La fattoria degli animali

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La fattoria degli animali
Titolo originale Animal Farm
Animal Farm - 1st edition.jpg
Autore George Orwell
1ª ed. originale 1945
1ª ed. italiana 1947
Genere romanzo
Sottogenere allegorico, satira, distopia
Lingua originale inglese

La fattoria degli animali (Animal Farm) è un romanzo satirico del 1945, scritto da George Orwell. In italiano è stato pubblicato per la prima volta nel 1947.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il romanzo è ambientato in una fattoria dove gli animali, stanchi dello sfruttamento dell'uomo, si ribellano. Dopo aver cacciato il padrone, decidono di dividere il risultato del loro lavoro seguendo il principio «da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni». Il loro sogno fallisce perché i maiali, gli ideatori della "rivoluzione", prendono il controllo della fattoria, diventano sempre più simili all'uomo, finché persino il loro aspetto e quello del loro leader (Napoleon) diventerà antropomorfo.

Ideazione e pubblicazione[modifica | modifica wikitesto]

La fattoria degli animali fu concepita a partire dal 1937, durante la permanenza dell'autore in Spagna, e conclusa nel 1943. Orwell riuscì a pubblicare l'opera solo nell'agosto 1945,[1] dopo la fine del conflitto.

Significato[modifica | modifica wikitesto]

La favola, che come nelle antiche favole di Esopo e Fedro ha come protagonisti degli animali,[2] può essere letta come un'allegoria di tutte le rivoluzioni che, trasformandosi in regime, vengono in qualche modo tradite. Più in particolare Orwell allude in modo evidente alla Rivoluzione russa[1].

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Vecchio Maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Il Vecchio Maggiore, Old Major nella versione originale, è un maiale rispettato da tutti gli altri animali poiché, essendo vissuto a lungo (dodici anni), è ritenuto molto saggio. Naturalmente ha un aspetto imponente, ma non minaccioso. Tre giorni dopo il suo discorso muore, non potrà vedere, come nel caso di Lenin, il progresso della rivoluzione.

Il discorso da lui pronunciato introduce le teoria dell'Animalismo secondo la quale il lavoro di un animale produce più valore di quello necessario al suo mantenimento, e il surplus viene rubato dall'uomo parassita. Sintetizza la complessa filosofia in proposizioni fondamentali o massime, che possono essere facilmente comprese da tutti gli animali.

Napoleone[modifica | modifica wikitesto]

Napoleone non ha scrupoli morali, possiede delle qualità che lo hanno fatto emergere rispetto agli altri maiali, anche prima della rivoluzione. Rispetto all'idealismo del Vecchio Maggiore e di Palla di Neve, Napoleone è un opportunista e un despota, la cui crudele determinazione compensa una certa mancanza di intelligenza. Riprende il nome da Napoleone Bonaparte.

Palla di neve[modifica | modifica wikitesto]

Palla di Neve, Snowball nella versione originale, rappresenta un maiale, rivoluzionario sincero, che viene messo in disparte da un avversario più furbo e crudele. Diventa ossessionato dal mulino a vento e non si rende conto che gli altri animali non capiscono le sue idee per il rinnovamento della fattoria. Napoleone grazie all'aiuto dei suoi cani, caccia via Palla di Neve. Si impossesserà poi dei suoi piani spacciandoli per propri e riverserà su di lui la colpa per ogni evento negativo che accadrà in seguito all'interno della fattoria,[1] accusandolo di tornare la notte per fare opera di sabotaggio.

Clarinetto[modifica | modifica wikitesto]

Clarinetto (o Piffero in alcune traduzioni), Squealer nella versione originale, è il propagandista di Napoleone. Parla per mezze verità, omissioni e vere e proprie bugie. Egli fornisce le illusioni che aiutano i lavoratori a sopportare la dura esistenza e lo sfruttamento da parte dei maiali. La sua principale strategia è minacciare il "ritorno di Jones" (il fattore), facendo leva sul sentimento anti-umano degli altri animali, spingendoli così ad accettare tutte le tirannie di Napoleon. È da notare che, quando i maiali cominciano a reggersi sulle zampe posteriori come gli uomini, Clarinetto prende da parte le pecore, e le induce a modificare lo slogan «quattro gambe buono, due gambe cattivo» in «quattro gambe buono, due gambe meglio».

