La fattoria degli animali

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La fattoria degli animali
Titolo originaleAnimal Farm
Animal Farm - 1st edition.jpg
AutoreGeorge Orwell
1ª ed. originale1945
1ª ed. italiana1947
Genereromanzo
Sottogenereallegorico, satira, distopia
Lingua originale inglese

La fattoria degli animali (Animal Farm) è un romanzo allegorico di George Orwell pubblicato per la prima volta il 17 agosto 1945[1][2]. Secondo Orwell, il libro riflette sugli eventi che portarono alla Rivoluzione russa e successivamente all'era staliniana dell'Unione sovietica[3]. L'autore, un socialista democratico[4], fu critico nei confronti di Stalin e ostile allo stalinismo, atteggiamento che fu criticamente modellato sulla base delle sue esperienze durante la Guerra civile spagnola[5]. Orwell riteneva che l'Unione sovietica fosse divenuta una dittatura brutale, edificata sul culto della personalità e retta da un regno del terrore. In una lettera a Yvonne Davet, l'autore descrisse La fattoria degli animali come una narrazione satirica contro Stalin («un conte satirique contre Staline»)[6]; inoltre, nel suo saggio Perché scrivo (1946), scrisse che La fattoria degli animali fu il primo libro in cui lui tentò, con piena consapevolezza di quanto stava facendo, «di fondere scopo politico e scopo artistico in un tutt'uno».

Il titolo originale dell'opera era Animal Farm: A Fairy Story, tuttavia gli editori statunitensi abbandonarono il sottotitolo quando venne pubblicata nel 1946 e solo una delle traduzioni lo mantenne durante la vita dell'autore. Altri sottotitoli riportano A Satire e A Contemporary Satire[6]. Orwell suggerì, per la traduzione francese, il titolo Union des républiques socialistes animales, abbreviato in URSA, parola latina per «orso», un simbolo della Russia. Il titolo fa riferimento anche al nome dell'Unione sovietica in francese: Union des républiques socialistes soviétiques[6].

Orwell compose La fattoria degli animali tra il novembre 1943 e il febbraio 1944, quando la Gran Bretagna era un'alleata dell'Unione sovietica e il popolo e l'intelligencija britannici tenevano Stalin in grande considerazione, cosa che Orwell odiava[7]. Il manoscritto fu inizialmente respinto da un certo numero di editori britannici e americani[8], incluso uno di Orwell, Victor Gollancz, che ne ritardò la pubblicazione. Quando apparve, l'opera divenne un grande successo commerciale, in parte a causa delle mutate relazioni internazionali che, dall'alleanza militare, avevano ceduto il passo alla Guerra fredda[9].

Time ha designato il libro come uno dei cento migliori romanzi in lingua inglese (1923-2005)[10]; venne inoltre inserito nella Modern Library List of Best 20th-Century Novels. Vinse anche un Retro Hugo nel 1996 ed è incluso nella selezione dei Grandi Libri del Mondo Occidentale.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il romanzo è ambientato in una fattoria dove gli animali, stanchi dello sfruttamento dell'uomo, si ribellano. Dopo aver cacciato il padrone, decidono di dividere il risultato del loro lavoro seguendo il principio «da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni». Il loro sogno fallisce perché i maiali, gli ideatori della "rivoluzione", prendono il controllo della fattoria, diventando sempre più simili all'uomo.

Composizione e pubblicazione[modifica | modifica wikitesto]

Origine[modifica | modifica wikitesto]

George Orwell compose il manoscritto tra il 1943 e il 1944, in seguito alle sue esperienze durante la Guerra civile spagnola che descrisse in Omaggio alla Catalogna (1938). Nella prefazione di un'edizione ucraina de La fattoria degli animali, l'autore spiegò come sfuggire alle epurazioni comuniste in Spagna gli avesse insegnato «quanto facilmente la propaganda totalitaria possa controllare l'opinione delle persone illuminate nei paesi democratici». Ciò spinse Orwell a denunciare e condannare con fermezza ciò che considerava la corruzione staliniana degli ideali socialisti originari[11].

