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Fantapolitica

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Carta politica immaginaria che illustra la situazione mondiale del 1984 di George Orwell

La fantapolitica è un filone narrativo che si concentra nel descrivere sistemi o situazioni politiche ipotetiche; le narrazioni sono spesso ambientate in un futuro prossimo, oppure in un presente alternativo o in un periodo storico ucronico.[1][2] Le opere di fantapolitica spesso criticano direttamente la società esistente o presentano una realtà alternativa, talvolta fantastica.[3][4]

Il termine italiano "fantapolitica" è una parola macedonia tra fantasia (o fantastico) e politica, con significato di "politica fantastica", analogamente a fantascienza; è attestato nel lessico italiano a partire dagli anni sessanta del Novecento.[1][5][6] In ambito anglofono è usata l'espressione political fiction, che tende a includere un più ampio campo di opere narrative a tema politico (spesso in cornice realistica) rispetto alla più specifica accezione italiana di "fantapolitica".[3]

La fantapolitica, nelle opere odierne di narrativa e cinema, è spesso assimilata a un sottogenere della fantascienza: può riferirsi a società future o descrivere l'evoluzione di situazioni politiche presenti trasposte in scenari congetturali.[1][7] Non mancano tuttavia esempi, anche classici, di romanzi fantapolitici ambientati in un mondo immaginario, che ricorrono all'allegoria o attribuiscono a personaggi o popoli inventati vizi o virtù oggetto di critica sociale o satirica.[4]

Il filone fantapolitico si incrocia con quello dell'utopia quando descrive assetti sociali e politici idealmente desiderabili, e della distopia quando, al contrario, indesiderabili; se le vicende sono ambientate in un passato ipotetico alternativo alla storia consolidata, si parla di ucronìa.[8][9][2]

Per estensione, nel linguaggio comune e mediatico, si usa il termine "fantapolitica" nel senso dispregiativo di "politica non realistica", per stigmatizzare un'ipotesi, una teoria o uno scenario ritenuti irrealistici o illusori.[1][10][5]

Antichità: satire politiche e utopie

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Prima edizione in lingua italiana della commedia satirica I cavalieri di Aristofane (Venezia, 1545).

Molte opere satiriche antiche sono state accostate alla fantapolitica in quanto «fantasie politiche» che anticipano modalità proprie della narrativa speculativa: la componente costruttiva emerge nelle utopie, quella corrosiva nelle satire, già nelle tradizioni considerate proto-fantascientifiche.[4]

In età classica, le commedie di Aristofane coniugano parodia e satira fino all'esagerazione fantastica, prendendo di mira personaggi e problemi politici del tempo e trasferendo in scena i dibattiti dell'Atene del V secolo a.C.[11][12] In tale quadro, I cavalieri colpisce direttamente il demagogo Cleone, mentre Le donne al parlamento immagina un rovesciamento istituzionale con riforme egualitarie e comunione dei beni; La pace e Gli uccelli impiegano premesse irrealistiche per mettere alla berlina la guerra e l'ordine politico, secondo una tradizione di commedia a spiccata critica pubblica.[11][12]

Nel contesto filosofico-letterario greco, le costruzioni di città ideali e la progettazione costituzionale nei dialoghi platonici — in particolare nella Repubblica e nelle Leggi — sono spesso richiamate come antecedenti della narrativa politico-utopica, poiché presentano un modello di città giusta e, rispettivamente, un corpus di leggi per uno Stato progettato; al medesimo orizzonte appartiene il racconto di Atlantide nei dialoghi Timeo e Crizia, che trasmettono in forma narrativa il mito politico di una potenza imperiale sconfitta da Atene ideale.[13][14][15][16][17]

Alla linea di satira fantastica appartiene invece La storia vera di Luciano di Samosata (II secolo), interpretata come parodia di viaggi meravigliosi e conoscenze del tempo e, insieme, come antecedente della narrativa speculativa grazie all'immaginazione di viaggi spaziali e conflitti extraterrestri.[18][19] Tali letture retrospettive confermano l'uso della satira come strumento per modellare scenari politici immaginari, elemento che la critica collega alle radici storiche della fantapolitica.[4]

Medioevo: utopie popolari e satire sociali

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Bruegel il Vecchio, Il Paese della cuccagna, 1567.

