Greci di Messina

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Greci di Messina
Nomi alternativiΈλληνες της Μεσσήνας
Luogo d'origineGrecia Grecia, Sicilia Sicilia
Linguaitaliano, greco, siciliano
ReligioneCattolicesimo di rito greco-bizantino, ortodossia greca
Gruppi correlatiGreci, Siciliani
Distribuzione
Italia Italia

I greci di Messina (Έλληνες της Μεσσήνας in greco), o greco-siculi[1], sono una minoranza linguistica radicata nel territorio di Messina, comune italiano capoluogo di provincia in Sicilia. Nel 2012 Messina è stata riconosciuta come "comune di minoranza greca" (Δήμος Ελληνικής Μειονότητας)[2], nel cui territorio applicare le disposizioni di tutela delle minoranze linguistiche previste dalla legge n. 482 del 15/12/1999.

L'arcivescovo di Messina mantiene ancora il titolo di archimandrita del Santissimo Salvatore, il cui nome deriva dall'omonimo cenobio del monachesimo italo-greco in Sicilia, un tempo sito sulla penisola di San Raineri.

In città è parlato il neogreco, con evidenti relitti di sostrato dell'idioma ellenico precedentemente parlato nell'isola[senza fonte], e il grecanico introdotto dal cospicuo numero di calabresi della Bovesia residenti a Messina per motivi di studio o di lavoro.

La comunità greca di Messina si è formalmente ricostituita nel 2003, anno dell'istituzione della Comunità ellenica dello Stretto.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età antica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Zancle e Storia della Sicilia greca.

Da Zancle a Messana[modifica | modifica wikitesto]

La presenza di greci nel territorio messinese è ininterrotta a partire dalla metà dell'VIII secolo a.C., periodo in cui venne fondata la città di Zancle, talvolta ritenuta la più antica colonia ellenica di Sicilia.

Studi moderni ipotizzano che la fondazione di Zancle sia avvenuta intorno al 730 a.C., nello stesso periodo in cui venne fondata Naxos, anch'essa sulla costa ionica della Sicilia[3].

Età medievale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Val Demone.

Periodo bizantino[modifica | modifica wikitesto]

L'assedio di Messina da parte dei musulmani nel 1040

Fonti storiche greche medievali attestano una massiccia immigrazione a partire dal VII secolo da parte di greci spartani, detti Lacedemoni, da cui deriverebbe il coronimo Val Demone che fino al XVIII secolo designò il territorio dell'attuale provincia di Messina[4].

L'elemento greco si rafforzò ancor più proprio durante il periodo bizantino, quando nella Sicilia orientale vennero fondati numerosi ricchi monasteri, in cui continuò a fiorire la letteratura religiosa in lingua greca[5].

Periodo islamico[modifica | modifica wikitesto]

La presenza greca a Messina e nel territorio circostante sopravvisse alla grande invasione islamica dell'isola: le ultime città a cadere in mano ai musulmani furono Taormina e Rometta.

La cuspide messinese costituì il cuore della grecità siciliana, come dimostrano anche i toponimi e i cognomi d'origine greca presenti nella città peloritana e in provincia.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Il cardinal Pietro Bembo, umanista veneziano, studiò greco a Messina dal 1492 al 1494

La diaspora greca[modifica | modifica wikitesto]

La caduta di Costantinopoli contribuì notevolmente alla diaspora dei greci in tutta l'Europa cristiana, in particolare verso quei centri dell'Italia in cui, grazie al consenso del Papa, i greci avrebbero potuto disporre di privilegi di casamenti e chiese: le principali comunità diasporiche furono quelle di Barletta, Livorno, Messina, Napoli, Roma e Venezia[6].

Questo fenomeno provocò una vera e propria fuga di cervelli dai territori dell'ex impero bizantino verso l'Italia e il resto d'Europa: alla fine del XV secolo fu istituita a Messina la cattedra di lingua greca, diretta dal filologo e umanista Costantino Lascaris, maestro di personalità come Pietro Bembo, Angelo Gabriele, Urbano Bolzanio, Francesco Maurolico e Ippolita Maria Sforza, a cui dedicò la sua Grammatica, il primo libro interamente in greco stampato in Occidente.

Anche il XVI secolo fu caratterizzato da continui flussi migratori dalla Grecia: tra il 1533 e il 1534 vi fu un notevole flusso migratorio da parte di abitanti di Corone, cittadina greca del Peloponneso finita in mano agli invasori ottomani[7]; l'accrescere della comunità greca e la politica di protezione spagnola e pontificia fecero sì che venisse concessa la chiesa di Santa Maria degli Innocenti[8] a un sacerdote greco.

