Maria Sofia di Baviera

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« L'Aquiletta bavara »
(definizione di Gabriele d'Annunzio su Maria Sofia di Baviera)
Maria Sofia di Baviera
Maria Sofia di Baviera.jpg
Regina consorte delle Due Sicilie
Stemma
In carica 22 maggio 1859 -
13 febbraio 1861
Predecessore Maria Teresa d'Austria
Successore Titolo abolito
Nome completo Marie Sophie Amalie von Wittelsbach, Herzogin in Bayern
Altri titoli Duchessa in Baviera
Duchessa di Calabria
Nascita Castello di Possenhofen, Baviera, 4 ottobre 1841
Morte Monaco di Baviera, 19 gennaio 1925
Luogo di sepoltura Basilica di Santa Chiara, Napoli
Casa reale Wittelsbach
Padre Massimiliano Giuseppe in Baviera
Madre Ludovica di Baviera
Consorte Francesco II delle Due Sicilie
Figli Maria Cristina Pia

Marie Sophie Amalie von Wittelsbach, Herzogin in Bayern, nota in italiano come Maria Sofia Amalia di Baviera (Castello di Possenhofen, 4 ottobre 1841Monaco di Baviera, 19 gennaio 1925), fu l'ultima regina consorte delle Due Sicilie.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Nata il 4 ottobre 1841 nel Castello di Possenhofen, in Baviera, Maria Sofia Amalia era la terza figlia del duca Massimiliano Giuseppe in Baviera e della principessa Ludovica di Baviera, quest'ultima figlia di Massimiliano I, re di Baviera. Sorella della ben più nota Elisabetta di Baviera "Sissi", la figura di Maria Sofia Amalia era «sinuosa, slanciata, con occhi profondi di colore blu e folta capigliatura castana; Maria Sofia Amalia aveva un portamento aristocratico e maniere gentili»[1].

Il breve regno[modifica | modifica wikitesto]

« Piuttosto che stare qui, amerei morire in Abruzzo in mezzo a quei bravi soldati combattenti. »
(Maria Sofia durante l'assedio di Civitella del Tronto[2])

Nel 1858 fu promessa in sposa, diciassettenne, a Francesco, erede al trono delle Due Sicilie, inizialmente conosciuto solo attraverso l'immagine di una miniatura. Il matrimonio serviva a rafforzare il legame tra le corone d'Asburgo e i Borbone-Napoli.

Il fidanzamento ufficiale avvenne il 22 dicembre 1858 e il matrimonio fu celebrato per procura l'8 gennaio 1859. Dopo qualche giorno Sofia fu accompagnata a Trieste, dove era attesa dalle borboniche Tancredi e Fulminante, a bordo delle quali arrivò a Bari il 1º febbraio 1859, dove infine incontrò suo marito Francesco e il suocero, il re Ferdinando II, ammalatosi durante il viaggio verso il capoluogo pugliese. Il 7 marzo i reali ripartirono via nave per Napoli e le condizioni di Ferdinando si aggravarono ulteriormente.

Il 22 maggio successivo il re morì e Sofia divenne la regina consorte di Francesco II, allora ventitreenne, e passato alla storia con il nomignolo di Franceschiello. Fu regina di Napoli fino alla capitolazione di Gaeta del 13 febbraio 1861.

Divenne molto popolare proprio durante l'assedio della piazzaforte di Gaeta, dove la corte si era rifugiata il 6 settembre 1860 per tentare un'ultima resistenza alle truppe militari piemontesi. Ella cercò in tutti i modi di incoraggiare i soldati borbonici distribuendo loro medaglie con coccarde colorate da lei stessa confezionate, indossò un costume di taglio maschile e partecipò personalmente ai combattimenti incitando alla lotta i soldati e recandosi in visita ai feriti negli ospedali di guerra. Quando, poi, a Gaeta la situazione peggiorò sempre più a causa della scarsità del cibo, della diffusa malattia di tifo e del freddo, il marito consorte Francesco II la invitò a lasciare la roccaforte, ma la Regina Maria Sofia Amalia fu irremovibile e volle restare accanto al suo popolo. Così, infatti, riferisce Re Francesco II in una lettera rivolta a Napoleone Bonaparte:

