Lettore (liturgia)

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Lettore anglicano
Ordinazione di un lettore in una chiesa ortodossa in Finlandia

Il lettore è la persona che in alcune chiese cristiane, come la Chiesa cattolica[1], la Chiesa anglicana[2] e quella ortodossa[3], è incaricata di proclamare la parola di Dio e altri testi nelle celebrazioni liturgiche. Ai lettori spesso vengono affidati anche altri compiti in campo pastorale. Per l'importanza dell'ufficio del lettore, le Chiese hanno previsto un rito liturgico con cui viene conferito il lettorato.

Significato e storia del ministero del lettore[modifica | modifica wikitesto]

Il lettorato è un ministero che evidenzia il rap­porto esistente tra la parola di Dio e la liturgia. Secondo la teologia cristiana, la liturgia è il "luo­go" privilegiato in cui la parola di Dio risuona oggi, nella Chiesa. Attraverso la proclamazione della parola di Dio nella liturgia, infatti, il Cristo risorto si fa realmente presente tra i fedeli e dona loro il suo Spirito per la glorificazione di Dio Padre e la loro santificazione. I fedeli in tal modo esercitano quel "culto spirituale" che è proprio dei veri adoratori del Padre (cfr. Gv 4,24)[4].

Si può dire che mediante la proclamazione pubblica della Parola, avviene nella Chiesa una vera "epifa­nia" (= manifestazione) del Signore, che si rende presente tra i fedeli convocati dalla medesima Parola (= il Verbo incarnato) per professare e crescere nella fede e celebrare il mistero pasquale. In forza della presenza reale e operante del Signore risorto, la proclama­zione della Parola, nella liturgia, diventa un evento salvifico, cioè un evento che rende attuale la salvezza per chi vi partecipa. In altri termini, quando colui che legge fa risuonare tra i fra­telli la parola di Dio, non racconta una storia del passato, ma annuncia un "mistero" (= evento di salvezza) che si realizza per quanti l'ascoltano con attenzione e l'accolgono con fede[4].

La prima attestazione del termine e delle funzioni del lettore appare soltanto nel II secolo con Giustino (ca 150), il quale afferma che alla domenica, essendo i cristiani riuniti per celebrare il memoriale del Signore, vale a dire l'Eucaristia, "si fa la lettura delle memorie degli apostoli e degli scritti dei profeti sin che il tempo lo permette. Quando il lettore (o anaginóskon = colui che legge) ha terminato, colui che presiede tiene un discorso per ammonire ed esortare all'imitazione di que­sti buoni esempi" (1 Apologia, 67)[4][5]. Non sappiamo se esistesse già allora un lettorato istituito, come apparirà tra la fine del II e l'inizio del III secolo in Tertulliano e in Ippolito Romano. Per quest'ultimo Autore il lettorato è un ministero distinto dall'ordinazione, in quanto afferma: "Il lettore è costituito dal fatto che il vescovo gli consegna il libro, poiché egli non riceve l'imposizione delle mani (Traditio apostolica, XII), quest'ultima infatti caratterizza le ordinazioni[4][6].

Un'ordinazione vera e propria sembra inve­ce essere praticata a Cartagine verso la metà del III secolo, ai tempi del vescovo Cipriano (Ep. 29)[4]. Costì esistevano due categorie di lettori: i lectores doctorum audientium, che coadiuvavano i presbiteri nella preparazione dei catecumeni; e i lectores propriamente detti, che erano istituiti dal vescovo con il parere di tutta la comunità, facevano parte del clero e ricevevano il sostentamento della Chiesa. Alcuni lettori venivano istituiti con l’intenzione di un futuro passaggio all'ordine del presbiterato[5].

Nello stesso tempo, a Roma, papa Cornelio, in una lettera del 351 indirizzata a Fabio, vescovo di Antiochia, elencando i gradi della gerarchia, nomina anche i lettori (Ep. ad Fabium riportata da Eusebio di Cesarea in Hist. eccl. VI, 33). Una specifica ordinazione dei lettori è riferita anche dai libri liturgici del tempo di Gregorio Magno (secoli VII-­VIII). Un rito specifico per l'ordinazione dei lettori compare nell'Ordo romanus 35, che è dell'XI secolo. Esso afferma che, se un padre di famiglia destina uno dei suoi figli al lettorato, comincia a dargli l'istruzione sufficiente, poi lo propone al papa per l'ordinazione. Il Sommo Pontefice fissa un giorno perché il candidato faccia la lettura in pubblico nelle vigilie notturne, perché si possano valutare le sue capacità. Se il giudizio è positivo, il papa benedice il fanciullo e con un apposito ri­to, al quale partecipa la comunità, lo costituisce lettore (cit. da A. G. Martimort in La Chiesa in preghiera, Desclée 1963, p. 638)[4][5].

Per il compimento del loro ufficio i lettori avevano una conoscenza approfondita della Bibbia, anche mnemonica, erano custodi dei libri sacri e degli archi­vi in cui erano conservati; spesso erano gli scrittori del vescovo e insegnavano ai catecumeni. Troviamo il loro più alto elogio nell'Ambrosiaster: «I lettori possono essere (considerati) pa­stori, perché nutrono il popolo che ascolta» (cit. da A. Quacquarelli, Retorica e liturgia antenicena, Roma 1960, pp. 52-57)[4].