Gondrano[modifica | modifica wikitesto]

Gondrano, Boxer nella versione originale e in qualche traduzione, è un cavallo il cui lavoro è fondamentale per il sostentamento della fattoria. La sua filosofia si basa sulla dignità del lavoro, [3]. Gondrano rappresenta il lavoratore ordinario: umile, onesto ed essenziale in qualsiasi sistema sociale. Il suo lavoro viene inevitabilmente sfruttato, fino a quando delle pietre per la costruzione del mulino non gli cadono addosso, debilitandolo fisicamente. Napoleon allora, con la scusa di farlo curare da un veterinario, lo conduce al macello. Perfino dopo la sua morte, gli slogan preferiti dell'instancabile cavallo, «lavorerò di più» e «Napoleon ha sempre ragione», verranno cinicamente utilizzati per controllare gli altri animali. Egli non comprende mai che gli ideali della rivoluzione si sono corrotti, e la sua esperienza mostra che cosa possa accadere quando le azioni di chi è al potere vengono accettate senza porsi domande.

Beniamino (Benjamin)[modifica | modifica wikitesto]

Benjamin (o Beniamino), un asino, è un cinico che dubita della sincerità di chi gli sta attorno. È anche scettico, dubita della verità di molte teorie o fatti. Impara a leggere, ma rifiuta di mettere la propria abilità al servizio degli altri animali. Solo alla fine, quando l'Animalismo è ormai naufragato, accetta di leggere agli animali l'unico comandamento rimasto. Più volte ha ripetuto la stessa frase «Gli asini hanno vita lunga. Nessuno di voi ha mai visto un asino morto». Egli rappresenta i cinici che si sono rassegnati. È anche l'animale più anziano della fattoria, e non bisogna dimenticare la sua lealtà verso Gondrano e il suo disperato tentativo di salvarlo.

Berta[modifica | modifica wikitesto]

Berta (o Trifoglio), Clover nella versione originale, la cavalla, è la figura materna della fattoria, che mostra simpatia e gentilezza. Se la prende più degli altri per i soprusi subiti ad opera dei maiali, pur tuttavia rimanendo una fonte di forza e di conforto per gli animali oppressi. Come Gondrano, Berta rappresenta la gente ordinaria, che viene inconsapevolmente manipolata e sfruttata.

Mollie[modifica | modifica wikitesto]

Mollie è una giovane cavallina bianca; è indifferente alla rivoluzione ed è molto vanitosa: le piace indossare dei fiocchi colorati, tanto che alla fine si lascerà vendere per questi oggetti. Fuggirà dalla fattoria e andrà a vivere dall'altra parte di Willingdon, ed infine verrà rivista da dei corvi legata vicino a un piccolo edificio. Rappresenta l'aristocrazia russa, che viveva una vita molto agiata sotto lo zar e che dopo la rivoluzione abbandonò la Russia.

Mosè[modifica | modifica wikitesto]

Mosè, Moses nella versione originale, il corvo domestico che racconta agli animali della vita eterna che li attende dopo la morte sul Monte Zuccherocandito, o Montagna di Zucchero Candito (nella versione originale Sugarcandy Mountain), una specie di paradiso terrestre per gli animali, rappresenta la Chiesa ortodossa russa, che secondo la visione bolscevica, in accordo con il potere zarista, forniva illusioni ai lavoratori per indurli a sopportare lo sfruttamento. È considerato l'alleato del padrone. Tuttavia, Napoleone in seguito gli consente di fare ritorno alla fattoria, esattamente come Stalin concesse libertà di culto agli Ortodossi durante la guerra.

Minimus[modifica | modifica wikitesto]

Minimus, il maiale poeta che canta le gesta di Napoleon, rappresenta l'intellettuale asservito al potere dittatoriale, che mette la sua cultura al servizio della propaganda. Vi è chi ha accostato questo personaggio alla figura dello scrittore Maksim Gor'kij.

I cani e le pecore[modifica | modifica wikitesto]

I cani e le pecore vengono trattati come un gruppo, e non come individui. Essi rappresentano due gruppi molto importanti nella società Sovietica e in ogni altra dittatura. I primi rappresentano la polizia politica e lo squadrismo, che reprimono le opposizioni attraverso la paura e l'intimidazione, i secondi le masse facilmente manipolabili, che si lasciano impressionare dagli slogan del regime, come ad esempio il motto divulgato dai maiali e ripetuto più volte da essi «Quattro gambe buono, due gambe cattivo».

Le galline[modifica | modifica wikitesto]

Nel settimo capitolo, Napoleon obbliga le galline della fattoria a consegnare le uova che hanno deposto. Esse cercano di resistere, ma Napoleon fa sospendere loro qualunque razione di cibo; dopo cinque giorni e la morte di nove galline, cedono e consegnano le uova. L'evento rappresenta l'uccisione dei kulaki ucraini che si opponevano alla collettivizzazione.

