Partito Social Democratico Romeno (1990-2001)

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Partito Social Democratico Romeno
Partidul Social Democrat Român
Presidente
StatoRomania Romania
AbbreviazionePSDR
Fondazione18 gennaio 1990
Dissoluzione16 giugno 2001
Confluito inPartito Social Democratico
IdeologiaSocialdemocrazia
Riformismo
CollocazioneSinistra
Coalizione
  • Convenzione Democratica Romena
    (1991-1995)
  • Unione Social Democratica
    (1995-2000)
  • Polo della Democrazia Sociale di Romania
    (2000-2001)
  • Affiliazione internazionaleInternazionale Socialista
    Seggi massimi Camera
    10 / 345
    (2000)[1]
    Seggi massimi Senato
    3 / 140
    (2000)[1]
    TestataLumina
    (1990-1995)
    ColoriBlu

    Il Partito Social Democratico Romeno (in rumeno Partidul Social Democrat Român, PSDR) è stato un partito politico rumeno.

    Nato nel 1990 su iniziativa di Sergiu Cunescu, si proclamò continuatore dell'eredità del Partito Social Democratico Romeno (storico), sparito nel 1948 dopo l'interdizione da parte delle autorità della Romania comunista.

    Il nuovo PSDR nel 1991 entrò a far parte della Convenzione Democratica Romena (CDR), salvo lasciare la coalizione nel 1995 per stringere una nuova alleanza con il Partito Democratico (PD), dalla quale nacque l'Unione Social Democratica (USD). Grazie a questa, nel 1996 riuscì a far parte della maggioranza di un composito governo guidato dalla CDR.

    Nel 1996 fu il primo partito della Romania postrivoluzionaria a riuscire ad entrare nell'Internazionale Socialista.

    La scarsa efficacia dell'azione di governo, tuttavia, spinse il PSDR a cercare nuovi alleati. Sotto la presidenza di Alexandru Athanasiu, nel 2000 il partito concorse al fianco del Partito della Democrazia Sociale di Romania (PDSR) in occasione delle elezioni parlamentari e presidenziali, che sancirono la nascita del governo Năstase e riportarono Ion Iliescu alla presidenza della repubblica. Un anno più tardi si celebrò la fusione tra i due partiti, che diedero vita al Partito Social Democratico (PSD).

    Storia[modifica | modifica wikitesto]

    Il Partito Social Democratico Romeno "storico"[modifica | modifica wikitesto]

    Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Partito Social Democratico Romeno (storico).

    Vari gruppi di ispirazione socialista si susseguirono in Romania tra il 1893 e il 1927, quando fu fondato il Partito Social Democratico Romeno (PSDR) che, promuovendo l'introduzione di misure democratiche quali il suffragio universale, un sistema di protezione sociale dei lavoratori, lo sviluppo della pubblica istruzione e la riforma agraria, fu presente in parlamento tra il 1928 e il 1933. Messo fuorilegge nel 1938 dal re Carlo II, che creò un partito unico intorno alla propria persona, il PSDR continuò le proprie attività in clandestinità fino al 1944. Dopo il 1940 il partito si batté per il rovesciamento della dittatura di Ion Antonescu e l'uscita del paese dalla guerra, condividendo tali obiettivi con il Partito Comunista Rumeno (PCR). In collaborazione con altri partiti, infatti, diede vita al Blocco Nazional-Democratico (rumeno: Blocul Național-Democratic), che nell'agosto 1944 sostenne il colpo di stato del re Michele I, che esautorò Antonescu. Il PSDR partecipò ai primi governi provvisori fino al 1945, quando fu nominato primo ministro Petru Groza. Temendo la creazione di uno Stato comunista sotto l'egida dell'Unione Sovietica, nel 1946 parte della dirigenza con a capo Constantin Titel Petrescu si separò dal PSDR e fondò il Partito Social Democratico Indipendente (rumeno: Partidul Social-Democrat Independent, PSDI). Mentre la parte maggioritaria del PSDR fu favorevole all'alleanza con il PCR, il PSDI decise di concorrere individualmente alle elezioni parlamentari del 1946, senza ottenere alcun deputato. In occasione della stessa tornata elettorale la coalizione PSDR-PCR conquistò 347 dei 414 seggi disponibili. Nel 1948 i due partiti si fusero e fu instaurata la Repubblica Socialista di Romania. Questa costrinse il re all'esilio, decretò l'abolizione di tutti i partiti ad esclusione del PCR ed ordinò l'arresto dei leader dell'opposizione. Il PSDI, quindi, sparì dalla vita politica romena.