Il luogo di culto venne dedicato a san Nicola di Mira, di cui venne posta un'icona all'interno della chiesa, per tal motivo ribattezzata "chiesa di San Nicola dei Greci"; all'icona del santo furono affiancate quelle della Madonna Odigitria e molte altre portate durante la fuga dalla Morea.

L'Universitas Graecorum[modifica | modifica wikitesto]

Nello stesso periodo fu istituita una φρατρία (phratria) per gestire la chiesa e la locale Universitas Graecorum, costituita probabilmente nel 1535 e garantita dal re di Spagna e dal Papa: la città dello Stretto divenne una sicura meta per migliaia di greci che, lasciando la propria patria in seguito all'invasione ottomana, sceglievano la Sicilia in quanto ambiente simile alla Grecia in cui potere conservare lingua e tradizioni.

I greci di Messina vivevano nel pieno godimento di privilegi civili e religiosi, seppure i vescovi locali fossero perplessi per l'ospitalità concessa agli "scismatici".

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

I greci e l'unità d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Re Giorgio I a Messina[modifica | modifica wikitesto]

A Giorgio I re di Ellene. I Greci

«Tutti dalle cilestri isole, ai bianchi
Gorghi dell'Emo e al vocale Eurota,
dalle catene indegnamente stanchi,
tutti volgiamo a Te supplice nota!
Quanto perdemmo, quanto ancor ci manchi
Niuna piaga di Grecia, o Re t'è ignota,
Re dei liberi Elleni, o giovinetto,
ti sia trono ed altare il nostro affetto!

Redentor della Grecia, or tu sarai
Pari all'Arcangiol che ti sta vicino:
le antiche bende sul suo crin porrai,
Libero Prence, e ti farai divino,
dell'antico splendor la vestirai,
come l'ora del dì schiude il mattino:
cinta del fior di libertà le chiome
La Grecia unita non avrà che un nome!

L'ellena croce apparirà più bella
Simbol di gloria un giorno, or di riscatto:
di Giorgio il nome, come nuova stella,
sarà dei nuovi cittadini il patto!
Non più schiomata e lagrimosa ancella,
sorriderà sublimemente a un tratto
Grecia, che presso all'are sue ti dona
I suoi fasti, il suo nome, e la corona!»

(Felice Bisazza, 1863)

Nell'ottobre 1863, giungendo da Tolosa nel corso di una crociera, fece visita alla città di Messina il diciottenne Giorgio I, nuovo re di Grecia.

Il sovrano trascorse un intero pomeriggio nella città dello Stretto, passeggiando, scortato, tra i luoghi cittadini più ragguardevoli; da lì, in seguito, riprese la navigazione per il Pireo.

Segnalò il settimanale messinese Don Marzio che

«la Colonia Greca residente in Messina appena sentì che il legno ov'era imbarcato S.M. compariva dal Faro si imbarcò su di un vapore e corse ad incontrarlo»

(Don Marzio, anno III, n. 74, 29 ottobre 1863, pp. 3-4)

Nell'occasione, il poeta Felice Bisazza realizzò un componimento dedicato al giovane sovrano greco, intitolato A Giorgio I re di Ellene. I Greci.

La legge sulle chiese greche[modifica | modifica wikitesto]

«Il Governo del Re è autorizzato ad applicare con Regi decreti le stesse norme, e nei modi opportuni, alle chiese greche di Messina ed altre città del Regno, e ad emanare le occorrenti disposizioni transitorie e quelle richieste per l'esecuzione della presente legge.»

(LEGGE 13 LUGLIO 1877, N. 3942. - COLLA QUALE SONO RIVOCATI ALCUNI PROVVEDIMENTI DEL CESSATO GOVERNO DELLE DUE SICILIE RELATIVI ALLA CHIESA E CONFRATERNITA DEI NAZIONALI GRECI IN NAPOLI - art. 3)

Con la legge del Regno d'Italia n. 3942 del 13 luglio 1877 furono sanciti i diritti delle chiese greche di Messina, importante riconoscimento per l'intera comunità greca messinese. Quest'ultima era in stretta relazione con la comunità ellenica di Napoli e partecipava attivamente alla vita sociale, civile e culturale della città: in via Garibaldi vi era il Caffè Greco, con la propria insegna in caratteri greci, e un sindaco, Mauromati, era di famiglia greca.

Il terremoto del 1908[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Terremoto di Messina del 1908.