Immediatamente prima di scrivere il libro, Orwell lasciò la BBC. Era inoltre contrariato a causa di un opuscolo propagandistico che il Ministero dell'Informazione aveva diffuso. Il libretto includeva istruzioni su come acquietare le paure ideologiche circa l'Unione sovietica, ad esempio le indicazioni per affermare che il terrore rosso era frutto dell'immaginazione nazista[12].

Nella prefazione, Orwell descrisse inoltre la fonte dell'idea di ambientare il libro in una fattoria[11]:

«...I saw a little boy, perhaps ten years old, driving a huge carthorse along a narrow path, whipping it whenever it tried to turn. It struck me that if only such animals became aware of their strength we should have no power over them, and that men exploit animals in much the same way as the rich exploit the proletariat.»

Tentativi di pubblicazione[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente Orwell trovò difficoltà a pubblicare il manoscritto dell'opera, difficoltà in gran parte legate a timori che il libro potesse danneggiare l'alleanza tra Gran Bretagna, Stati Uniti e Unione sovietica. All'autore opposero un rifiuto quattro editori, uno dei quali aveva inizialmente accettato di pubblicare l'opera salvo poi rifiutare dopo aver consultato il Ministero dell'Informazione. La fattoria degli animali fu infine pubblicata da Secker & Warburg nel 1945[13].

Nel corso della Seconda guerra mondiale, divenne chiaro a Orwell che la letteratura antisovietica non era qualcosa che la maggior parte degli editori avrebbe preso in considerazione, incluso Gollancz. L'autore presentò il manoscritto anche a Faber and Faber, il cui direttore Thomas Stearns Eliot lo rifiutò. Eliot rispose a Orwell lodando la «buona scrittura» e la «fondamentale integrità» del libro, dichiarando tuttavia che la casa editrice lo avrebbe accettato solo se avesse avuto qualche simpatia per il punto di vista che «io considero in generale trotskista». Eliot sostenne che il punto di vista orwelliano era «non convincente», asserendo che i maiali fossero fatti per essere i migliori gestori della fattoria; dichiarò inoltre che qualcuno avrebbe potuto obiettare che «what was needed... was not more communism but more public-spirited pigs»[14].

Prefazione[modifica | modifica wikitesto]

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Vecchio Maggiore

Il Vecchio Maggiore, Old Major nella versione originale, è un maiale rispettato da tutti gli altri animali poiché, essendo vissuto a lungo (dodici anni), è ritenuto molto saggio. Ha un aspetto imponente ma non minaccioso. Tre giorni dopo il suo discorso egli muore e, come accadde a Lenin, non potrà vedere il progresso della rivoluzione. Similmente a Lenin, il cui corpo fu imbalsamato e conservato in uno speciale mausoleo sulla piazza Rossa a Mosca, dove si trova tutt'ora, il cranio del Vecchio Maggiore verrà riesumato ed esposto come monumento alla ribellione.

Il discorso da lui pronunciato introduce le teoria dell'Animalismo secondo la quale il lavoro di un animale produce più valore di quello necessario al suo mantenimento, e il surplus viene rubato dall'uomo parassita. Sintetizza la complessa filosofia in proposizioni fondamentali o massime, che possono essere facilmente comprese da tutti gli animali.

Napoleone

Napoleone (Napoleon nella versione originale e così lasciato in alcune traduzioni) non ha scrupoli morali, possiede delle qualità che lo hanno fatto emergere rispetto agli altri maiali, anche prima della rivoluzione. Rispetto all'idealismo del Vecchio Maggiore e di Palla di Neve, Napoleone è un opportunista e un despota, la cui crudele determinazione e capacità di persuadere gli animali meno intelligenti con l'eloquenza compensa una certa mancanza di intelligenza. Riprende il nome da Napoleone Bonaparte.