Per il Medioevo, la critica riconduce al filone della fantasia politico-utopica soprattutto il motivo del Paese di Cuccagna, definito da Jacques Le Goff «la sola vera utopia medievale», ossia un immaginario di abbondanza e rovesciamento dell'ordine che veicola istanze sociali e civili.[20][21] La tradizione cuccagnesca è stata letta come utopia popolare e come dispositivo satirico di critica dell'ordine feudale ed ecclesiastico, con risvolti esplicitamente sociali e politici.[22][23] Una variante italiana coeva è il Paese di Bengodi del Decameron di Giovanni Boccaccio.[24][25] Nel medesimo orizzonte di costruzioni utopiche medievali viene collocata anche la Lettera del Prete Gianni, che proietta un regno cristiano ideale e ordinato in Oriente ed è stata analizzata come «costruzione d'utopia» politico-religiosa.[26]

L'isola di Utopia. Xilografia dalla prima edizione di Utopia (1516) di Tommaso Moro).

Il libro Utopia (1516), scritto da sir Thomas More (Tommaso Moro), racconta la storia di un mondo diverso rispetto a quello in cui vivono i personaggi.[27] Il personaggio Thomas More è inviato da Enrico VIII d'Inghilterra a negoziare il commercio della lana inglese.[28][29] Lì incontra un uomo di nome Raphael Hythloday, che è stato sull'isola di Utopia.[27] Egli spiega a More come l'intera filosofia di quella società sia cercare la felicità e condividere ogni cosa in senso collettivista; in tale società il denaro non esiste, in netto contrasto con gli imperi commerciali emergenti nell'Europa di Moro.[27]

Il dramma Il congedo dei messi greci (Odprawa posłów greckich, 1578) del poeta Jan Kochanowski, prima tragedia scritta in lingua polacca,[30] narra un episodio che precede la Guerra di Troia e il suo tema delle responsabilità dello statista conserva attualità fino ai giorni nostri.[30]

François Rabelais inserisce nel Gargantua e Pantagruel (1532–1564) il celebre episodio dell'Abbazia di Thélème, comunità utopico-satirica costruita in aperto rovesciamento dell'istituzione monastica tradizionale e fondata sul principio «fa' ciò che vuoi», in dialogo con il dibattito sulle società ideali successivo a Utopia.[31][32]

Anton Francesco Doni elabora nei Mondi (Venezia, 1552–1553) la costruzione utopica del Mondo savio e pazzo, variamente letta dalla critica come satira distruttiva e come ripresa del tema della città ideale, con enfasi su comunanza e riforma dei costumi.[33][34][35]

Nello stesso orizzonte si colloca La città felice (Venezia, 1553) di Francesco Patrizi da Cherso, dialogo utopico che propone un ordinamento della vita comune (proprietà, cittadinanza, classe dirigente, organizzazione politico-militare) secondo un'ideale repubblica di sapienti, tra platonismo ficiniano e suggestioni machiavelliane.[36][37]

Sul crinale tra Rinascimento e prima età moderna, Tommaso Campanella compone La città del Sole (1602; lat. Civitas Solis, 1623), visione di utopia politica teocratica che auspica l'unificazione del genere umano sotto un governo di sapienti e religione naturale, con norme organiche per educazione, lavoro e riproduzione.[38][39][40][41]

Settecento e Illuminismo

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La nuova Atlantide (New Atlantis, 1626) di Francesco Bacone, edizione del 1628.
Frontespizio della prima edizione de I viaggi di Gulliver (1726) di Jonathan Swift

Tra XVII e XVIII secolo la critica politico-sociale passa di frequente attraverso utopie, viaggi immaginari e romanzi filosofici, che mettono in scena società alternative per discutere monarchia, religione, economia e riforme civili.[4] In area inglese e francese si affermano opere che la storiografia letteraria ha spesso accostato alla fantapolitica per il loro impianto allegorico e l'esplicito intento di commento dei sistemi di governo e dei costumi pubblici.[42]

La tradizione moderna del genere è preparata da La nuova Atlantide (New Atlantis, 1626) di Francis Bacon, racconto utopico postumo che descrive l'isola di Bensalem e la Casa di Salomone come modello di Stato regolato dal sapere e dalla ricerca scientifica.[43][44]