    Rifondazione dopo la rivoluzione del 1989[modifica | modifica wikitesto]

    In seguito alla rivoluzione romena del 1989 che rovesciò il regime di Nicolae Ceaușescu il potere fu assunto ad interim da un governo provvisorio (il Consiglio del Fronte di Salvezza Nazionale, CFSN) costituito principalmente da ex membri del Partito Comunista Rumeno (PCR) che, nel febbraio 1990, formarono il partito del Fronte di Salvezza Nazionale (FSN), grande gruppo politico che dominò la presenza nelle istituzioni e i mezzi di informazione nel primo periodo di transizione alla democrazia. Il 31 dicembre 1989 il CFSN emanò il decreto di abolizione del partito unico, consentendo la formazione di nuovi gruppi. I primi furono quelli "storici", che si basavano su una precedente tradizione politica, cioè il Partito Nazionale Liberale (PNL), il Partito Nazionale Contadino Cristiano Democratico (PNȚCD) e del Partito Social Democratico Romeno (PSDR). Questo fu rifondato il 18 gennaio 1990 da un gruppo di iniziativa guidato da Adrian Dimitriu (ex segretario generale del PSDI) e Sergiu Cunescu[2], che si dichiararono continuatori della dottrina socialdemocratica rappresentata da Titel Petrescu[3][4][5]. Tra gli altri membri fondatori vi furono anche Mircea Stănescu e Mira Moscovici. Cunescu assunse l'incarico di presidente esecutivo, mentre Dimitriu ne fu presidente onorario[5].

    Non si trattò, comunque, dell'unico partito a definirsi erede della tradizione socialdemocratica in Romania. Si richiamò a Titel Petrescu, ad esempio, anche il neonato Partito Socialista Democratico Romeno[5].

    Malgrado le carenze organizzative dei gruppi di opposizione rispetto al FSN, facendo leva sui principi di democrazia, libertà di espressione, libertà di associazione sindacale ed equa distribuzione della ricchezza[6][4], il PSDR riuscì a partecipare alle elezioni parlamentari del 1990, le prime dopo la caduta del regime, ottenendo due seggi alla camera dei deputati (Sergiu Cunescu e Vasile Lascu) e partecipando ad un gruppo parlamentare comune insieme ai partiti ecologisti di MER e PER[7]. Il partito non presentò alcun candidato alla presidenza della repubblica.

    Vista la comune diffidenza alle politiche dell'egemone FSN di Ion Iliescu, ritenuto continuatore dell'ideologia comunista antidemocratica, nel corso del 1990 il PSDR si avvicinò agli altri gruppi di opposizione e, con questi (PNȚCD, PNL, PER, UDMR), il 15 dicembre prese parte alla creazione della Convenzione nazionale per l'instaurazione della democrazia (rumeno: Convenția Națională pentru Instaurarea Democrației, CNID)[8][9].

    Il 7-9 marzo 1991 si tenne il primo congresso del PSDR, che confermò la presidenza di Cunescu, adottò lo statuto e il programma che, richiamando i valori della socialdemocrazia moderna, invocò il principio del pluralismo politico, l'organizzazione di libere elezioni, la separazione dei poteri dello Stato, l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, la certezza dei diritti e delle libertà individuali, la ristrutturazione del sistema economico nazionale[3][6].