Palla di neve

Palla di Neve, Snowball nella versione originale, rappresenta un maiale, rivoluzionario sincero, che viene messo in disparte da un avversario più furbo e crudele. Diventa ossessionato dal mulino a vento e non si rende conto che gli altri animali non capiscono le sue idee per il rinnovamento della fattoria. Napoleone grazie all'aiuto dei suoi cani, caccia via Palla di Neve. Si impossesserà poi dei suoi piani spacciandoli per propri e riverserà su di lui la colpa per ogni evento negativo che accadrà in seguito all'interno della fattoria,[15] accusandolo di tornare la notte per fare opera di sabotaggio.

Clarinetto

Clarinetto (o Piffero in alcune traduzioni), Squealer nella versione originale, è il propagandista di Napoleone. Parla per mezze verità, omissioni e vere e proprie bugie. Egli fornisce le illusioni che aiutano i lavoratori a sopportare la dura esistenza e lo sfruttamento da parte dei maiali. La sua principale strategia è minacciare il «ritorno di Jones» (il fattore), facendo leva sul sentimento anti-umano degli altri animali, spingendoli così ad accettare tutte le tirannie di Napoleone. È da notare che, quando i maiali cominciano a reggersi sulle zampe posteriori come gli uomini, Clarinetto prende da parte le pecore, e le induce a modificare lo slogan «quattro gambe buono, due gambe cattivo» in «quattro gambe buono, due gambe meglio».

Gondrano

Gondrano, Boxer nella versione originale e in qualche traduzione, è un cavallo il cui lavoro è fondamentale per il sostentamento della fattoria. La sua filosofia si basa sulla dignità del lavoro[16]. Gondrano rappresenta il lavoratore ordinario: umile, onesto ed essenziale in qualsiasi sistema sociale. Il suo lavoro viene inevitabilmente sfruttato, fino a quando delle pietre per la costruzione del mulino non gli cadono addosso, debilitandolo fisicamente. Napoleone allora, con la scusa di farlo curare da un veterinario, lo conduce al macello. Perfino dopo la sua morte, gli slogan preferiti dell'instancabile cavallo, «lavorerò di più» e «Napoleone ha sempre ragione», verranno cinicamente utilizzati per controllare gli altri animali. Egli non comprende mai che gli ideali della rivoluzione si sono corrotti, e la sua esperienza mostra che cosa possa accadere quando le azioni di chi è al potere vengono accettate senza porsi domande.

Beniamino (Benjamin)

Beniamino (Benjamin), un asino, è un cinico che dubita della sincerità di chi gli sta attorno. È anche scettico dubitando della verità di molte teorie o fatti. Impara a leggere, ma rifiuta di mettere la propria abilità al servizio degli altri animali. Solo alla fine, quando l'Animalismo è ormai naufragato, accetta di leggere agli animali l'unico comandamento rimasto. Più volte ha ripetuto la stessa frase «Gli asini hanno vita lunga. Nessuno di voi ha mai visto un asino morto». Egli rappresenta i cinici che si sono rassegnati. È anche l'animale più anziano della fattoria, e anche passando per l'animale più bisbetico della fattoria, non bisogna dimenticare la sua lealtà verso Gondrano e il suo disperato tentativo di salvarlo.

Berta

Berta (o Trifoglio), Clover nella versione originale, la cavalla, è la figura materna della fattoria, che mostra simpatia e gentilezza. Se la prende più degli altri per i soprusi subiti ad opera dei maiali, pur tuttavia rimanendo una fonte di forza e di conforto per gli animali oppressi. Come Gondrano, Berta rappresenta la gente ordinaria, che viene inconsapevolmente manipolata e sfruttata.