Osserva don Giacomo Sgroi[5]:

« Una causa di decadenza di questo ministero è dovuta proprio al fatto dell’immissione di bambini tra i lettori e della riduzione del lettorato a semplice tappa per il presbiterato. Infatti col procedere del tempo molte delle funzioni del lettore furono attribuite o assorbite da altri ministri della celebrazione; ad esempio il vangelo, dapprima proclamato anche dal lettore, viene riservato al presbitero e al diacono, mentre le altre letture sono fatte dal suddiacono. Quando, a partire dall’alto Medioevo, la celebrazione della messa cosiddetta “privata” si generalizza, il sacerdote celebrante assomma tutte le funzioni e “recita” tutte le parti, comprese le letture. Il lettorato rimane come una funzione nominale e un “grado inferiore” della gerarchia, riservato ai candidati al presbiterato e conferito come una tappa per accedere al sacerdozio ministeriale, tappa che poteva durare anche pochi giorni, se non addirittura pochi mi¬nuti. Conseguenza di ciò è la svalutazione completa del lettorato co¬me ordine a se stante, anzi il suo annientamento come ordine reale al quale corrisponde una funzione specifica nella pratica concreta della liturgia. La figura del lettore fu volentieri vista come la porta di ingresso nel clero e quindi la via di accesso a ulteriori gradi, in particolare quello del presbiterato. Anche se vi furono lettori che probabilmente rimasero tali per tutta la vita, tuttavia era normale che, quando nel presbiterio si aveva un posto vacante, il candidato a occuparlo fosse scelto tra i lettori, ben conosciuti dalla comunità e dotati di una buona conoscenza delle Scritture, derivante dal loro stesso ufficio. »

Il lettorato nella Chiesa cattolica[modifica | modifica wikitesto]

Nella Chiesa cattolica il compito di proclamare la parola di Dio nelle assemblee liturgiche è affidato a uomini maschi che hanno ricevuto il ministero del lettorato (lettore istituito, al quale sono conferiti anche altri compiti) e, in mancanza di lettori istituiti, a uomini e donne che non hanno ricevuto tale ministero (lettori di fatto). Fino al 1972 il lettorato era il secondo degli ordini sacri minori, essendo conferito dopo l'ostiariato; con la lettera apostolica Ministeria quaedam di Paolo VI[7], datata 15 agosto 1972, il lettorato è diventato il primo ministero laicale, benché ancora riservato ai soli uomini maschi e passaggio da compiere per poter accedere successivamente all'accolitato, al diaconato e al presbiterato.

Istituzione del ministero di lettore[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa cattolica prevede il conferimento del lettorato a coloro che proclamano le letture nell'assemblea liturgica, in particolare nella Messa e nella Liturgia delle ore. A costoro viene affidata anche la preparazione dei fedeli alla comprensione della parola di Dio. Si tratta quindi di un ministero con compiti di catechista, di educazione alla vita sacramentale e di evangelizzazione. Presupposto fondamentale è la conoscenza, la mediazione e la testimonianza della parola di Dio. In mancanza di accoliti, i lettori possono svolgere il compito di ministro straordinario della Comunione e impartire alcune benedizioni che non richiedono l'ordinazione[8].

Il lettorato è un sacramentale e viene conferito dal vescovo per i diocesani e dal superiore maggiore per i membri degli istituti religiosi clericali mediante una formula di benedizione preferibilmente durante la Messa. Segno esplicativo del ministero è la consegna del libro della Sacra Scrittura[9].

Compiti del lettore nella Liturgia[modifica | modifica wikitesto]

Il lettore istituito svolge il proprio compito nelle celebrazioni comunitarie indossando il camice, mentre l'uso di una veste liturgica non è obbligatorio per i lettori di fatto.

Nella Liturgia delle ore è compito del lettore proclamare le letture e le preci.

Nel rito romano i compiti del lettore nella Messa sono indicati nell'attuale Ordinamento Generale del Messale Romano[10], come segue.

Riti iniziali

« 194. Nella processione all’altare, in assenza del diacono, il lettore, indossata una veste approvata, può portare l’Evangeliario un po’ elevato; in tal caso procede davanti al sacerdote; altrimenti, incede con gli altri ministri.

195. Giunto all’altare, fa’ con gli altri un profondo inchino. Se porta l’Evangeliario, accede all’altare e ve lo depone. Quindi va ad occupare il suo posto in presbiterio con gli altri ministri. »

Liturgia della Parola

« 196. Proclama dall’ambone le letture che precedono il Vangelo. In mancanza del salmista, può anche proclamare il salmo responsoriale dopo la prima lettura.

197. In assenza del diacono, dopo l’introduzione del sacerdote, può proporre dall’ambone le intenzioni della preghiera universale.