« Ho fatto ogni sforzo per persuadere S.M. la Regina Maria Sofia Amalia a separarsi da me, ma sono stato vinto dalle sue tenere preghiere e dalle sue generose risoluzioni. Ella vuol dividere meco, sin alla fine, la mia fortuna, consacrandosi a dirigere negli ospedali la cura dei feriti e degli ammalati; da questa sera Gaeta conta una suora di carità in più[3] »

Grande fu l'ammirazione che ebbe verso la regina il giornalista francese Charles Garnier presente sul posto[4].

Soggiorno a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Maria Sofia fotografata dai Fratelli d'Alessandri

Dopo la caduta di Gaeta e l'unificazione delle Due Sicile all'Italia, Maria Sofia e il deposto re si rifugiarnono a Roma, capitale dell'allora Stato Pontificio, ormai ridotto all'epoca al solo Lazio. A Roma Francesco II istituì un governo in esilio che godette del riconoscimento diplomatico da parte di alcuni Stati europei per alcuni anni[quali e per quanti anni ?] come il Governo legittimo del regno delle Due Sicilie.

Nel febbraio 1862 apparvero alcune foto che la ritraevano senza veli e che vennero diffuse in tutte le corti d'Europa. Le foto si rivelarono essere abili manipolazioni nelle quali il capo della Regina era stato montato su un corpo di una giovane prostituta, ritratta in pose sessuali molto lascive, e le indagini svolte portarono infatti la polizia pontificia all'arresto di Antonio Diotallevi e della moglie Costanza Vaccari, autori del gesto.[5]

Le sue ricchezze e tutti i suoi privilegi erano, in un certo modo, compromessi da tali tragedie personali. Il suo matrimonio restò inconsumato per molti anni a causa del fatto che Francesco soffriva di fimosi. La timidezza e il fanatismo religioso del consorte, inoltre, impedivano alla coppia lo sviluppo di qualsiasi tipo di intimità.

Sofia si innamorò quindi di un ufficiale della guardia pontificia, Armand de Lawayss, di cui rimase incinta. Ritiratasi nella casa di origine dei genitori a Possenhofen, in Baviera, su consiglio della famiglia partorì in segreto per evitare il prevedibile scandalo. Il 24 novembre 1862 Sofia diede alla luce una bambina che fu affidata a una famiglia di Lawayss a Bruxelles.

Sempre su consiglio della famiglia Sofia confessò a Francesco la sua relazione extraconiugale; il matrimonio non si ruppe, Francesco si sottopose a un'operazione per ridurre la fimosi e fu in grado di consumare sessualmente la relazione. Sofia rimase incinta e diede alla luce un'altra bambina, chiamata Maria Cristina Pia, tenuta a battesimo dalla zia, l'imperatrice Sissi. Maria Cristina Pia visse solo tre mesi e morì il 28 marzo 1870. La coppia non ebbe altri figli.

Vita successiva[modifica | modifica wikitesto]

Santa Chiara a Napoli: botola che porta alla cripta ove si trovano le spoglie di Francesco II, Sofia e della loro figlia morta a 3 mesi

A seguito della liberazione di Roma da parte delle truppe italiane e la dissoluzione dello Stato Pontificio (20 settembre 1870) la coppia si trasferì in Baviera. Francesco morì nel 1894; Sofia si trasferì da Monaco a Parigi dove visse in una dimora acquistata dal marito nel quartiere di Saint-Mandé.

A Parigi Sofia presiedeva ancora un'informale corte borbonica in esilio: in effetti non cessò mai di sperare nella riconquista dei suoi possedimenti, ormai parte integrante del regno d'Italia, e giunse fino al punto di stringere contatti con l'ambiente anarchico ostile ai Savoia: conobbe, per esempio, Errico Malatesta e si guadagnò l'appellativo di regina degli anarchici, anche se le sue mire differivano da quelle dell'ambiente con cui era venuta a contatto: ella sperava infatti di sfruttare l'ostilità verso i monarchi sabaudi per destabilizzare il regno d'Italia. Voci mai confermate narrano che Sofia avesse avuto molta influenza anche sugli anarchici Giovanni Passannante e Gaetano Bresci, quest'ultimo uccisore del re d'Italia Umberto I nel 1900, ma le testimonianze storiche provarono che i due attentatori agirono invece individualmente.