Mollie

Mollie è una giovane cavallina bianca che tira il calesse di Jones. È indifferente alla rivoluzione ed è molto vanitosa: lavora poco e le piace indossare dei nastrini colorati, tanto che alla fine per avere questi oggetti fuggirà dalla fattoria e andrà a vivere dall'altra parte di Willingdon. Verrà rivista dai piccioni a tirare un calesse in cambio di zollette di zucchero e carezze sul naso e da qui in poi non viene in pratica più nominata. Rappresenta l'aristocrazia russa, che viveva una vita molto agiata sotto lo zar e che abbandonò la Russia dopo la rivoluzione per mantenere tale vita.

Mosè

Mosè, Moses nella versione originale, il corvo domestico che racconta agli animali della vita eterna che li attende dopo la morte sul Monte Zuccherocandito, o Montagna di Zucchero Candito (nella versione originale Sugarcandy Mountain), una specie di paradiso terrestre per gli animali, rappresenta la Chiesa ortodossa russa, che secondo la visione bolscevica, in accordo con il potere zarista, forniva illusioni ai lavoratori per indurli a sopportare lo sfruttamento, in accordo con la visione di Marx. È considerato l'alleato del padrone. Tuttavia, Napoleone in seguito gli consente di fare ritorno alla fattoria, esattamente come Stalin concesse libertà di culto agli Ortodossi durante la guerra.

Minimus

Minimus, il maiale poeta che canta le gesta di Napoleon, rappresenta l'intellettuale asservito al potere dittatoriale, che mette la sua cultura al servizio della propaganda. Vi è chi ha accostato questo personaggio alla figura dello scrittore Maksim Gor'kij.

I cani e le pecore

I cani e le pecore vengono trattati come un gruppo, e non come individui. I primi rappresentano la polizia politica che reprime le opposizioni, i secondi le masse facilmente manipolabili, che si lasciano impressionare dagli slogan del regime.

Le galline

Nel settimo capitolo, Napoleone obbliga le galline della fattoria a consegnare le uova che hanno deposto. Esse cercano di resistere, ma Napoleone fa sospendere loro qualunque razione di cibo; dopo cinque giorni e la morte di nove galline, cedono e consegnano le uova.

I topi e i conigli

Sono gli animali selvatici presenti nella fattoria. Rappresentano i mendicanti, i ladri e i membri della società che non vivono del proprio lavoro.

Il fattore Jones

Jones è il padrone della fattoria: si ubriaca spesso e si disinteressa degli animali. Viene cacciato all'inizio della storia e muore molti anni dopo in una casa di cura per alcolisti. Rappresenta lo zar Nicola II di Russia.

Pilkington e Frederick

Pilkington e Frederick, i fattori confinanti. Pilkington è un gentiluomo la cui fattoria, Foxwood (Boscodivolpe in alcune edizioni), è male amministrata perché egli spende tutto il suo tempo praticando sport in campagna. Frederick invece è aggressivo, efficiente e crudele nei confronti degli animali della sua fattoria, Pinchfield (Rubaterre in qualche traduzione).

Allusioni a eventi storici[modifica | modifica wikitesto]

La fattoria degli animali è un testo densissimo di allusioni a eventi storici realmente accaduti:

La bandiera della Fattoria degli Animali raffigura un corno ed una zampa incrociati, parodia della falce e martello
  • La Rivoluzione degli animali e la cacciata di Jones: la Rivoluzione russa del 1917 e il rovesciamento dello zar.
  • L'invio di piccioni nelle fattorie vicine per diffondere la rivoluzione: l'ondata rivoluzionaria incoraggiata dal Comintern che colpì numerose nazioni europee negli anni immediatamente successivi.
  • Il rifiuto degli umani di riferirsi alla Fattoria degli Animali con il suo nuovo nome, ostinandosi a chiamarla Fattoria Padronale: il mancato riconoscimento diplomatico dell'Unione Sovietica da parte delle potenze occidentali negli anni immediatamente successivi alla Rivoluzione.
  • La Battaglia del Chiuso delle Vacche (o «battaglia della stalla», in originale Battle of the Cowshed): la guerra civile russa che oppose l'Armata rossa bolscevica all'Armata bianca controrivoluzionaria (aiutata da Regno Unito e Francia, proprio come le fattorie vicine aiutano Jones), che si concluse nel 1920 con la vittoria dei bolscevichi.
  • Il rifiuto delle galline alla consegna delle uova: l'opposizione dei kulaki alla collettivizzazione.
  • Il conflitto tra Palla di Neve e Napoleone riguardo all'estensione della rivoluzione alle altre fattorie rappresenta il conflitto tra Trozkij, che voleva esportare la Rivoluzione fuori dalla Russia (rivoluzione permanente), e Stalin, che invece sosteneva la teoria del Socialismo in un solo paese.
  • Il crollo del mulino a vento: l'Incendio del Reichstag, probabilmente causato dai nazisti, la cui colpa venne data esclusivamente ai comunisti, gli unici oppositori al regime nazista, che vennero subito perseguitati e condannati.
  • Le varie costruzioni del mulino a vento: l'industrializzazione avviata da Stalin nel 1928 con i piani quinquennali.
  • Il cambio dell'inno della Fattoria da Animali d'Inghilterra: il cambio dell'inno ufficiale dell'URSS da L'Internazionale all'Inno dell'Unione Sovietica, che nel testo originale inneggiava a Stalin (tale testo venne soppresso nel 1954).
  • La vendita del legname a Frederick: il Patto Molotov-Ribbentrop del 1939; il tradimento di Frederick, che paga i maiali con denaro falso e poi attacca la fattoria, rappresenta il tradimento dell'alleanza da parte di Hitler, che attaccò la Russia nel 1941 lanciando l'Operazione Barbarossa. La successiva Battaglia del Mulino, o «Battaglia del Mulino a Vento» (in originale Battle of the Windmill), vinta dagli animali con la riconquista di ciò che già possedevano ma con grandi perdite, rappresenta la Battaglia di Stalingrado.
  • La cena finale tra i maiali e gli umani (tra cui Pilkington) è un'allegoria della Conferenza di Teheran.
  • La progressiva corruzione dei maiali e lo stravolgimento dei comandamenti: la deriva verso un dispotismo tirannico a cui andò incontro l'Unione Sovietica sotto il regime di Stalin.

I temi[modifica | modifica wikitesto]

Rivoluzione e corruzione[modifica | modifica wikitesto]

L'Animalismo, la dottrina rivoluzionaria adottata dagli animali, è basata sugli insegnamenti del Vecchio Maggiore nello stesso modo in cui il comunismo è basato sugli insegnamenti di Karl Marx.

A causa dei suoi riferimenti precisi, La fattoria degli animali è stata spesso considerata una satira nei confronti del solo comunismo sovietico. Alcuni vi leggono, tuttavia, anche tratti distintivi di altri regimi: si distinguono particolarmente i tratti eziologici della nascita della corruzione e del perseguimento di interessi personali da parte dei detentori del potere in seguito al raggiungimento del medesimo. Nel racconto si può rintracciare quindi una disillusione valida più in generale per qualunque rivoluzione, cioè la considerazione che la ricerca del potere finisca prima o poi per far tradire gli iniziali ideali rivoluzionari. Per questo il romanzo è considerato distopico.

Secondo una lettura critica dell'ideologia comunista, il Vecchio Maggiore, nonostante le buone intenzioni, non capisce un elemento cruciale: è convinto che le sue idee siano valide e moralmente elevate, e che la declinazione operata sia solo attribuibile agli individui corrotti che troveranno comunque il modo di piegarle ai loro scopi. Mentre per chi opera questa critica è vero l'esatto contrario: il finale è già tutto contenuto nelle premesse e non esiste la distinzione tra un comunismo vero e uno ideale. Secondo costoro l'unico esempio di comunismo è stato lo stalinismo mentre, secondo altri, esistono forme diverse di comunismo.

La corruzione è evidente attraverso la modifica dei Sette Comandamenti: l'unico rimasto, totalmente stravolto, mostra quanto elitari siano diventati i maiali e come gli ideali dell'animalismo appartengano ormai al passato.