I topi e i conigli[modifica | modifica wikitesto]

Sono gli animali selvatici presenti nella fattoria. Rappresentano i mendicanti, i ladri e i membri della società estremamente poveri, che non sopravvivono con il proprio lavoro. Viene deciso che topi e conigli debbano essere considerati "compagni" degli animali, con i soli voti contrari dei cani, che rappresentano la polizia e sono quindi contrari, ritenendoli pericolosi per l'ordine pubblico, e del gatto, che poi si scopre aver votato sia a favore che contro all'ammissione nella fattoria di questi animali selvatici.

Il fattore Jones[modifica | modifica wikitesto]

Jones è il padrone della fattoria. È brutale, si ubriaca spesso e si disinteressa degli animali. Nonostante sia il più sviluppato dei personaggi umani, rimane poco più che uno stereotipo.

Pilkington e Frederick[modifica | modifica wikitesto]

Pilkington e Frederick, i fattori confinanti. Pilkington è un gentiluomo la cui fattoria, Foxwood (Boscodivolpe in alcune edizioni), è male amministrata perché egli spende tutto il suo tempo praticando sport in campagna. Frederick invece è aggressivo, efficiente ed estremamente crudele nei confronti degli animali della sua fattoria, Pinchfield (Rubaterre in qualche traduzione), al contrario di Pilkington che è semplicemente disinteressato.

Allusioni a eventi storici[modifica | modifica wikitesto]

La bandiera della Fattoria degli Animali raffigura un corno ed una zampa incrociati, parodia della falce e martello
  • La Rivoluzione degli animali e la cacciata di Jones: la Rivoluzione russa del 1917 e il rovesciamento dello zar.
  • L'invio di piccioni nelle fattorie vicine per diffondere la rivoluzione: l'ondata rivoluzionaria incoraggiata dal Comintern che colpì numerose nazioni europee negli anni immediatamente successivi.
  • Il rifiuto degli umani di riferirsi alla Fattoria degli Animali con il suo nuovo nome, ostinandosi a chiamarla Fattoria Padronale: il mancato riconoscimento diplomatico dell'Unione Sovietica da parte delle potenze occidentali negli anni immediatamente successivi alla Rivoluzione.
  • La Battaglia del Chiuso delle Vacche (o «battaglia della stalla»), in originale Battle of the Cowshed): la guerra civile russa che oppose l'Armata rossa bolscevica all'Armata bianca controrivoluzionaria (aiutata da Regno Unito e Francia, proprio come le fattorie vicine aiutano Jones), che si concluse nel 1920 con la vittoria dei bolscevichi.
  • Il rifiuto delle galline alla consegna delle uova: l'opposizione dei kulaki alla collettivizzazione.
  • Il conflitto tra Palla di Neve e Napoleon riguardo all'estensione della rivoluzione alle altre fattorie rappresenta il conflitto tra Trozkij, che voleva esportare la Rivoluzione fuori dalla Russia (rivoluzione permanente), e Stalin, che invece sosteneva la teoria del Socialismo in un solo paese.
  • Il crollo del mulino a vento, che porta alla cacciata di Palla di Neve: l'Incendio del Reichstag, probabilmente causato dai nazisti, la cui colpa venne data esclusivamente ai comunisti, gli unici oppositori al regime nazista, che vennero subito perseguitati e condannati.
  • Le varie costruzioni del mulino a vento: l'industrializzazione avviata da Stalin nel 1928 con i piani quinquennali.
  • Il cambio dell'inno della Fattoria da Animali d'Inghilterra: il cambio dell'inno ufficiale dell'URSS da L'Internazionale all'Inno dell'Unione Sovietica, che nel testo originale inneggiava a Stalin (tale testo venne soppresso nel 1954).
  • La vendita del legname a Frederick: il Patto Molotov-Ribbentrop del 1939; il tradimento di Frederick, che paga i maiali con denaro falso e poi attacca la fattoria, rappresenta il tradimento dell'alleanza da parte di Hitler, che attaccò la Russia nel 1941 lanciando l'Operazione Barbarossa. La successiva Battaglia del Mulino, o «Battaglia del Mulino a Vento» (in originale Battle of the Windmill), vinta dagli animali con la riconquista di ciò che già possedevano ma con grandi perdite, rappresenta la Battaglia di Stalingrado.
  • La cena finale tra i maiali e gli umani (tra cui Pilkington) è un'allegoria della Conferenza di Teheran.
  • La progressiva corruzione dei maiali e lo stravolgimento dei comandamenti: la deriva verso un dispotismo tirannico a cui andò incontro l'Unione Sovietica sotto il regime di Stalin.