In Francia Maria Sofia Amalia coltivò la sua grande passione per i cavalli, le cui gare seguiva in varie località d'Europa, come ad esempio a Londra, dove ella si appassionò inoltre alla caccia alla volpe.

Durante la Grande Guerra Sofia parteggiò per gli imperi centrali e la loro entrata in conflitto contro l'Italia. Nonostante la sua avversione per i Savoia Sofia aveva l'abitudine di visitare i campi di militari italiani in prigionia in Germania, cui donava libri e cibo. I soldati italiani erano ignari dell'identità di Sofia, che si presentava all'epoca come una donna anziana (aveva superato i settant'anni) e che parlava la loro lingua con un'inflessione mista tedesco-napoletana, la quale era interessata particolarmente alle notizie provenienti dal Mezzogiorno del Paese. Riferì al proposito Arrigo Petacco che «…Fra quei soldati laceri ed affamati, lei cerca i suoi napoletani. Distribuisce, come a Gaeta, bons bons e sigari»[6].

Durante la sua vita, Sofia indusse ammirazione anche tra i suoi accaniti nemici politici. Gabriele D'Annunzio la soprannominò infatti Aquiletta Bavara e Marcel Proust parlò di lei come della regina soldato sui bastioni di Gaeta.

Sofia morì a Monaco di Baviera nel 1925. Da maggio 1984 le sue spoglie, insieme a quelle del marito Francesco e di sua figlia, riposano in una cripta della basilica di Santa Chiara a Napoli[7].

Titoli e trattamento[modifica | modifica wikitesto]

  • 4 ottobre 1841 - 3 febbraio 1859 Sua Altezza Reale Principessa Maria Sofia, Duchessa in Baviera
  • 3 febbraio 1859 - 22 maggio 1859 Sua Altezza Reale Principessa Maria Sofia, Duchessa di Calabria
  • 22 maggio 1859 - 27 dicembre 1894 Sua Maestà La Regina delle Due Sicilie
  • 27 dicembre 1894 - 19 gennaio 1925 Sua Maestà La Regina Vedova delle Due Sicilie

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Dama dell'Ordine della Croce Stellata - nastrino per uniforme ordinaria Dama dell'Ordine della Croce Stellata
Dama dell'Ordine di Teresa di Baviera - nastrino per uniforme ordinaria Dama dell'Ordine di Teresa di Baviera
Dama dell'Ordine della regina Maria Luisa - nastrino per uniforme ordinaria Dama dell'Ordine della regina Maria Luisa
Dama di Gran Croce di Giustizia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria Dama di Gran Croce di Giustizia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio
Rosa d'Oro della cristianità - nastrino per uniforme ordinaria Rosa d'Oro della cristianità