Nell'opera è presente anche una velata critica alla società inglese e una denuncia della scarsa libertà di pensiero nel paese.[17]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Le recensioni dell'epoca non furono tutte positive. Sulle pagine di The New Republic, George Soule espresse il suo disappunto nei confronti dell'opera di Orwell, affermando che essa «mi ha confuso e rattristato. Sembrava tutto noioso. L'allegoria si è rivelata una macchina cigolante per aver detto in modo maldestro cose che sono state dette meglio in modo diretto». Soule riteneva che gli animali non fossero abbastanza coerenti con le proprie ispirazioni nella realtà; disse che «il fallimento di questo libro (da un punto di vista commerciale si è già assicurato un enorme successo) deriva dal fatto che la satira non si occupa di qualcosa che l'autore ha vissuto, quanto piuttosto di idee stereotipate riguardanti un paese che probabilmente non conosce molto bene.»[18] The Guardian, il 24 agosto 1945, definì La fattoria degli animali come «una satira deliziosamente umoristica e caustica»[19]. Tosco Fyvel, scrivendo sul Tribune nello stesso giorno, descrisse l'opera orwelliana come «una dolce satira su un certo Stato e sulle illusioni di un'epoca che potrebbe essere già alle nostre spalle». A quest'ultimo rispose Julian Symons, il 7 settembre: «Non dovremmo aspettarci, perlomeno sul Tribune, il riconoscimento del fatto che si tratta di una satira non del tutto delicata su una nazione particolare, l'Unione sovietica? Mi sembra che un recensore dovrebbe avere il coraggio di identificare Napoleone con Stalin e Palla di neve con Trotsky ed esprimere all'autore un'opinone favorevole o sfavorevole. Forse tra cento anni La fattoria degli animali potrebbe essere semplicemente una favola, oggi è una satira politica con una buona dose di significato».
A partire da queste prima osservazioni, l'opera di Orwell ha ricevuto diversi commenti nei decenni successivi.

Analisi[modifica | modifica wikitesto]

Animalismo[modifica | modifica wikitesto]

I maiali Palla di neve, Napoleone e Clarinetto adattano le idee del Vecchio Maggiore in un «completo sistema di pensiero», che chiamano formalmente 'Animalismo', un allegorico riferimento dell'autore al comunismo, da non confondere con la filosofia animalista. Successivamente alla divulgazione di questo sistema di idee, Napoleone e Clarinetto contravvengono alle regole da loro stessi imposte (i «sette comandamenti») partecipando ad attività associate agli esseri umani, come bere alcol, dormire in letti e commerciare. Nel corso della narrazione, Clarinetto verrà incaricato di modificare i sette comandamenti per dar conto dell'umanizzazione della classe dei maiali, modifica che è un'allusione alla revisione della storia da parte del governo sovietico al fine di esercitare il controllo sulle convinzioni del popolo[20]

I comandamenti originali sono:

  1. Tutto ciò che va su due gambe è nemico
  2. Tutto ciò che va su quattro gambe o ha ali è amico
  3. Nessun animale vestirà abiti
  4. Nessun animale dormirà in un letto
  5. Nessun animale berrà alcolici
  6. Nessun animale ucciderà un altro animale
  7. Tutti gli animali sono uguali

Questi comandamenti sono anche riassunti nella massima: «Quattro gambe buono, due gambe cattivo», che viene utilizzata principalmente dalle pecore della fattoria per interrompere discussioni e disaccordi tra gli animali circa la natura dell'Animalismo.