I temi[modifica | modifica wikitesto]

Rivoluzione e corruzione[modifica | modifica wikitesto]

L'Animalismo, la dottrina rivoluzionaria adottata dagli animali, è basata sugli insegnamenti del Vecchio Maggiore nello stesso modo in cui il comunismo è basato sugli insegnamenti di Karl Marx.

A causa dei suoi riferimenti precisi, La fattoria degli animali è stata spesso considerata una satira nei confronti del solo comunismo sovietico. Alcuni vi leggono, tuttavia, anche tratti distintivi di altri regimi: si distinguono particolarmente i tratti eziologici della nascita della corruzione e del perseguimento di interessi personali da parte dei detentori del potere in seguito al raggiungimento del medesimo. Nel racconto si può rintracciare quindi una disillusione valida più in generale per qualunque rivoluzione, cioè la considerazione che la ricerca del potere finisca prima o poi per far tradire gli iniziali ideali rivoluzionari. Per questo il romanzo è considerato distopico.

Secondo una lettura critica dell'ideologia comunista, il Vecchio Maggiore, nonostante le buone intenzioni, non capisce un elemento cruciale: è convinto che le sue idee siano valide e moralmente elevate, e che la declinazione operata sia solo attribuibile agli individui corrotti che troveranno comunque il modo di piegarle ai loro scopi. Mentre per chi opera questa critica è vero l'esatto contrario: il finale è già tutto contenuto nelle premesse e non esiste la distinzione tra un comunismo vero e uno ideale. Secondo costoro l'unico esempio di comunismo è stato lo stalinismo mentre, secondo altri, esistono forme diverse di comunismo.

La corruzione è evidente attraverso la modifica dei Sette Comandamenti: l'unico rimasto, totalmente stravolto, mostra quanto elitari siano diventati i maiali e come gli ideali dell'animalismo appartengano ormai al passato.

Nell'opera è presente anche una velata critica alla società inglese e una denuncia della scarsa libertà di pensiero nel paese.[4]

Reazioni[modifica | modifica wikitesto]

Le chiare allusioni critiche all'URSS costarono all'autore una certa ostilità negli ambienti della sinistra britannica del tempo, ma il libro ebbe lo stesso un notevole successo, seppur trovò qualche iniziale difficoltà ad essere pubblicato. Nell'articolo La libertà di stampa, a commento del libro, Orwell afferma di aver spedito il manoscritto a vari editori e di aver ricevuto risposte negative perché l'opera «avrebbe offeso molta gente, soprattutto per il fatto di aver scelto come classe dominante i maiali» e insiste sui vari tentativi fatti anche dalla critica e dagli intellettuali in generale, per spingere il pubblico a non acquistare il libro. La ragione di questa accoglienza negativa è anche da ricondurre al clima storico del momento: Regno Unito e Unione Sovietica erano in quel momento alleate contro la Germania. Un'opera simile poteva dunque essere vista come un segno di scarsa lealtà da parte del Regno Unito.

Edizioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • La fattoria degli animali, Collana La Medusa n.200, Verona-Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1947, pp. 147.
  • La fattoria degli animali, Introduzione di Fruttero e Lucentini, Collana Omnibus, Mondadori, febbraio I ed. 1984.
  • La fattoria degli animali, a cura di Daniela Ciocca e Tina Ferri, Collana Le onde, Arnoldo Mondadori Editore, 1998, ISBN 88-247-1069-7.
  • La fattoria degli animali, trad. Bruno Tasso, X ed., Collana Oscar classici moderni, Arnoldo Mondadori Editore, 2001, pp. 140, cap. 10, ISBN 88-04-49252-X.
  • La fattoria degli animali, trad. Guido Bulla, XI ed., Collana Oscar classici moderni, Arnoldo Mondadori Editore, 2009, pp. 125, cap. 10, ISBN 978-88-04-49252-8.

Adattamenti cinematografici[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Compie cinquant'anni la 'Fattoria degli animali', in la Repubblica, 11 agosto 1995, p. 28. URL consultato il 30 marzo 2011.
  2. ^ George Orwell, p. IX.
  3. ^ Antonio Filippetti, Chi c'è nella nostra fattoria degli animali, in la Repubblica, 4 agosto 2008, p. 6. URL consultato il 31 marzo 2011.
  4. ^ (EN) Orwell's Preface to Animal Farm, iPrimus.it. URL consultato il 15 dicembre 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Triumph of the Herd Instinct; Animal Farm, the savage satire against Stalin, became a worldwide best-seller but publication was delayed by sensitivity to Britain's Russian ally, in The Guardian, 26 agosto 1995, p. 28.
  • (EN) The freedom of the press, rediscovered preface to 'Animal Farm', in New Statesman & Society, vol. 8, nº 366, 18 agosto 1995, p. 11, ISSN 0954-2361.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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