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Maria Sofia di Baviera Padre:
Massimiliano Giuseppe in Baviera
Nonno paterno:
Pio Augusto in Baviera
Bisnonno paterno:
Guglielmo in Baviera
Trisnonno paterno:
Giovanni di Birkenfeld-Gelnhausen
Trisnonna paterna:
Sofia Carlotta di Salm-Dhaun
Bisnonna paterna:
Maria Anna di Zweibrücken-Birkenfeld
Trisnonno paterno:
Federico Michele di Zweibrücken-Birkenfeld
Trisnonna paterna:
Maria Francesca del Palatinato-Sulzbach
Nonna paterna:
Amalia Luisa di Arenberg
Bisnonno paterno:
Luigi Maria di Arenberg
Trisnonno paterno:
Carlo Maria Raimondo d'Arenberg
Trisnonna paterna:
Louise Margarete de la Marck-Schleiden, Contessa di Vardes
Bisnonna paterna:
Marie Adélaïde Julie de Mailly
Trisnonno paterno:
Louis Joseph de Mailly, Marchese of Nesle
Trisnonna paterna:
Adélaïde Julie d'Hautefort
Madre:
Ludovica di Baviera
Nonno materno:
Massimiliano I di Baviera
Bisnonno materno:
Federico Michele di Zweibrücken-Birkenfeld
Trisnonno materno:
Cristiano III del Palatinato-Zweibrücken
Trisnonna materna:
Carolina di Nassau-Saarbrücken
Bisnonna materna:
Maria Francesca di Sulzbach
Trisnonno materno:
Giuseppe Carlo del Palatinato-Sulzbach
Trisnonna materna:
Elisabetta Augusta Sofia del Palatinato-Neuburg
Nonna materna:
Carolina di Baden
Bisnonno materno:
Carlo Luigi di Baden
Trisnonno materno:
Carlo Federico di Baden
Trisnonna materna:
Carolina Luisa d'Assia-Darmstadt
Bisnonna materna:
Amelia d'Assia-Darmstadt
Trisnonno materno:
Luigi IX d'Assia-Darmstadt
Trisnonna materna:
Carolina del Palatinato-Zweibrücken-Birkenfeld

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tosti 1947, pag. 10
  2. ^ Dal Sito della Fortezza di Civitella
  3. ^ Jaeger 1982, pag. 204
  4. ^ Di Fiore 2010, pag. 102
  5. ^ Le rivelazioni impunitarie della pentita Costanza Diotallevi in www.brigantaggio.net
  6. ^ Petacco 1997, pag. 255
  7. ^ Paolo Guzzanti, Ora Franceschiello riposa in pace, in la Repubblica, 19 maggio 1984. URL consultato l'8 marzo 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Amedeo Tosti, Maria Sofia. Ultima regina di Napoli, Milano, Garzanti, 1947.
  • Pier Giusto Jaeger, Francesco II di Borbone. L'ultimo re di Napoli, Milano, Mondadori, 1982.
  • Arrigo Petacco, La regina del Sud. Amori e guerre segrete di Maria Sofia di Borbone, Milano, Mondadori, 1997, ISBN 88-04-43391-4.
  • Gigi Di Fiore, Gli ultimi giorni di Gaeta, Milano, Rizzoli, 2010, ISBN 88-17-04316-8.
  • Nicola Forte, Viaggio nella memoria persa del Regno delle Due Sicilie. La storia, i fatti, i fattarielli ed. Imagaenaria, Ischia 2007 ISBN 88-89144-70-X
  • M. Elia, La regina ribelle, Palermo 1863
  • C. Tschudi, Regina Maria Sofia di Napoli, un'eroina dimenticata, Città di Castello 1914
  • A. Mangone, Maria Sofia. L'eroina di Gaeta, l'ultima regina di Napoli, Napoli 1992
  • Diego Mormorio, La Regina nuda, Saggiatore, Nuovi saggi, 2006
  • G. Paladino, Maria Sofia di Wittelsbach, regina delle Due Sicilie, in «Istituto dell'Enciclopedia italiana», vol. XXIII, Roma 1951
  • R. de Cesare, La fine di un regno, Napoli 1869
  • R. de Cesare, Roma e lo stato del Papa, Roma 1907
  • P. Calà Ulloa, Un re in esilio, Bari 1928
  • Francesco II di Borbone, Da Gaeta ad Arco, diario di Francesco II di Borbone. 1º gennaio 1862 - 24 dicembre 1894, a cura di A. Gentile, Napoli, 1988
  • Erika Bestenreiner, L'Imperatrice Sissi Milano, Mondadori, 2003. ISBN 88-04-51248-2
  • Fulvio Izzo, Maria Sofia. Regina dei briganti Napoli, Controcorrente Edizioni, 2011. ISBN 978-88-89015-93-3

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Regina consorte delle Due Sicilie Successore Flag of the Kingdom of the Two Sicilies (1816).svg
Maria Teresa d'Austria 22 maggio 1859 - 13 febbraio 1861 Titolo abolito
Controllo di autorità VIAF: (EN13971837 · LCCN: (ENn92108215 · GND: (DE119105225 · BNF: (FRcb12398767z (data)