    Coalizioni degli anni novanta[modifica | modifica wikitesto]

    Nella Convenzione Democratica Romena[modifica | modifica wikitesto]

    Su iniziativa di Corneliu Coposu, leader del PNȚCD, al fine di combattere lo strapotere del FSN (ridenominato FDSN), il 26 novembre 1991 fu costituita un'ampia coalizione di partiti di centro-destra, gruppi liberali e associazioni civiche, che prese il nome di Convenzione Democratica Romena (CDR).

    Pur concorrendo individualmente alle elezioni amministrative del febbraio 1992 (alle quali ottenne due sindaci, un consigliere di distretto e 35 consiglieri comunali)[10], il PSDR partecipò alle elezioni parlamentari del 27 settembre 1992 sotto l'insegna della CDR, sostenendo anche la corsa alla presidenza della repubblica di Emil Constantinescu. La coalizione, pur scardinando l'egemonia assoluta del partito di Iliescu, tuttavia, non fu capace di ottenere la maggioranza per poter governare. Nacque, quindi, un esecutivo FDSN guidato da Nicolae Văcăroiu, mentre Iliescu fu riconfermato presidente. Il PSDR ottenne 10 deputati (il cui capogruppo fu Cunescu) e un senatore (Constantin Moiceanu).

    La convivenza tra i partiti della CDR si rivelò complicata, poiché le formazioni più piccole venivano sistematicamente escluse dalla fase decisionale finale, pur reclamando un ruolo maggiore. Nel 1995 lo stesso Cunescu definì l'alleanza come «dittatura del PNȚCD sugli altri membri»[11]. In seguito al rifiuto da parte della dirigenza della CDR di riorganizzare la struttura della coalizione, come proposto dal PSDR, il 15 febbraio 1995 il consiglio nazionale del partito stabilì, quindi, di lasciare la CDR[3].

    Coalizione con il Partito Democratico[modifica | modifica wikitesto]

    Diagramma rappresentante l'evoluzione del PSDR dal 1990 al 2001

    Nello stesso anno il PSDR si avvicinò al Partito Democratico (PD), nato nel 1993 in conseguenza della spaccatura tra riformisti e conservatori in seno al FSN e condotto dall'ex primo ministro Petre Roman. Il 27 settembre 1995 i due partiti conclusero un accordo che portò alla nascita dell'Unione Social Democratica (USD), alleanza che prevedeva la partecipazione su liste comuni per le elezioni amministrative e parlamentari del 1996, nonché l'appoggio alla candidatura di Roman alla presidenza della repubblica.

    Alle elezioni amministrative della primavera 1996 l'USD fu il secondo gruppo del paese, giungendo alle spalle del Partito della Democrazia Sociale di Romania (PDSR, nuova denominazione del partito di Iliescu). Mentre la coalizione in totale ottenne 475 sindaci, tenendo conto solo dei propri candidati, il PSDR conseguì il 16,08% del totale dei sindaci della Romania, il 14,96% dei consiglieri comunali e l'11,64% dei consiglieri di distretto[2][10]. In occasione del ballottaggio per il posto di sindaco di Bucarest, inoltre, l'USD preferì sostenere il candidato della CDR Victor Ciorbea in opposizione a quello del PDSR Ilie Năstase[2].

    Oltre a conseguire discreti risultati elettorali, il 9 settembre 1996[12] il PSDR fu ammesso come membro con status consultivo dell'Internazionale Socialista, divenendone membro effettivo nel corso della conferenza mondiale dell'8 novembre 1999[13]. Si trattò del primo partito della Romania postrivoluzionaria ad entrare nell'Internazionale Socialista[14].

    Alle elezioni del 3 novembre 1996 l'USD arrivò terza. Alle presidenziali, su 16 candidati, Roman finì dietro Constantinescu (CDR) e Iliescu (PDSR), mentre in parlamento la coalizione ottenne 53 seggi alla camera (10 per i membri del PSDR) e 23 al senato (uno per il PSDR, Titus Lucian Șuteu, deceduto nel 1998[15]). La CDR riuscì a vincere le elezioni, conquistando una maggioranza relativa che la costrinse a cercare alleati per la formazione del governo. Il 6 dicembre 1996 CDR, USD e UDMR siglarono un Patto per la governabilità e la solidarietà politica, che consegnò alla coalizione di governo il 60% dei seggi delle camere ed era finalizzato a formare un governo capace di rafforzare i valori democratici e avviare riforme economiche nette[16]. Tra i termini dell'accordo Roman riuscì ad ottenere cinque ministeri per l'USD, dei quali uno andò al PSDR (il ministero del lavoro, assegnato ad Alexandru Athanasiu)[16]. L'USD, quindi, supportò la nascita di un esecutivo presieduto da Victor Ciorbea (PNȚCD).