198. Se all’ingresso o alla Comunione non si fa un canto, e se non vengono recitate dai fedeli le antifone indicate nel Messale, le può dire il lettore al tempo dovuto »

Nel rito ambrosiano i compiti del lettore sono analoghi a quelli del rito romano e precisati ai numeri 151-155 di Principi e norme per l'uso del Messale ambrosiano[11][12], con la particolarità che, prima di proclamare la prima e la seconda lettura della Messa ma non il salmo responsoriale, si rivolge al sacerdote chiedendo la benedizione con la formula "Benedicimi, padre". Inoltre, nella Messa solenne, celebrata dall'arcivescovo di Milano nella Chiesa metropolitana, un lettore proclama la prima lettura indossando il piviale, sopra il camice, mentre la seconda lettura è riservata ad un diacono (n. 358 di Principi e norme per l'uso del Messale ambrosiano[12].

Il lettorato nella Chiesa anglicana[modifica | modifica wikitesto]

Alcune chiese della comunione anglicana hanno mantenuto o ripristinato gli ordini minori tradizionali latini, tra cui il lettorato, che viene conferito indifferentemente a uomini e donne[13].

Il lettorato nella Chiesa ortodossa[3][modifica | modifica wikitesto]

Il lettorato è il primo e più conosciuto dei due ordini minori conferiti dalla Chiesa ortodossa (l'altro è il suddiaconato).

Il lettore viene ordinato durante la Liturgia dal vescovo, il quale pone addosso al futuro lettore un felonio, vero o in miniatura, e recita la chirotesia. Dopo di ciò, viene chiesto al neo-lettore di leggere un brano a caso delle sante Scritture, e viene ammesso a servire la Liturgia.

Al lettore compete indossare la talare sia fuori che dentro la chiesa. Il paramento liturgico che gli è proprio è lo stichario, ma non è necessario che lo indossi, soprattutto se è nel coro.

Suoi compiti liturgici sono:

  • cantare i Salmi e i testi delle Lettere, degli Atti o dell'Antico Testamento;
  • leggere le Ore;
  • cantare i prochimeni, i tropari, le antifone;
  • cantare inni particolari richiesti durante i servizi liturgici straordinari, come Axios durante un'ordinazione;

Il lettore può anche essere un catechista o fare parte del coro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ lettorato in Vocabolario, su Treccani. URL consultato il June 1, 2017.
  2. ^ John Cosin, Frederick Meyrick, J. H. Parker, Della religione disciplina, e riti sacri della Chiesa Anglicana ..., Federico Meyrick, 1854, pp. 48.
  3. ^ a b Marco Mannino Giorgi, I ruoli nella Chiesa: Lettorato e Suddiaconato, su luceortodossamarcomannino.blogspot.it, 23 febbraio 2015. URL consultato il 24 novembre 2017.
  4. ^ a b c d e f g Scuola Teologica per i Ministeri (a cura di), Lettorato, Arcidiocesi di Agrigento. URL consultato il 10 maggio 2018.
  5. ^ a b c d Giacomo Sgroi, I ministeri istituiti: accolitato e lettorato, relazione al convegno «Una Chiesa tutta ministeriale. Diaconato permanente, ministeri istituiti e altri ministeri», Poggio San Francesco (Monreale), 5-6 settembre 2003 (DOC), su webdiocesi.chiesacattolica.it. URL consultato il 10 maggio 2018.
  6. ^ Emmanuela Viviano, Il lettore nella Chiesa antica, su Paoline, 8 febbraio 2017. URL consultato il 10 maggio 2018.
  7. ^ Lettera apostolica "Ministeria quaedam", su La Santa Sede, Libreria Editrice Vaticana, 15 agosto 1972.
  8. ^ Compiti del lettore e dell'accolito nelle celebrazioni liturgiche (PDF), Chiesa di Bologna, 2003. URL consultato il 30 aprile 2018.
  9. ^ Rito di istituzione dei lettori (PDF), Chiesa di Bologna. URL consultato il 30 aprile 2018.
  10. ^ Ordinamento Generale del Messale Romano, su La Santa Sede, Conferenza Episcopale Italiana, 2007.
  11. ^ Principi e norme per l'uso del Messale ambrosiano, 2ª ed., Centro ambrosiano di documentazione e studi religiosi, 1991.
  12. ^ a b Principi e norme per l'uso del Messale ambrosiano, su forum "Credere in Cristo e nella Chiesa", 8 settembre 2016. URL consultato il 30 aprile 2018.
  13. ^ La Chiesa anglicana e l'anglicanesimo, su Università Anglo Cattolica San Paolo Apostolo, 8 maggio 2016. URL consultato il 30 aprile 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Claude Duchesneau,Ciro Imparato, Manuale del lettore. Proclamare la Parola in Chiesa, traduzione italiana di P. Ambrosio, LDC, 1997, 64 pp.
  • Mauro Paternoster, Al servizio della Parola. Il ministero del Lettore, Edizioni Paoline, 1998, 136 pp.
  • Emmanuela Viviano, «ll ministero del Lettore nella Chiesa antica», in La Vita in Cristo e nella Chiesa, mensile di formazione liturgica e informazione, n. 9, novembre 2015, p. 45ss.

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