Nel filone dei viaggi immaginari, Cyrano de Bergerac con i suoi romanzi pubblicati postumi L'altro mondo o Gli stati e gli imperi della luna (1657) e Gli stati e imperi del sole (1662) impiega la satira per ribaltare usi e gerarchie terrestri, usando il viaggio extraterrestre come lente critica su autorità politiche e religiose.[45]

Tra le utopie tardo-seicentesche, Gabriel de Foigny ambienta nella ipotetica Terra Australe una società radicalmente altra in La Terre australe connue (1676), testo spesso discusso per i suoi aspetti eterodossi e libertini e per l'uso politico dell'altrove geografico.[46][47] Denis Vairasse pubblica La storia dei Sevarambi (1677–1679), vasta narrazione utopica che descrive istituzioni e leggi di un regno ideale per criticarne per contrasto gli assetti europei dell'epoca.[48]

All'inizio del Settecento Daniel Defoe firma The Consolidator (1705), viaggio satirico «dalla Luna» che mette alla berlina il Parlamento e gli equilibri del potere londinese attraverso l'allegoria tecnologica dell'omonima macchina volante.[49][50]

Con le Lettere persiane (1721) Montesquieu usa la cornice epistolare di due viaggiatori orientali per osservare dall'esterno la Francia della Reggenza, fornendo una satira dei costumi e un confronto tra modelli politici.[51][52] Jonathan Swift porta all'estremo la satira di viaggi e istituzioni con I viaggi di Gulliver (1726), parodia del resoconto di viaggio che bersaglia politica, scienza e vita pubblica britannica descrivendo nazioni immaginarie come Lilliput e Brobdingnag.[53][54] Nello stesso solco polemico rientra il suo celebre opuscolo Una modesta proposta (1729), finto trattato economico che denuncia lo sfruttamento inglese dell'Irlanda e le retoriche tecnocratiche del tempo;[55] in esso, per paradosso, l'autore prospetta di alleviare la miseria degli irlandesi vendendo i figli dei poveri come cibo per i ricchi.[55]

Nel contesto illuminista, Voltaire condensa nel romanzo filosofico Candido (1759) una feroce critica dell'ottimismo metafisico e delle istituzioni del suo tempo, usando l'odissea picaresca del protagonista come dispositivo satirico globale.[56][57] Tobias Smollett con The History and Adventures of an Atom (1769) trasfigura in chiave allegorica la politica britannica dell'epoca ambientando gli eventi in un Giappone fittizio; il testo è però generalmente letto come satira d'attualità più che come costruzione di un assetto politico congetturale in senso fantapolitico.[58]

Alla vigilia della Rivoluzione francese, Louis-Sébastien Mercier sposta l'utopia nel futuro con L'anno 2440 (1771), delineando una Parigi riformata come laboratorio di politica, educazione e costumi, modello spesso indicato come pietra miliare della "storia futura" a funzione civile.[59][60] Le avventure di Telemaco (1699) di Fénelon viene letta dai contemporanei come velata critica dell'assolutismo di Luigi XIV e come manuale di governo in forma romanzesca.[61]

Ottocento: allarmi d'invasione, controstorie e utopie sociali

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La battaglia di Dorking (The Battle of Dorking: Reminiscences of a Volunteer, 1871) di George Tomkyns Chesney
I cinquecento milioni della Bégum (1879) di Jules Verne.

Nel XIX secolo si affermano in area europea e nordamericana filoni narrativi che usano scenari futuri o alternativi per discutere assetti istituzionali, conflitti e riforme, tra cui la cosiddetta "letteratura d'invasione", le prime ucronie e l'utopia di matrice socialista.[62]

Un testo capostipite del filone d'invasione è La battaglia di Dorking (1871) di George Tomkyns Chesney, racconto che, all'indomani della guerra franco-prussiana, immagina una sconfitta britannica;[63] l'opera inaugura in modo consapevole il filone delle "guerre future" e dell'"allarme invasione" nella narrativa britannica d'epoca vittoriana, modello ripreso per decenni dalla narrativa politico-militare.[64]