    La stabilità dell'alleanza, tuttavia, fu costantemente messa in discussione da divergenze ideologiche e individualismi di partito. Mentre Roman, minacciando il ritiro dalla maggioranza, nel 1998 ottenne le dimissioni di Ciorbea, sotto il nuovo primo ministro Radu Vasile il sopraggiungere di un periodo di crisi economica inasprì i termini del confronto. All'interno della stessa USD, il deputato PSDR Dumitru Sandu nel febbraio del 1999 denunciò il ruolo marginale riservato ai socialdemocratici e alla loro ideologia in seno alla coalizione, invocando il ritiro dal governo[17]. Nel marzo dello stesso anno, il passaggio al PNL del vicepresidente del gruppo parlamentare del PSDR alla camera Constantin-Gheorghe Avramescu causò lo scioglimento del gruppo parlamentare del PSDR, i cui rappresentanti si trasferirono al gruppo dei deputati non affiliati[18].

    Vista la crisi di identità del partito, lo stesso Cunescu annunciò pubblicamente di voler creare un partito socialdemocratico più forte e di essere pronto ad una fusione con l'Alleanza per la Romania (ApR) di Teodor Meleșcanu, gruppo fuoriuscito dal PDSR di Iliescu[19]. Nel luglio del 1999 Cunescu rincarò la dose, annunciando che, a prescindere dalla realizzazione della fusione con il partito di Meleșcanu, il PSDR avrebbe in ogni caso abbandonato l'USD, poiché l'alleanza con il PD non era più giustificabile. Cunescu affermò che avrebbe potuto accettare anche una potenziale alleanza con il PDSR, ma a condizione dell'addio di Iliescu[20].

    La decisione riguardante la fusione con ApR fu posticipata a dopo il congresso del 19 ottobre 1999, che avrebbe nominato il nuovo presidente in sostituzione dell'ormai settantaseienne Cunescu. Si affrontarono Alexandru Athanasiu (prediletto di Cunescu) ed Emil Putin. Il primo sosteneva la necessità di rimanere al governo, ritenendola prerequisito per il rafforamento interno del partito. Il secondo fu rappresentante delle voci che invocavano la necessità di lasciare l'esecutivo per preservare l'identità di partito e unirsi ad ApR per creare un grande fronte socialdemocratico [21]. La vittoria di misura di Athanasiu comportò la conferma di sostegno al governo Vasile da parte dell'ala maggioritaria del partito, mentre il gruppo facente capo a Putin si dimise in blocco, entrando in ApR[2]. Mentre Athanasiu ottenne la presidenza, Cunescu fu nominato presidente onorario.

    Il governo Vasile rimase in carica fino al dicembre 1999. Il 22 dicembre Athanasiu assunse ad interim l'incarico di primo ministro fino al 28 dicembre, cioè fino alla nomina a premier di Mugur Isărescu da parte del presidente della repubblica Constantinescu. Nel nuovo governo il PSDR mantenne la guida del ministero del lavoro, che fu assegnato a Smaranda Dobrescu.

    Vista l'imminente fine del mandato governativo il PSDR si preparò alle nuove tornate elettorali del 2000. Il 27 gennaio 2000 l'ex leader del Partito Democratico Agrario di Romania Victor Surdu entrò nel PSDR e ne fu il candidato a sindaco di Bucarest in occasione delle elezioni amministrative del giugno 2000[2]. Surdu, tuttavia, deluso dalla scelta del partito di non stringere alleanze con altri gruppi per sostenere la propria candidatura, abbandonò il PSDR dopo le elezioni[2]. Nel complesso, concorrendo individualmente alle elezioni amministrative, il PSDR conseguì 63 sindaci, 44 consiglieri di distretto e 883 consiglieri comunali[10]. Il 22 luglio 2000 il PSDR assorbì il piccolo Partito Socialista (rumeno: Partidul Socialist) di Tudor Mohora[2].