«La Grecia prima tra tutte le nazioni europee ha mandato alimenti e medicine per le vittime. La gratitudine delle sfortunate vittime, ma anche dell'Italia ufficiale, verso la piccola, ma dal cuore grande, Grecia sarà eterna»

Il terremoto del 28 dicembre 1908 fece scomparire quasi del tutto la folta comunità greca: alla sciagura sopravvissero alcune famiglie ancora presenti in città, come i Pallios (Παλλιός), i Kondaxìs (Κονταξής) e gli Stathopoulos (Σταθόπουλος).

Ad esse si aggiunsero migliaia di studenti che raggiunsero Messina soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, e che, successivamente, restarono definitivamente nella città siciliana.

Edicola commemorativa della chiesa di San Nicola dei Greci

Il progetto "Mazì"[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 aprile 2012 la giunta comunale di Messina ha approvato il progetto Mazì, «finalizzato al mantenimento dell'identità linguistica propria della comunità minoritaria greco-sicula, il mantenimento del prestigio della lingua greca grazie alla sua utilizzazione civile e sociale, la promozione di un bilinguismo concreto e dinamico nonché la diffusione tra le nuove generazioni del senso di appartenenza alla comunità greca»[9].

Il progetto si suddivide in quattro ambiti di intervento:

  • sportello linguistico
  • formazione linguistica
  • toponomastica
  • attività culturali.

Il 31 maggio 2012 Giuseppe Carbone, vicepresidente della Comunità Ellenica dello Stretto, viene nominato "esperto del sindaco - a titolo gratuito - per la consulenza sulle politiche di tutela delle minoranze linguistiche, previste dalla legge 482/99, presenti nel territorio comunale"[10].

Il 4 agosto 2012 è stata inaugurata un'edicoletta votiva nel luogo dove sorgeva la chiesa di San Nicola dei Greci, distrutta dal terremoto del 1908; nell'occasione sono state commemorate le figure di due preti messinesi, uno cattolico e l'altro ortodosso, vittime del terremoto e successivamente seppelliti in una fossa comune.

Il tempietto, dono di Panajotis Kuridis (farmacista di Salonicco, ex studente di farmacia a Messina tra il 1972 e il 1976), è in architettura bizantina ed è corredato da una didascalia trilingue.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1533-34 la comunità greca di Messina aumentò di numero grazie all'esodo di fuggiaschi peloponnesiaci, specialmente da Korone. Un secolo dopo vi fu un ulteriore incremento dovuto all'arrivo (o al ritorno) di gente di origine greca, in buona parte proveniente dalle isole occupate dagli ottomani.

L'attuale comunità greca messinese conta circa 500 persone.

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lingua greca moderna e Dialetto greco-calabro.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La comunità greca di Messina professa, naturalmente, la religione cristiana di rito greco, sia cattolico che ortodosso. Nel 2012[11] è stata concessa al rito greco-cattolico la chiesa dei Santi Cosma e Damiano, nuova sede della Parrocchia di Santa Maria del Graffeo.

Nel 1418 vi erano in città 50 chiese di rito greco (rette da soli 9 preti)[12] e fino al 1783 ve ne erano ancora almeno 20, escludendo dal novero quelle presenti nei casali.

La bolla apostolica di papa Innocenzo VIII del 1484 cita i seguenti 28 edifici religiosi di rito greco a Messina:

  • S. Maria del Grafeo
  • S. Pietro alla Zecca
  • S. Giorgio
  • S. Domenica
  • S. Nicolò di Galterio
  • S. Anastasio
  • S. Agata
  • S. Giovanni
  • Tutti i Santi
  • S. Ippolito
  • S. Maria degli Scolari o del Dromo
  • S. Bartolomeo
  • S. Pelagia
  • S. Basilio
  • S. Pancrazio
  • S. Nicolò la Montagna
  • S. Marina
  • S. Silvestro
  • S. Teodoro
  • S. Pantaleone
  • SS. Trinità
  • SS. Costantino e Elena
  • SS. Quaranta Martiri
  • S. Maria di Goffredo chiamata l'Agonia nel quartiere della Grecìa
  • S. Stefano in Campo Santo (extra moenia)
  • S. Lucia in Terranova delle Moselle (extra moenia)
  • S. Martino (extra moenia)
  • S. Biagio Martire (extra moenia)

Il primo patrono della città fu San Nicola di Mira, successivamente sostituito dai Normanni con la Madonna della Lettera: il culto del santo, tuttavia, è ampiamente diffuso in tutto il territorio della Val Demone.