Successivamente, Napoleone e i suoi maiali modificheranno segretamente alcuni comandamenti per liberarsi dall'accusa di violare la legge degli animali. Tali comandamenti vengono infatti modificati come segue:

  1. Nessun animale dormirà in un letto con lenzuola
  2. Nessun animale berrà alcolici in eccesso
  3. Nessun animale ucciderà un altro animale senza motivo

Infine, i comandamenti saranno sostituiti con le massime: «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri» e «Quattro gambe buono, due gambe meglio». Questa è una svolta ironica dei sette comandamenti che avrebbero dovuto mantenere l'ordine nella fattoria governata dagli animali unendo questi ultimi contro gli umani e impedendo agli stessi di seguire le cattive abitudine degli uomini. Attraverso la revisione dei comandamenti, Orwell mostra quanto semplicemente il dogma politico possa essere trasformato in propaganda malleabile[21].

Edizioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • La fattoria degli animali, Collana La Medusa n.200, Verona-Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1947, pp. 147.
  • La fattoria degli animali, Introduzione di Fruttero e Lucentini, Collana Omnibus, Mondadori, febbraio I ed. 1984.
  • La fattoria degli animali, a cura di Daniela Ciocca e Tina Ferri, Collana Le onde, Arnoldo Mondadori Editore, 1998, ISBN 88-247-1069-7.
  • La fattoria degli animali, traduzione di Bruno Tasso, X ed., Collana Oscar classici moderni, Arnoldo Mondadori Editore, 2001, pp. 140, cap. 10, ISBN 88-04-49252-X.
  • La fattoria degli animali, traduzione di Guido Bulla, XI ed., Collana Oscar classici moderni, Arnoldo Mondadori Editore, 2009, pp. 125, cap. 10, ISBN 978-88-04-49252-8.

Adattamenti cinematografici[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Helen Bynum, Spitting Blood: The History of Tuberculosis, Oxford University Press, 2012, p. XIII, ISBN 9780199542055.
  2. ^ (EN) Jon O'Brien, 12 things you probably didn’t know about Animal Farm, in Metro, 17 agosto 2015. URL consultato il 21 ottobre 2018.
  3. ^ 'Animal Farm' - historical context, su bbc.com. URL consultato il 21 ottobre 2018.
  4. ^ George Orwell, Why I Write, 1946
  5. ^ Gordon Bowker, Orwell, p. 224
  6. ^ a b c Davidson 2000
  7. ^ Malcolm Bradbury, Introduction, in Animal Farm, Penguin edition, 1989, p. VI.
  8. ^ Animal Farm: Sixty Years On, su historytoday.com. URL consultato il 22 ottobre 2018.
  9. ^ Morris Dickstein, Cambridge Companion to Orwell, p. 134.
  10. ^ Grossman & Lacayo 2005
  11. ^ a b Orwell 1947
  12. ^ Richard Overy, Why the Allies Won, p. 297, ISBN 0-393-03925-0.
  13. ^ Dag 2004
  14. ^ (EN) Richard Brooks, TS Eliot’s snort of rejection for Animal Farm, in The Sunday Times, 29 marzo 2009. URL consultato il 26 ottobre 2018.
  15. ^ Compie cinquant'anni la 'Fattoria degli animali', in la Repubblica, 11 agosto 1995, p. 28. URL consultato il 30 marzo 2011.
  16. ^ Antonio Filippetti, Chi c'è nella nostra fattoria degli animali, in la Repubblica, 4 agosto 2008, p. 6. URL consultato il 31 marzo 2011.
  17. ^ (EN) Orwell's Preface to Animal Farm, iPrimus.it. URL consultato il 15 dicembre 2010.
  18. ^ (EN) George Soule, In 1946, The New Republic Panned George Orwell's 'Animal Farm', in The New Republic, 26 settembre 2013. URL consultato il 2 novembre 2018.
  19. ^ Books of the day - Animal Farm, su theguardian.com. URL consultato il 2 novembre 2018.
  20. ^ John Rodden, Understanding Animal Farm: A Student Casebook to Issues, Sources, and Historical Documents, Greenwood Publishing Group, 1999, pp. 48-49, ISBN 978-0-313-30201-5.
  21. ^ Craig L. Carr, Orwell, Politics, and Power, Continuum International Publishing Group, 2010, pp. 78-79, ISBN 978-1-4411-5854-3.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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