    Nel Polo della Democrazia Sociale di Romania[modifica | modifica wikitesto]

    L'accordo pre-elettorale più importante fu siglato il 7 settembre 2000, quando Athanasiu concordò con il PDSR di Ion Iliescu e Adrian Năstase l'adesione al Polo della Democrazia Sociale di Romania (rumeno: Polul Democrației Sociale din România)[22], cui partecipava anche il Partito Umanista Romeno (PUR). Questa era finalizzata alla partecipazione su liste comuni per le elezioni parlamentari del 26 novembre e comportava il sostegno congiunto ad Iliescu per l'incarico di presidente della repubblica. Un altro termine dell'accordo impegnava il PSDR ad accettare la creazione di un gruppo parlamentare comune con il PDSR nel caso di vittoria alle elezioni, che avrebbe portato la fusione tra i due partiti nella prima parte del 2001[22].

    Malgrado la decisione di Athanasiu, Cunescu si oppose all'ingresso nel PDSR per timore che il partito da lui fondato avrebbe perso la propria identità politica e che il PDSR avrebbe avuto bisogno del PSDR solamente per entrare nell'Internazionale socialista [14][23].

    Il 26 novembre 2000, in occasione delle elezioni legislative, la coalizione conseguì 155 deputati e 65 senatori, mentre il secondo partito più votato fu il PRM di Corneliu Vadim Tudor. Alle elezioni presidenziali, infatti, Iliescu si ritrovò ad affrontare il leader del PRM, personaggio estremista e giustizialista che rappresentava il voto di protesta dell'elettorato[16]. Di fronte al pericolo rappresentato dall'estremismo nazionalista persino PNL, PD e UDMR, considerandolo come l'alternativa politicamente più credibile, appoggiarono Iliescu in occasione del ballottaggio presidenziale del 10 dicembre 2000[16][22]. Iliescu ottenne il 66,83% dei voti e Vadim Tudor si fermò al 33,17%.

    Mentre Iliescu divenne nuovamente presidente della repubblica, Năstase fu designato per il ruolo di primo ministro. Il PDSR, che non aveva conseguito la maggioranza assoluta, per ottenere l'investitura e garantire la sopravvivenza del governo, fu costretto a richiedere l'appoggio parlamentare di Partito Nazionale Liberale (PNL) e Unione Democratica Magiara di Romania (UDMR). Sulla base di interessi comuni, quali lo sviluppo economico della Romania e l'integrazione euro-atlantica del paese, il 27 dicembre fu firmato il protocollo di intesa tra la coalizione di governo e gli altri due partiti[22][24]. L'accordo con il PNL, tuttavia, sarebbe saltato il 18 aprile 2001[22].

    Fusione con il PDSR[modifica | modifica wikitesto]

    In applicazione del protocollo siglato tra PDSR e PSDR nel 2000, in occasione della conferenza nazionale del 16 giugno 2001, si concretizzò la fusione tra le due formazioni, che già partecipavano ad un gruppo parlamentare comune alla camera dei deputati e al senato. Sotto la presidenza di Năstase, acclamato all'unanimità presidente del nuovo partito con i voti di tutti i 4.030 delegati, quindi, si realizzò l'unificazione di due tra i più importanti gruppi socialdemocratici del paese, che si unirono intorno all'insegna di Partito Social Democratico (PSD)[25][26]. Furono scelti 12 nuovi vicepresidenti e l'ex leader del PSDR Alexandru Athanasiu fu indicato come presidente del consiglio nazionale del nuovo partito[27].