Confraternite:

  • San Nicola
  • Santa Marina
  • Disciplinati

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

La tradizionale pesca del pesce spada a Messina

Antichi rituali e proverbi di chiara matrice greca risuonano ancora all'interno della città di Messina, permeata di grecità anche in ambito folcloristico.

Si narra, ad esempio, che nella tradizionale pesca al pesce spada, che da aprile a ottobre attraversa lo stretto di Messina, il momento di silenzio durante il quale il lanciatore scaglia l'arpione per catturare la preda è preceduto da un susseguirsi di urla in un dialetto contaminato da antiche parole di discendenza greca[13], come manosso, stinghela, manano e mancato.

Fino agli anni sessanta, inoltre, non era raro udire i bambini che, correndo lungo le marine tra Ganzirri e Faro nell'intento di acchiappare le farfalle appena uscite dopo la schiusa, intonavano una sorta di filastrocca magica affinché i parpaglioni si lasciassero catturare abbassando il volo:

(EL)

«Gialò, gialò, ala abbasciati pappagliòn»

(IT)

«Sulla spiaggia, vieni, abbassati pappaglione»

(Filastrocca greca-messinese[14])

Si tratta di una cantilena in cui evidenti elementi greci (γιαλό, έλα) sono commisti a termini siciliani (abbasciati) e italiani ormai disueti (pappaglione).

L'attuale comunità greca mantiene vive, inoltre, tradizioni elleniche di lunga data, come il taglio della Vassilopita di inizio anno[15] o la celebrazione di alcune date importanti, come il 25 marzo, anniversario della guerra d'indipendenza greca nei confronti dell'impero ottomano[16] e festa religiosa dell'Annunciazione, già festeggiata nei secoli precedenti, quando veniva portata in processione per le vie della città l'icona di Maria Odigitria.

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Comunità Ellenica dello Stretto[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2003 venne fondata la Comunità Ellenica dello Stretto (CEDS, Ελληνική Κοινότητα του Στενού in greco), con sede a Messina, che riunisce le famiglie greche (o di origini elleniche) residenti nella città peloritana[17] e che si configura come "erede e continuatrice" dell'Universitas Graecorum del XVI secolo.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Media[modifica | modifica wikitesto]

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

Dal marzo 2012 la Comunità Ellenica dello Stretto pubblica un periodico culturale, o Gialòs (in greco γιαλός significa 'riva del mare'). Si tratta di un periodico trilingue, essendo pubblicato in italiano, neogreco e grecanico[18].

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Madonna Odigitria, tempera su legno verosimilmente eseguita dal pittore cretese Michele Damasceno nella seconda metà del XVI secolo per l'iconostasi di qualche chiesa greca di Messina

Michele Damasceno operò a Messina dal 1569 al 1573, su commissione del mercante Girolamo Romano, con due giovani di bottega: la città peloritana custodiva almeno tre icone principali di Damasceno, oggi esposte ad Atene[19].

Nel 1912 le 43 icone della chiesa di San Nicola dei Greci, datate tra il 1300 e il 1800, furono portate ad Atene da una nave da guerra greca intervenuta per prestare soccorso ai terremotati dello Stretto e dal 1916, dopo un periodo di sosta in un deposito di navi da guerra sull'isola di Salamina, sono conservate presso il museo bizantino e cristiano della capitale greca.

Personalità greco-sicule di Messina[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Suddivisioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

Dal periodo bizantino fino almeno alla fine del Quattrocento la comunità greca di Messina risiedeva soprattutto in un quartiere a ridosso del porto, nella città vecchia, detto appunto Grecìa:

«[La Grecìa] cominciava dalla cantonata, ove ora esiste la Cattolica, e si estendeva per lungo sino alla cinta littorale del piano di Terranova, e per largo saliva per la Giudeca, e di là estendendosi sempre per la volta di Terranova»

(Fonte)

«in Messina fin à nostri tempi v'è la contrada de' Greci […]. Era la città di Messina in quattro parti divisa, nella contrada de' Greci, che cominciava dal Palazzo Reale, e si chiamava la Grecìa, e fin à nostri tempi la Porta della Marina vicina al nuovo Seminario, la Porta de' Greci s'appellava, ove habitavano Greci, così paesani, come levantini […]»

Dal XVI secolo in poi la popolazione si trasferisce nell'area intra moenia del borgo San Giovanni: la cinquecentesca universitas Graecorum non viveva all'interno di un solo quartiere, ma si era ben integreata nel tessuto urbano in simbiosi con la popolazione locale.

