Maria Sofia di Baviera

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« L'Aquiletta bavara »
(definizione di Gabriele d'Annunzio su Maria Sofia di Baviera)
Maria Sofia Amalia di Baviera
Marie in Bayern.jpg
Regina consorte del Regno delle Due Sicilie
In carica 22 maggio 1859 - 13 febbraio 1861
Predecessore Maria Teresa d'Austria
Successore annessione al regno d'Italia
Nome completo Marie Sophie Amalie von Wittelsbach, Herzogin in Bayern
Altri titoli Duchessa in Baviera
Duchessa di Calabria
Nascita Castello di Possenhofen, Baviera, 4 ottobre 1841
Morte Monaco di Baviera, 19 gennaio 1925
Luogo di sepoltura Basilica di Santa Chiara, Napoli
Casa reale Wappen Deutsches Reich - Koenigreich Bayern (Grosses).png Wittelsbach
Padre Massimiliano Giuseppe in Baviera
Madre Ludovica di Baviera
Consorte Francesco II delle Due Sicilie
Figli Maria Cristina Pia

Maria Sofia Amalia di Baviera (Castello di Possenhofen, 4 ottobre 1841Monaco di Baviera, 19 gennaio 1925) nome completo Marie Sophie Amalie von Wittelsbach, Herzogin in Bayern[1], fu l'ultima regina consorte del Regno delle Due Sicilie.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Nata il 4 ottobre 1841 nel Castello di Possenhofen, in Baviera, Maria Sofia Amalia era la terza figlia del duca Massimiliano Giuseppe in Baviera e della principessa Ludovica di Baviera, quest'ultima figlia di Massimiliano I, re di Baviera. Sorella della ben più nota Elisabetta di Baviera "Sissi", la figura di Maria Sofia Amalia era «sinuosa, slanciata, con occhi profondi di colore blu e folta capigliatura castana; Maria Sofia Amalia aveva un portamento aristocratico e maniere gentili».[2]

Regina[modifica | modifica wikitesto]

« Piuttosto che stare qui, amerei morire in Abruzzo in mezzo a quei bravi soldati combattenti. »
(Maria Sofia Wittelsbach di Baviera durante l'Assedio di Civitella[3])

Nel 1858, a diciassette anni, venne promessa in sposa al giovane erede al trono del Regno delle Due Sicilie Francesco di Borbone, duca di Calabria, che conobbe inizialmente solo attraverso l'immagine di una piccola miniatura. Il matrimonio serviva a rafforzare il legame tra le corone degli Asburgo d'Austria e i Borbone di Napoli.

Il fidanzamento ufficiale avvenne il 22 dicembre 1858 e il matrimonio fu celebrato per procura l'8 gennaio 1859. Dopo qualche giorno venne accompagnata a Trieste, dove era attesa dalle borboniche Tancredi e Fulminante, a bordo delle quali arrivò nella città di Bari il 1º febbraio 1859, dove finalmente incontrò Francesco e il Re Ferdinando II di Borbone, che si era ammalato durante il suo viaggio da Napoli a Bari. Il 7 marzo 1859 partirono tutti via mare per Napoli, la capitale del Regno. A bordo era il Re Ferdinando II in gravi condizioni.

Quando morì Ferdinando II, Maria Sofia Amalia divenne Regina il 22 maggio 1859, a soli diciotto anni, regnando al fianco del marito Francesco II, allora ventitreenne, fino alla capitolazione di Gaeta avvenuta il 13 febbraio 1861.

Divenne molto popolare proprio durante l'assedio della piazzaforte di Gaeta, dove la corte si era rifugiata il 6 settembre 1860 per tentare un'ultima resistenza alle truppe militari piemontesi. Ella cercò in tutti i modi di incoraggiare i soldati borbonici distribuendo loro medaglie con coccarde colorate da lei stessa confezionate, indossò un costume di taglio maschile e partecipò personalmente ai combattimenti incitando alla lotta i soldati e recandosi in visita ai feriti negli ospedali di guerra. Quando, poi, a Gaeta la situazione peggiorò sempre più a causa della scarsità del cibo, della diffusa malattia di tifo e del freddo, il marito consorte Francesco II la invitò a lasciare la roccaforte, ma la Regina Maria Sofia Amalia fu irremovibile e volle restare accanto al suo popolo. Così, infatti, riferisce Re Francesco II in una lettera rivolta a Napoleone Bonaparte:

« Ho fatto ogni sforzo per persuadere S.M. la Regina Maria Sofia Amalia a separarsi da me, ma sono stato vinto dalle sue tenere preghiere e dalle sue generose risoluzioni. Ella vuol dividere meco, sin alla fine, la mia fortuna, consacrandosi a dirigere negli ospedali la cura dei feriti e degli ammalati; da questa sera Gaeta conta una suora di carità in più[4] »

Grande fu l'ammirazione che ebbe verso la regina il giornalista francese Charles Garnier presente sul posto.[5]

Roma[modifica | modifica wikitesto]

Con la caduta di Gaeta e il Regno delle Due Sicilie, Maria Sofia e il marito andarono in esilio a Roma, la capitale di quello che per mille anni era stato il considerevole Stato Pontificio, un'ampia parte del Centro Italia che, tuttavia nel 1860, con la battaglia di Castelfidardo era stato ridotto solo al Lazio.

Maria Sofia fotografata dai Fratelli d'Alessandri

Ivi, Re Francesco II istituì un Governo in esilio a Roma, che godette del riconoscimento diplomatico da parte di alcuni Stati europei per alcuni anni[quali e per quanti anni ?] come il Governo legittimo del Regno delle Due Sicilie.

Durante il soggiorno romano S.M. la Regina fu ampiamente calunniata e screditata. Nel febbraio 1862 apparvero alcune foto che la ritraevano senza veli e che vennero diffuse in tutte le corti d'Europa. Le foto si rivelarono essere abili manipolazioni selle quali il capo della Regina era stato montato su un corpo di una giovane prostituta, ritratta in pose sessuali molto lascive, e le indagini svolte portarono infatti la polizia pontificia all'arresto di Antonio Diotallevi e della moglie Costanza Vaccari, autori del gesto.

Le sue ricchezze e tutti i suoi privilegi erano, in un certo modo, compromessi da tali tragedie personali. Il suo Matrimonio Reale con Francesco II restò inconsumato per molti anni, e ciò era dovuto al fatto che il marito soffriva di una malattia sessuale detta fimosi. La timidezza e il fanatismo religioso di Francesco II avevano anche impedito alla coppia reale di sviluppare qualsiasi tipo di intimità tra di loro.

Mentre era in esilio a Roma, Maria Sofia si innamorò di un ufficiale delle Guardie Pontificie, Armand de Lawayss, e da lui aspettò un figlio. Ella si ritirò nella casa d'origine dei genitori a Possenhofen in Baviera, dove sul consiglio della famiglia, decise che doveva partorire in segreto, per evitare un tale scandalo. Il 24 novembre 1862 Maria Sofia diede alla luce una bambina che fu affidata ad una famiglia di Lawayss a Bruxelles. La storia diffusasi che in realtà ella diede alla luce due bambine e che una di loro fu affidata al fratello di Maria Sofia risulta falsa. Fu riportata dalla nipote di Maria Sofia, Maria Luisa von Wallersee nelle sue memorie e non trova riscontri reali o fonti storiche attendibili se non le memorie della baronessa Wallersee.

Un anno dopo, su consiglio della famiglia d'origine, Maria Sofia decise di confessare la relazione al marito consorte Francesco II. Successivamente, il rapporto coniugale tra i due migliorò per qualche tempo. Francesco II si sottopose ad un'operazione chirurgica che gli consentì di consumare sessualmente il Matrimonio, e Maria Sofia rimase quindi incinta una seconda volta. Entrambi erano felici e speranzosi per l'evento. Il 24 dicembre 1869, dopo dieci anni di Matrimonio Reale, Maria Sofia Amalia diede alla luce un'altra figlia, la Principessa Maria Cristina Pia delle Due Sicilie. La Principessina reale nacque nello stesso giorno della zia, S.M. l'Imperatrice d'Austria- Ungheria Elisabetta I detta Sissi, che diventò la sua madrina. Purtroppo, la bambina visse solo per tre mesi e morì il 28 marzo 1870. Maria Sofia ed il marito Francesco II non ebbero più altri figli.

Vita successiva[modifica | modifica wikitesto]

Con la caduta di Roma e dello Stato Pontificio avvenuta il 20 settembre 1870, il Re Francesco II e la Regina Maria Sofia si trasferirono in Baviera. Il Re Francesco II morì in seguito nel 1894. Maria Sofia Amalia trascorse molto tempo nella città di Monaco in Baviera, e successivamente si trasferì a Parigi in Francia, dove visse in una dimora acquistata dal marito consorte Francesco II nel quartiere di Saint-Mandé.

Cappella dei Borbone in Santa Chiara: botola d'accesso alla cripta di sepoltura dei Borbone, dove si trovano le tombe di Maria Sofia, di Francesco II e della loro figlia

A Parigi ella presiedeva, ancora, in un qualche modo un'informale corte borbonica in esilio. Maria Sofia infatti non smise mai di sperare di riconquistare il suo regno ormai perso, ed arrivò ad ottenere i contatti con il mondo anarchico ed insurrezionale: ella conobbe ad esempio Errico Malatesta e per questo fu soprannominata, del tutto impropriamente, Regina degli anarchici. Maria Sofia Amalia sperava, infatti, di coinvolgere tali contatti durante gli attentati contro i reali sabaudi al fine di provocare la destabilizzazione del nuovo Regno d'Italia. Si raccontava che Maria Sofia avesse avuto molta influenza anche sugli anarchici Giovanni Passannante e Gaetano Bresci che erano contro Re Umberto I, ma le testimonianze storiche provarono che i due attentatori agirono invece individualmente. Alcuni studiosi avevano fatto emergere una teoria del complotto dell'ex Presidente del Consiglio, Giovanni Giolitti.

In Francia Maria Sofia Amalia coltivò la sua grande passione per i cavalli e ne seguiva le gare loro in varie località d'Europa, come ad esempio a Londra, dove ella si appassionò inoltre alla caccia alla volpe.

Durante la Grande Guerra, Maria Sofia Amalia si era schierata per l'Impero Germanico e l'Austria-Ungheria e l'entrata in guerra contro il Regno d'Italia. Alcune voci volevano Maria Sofia Amalia coinvolta in veri atti di sabotaggio e spionaggio contro l'Italia, nella speranza che una sconfitta avrebbe disintegrato il Paese e che quindi il Regno delle Due Sicilie si sarebbe di nuovo ricostituito.

Ciò nonostante Maria Sofia Amalia aveva l'abitudine di visitare i campi in Germania di italiani in prigionia per donare loro libri e del cibo. I soldati italiani non riuscivano a comprendere chi fosse quella signora in là con gli anni che parlava tuttavia la loro lingua con un accento particolare tedesco-napoletano e che chiedeva notizie soprattutto sui Paesi del Sud Italia. Scrive a proposito Arrigo Petacco: "Fra quei soldati laceri ed affamati, lei cerca i suoi napoletani. Distribuisce, come a Gaeta, bons bons e sigari".[6]

Durante la sua vita, Maria Sofia Amalia ha generato molta ammirazione anche tra i suoi accaniti nemici politici. Gabriele D'Annunzio la soprannominò infatti Aquiletta Bavara e Marcel Proust ha parlato di lei come della Regina soldato sui bastioni di Gaeta.

Maria Sofia Amalia Wittelsbach morì in Germania a Monaco di Baviera nel 1925. Dal 1984 le sue spoglie insieme a quelle del marito Francesco II e di sua figlia sono sepolte presso la Basilica di Santa Chiara a Napoli, dove riposano tutti i sovrani di casa Borbone.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Il 5 marzo 2011, a Lecce, e il 10 giugno 2011, a Portici, si sono svolti due "processi" sulla figura di Maria Sofia Amalia, entrambi presieduti dall'onorevole Alfredo Mantovano e promossi da Alleanza Cattolica.[7][8] La giuria popolare, con amplissimo margine – e nel secondo caso pressoché all'unanimità – ha votato per la sua definitiva assoluzione.

Titoli e trattamento[modifica | modifica wikitesto]

  • 4 ottobre 1841 - 3 febbraio 1859 Sua Altezza Reale Principessa Maria Sofia, Duchessa in Baviera
  • 3 febbraio 1859 - 22 maggio 1859 Sua Altezza Reale Principessa Maria Sofia, Duchessa di Calabria
  • 22 maggio 1859 - 27 dicembre 1894 Sua Maestà La Regina delle Due Sicilie
  • 27 dicembre 1894 - 19 gennaio 1925 Sua Maestà La Regina Vedova delle Due Sicilie

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Dama dell'Ordine della Croce Stellata - nastrino per uniforme ordinaria Dama dell'Ordine della Croce Stellata
Dama dell'Ordine di Teresa di Baviera - nastrino per uniforme ordinaria Dama dell'Ordine di Teresa di Baviera
Dama dell'Ordine della regina Maria Luisa - nastrino per uniforme ordinaria Dama dell'Ordine della regina Maria Luisa
Dama di Gran Croce di Giustizia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria Dama di Gran Croce di Giustizia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio
Rosa d'Oro della cristianità - nastrino per uniforme ordinaria Rosa d'Oro della cristianità