    A livello ideologico la fusione comportò la necessità, dichiarata dalle alte sfere del partito, di proporre una revisione dell'immagine del PDSR, distaccandosi dall'idea che associava il gruppo di Iliescu alle vecchie strutture comuniste e che rifiutava una riforma strutturale netta. Furono considerati essenziali, quindi, il rilancio dell'economia e l'avvicinamento ad Unione Europea e NATO[16][28].

    Congressi[modifica | modifica wikitesto]

    • 7-9 marzo 1991
    • 10-12 dicembre 1993
    • 14-15 giugno 1997
    • 16 ottobre 1999

    Struttura[modifica | modifica wikitesto]

    Presidenti[modifica | modifica wikitesto]

    Risultati elettorali[modifica | modifica wikitesto]

    Coalizione Pos. Voti % Seggi
    Parlamentari 1990 Camera - 10° 73 014 0,53
    2 / 396
    Senato 10° 69 762 0,50
    0 / 119
    Parlamentari 1992[29] Camera Convenzione Democratica Romena
    (PNȚCD, PNL-CD, PNL-AT, PSDR, PAC, PER)
    2 170 289 20,04
    10 / 341
    Senato 2 210 722 20,16
    1 / 143
    Parlamentari 1996[30] Camera Unione Social Democratica
    (PD, PSDR)
    1 582 231 12,92
    10 / 343
    Senato 1 617 384 13,16
    1 / 143
    Parlamentari 2000[31] Camera Polo della Democrazia Sociale di Romania
    (PDSR, PSDR, PUR)
    3 968 464 36,61
    10 / 345
    Senato 4 040 212 37,09
    3 / 140
    Candidato Pos. Voti 1º Turno % Pos. Voti 2º Turno %
    Presidenziali 1992 Emil Constantinescu 3 717 006 31,24 4 641 207 38,47
    Presidenziali 1996 Petre Roman 2 369 941 20,54 - -
    Presidenziali 2000 Ion Iliescu 4 076 273 36,35 6 696 623 66,83

    Nelle istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

    Primi ministri ad interim[modifica | modifica wikitesto]

    Collocazione parlamentare[modifica | modifica wikitesto]

    Governo Roman I, Governo Roman II, Governo Roman III, Governo Stolojan, Governo Văcăroiu
    Governo Ciorbea, Governo Vasile, Governo Isărescu, Governo Năstase

    Note[modifica | modifica wikitesto]