Fino al 1908, nei pressi di piazza Unità d'Italia (dove oggi sorge il palazzo della Prefettura) vi era una via denominata strada dei Greci, denominazione in vista di ripristino.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. delibera della giunta comunale di Messina n. 339 del 27/04/2012 avente come oggetto: «Progetto "Mazì" finalizzato al mantenimento identità linguistica della comunità minoritaria greco-sicula sul terr. com. L.N. 482 del 15.12.99 a tutela delle minoranze linguistiche. Approv. progetto, della scheda identificativa, dell'autocerti. e delle schede relative al quadro economico».
  2. ^ Delimitazione ambito territoriale della minoranza linguistica greca di Messina (PDF), su provincia.messina.it. URL consultato il 2 marzo 2012. (PDF)
  3. ^ Dreher, 2008, 16.
  4. ^ Le ipotesi sulle origini del nome, tuttavia, sono varie; vedi anche la voce Val Demone, sezione "Etimologia".
  5. ^ Rohlfs, 1975, 24-25.
  6. ^ Kalonaros, 1944, 15.
  7. ^ Kalonaros, 1944, 15-16: «Οἱ κάτοικοι τῆς Κορώνης ἠναγκάσθησαν νὰ ἐγκαταλείψουν τὴν πατρίδα τους τὸ 1533 καὶ να φθάσουν στὴ Μεσσήνη πανωλόβλητοι, πειναλέοι, σκελετοὶ κι'ἀληθινὰ σκιάχτρα. Καὶ ὅμως οἱ Ἕλληνες αυτοὶ δὲν παρέλειψαν νὰ πάρουν μαζί τους τὰ ὀστᾶ τῶν πατέρων τους καὶ τὶς ἅγιές των εἰκόνες [Gli abitanti di Corone furono costretti ad abbandonare la loro patria nel 1533 e a raggiungere Messina distrutti, affamati, debolissimi e veramente spaventosi. Eppure questi greci non rinunciarono a portare seco le ossa dei loro padri e le loro icone sacre]».
  8. ^ O "dei Santi Innocenti".
  9. ^ Provvedimento n. 339 del 27/04/2012 della giunta comunale di Messina [collegamento interrotto], su google.it. URL consultato il 28 novembre 2012. (PDF)
  10. ^ Città di Messina - Determinazione sindacale (PDF), su comunitaellenicadellostretto.files.wordpress.com. URL consultato il 28 novembre 2012. (PDF)
  11. ^ Steps to Getting the Most Reliable Arizona Auto Insurance Quotes • Diocesimessina[collegamento interrotto]
  12. ^ Vincenzo Schirò, 1863.
  13. ^ Pesca al pescespada, su comune.messina.it. URL consultato il 1º dicembre 2012.
  14. ^ O Gialòs, anno I n. 1 (PDF), su comunitaellenicadellostretto.files.wordpress.com. URL consultato il 1º dicembre 2012. (PDF)
  15. ^ Taglio della "vassilopita" 2011, su comunitaellenicadellostretto.wordpress.com. URL consultato il 2 dicembre 2012.
  16. ^ 25 marzo 2012 a Bova Marina, su comunitaellenicadellostretto.wordpress.com. URL consultato il 2 dicembre 2012.
  17. ^ La CEDS include anche tutti coloro che hanno origine ellenica residenti stabilmente o provvisoriamente nelle province di Messina, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Catanzaro e Crotone; cfr. Statuto della Comunità Ellenica dello Stretto, art. 1 (PDF), su comunitaellenicadellostretto.files.wordpress.com. URL consultato il 28 novembre 2012. (PDF)
  18. ^ O Gialòs, periodico della CEDS, su comunitaellenicadellostretto.wordpress.com. URL consultato il 1º dicembre 2012.
  19. ^ Recenti attività della CEDS, su comunitaellenicadellostretto.wordpress.com. URL consultato il 6 dicembre 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA VV, Immagine e scrittura. Presenza greca a Messina dal Medioevo all'età Moderna, Palermo, Fondazione Federico II Editore, 2013, ISBN 978-88-96-72934-2.
  • Martin Dreher, La Sicilia antica, Bologna, il Mulino, 2008, ISBN 978-88-15-13824-8.
  • (EL) Petros Kalonaros, Μεγάλη Ἑλλάς, Atene, 1944.ISBN non esistente
  • Gerhard Rohlfs, La Sicilia nei secoli, Palermo, Sellerio editore, 1975.ISBN non esistente

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]