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Maria Sofia di Baviera Padre:
Massimiliano Giuseppe in Baviera
Nonno paterno:
Pio Augusto in Baviera
Bisnonno paterno:
Guglielmo in Baviera
Trisnonno paterno:
Giovanni di Birkenfeld-Gelnhausen
Trisnonna paterna:
Sofia Carlotta di Salm-Dhaun
Bisnonna paterna:
Maria Anna di Zweibrücken-Birkenfeld
Trisnonno paterno:
Federico Michele di Zweibrücken-Birkenfeld
Trisnonna paterna:
Maria Francesca del Palatinato-Sulzbach
Nonna paterna:
Amalia Luisa di Arenberg
Bisnonno paterno:
Luigi Maria di Arenberg
Trisnonno paterno:
Carlo Maria Raimondo d'Arenberg
Trisnonna paterna:
Louise Margarete de la Marck-Schleiden, Contessa di Vardes
Bisnonna paterna:
Marie Adélaïde Julie de Mailly
Trisnonno paterno:
Louis Joseph de Mailly, Marchese of Nesle
Trisnonna paterna:
Adélaïde Julie d'Hautefort
Madre:
Ludovica di Baviera
Nonno materno:
Massimiliano I di Baviera
Bisnonno materno:
Federico Michele di Zweibrücken-Birkenfeld
Trisnonno materno:
Cristiano III del Palatinato-Zweibrücken
Trisnonna materna:
Carolina di Nassau-Saarbrücken
Bisnonna materna:
Maria Francesca di Sulzbach
Trisnonno materno:
Giuseppe Carlo del Palatinato-Sulzbach
Trisnonna materna:
Elisabetta Augusta Sofia del Palatinato-Neuburg
Nonna materna:
Carolina di Baden
Bisnonno materno:
Carlo Luigi di Baden
Trisnonno materno:
Carlo Federico di Baden
Trisnonna materna:
Carolina Luisa d'Assia-Darmstadt
Bisnonna materna:
Amelia d'Assia-Darmstadt
Trisnonno materno:
Luigi IX d'Assia-Darmstadt
Trisnonna materna:
Carolina del Palatinato-Zweibrücken-Birkenfeld

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I duchi in Baviera discendevano da un ramo cadetto della famiglia Wittelsbach.
  2. ^ A. Tosti, Maria Sofia, ultima regina di Napoli, Milano 1947, p. 10
  3. ^ Dal Sito della Fortezza di Civitella
  4. ^ P.G.Jaeger, Francesco II di Borbone, l'ultimo Re di Napoli, Milano 1982, p. 204
  5. ^ Gigi Di Fiore, Gli ultimi giorni di Gaeta, Rizzoli, 2010, pag. 102
  6. ^ Arrigo Petacco, La Regina del Sud', Milano 1992, pg.255
  7. ^ Articolo nel sito dell'Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie
  8. ^ Articolo di corrieresalentino.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nicola Forte, Viaggio nella memoria persa del Regno delle Due Sicilie. La storia, i fatti, i fattarielli ed. Imagaenaria, Ischia 2007 ISBN 88-89144-70-X
  • M. Elia, La regina ribelle, Palermo 1863
  • C. Tschudi, Regina Maria Sofia di Napoli, un'eroina dimenticata, Città di Castello 1914
  • A. Tosti, Maria Sofia ultima regina di Napoli, Milano, 1947
  • A. Mangone, Maria Sofia. L'eroina di Gaeta, l'ultima regina di Napoli, Napoli 1992
  • A. Petacco, La regina del Sud. Amori e guerre segrete di Maria Sofia di Borbone, Milano, 1992 ISBN 88-04-43391-4
  • Diego Mormorio, La Regina nuda, Saggiatore, Nuovi saggi, 2006
  • G. Paladino, Maria Sofia di Wittelsbach, regina delle Due Sicilie, in «Istituto dell'Enciclopedia italiana», vol. XXIII, Roma 1951
  • R. de Cesare, La fine di un regno, Napoli 1869
  • R. de Cesare, Roma e lo stato del Papa, Roma 1907
  • G. Di Fiore, Gli ultimi giorni di Gaeta, Milano, 2010
  • P. Calà Ulloa, Un re in esilio, Bari 1928
  • Francesco II di Borbone, Da Gaeta ad Arco, diario di Francesco II di Borbone. 1º gennaio 1862 - 24 dicembre 1894, a cura di A. Gentile, Napoli, 1988
  • Pier Giusto Jaeger, Francesco II di Borbone l'ultimo Re di Napoli, Milano, 1982
  • Erika Bestenreiner, L'Imperatrice Sissi Milano, Mondadori, 2003. ISBN 88-04-51248-2
  • Fulvio Izzo, Maria Sofia. Regina dei briganti Napoli, Controcorrente Edizioni, 2011. ISBN 978-88-89015-93-3

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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