Lingue e dialetti della Sicilia

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Sicilia.

Mappa linguistica della Sicilia

Storia linguistica della Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

Alloglossie interne[modifica | modifica wikitesto]

Lingua Provincia Numero di comuni Numero di parlanti Mappa
Lingua gallo-italica Messina Messina Enna Enna (Catania Catania, Siracusa Siracusa) 5 (San Fratello, Sperlinga, Nicosia, Aidone, Piazza Armerina)[1] + 9 (Acquedolci, San Piero Patti, Montalbano Elicona, Novara di Sicilia, Fondachelli-Fantina, Randazzo, Ferla, Buccheri, Cassaro)[2] 60.000[3]
Siciliano gallo italico.svg
Lingua albanese Palermo Palermo 5 (Contessa Entellina, Mezzojuso, Palazzo Adriano, Piana degli Albanesi, Santa Cristina Gela) 30.500[4]
Siculo-albanesi.svg
Lingua greca Messina Messina 1 (Messina)
Greco-siculi.svg

La minoranza gallo-italica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Dialetti gallo-italici di Sicilia e Lombardi di Sicilia.
Segnale bilingue in italiano e in gallo-italico a San Fratello, in provincia di Messina.
I territori dell'alloglossia gallo-italica

Il Gallo-italico di Sicilia è un dialetto altoitaliano che si diffuse in Sicilia nel periodo normanno, parlato in alcuni centri della Sicilia orientale[2], per un totale di almeno ventiquattro località[5], quattordici delle quali sarebbero, secondo il linguista Salvatore Trovato, quelle dove si parla ancora oggi un dialetto schiettamente gallo-italico[6][2].

Dopo la conquista normanna dell'isola, Ruggero I iniziò un processo di latinizzazione incoraggiando una politica d'immigrazione della propria gentes, francese (normanni, provenzali e bretoni[7]) e dell'Italia nordoccidentale, con la concessione di terre e privilegi. L'obiettivo dei nuovi sovrani normanni fu quello di rafforzare il "ceppo franco-latino" che in Sicilia era minoranza rispetto ai più numerosi greci, ebrei e arabo-saraceni[8].

Grazie al matrimomio dello stesso sovrano normanno Ruggero con l'aleramica Adelaide del Vasto, a partire dalla fine dell'XI secolo vennero ripopolate le zone centrali e orientali dell'isola, il Val Demone, a forte presenza greco-bizantina, e il Val di Noto, con coloni e soldati provenienti dalla Marca Aleramica nel nord Italia detti lombardi[9], un'area dominata dalla famiglia di Adelaide, comprendente tutto il Monferrato storico in Piemonte, parte dell'entroterra ligure di ponente, e piccole porzioni delle zone occidentali di Lombardia ed Emilia. Il processo di ripopolamento della Sicilia con coloni dell'Italia settentrionale durò fino a tutto il XIII secolo[10].

Questa minoranza linguistica è composta da dialetti alloglotti in cui dominano caratteristiche, soprattutto fonetiche, di tipo settentrionale, appartenenti cioè alle parlate della grande famiglia dei galloitalici, il cui substrato è costituito dalle lingue celtiche e diffuse in gran parte dell'Italia Settentrionale, storicamente appartenente alla macro-regione a sud delle Alpi che i Romani chiamarono Gallia Cisalpina. Le isole linguistiche hanno cominciato ad essere erose nel Novecento. I quattordici centri con parlata galloitalica sono: Nicosia, Sperlinga, Piazza Armerina, e Aidone in provincia di Enna; San Fratello, Acquedolci, San Piero Patti, Novara di Sicilia, Fondachelli-Fantina, Montalbano Elicona in provincia di Messina, Randazzo in provincia di Catania, Ferla, Buccheri e Cassaro in provincia di Siracusa.