Samuel Butler pubblica Erewhon (1872), satira in forma di viaggio in un Paese immaginario che rovescia norme e istituzioni dell'età vittoriana, inclusa una riflessione sui rapporti tra uomini e macchine.[65]

Le opere narrative di Benjamin Disraeli degli anni quaranta – in particolare Coningsby; or, The New Generation (1844), Sybil; or, The Two Nations (1845) e Tancred; or, The New Crusade (1847) – sono generalmente inquadrate dalla critica come romanzi politici vittoriani e come esemplari di quello che la critica inglese chiama "Condition-of-England novel", cioè il "romanzo della condizione dell'Inghilterra" (o romanzo "della questione sociale"): narrativa che mette in scena povertà, sfruttamento e conflitti di classe dell'Inghilterra industriale per denunciarli e discuterne possibili riforme, e non fantapolitica in senso proprio, poiché non presenta scenari futuribili, ucronici o congetturali ma affronta la realtà politica e sociale contemporanea all'autore.[66][67]

In Francia Jules Verne mette a confronto due città ideali ne I cinquecento milioni della Bégum (1879): France-Ville, pensata come utopia igienico-sanitaria, e Stahlstadt, polo industriale militarista.[68]

Tra le prime ucronie ottocentesche è spesso ricordato Napoleone apocrifo (Napoléon et la conquête du monde, 1812–1832, 1836) di Louis-Napoléon Geoffroy, che immagina una vittoria di Napoleone nella campagna di Russia e la conseguente instaurazione di una monarchia universale europea.[69]

Nel filone utopico-sociale, Guardando indietro, 2000-1887 (Looking Backward, 1888) di Edward Bellamy descrive una Boston del 2000 organizzata come economia pianificata e tecnologicamente avanzata, diventando uno dei libri popolari più discussi della sua epoca.[70] In dialogo con l'utopia industriale dell'americano si colloca Notizie da nessun luogo (News from Nowhere, 1890) di William Morris, che propone una società rurale egualitaria ispirata al socialismo utopico, fondata su cooperazione e democrazia diretta.[71][72]

Con Storia filosofica dei secoli futuri (1860), Ippolito Nievo adotta la forma della storia futura per seguire l'Italia fino al 2222, con intento satirico-politico su istituzioni e costumi, in una delle prime prove italiane di proiezione politico-congetturale.[73] Sul finire del secolo Paolo Mantegazza propone invece L'anno 3000 – Sogno (1897), visione tecnologica e internazionalista che utilizza il viaggio nel tempo per discutere temi come igiene sociale, controllo demografico e riforme dei costumi.[74]

Primo Novecento: distopie, invasioni e guerre future

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"Il futuro della Germania" secondo un pamphlet di propaganda ufficialmente distribuito dagli Alleati all'inizio del 1917. (pubbl. in The British Dominions Year Book 1918, Edward Salmon and James Worsfold, Londra: Eagle, Star and British Dominions Insurance Co.)
Il padrone del mondo di R. H. Benson (1907)

Fra gli inizi del XX secolo e il periodo fra le due guerre si intensificano le narrazioni che coniugano speculazione politica e scenari futuri, dalle utopie organizzate alle distopie e alle storie di guerra e invasione ambientate nel "futuro prossimo".[4] In area cattolica ebbe vasta circolazione Il padrone del mondo (Lord of the World, 1907) di R. H. Benson, ambientato in un mondo unificato sotto un potere secolare che perseguita i cattolici, spesso letto come allegoria politico-religiosa dell'Europa contemporanea all'autore.[75]

Nei medesimi anni Jack London propone con Il tallone di ferro (The Iron Heel, 1908) una cupa parabola sul dominio di un'oligarchia industriale e la repressione della protesta sociale, testo oggi considerato tra i capisaldi della narrativa politica d'inizio Novecento.[76]

Un ruolo centrale spetta a H. G. Wells, che fra utopie e "guerre future" esplorò in chiave narrativa il rapporto fra scienza, istituzioni e ordine mondiale: Una utopia moderna (A Modern Utopia, 1905) immagina uno Stato mondiale retto da un'élite di servizio e riflette su come coniugare progresso e stabilità;[77] La guerra nell'aria (The War in the Air, 1908) anticipa il ruolo dell'aviazione nelle guerre del Novecento, portando sul piano romanzesco le paure d'invasione e di bombardamento dall'alto;[77] La liberazione del mondo (The World Set Free, 1914) ipotizza l'uso bellico dell'energia atomica e un successivo riordino politico su base mondiale.[78]