    1. ^ a b Numero di seggi a livello di singolo partito e non di coalizione
    2. ^ a b c d e f g (RO) Definiții pentru PSDR, Dexonline.ro. URL consultato il 3 settembre 2017.
    3. ^ a b c (RO) Partidul Social Democrat Român (PSDR), Infopolitic.ro. URL consultato il 30 agosto 2017 (archiviato dall'url originale il 5 luglio 2013).
    4. ^ a b (RO) ANUL 1990 PARTIDE, IDEOLOGII şi MOBILIZARE POLITICĂ (PDF), Bucarest, Editura IRRD, 2014. URL consultato il 16 settembre 2017 (archiviato dall'url originale il 13 giugno 2016).
    5. ^ a b c (RO) Florin Mihai, PSDR - Titel Petrescu redivivus, Jurnalul Național, 28 gennaio 2010. URL consultato il 26 agosto 2017.
    6. ^ a b (EN) The May 1990 Elections in Romania (PDF), National Democratic Institute for International Affairs e National Republican Institute for International Affairs, 1991.
    7. ^ (RO) Grupul parlamentar ecologist şi social-democrat, Camera dei deputati della Romania. URL consultato il 5 settembre 2017.
    8. ^ (RO) Dan Pavel e Iulia Huia, Nu putem reuşi decît împreună. O istorie analitică a Convenţiei Democratice, 1989-2000, Iași, Polirom, 2003.
    9. ^ (RO) Convenţia Naţională pentru Instaurarea Democraţiei, Enciclopedia României. URL consultato il 12 marzo 2018.
    10. ^ a b c (RO) Cristian Preda, Partide, voturi şi mandate la alegerile din România (1990-2012), XIII, nº 1, Romanian Political Science Review, 2013. URL consultato il 28 agosto 2017.
    11. ^ (EN) Steven D. Roper, Romania: The Unfinished Revolution, Routledge, 2000, p. 78.
    12. ^ XX Congress of the Socialist International, New York - Congress Decisions Regarding Membership, Socialist International.
    13. ^ XXI Congress of the Socialist International, Paris - Decisions of the Congress Regarding Membership, Socialist International.
    14. ^ a b (RO) Mirela Luca, Sergiu Cunescu a plecat dintre politicieni, Ziarul Financiar, 18 marzo 2005. URL consultato il 26 agosto 2017.
    15. ^ (RO) Titus Lucian ŞUTEU Sinteza activitatii parlamentare în legislatura 1996-2000, Camera dei deputati della Romania. URL consultato il 5 settembre 2017.
    16. ^ a b c d e Odette Tomescu Hatto, PARTITI, ELEZIONI E MOBILITAZIONE POLITICA NELLA ROMANIA POST-COMUNISTA (1989-2000), 2004.
    17. ^ (RO) Un deputat PSDR cere demisia in bloc a conducerii partidului, Ziarul de Iași, 22 febbraio 1999. URL consultato il 26 agosto 2017.
    18. ^ (RO) Grupul parlamentar Uniunea Social Democrată - Partidul Social Democrat Român, Camera dei deputati della Romania. URL consultato il 5 settembre 2017.
    19. ^ (RO) Ana-Daniela Budica, Cunescu si Melescanu sunt in pragul fuziunii, Ziua, 12 marzo 1999. URL consultato il 26 agosto 2017.
    20. ^ (RO) Alte stiri, Ziarul de Iași, 2 luglio 1999. URL consultato il 26 agosto 2017.
    21. ^ (RO) Viitorul politic al PSDR depinde de presedintele pe care il va alege Congresul partidului, Ziarul de Iași, 16 ottobre 1999. URL consultato il 26 agosto 2017.
    22. ^ a b c d e (RO) Definiții pentru PSD, Dexonline.ro. URL consultato il 26 agosto 2017.
    23. ^ (RO) Sergiu Cunescu s-a stins din viata chiar in ziua cand implinea 82 de ani, Adevărul, 18 marzo 2005. URL consultato il 26 agosto 2017.
    24. ^ (RO) Carmen Vintila e Gabriela Antoniu, Guverne minoritare - Patrulaterul rosu, portocaliul decolorat, Jurnalul Național, 6 gennaio 2007. URL consultato il 22 agosto 2017.
    25. ^ (RO) Ionela Gavril, Congresele PSD (1990-2015), Agerpres, 17 ottobre 2015. URL consultato il 22 agosto 2017.
    26. ^ (RO) Congres - PSD se antreneaza pentru o noua rocada, Jurnalul Național, 19 aprile 2015. URL consultato il 26 agosto 2017.
    27. ^ (RO) Alin Cordos, Social-democratia de la Ion Iliescu la Mircea Geoana si Victor Ponta, Mesagerul, 20 febbraio 2010. URL consultato il 23 agosto 2017 (archiviato dall'url originale il 9 settembre 2018).
    28. ^ (RO) Ioan Aurel Pop, Ioan Bolovan e Susana Andea (a cura di), Istoria României: compendiu, Istituto Romeno di Cultura, 2004, ISBN 978-973-86871-7-2.
    29. ^ Voti, posizione e percentuali sono stati indicati a livello di coalizione, ma il numero di seggi a livello di partito. La coalizione in totale ottenne 82 seggi alla camera e 34 al senato.
    30. ^ Voti, posizione e percentuali sono stati indicati a livello di coalizione, ma il numero di seggi a livello di partito. La coalizione in totale ottenne 53 seggi alla camera e 23 al senato.
    31. ^ Voti, posizione e percentuali sono stati indicati a livello di coalizione, ma il numero di seggi a livello di partito. La coalizione in totale ottenne 155 seggi alla camera e 65 al senato.

    Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

    Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]