La minoranza albanese[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Arbëreshë di Sicilia e Lingua arbëreshe.
I territori di minoranza albanofona
Segnaletica bilingue in italiano e in albanese a Piana degli Albanesi, in provincia di Palermo
Bandiera albanese per le strade di Contessa Entellina

La minoranza albanese di Sicilia (arbëreshët e Siçilisë) è oggi costituita da tre comunita in provincia di Palermo: Contessa Entellina, Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela, alle quali si aggiungono Mezzojuso e Palazzo Adriano, comuni di origine albanese che in generale hanno perso la lingua e l'identità originaria. In passato detti dai siciliani anche "greco-albanesi" o "greci" per il rito bizantino professato[11][12], sono una minoranza etnica e linguistica radicata nel territorio di Palermo.

La lingua della comunità arbëreshe è un'antica parlata della lingua albanese, in modo particolare quella parlata nel sud d'Albania, riconosciuta dalla legge regionale e nazionale (n.482 del 15 dicembre 1999) per la tutela delle minoranze etno-linguistiche. Il centro di questa enclave è costituita dalla cittadina di Piana degli Albanesi, in cui il senso d'identita, la lingua, i riti religiosi e i costumi tradizionali si sono conservati.

Molto rilevante è la letteratura albanese locale. Pur in situazione di diaspora, qui è cominciata la storia letteraria albanese moderna nella variante toskë. In oltre cinque secoli gli arbëreshë hanno raggiunto importanti traguardi culturali e letterari: a Piana degli Albanesi lo scrittore e sacerdote di rito orientale Papàs Luca Matranga fu autore della Dottrina Cristiana (E Mbësuame e Krështerë) nel 1592, la prima opera della storia letteraria albanese[13]. Nei secoli una nutrita schiera di intellettuali a Piana degli Albanesi si interessò della storia, della lingua, delle tradizioni poetiche popolari. Un insigne scrittore fu Zef Schirò, maggior rappresentante della tradizione culturale e letteraria siculo-albanese. Sulla scia di una tradizione così importante si colloca l'odierno contributo culturale di poeti, saggisti, drammaturghi, nonché albanologi e linguisti.

Una radicato gruppo di arbëreshë vive a Palermo, dove e presente la Parrocchia di San Nicola alla Martorana, l'antico Seminario Italo-Albanese nella via omonima, il Convitto Saluto sorto per accogliere i giovani studenti italo-albanesi, una strada intitolata all'eroe albanese, via Giorgio Castriota, e vari enti e associazioni che tutelano e promuovono la lingua e la cultura (la Lega italo-albanese del 1921, gia Comitato italo-albanese a fine Ottocento; il Centro Internazionale di Studi Albanesi Rosolino Petrotta del 1948; la Cattedra di Lingua e Letteratura Albanese presso l'Università di Palermo).

La lingua albanese viene tuttora mantenuta viva grazie a un forte e radicato senso dell'identità e viene coltivata e regolata da istituzioni religiose (Eparchia di Piana degli Albanesi), civili (amministrazioni comunali, biblioteche, universita) e private (associazioni culturali), che contribuiscono alla salvaguardia e alla valorizzazione del prezioso patrimonio culturale, storico ed umano.

La minoranza greca[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di minoranza grecofona
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Minoranza linguistica greca d'Italia e Greci di Messina.