Sul versante delle "letterature d'invasione" e del romanzo di spionaggio prebellico, L'enigma delle sabbie (The Riddle of the Sands, 1903) di Erskine H. Childers mise in scena, con taglio realistico, lo spettro di un'aggressione tedesca alla costa britannica attraverso un racconto nautico di sorveglianza e complotto.[79] In clima d'"allarme invasione" si colloca anche When William Came (1913) di Saki, che immagina Londra sotto occupazione tedesca e discute la preparazione civile e militare del Regno Unito.[80][81]

Nel contesto italiano, Lo zar non è morto (1929) del "Gruppo dei Dieci" fonde spionaggio e motivi congetturali in una narrazione a sfondo ideologico.[82][83]

Nel primo dopoguerra e negli anni trenta del Novecento si affermano distopie d'impianto politico che hanno esercitato ampia influenza: Noi (1921–1924) di Evgenij Ivanovič Zamjatin viene spesso indicato come il primo romanzo antiutopico moderno e raffigura uno Stato unico totalizzante descritto da un ingegnere-diarista;[84] Il mondo nuovo (Brave New World, 1932) di Aldous Huxley mette in scena una società tecnocratica stabilizzata da ingegneria biologica, condizionamento e consumismo, come satira dei modelli di organizzazione politica e culturale contemporanei.[85] Karel Čapek prosegue la satira politico-scientifica con R.U.R. (1920) e con La guerra delle salamandre (Válka s mloky, 1936), allegoria della modernità autoritaria e del colonialismo attraverso l'ascesa di una specie intelligente rivale dell'umanità.[86] Nel contesto statunitense, Qui non è possibile (It Can't Happen Here, 1935) di Sinclair Lewis rappresenta la presa del potere di un demagogo e la trasformazione autoritaria delle istituzioni democratiche, come ammonimento contro derive fasciste "domestiche".[87]

George Orwell con La fattoria degli animali (1945) costruisce un'allegoria che prende di mira lo stalinismo e, più in generale, i meccanismi della dittatura.[88] Orwell, che si definì socialista democratico, affermò nel saggio Why I Write (1946) che dal 1936 aveva scritto "contro il totalitarismo e a favore del socialismo democratico", posizione rafforzata dall'esperienza della guerra civile spagnola.[89] Tra i termini divenuti di uso comune dalla sua narrativa si ricordano Grande Fratello[90] e la neolingua;[91] l'aggettivo "orwelliano" è comunemente impiegato per descrivere il controllo autoritario, la sorveglianza e la manipolazione della verità associati all'universo di 1984.[92]

Guerra fredda: ucronie, militarismo e cittadinanza

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Una scena del film Il dottor Stranamore (1964) di Stanley Kubrick
Una carta dell'America settentrionale nel romanzo Un cantico per Leibowitz, che illustra la situazione territoriale nell'anno 3174.
Una rappresentazione della bandiera della colonia lunare indipendentista del romanzo La Luna è una severa maestra (1966) di Robert A. Heinlein

Nel secondo dopoguerra la fantapolitica torna di frequente sull'ansia nucleare e sullo spettro di un terzo e definitivo conflitto mondiale, collocando la trama in un "futuro prossimo" o subito dopo una catastrofe: oltre al celebre film Il dottor Stranamore (1964) di Stanley Kubrick, tratto dal romanzo Red Alert di Peter George (1958), un ruolo centrale ebbero L'ultima spiaggia (On the Beach, 1957) di Nevil Shute e il suo adattamento cinematografico del 1959, che immaginano la sopravvivenza degli ultimi umani in Australia dopo una guerra atomica globale e fissano molti topoi della narrativa post-nucleare del periodo.[93][94][95][93]

Livello 7 (1959) di Mordecai Roshwald segue la vita di un operatore militare confinato in un bunker a causa del conflitto atomico, alludendo a catene di comando disumanizzate e al paradosso della deterrenza.[96][97] Nel solco della narrativa post-olocausto, