottata dagli Illuminati di Baviera, che nacquero circa cento anni dopo la pubblicazione del testo esoterico in Germania del 1677. Sia gli Illuminati sia la simbologia della banconota da un dollaro alimentano tutta una corrente di ipotesi sulla teoria del complotto.

I simboli alchemici lungo gli stipiti della porta seguono, con qualche lieve difformità, la sequenza dei pianeti associati ai corrispondenti metalli:[5] Saturno-piombo, Giove-stagno, Marte-ferro, Venere-rame, Luna-argento, Mercurio-mercurio. Tale sequenza viene forse ripresa dal testo Commentatio de Pharmaco Catholico pubblicati nel Chymica Vannus del 1666. Ad ogni pianeta viene associato un motto ermetico, seguendo il percorso dal basso in alto a destra, per scendere dall'alto in basso a sinistra, secondo la direzione indicata dal motto in ebraico Ruach Elohim. La porta si deve quindi leggere come il monumento che segna il passaggio storico del rovesciamento dei simboli del cristianesimo essoterico verso il nuovo modello spirituale che si stava sviluppando nel Seicento.

Negli anni '80 lo stipite destro (per chi guarda) fu vandalicamente danneggiato con l'asportazione del simbolo cabalistico di Venere. Successivamente un restauro lo ripristinò.

Le epigrafi[modifica | modifica wikitesto]

Epigrafi scomparse della villa[modifica | modifica wikitesto]

(LA)

«VILLAE IANVAM TRANANDO RECLVDENS IÀSON OBTINET LOCVPLES VELLVS MEDEAE. 1680»

(IT)

«Oltrepassando la porta di questa villa, lo scopritore Giasone [cioè il pellegrino alchimista] ottiene vello di Medea [oro] in gran copia 1680»


(LA)

«AQVA A QVA HORTI IRRIGANTVR NON EST AQVA A QVA HORTI ALVNTUR»

(IT)

«L'acqua con la quale i giardini sono annaffiati non è l'acqua dalla quale i giardini sono alimentati»


(LA)

«CVM SOLO SOPHORVM LAPIS NON SALE ET DATVR SOLE SILE LVPIS»

(IT)

«Accontentati (sile) del solo sale (cioè del sapere) e del sole (cioè della ragione)»


(LA)

«QVI POTENTI HODIE PECVNIA NATVRAE ARCANA EMITVR SPVRIA REVELAT NOBILITAS SED MORTEM NON LEGITIMA QVAERIT SAPIENTIA»

(IT)

«Chi oggi svela gli arcani della natura al potente di denaro, rivela una cerca da se stesso la morte»


(LA)

«HOC IN RVBE, CAELI RORE, FVSIS AEQUIS, PHYSIS AQVIS, SOLVM FRACTVM, REDDIT FRVCTUM, DVM CVM SALE NITRI, AC SOLE, SVRGVNT FVMI SPARSI FIMI. ISTVD NEMVS, PARVVS NVMVS, TENET FORMA SEMPER FIRMA, DVM SVNT ORTAE SINE ARTE VITES, PYRA, ET POMA PVRA. HABENS LACVM, PROPE, LVCVM, VBI LVPVS NON, SED LVPVS SAEPE LVDIT; DVM NON LAEDIT MITES OVES, ATQVE AVES; CANIS CVSTOS INTER CASTOS AGNOS FERAS MITTIT FORAS, ET EST AEGRI HVJVS AGRI AER SOLVS VERA SALVS, REPLENS HERBIS VIAS URBIS. SVLCI SATI DANT PRO SITI SCYPHOS VINI. [2] INTROVENI, VIR NON VANVS. EXTRA VENVS. VOBIS, FURES, CLANDO FORES. LABE LOTUS, BIBAS LAETUS MERI MARE, BACCHI MORE. INTER VVAS, Sl VIS, OVAS, ET QVOD CVPIS, GRATIS CAPIS. TIBI PARO, CORDE PVRO, QVICQVID PVTAS, A ME PETAS. DANT HIC APES CLARAS OPES DVLCIS MELLIS, SEMPER MOLLIS. HIC IN SILVAE VMBRA SALVE TV, QVI LVGES, NVNC SI LEGES NOTAS ISTAS, STANS HIC AESTAS, VERA MISTA; FRONTE MOESTA NVNQVAM FLERES, INTER FLORES SI MANERES, NEC MANARES INTER FLETVS, DVM HIC FLATVS AVRAE SPIRANT, VNDE SPERANT MESTAE MENTES INTER MONTES, INTER COLLES, INTER GALLES, ET IN VALLE HVJVS VILLAE, VBI VALLVS CLAVDIT VELLVS. [3] BONVM OMEN, SEMPER AMEN ETIAM PETRAE DVM A PVTRE SVRGVNT PATRE, ITA NOTAS, HIC VIX NATVS, IN HAC PORTA, LVTO PARTA, TEMPVS RIDET, BREVI RODET.»

(IT)

«In questa villa dalla rugiada celeste, dai piani arati e dalle acque correnti, il suolo dissodato dà frutto; mentre che, nel salnitro e pel sole, dallo sparso letame s'alza fumo. Questo bosco, di poca entità, conserva sempre identico il suo aspetto; mentre sono nati spontaneamente i tralci delle viti, i peri e i meli sinceri. Vicino al lago v'è un boschetto, dove spesso scherza non già il lupo, ma la lepre; scherza senza offendere le miti pecorelle e gli uccelletti. Il cane custode de' casti agnelli, mette in fuga le fiere; e la sola aria di questa campagna ridà la salute all'infermo. Questa tenuta riempie d'erbaggi le vie della città. I solchi coltivati danno, per la sete, coppe di vino. Entra, uomo modesto! Che Venere stia lontana! A voi, ladri, chiudo le porte. Bevi allegramente, a profusione, vino puro, a mo' di Bacco. Gioisci (a stare) tra i vigneti e prendi liberamente ciò che più ti aggrada. A te preparo schiettamente quanto mi chiedi. Qui le api producono a dovizia dolce miele, sempre tenero. Salute a te, che piangi all'ombra della selva! Ora, se tu comprendessi questo, che qui l'estate è mista alla primavera, non piangeresti mestamente. Se tu restassi qui, in mezzo ai fiori, non staresti a piangere, perché qui spira l'effluvio dell'aria. Perciò le anime melanconiche sperano tra i monti, tra i colli, tra i sentieri e nella valle di questa villa, dove l'ovile recinge le pecore. Ti faccio buon augurio: che sia sempre così! Ma tu, appena ti sarai levato, segna qui, su questa [soglia di] porta, che il fango (la malta) ha generata [la porta del casino], - perché le pietre (i minerali) nascono dalla putrefazione, - che il tempo scherza noncurantemente, ma che in brev'ora tutto distrugge»

Epigrafi sul rosone[modifica | modifica wikitesto]

Le iscrizioni sulla Porta, in un'incisione del 1894.[6]
(LA)

«TRIA SVNT MIRABILIA DEVS ET HOMO MATER ET VIRGO TRINVS ET VNVS»

(IT)

«Tre son le cose mirabili: Dio e uomo, Madre e vergine, trino e uno»


(LA)

«CENTRVM IN TRIGONO CENTRI»

(IT)

«Il centro [è] nel trigono del centro»

Epigrafi sull'architrave[modifica | modifica wikitesto]

רוח אלהים

(LA)

«RUACH ELOHIM»

(IT)

«Spirito divino»


(LA)

«HORTI MAGICI INGRESSVM HESPERIVS CVSTODIT DRACO ET SINE ALCIDE COLCHICAS DELICIAS NON GVSTASSET IASON»

(IT)

«Il drago esperio custodisce l'ingresso del giardino magico e, senza Ercole, Giasone non potrebbe gustare le delizie della Colchide»

Epigrafi sulla soglia[modifica | modifica wikitesto]

SI SEDES NON IS

Il motto è palindromo, ossia può essere letto da sinistra a destra: Se siedi non vai e viceversa Se non siedi vai


(LA)

«EST OPVS OCCVLTVM VERI SOPHI APERIRE TERRAM VT GERMINET SALVTEM PRO POPVLO»

(IT)

«È opera occulta della vero saggio aprire la terra, affinché faccia germogliare la salvezza per il popolo»

Epigrafi sullo stipite della porta[modifica | modifica wikitesto]

(LA)

«FILIVS NOSTER MORTVVS VIVIT REX AB IGNE REDIT ET CONIVGIO GAVDET OCCVLTO»

(IT)

«Nostro figlio, morto, vive, torna re dal fuoco e gode del matrimonio occulto»


(LA)

«SI FECERIS VOLARE TERRAM SUPER CAPVT TVVM EIVS PENNIS AQVAS TORRENTIVM CONVERTES IN PETRAM»

(IT)

«Se farai volare la terra al di sopra della tua testa con le sue penne tramuterai in pietra le acque dei torrenti»


(LA)

«DIAMETER SPHERAE THAV CIRCVLI CRVX ORBIS NON ORBIS PROSVNT»

(IT)

«Il diametro della sfera, il tau del circolo, la croce del globo non giovano alle persone cieche»


(LA)

«QVANDO IN TVA DOMO NIGRI CORVI PARTVRIENT ALBAS COLVMBAS TVNC VOCABERIS SAPIENS»

(IT)

«Quando nella tua casa neri corvi partoriranno bianche colombe, allora sarai chiamato sapiente»


(LA)

«QVI SCIT COMBVRERE AQVA ET LAVARE IGNE FACIT DE TERRA CAELVM ET DE CAELO TERRAM PRETIOSAM»

(IT)

«Chi sa bruciare con l'acqua e lavare col fuoco, fa della terra cielo e del cielo terra preziosa»


(LA)

«AZOT ET IGNIS DEALBANDO LATONAM VENIET SINE VESTE DIANA»

(IT)

«Azoto e Fuoco: sbiancando Latona, verrà Diana senza veste»

La posizione originaria[modifica | modifica wikitesto]

La villa Palombara, oggi distrutta, in un affresco del XIX secolo: sulla destra la Porta Magica, di fianco all'edificio

Oggi si può ammirare la Porta Alchemica nell'angolo settentrionale dei giardini all'interno di piazza Vittorio Emanuele II. La sua posizione originaria si trovava a circa cinquanta metri verso l'incrocio di via Carlo Alberto con via di San Vito, lungo un muro perimetrale che fronteggiava la Strada Felice, con villa Palombara situata tra le antiche Strada Felice e Strada Gregoriana (l'attuale via Merulana). La Strada Felice era un rettilineo fatto costruire da papa Sisto V nel 1588, partiva da Trinità dei Monti passava per Santa Maria Maggiore e proseguiva fino a piazza Santa Croce in Gerusalemme.

Nel 1873 la Porta Magica fu smontata e ricostruita nel 1888 all'interno dei giardini di Piazza Vittorio, su un vecchio muro perimetrale della chiesa di Sant'Eusebio, e accanto furono aggiunte due statue del dio Bes, che si trovavano in origine nei giardini del Palazzo del Quirinale.[7]

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Nel celebre film L'anno mille diretto da Diego Febbraro, il monumento funge da portale tra il Medioevo e la Roma contemporanea.

Nei primi livelli del videogame Tomb Raider: Chronicles - La leggenda di Lara Croft, la protagonista Lara Croft visita Roma alla ricerca della pietra filosofale; per trovarla deve cercare di aprire la Porta Magica.

Nel film Sono tornato Mussolini viene fatto comparire come caduto dall'alto, attraverso una nuvola di fumo, davanti a questa porta.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gian Luca Margheriti, I personaggi più misteriosi della storia, Roma, Newton Compton, 2014 [2013], p. 62, ISBN 9788854163317. URL consultato il 13 febbraio 2016.
  2. ^ Anna Maria Partini, Cristina di Svezia e il suo Cenacolo Alchemico, Roma, Mediterranee, 2010.
  3. ^ a b Renato Santoro, La Porta Magica di Villa Palombara, su archipendolo.wordpress.com, 2016.
  4. ^ Cesare Lucarini, La porta magica di Roma: Le epigrafi svelate, pp. 37-38, Edizioni Nuova Cultura, 2017.
  5. ^ I simboli della Porta Magica (PDF), su bloggikremmerz.net.
  6. ^ Immagine tratta dall'articolo di Henry Carrington Bolton, The Porta Magica, Rome, in "The Journal of the American Folklore Society" 7, n. 24 (gennaio-marzo 1894), pag. 77.
  7. ^ Augusto Vasselli, La Porta Magica a Roma, su ereticamente.net, 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Henry Carrington Bolton (gennaio-marzo 1895). "The Porta Magica - Rome". The Journal of American Folk-Lore 8 (28): pp. 73–78. È il primo studio moderno sul monumento, con notevoli imprecisioni nella trascrizione e traduzione delle iscrizioni. Traduzione in italiano qui.
  • Pietro Bornia, La Porta Magica di Roma: studio storico, dapprima pubblicato nella rivista di studi metapsichici ed esoterici Luce ed Ombra (1915), successivamente pubblicato come estratto e più volte ristampato).
  • Teodoro Brescia, Il Segno del Messia: l'enigma svelato - L'Olismo Originario, la Porta Alchemica e l'archeoastronomia, Battaglia Terme (Padova), Nexus, 2012. ISBN 88-89983-24-8
  • Eugène Canseliet, Deux logis alchimiques en marge de la science et de l'histoire, Paris, Jean Schemit, 1945
  • Luciano Pirrotta, La Porta Ermetica, Roma, Athanor, 1979.
  • Nicoletta Cardano (a cura di), La Porta Magica. Luoghi e memorie nel giardino di piazza Vittorio, Roma, Palombi Editori, 1990.
  • Maria Fiammetta Iovine, Gli Argonauti a Roma. Alchimia, ermetismo e storia inedita del Seicento nei Dialoghi eruditi di Giuseppe Giusto Guaccimanni, Roma, La Lepre Edizioni, 2014.
  • Mino Gabriele, La porta magica di Roma simbolo dell'alchimia occidentale, Firenze, Leo S. Olschki, 2015.
  • Nuccio D’Anna, La Porta Ermetica di Roma. Un itinerario spirituale fra simbolismo e alchimia, Simmetria, Roma 2015.
Su Massimiliano Palombara
  • Marchese Massimiliano Palombara, La Bugia: Rime ermetiche e altri scritti. Da un Codice Reginense del sec. XVII, a cura di Anna Maria Partini, Roma, ed. Mediterranee, 1983.
  • Mino Gabriele, Il giardino di Hermes: Massimiliano Palombara alchimista e rosacroce nella Roma del Seicento. Con la prima edizione del codice autografo della Bugia, 1656, Roma, editrice Ianua, 1986.
  • Maria Fiammetta Iovine, Massimiliano Palombara filosofo incognito. Appunti per una biografia di un alchimista rosacrociano del XVII secolo, Roma, La Lepre Edizioni, 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]

Metropolitana di Roma A.svg È raggiungibile dalla stazione Vittorio Emanuele.

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