La minoranza greca in Sicilia è oggi costituita dai greci di Messina (Έλληνες της Μεσσήνας in greco), o greco-siculi[14], minoranza linguistica radicata nel territorio di Messina, comune italiano capoluogo di provincia in Sicilia. Nel 2012 Messina è stata riconosciuta come "comune di minoranza greca" (Δήμος Ελληνικής Μειονότητας)[15], nel cui territorio applicare le disposizioni di tutela delle minoranze linguistiche previste dalla legge n. 482 del 15/12/1999.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Salvatore Carmelo Trovato, La Sicilia, in Cortelazzo et al. I dialetti italiani, UTET, Torino 2002, p. 882.
  2. ^ a b c Fiorenzo Toso, Gallo-italica, comunità, Enciclopedia dell'Italiano, Treccani, 2010.
    «In Sicilia (Trovato 1998) si tratta dei dialetti di almeno ventiquattro località. Trovato (2002) tuttavia riconosce come ancora schiettamente gallo-italici solo i dialetti che condividono, tra le altre isoglosse settentrionali (➔ isoglossa), la dittongazione in sillaba libera tonica o davanti a palatale di ĕ ed ŏ latino: si tratta delle parlate di San Fratello (con l’ex-frazione di Acquedolci), San Pietro Patti, Montalbano Elicona, Novara di Sicilia (con l’ex frazione di Fondachelli-Fantina) in provincia di Messina; di Randazzo in provincia di Catania; di Nicosia, Sperlinga, Piazza Armerina e Aidone in provincia di Enna; di Ferla, Buccheri e Cassaro in provincia di Siracusa.».
  3. ^ Fiorenzo Toso, Lingue d'Europa: la pluralità linguistica dei paesi europei fra passato e presente, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2006, p. 158.
  4. ^ Statistiche dell'Eparchia di Piana degli Albanesi, comprendenti i cinque comuni siculo-albanesi e quelli residenti a Palermo, al termine dell'anno 2013.
  5. ^ Salvatore Carmelo Trovato, Galloitalische Sprachkolonien. I dialetti galloitalici della Sicilia, in Lexikon der Romanistischen Linguistik (LRL), hrsg. von G. Holtus, M. Metzeltin & C. Schmitt, Tübingen 1998, Niemayer, 8 voll., vol. 7º (Kontakt, Migration und Kunstsprachen; Kontrastivitat, Klassifikation und Typologie), pp. 538-559
  6. ^ Salvatore Carmelo Trovato, La Sicilia, in Cortelazzo et al. I dialetti italiani, UTET, Torino 2002, p. 882.
  7. ^ Francesco Barone, Islām in Sicilia nel XII e XIII secolo: ortoprassi, scienze religiose e tasawwuf, in L'Islam in Europa tra passato e futuro, a cura di Saverio Di Bella, D. Tomasello, Pellegrini Editore, Cosenza 2003, p. 104.
  8. ^ «Ruggero I veniva insediando gli immigrati in una zona della Sicilia gravitante intorno all'Etna, zona che stava a cavaliere tra l'area occidentale abitata da Arabi e quella orientale popolata da Greco-Bizantini. Era suo interesse legare alla dinastia e ai conquistatori franco-normanni l'affine elemento italico, in cui primeggiavano i del Vasto, e fare di questi elementi etnici di origine latino-germanica un contrappeso agli altri due elementi, l'arabo e il greco, esistenti nell'isola». E. Pontieri da Adelasia del Vasto, ad vocem, Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani.
  9. ^ Claudio G. Sgroi, I gallo-italici minoranze linguistiche? Identità e impenetrabilità delle varietà gallo-italiche in Sicilia, in Progetto Gallo-italici. Saggi e Materiali 1, a cura di S.C. Trovato, Dipartimento di Scienze linguistiche, filologiche, letterarie medievali e moderne, Catania 1989, pp. 25-71.
  10. ^ Secondo le ipotesi più accreditate questo insediamento si fa risalire a un arco di tempo compreso tra l'XI secolo e il XIII secolo. Cfr. Fiorenzo Toso, Le minoranze linguistiche in Italia, Il Mulino, Bologna 2008, p. 137.
  11. ^ Giuseppe La Mantia, I Capitoli delle colonie Greco-Albanesi di Sicilia dei Secoli XV e XVI, 1904
  12. ^ Giuseppe Crispi, Costumanze appartenenti alle colonie Greco-Albanesi di Sicilia A. Forni, 1980.
  13. ^ La "Dottrina Cristiana" Albanese > di Lekë Matrënga (PDF), www.albanianorthodox.com. URL consultato il 21 aprile 2006.
  14. ^ Cfr. delibera della giunta comunale di Messina n. 339 del 27/04/2012 avente come oggetto: «Progetto "Mazì" finalizzato al mantenimento identità linguistica della comunità minoritaria greco-sicula sul terr. com. L.N. 482 del 15.12.99 a tutela delle minoranze linguistiche. Approv. progetto, della scheda identificativa, dell'autocerti. e delle schede relative al quadro economico».
  15. ^ Delimitazione ambito territoriale della minoranza linguistica greca di Messina (PDF), su provincia.messina.it. URL consultato il 2 marzo 2012. (PDF)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]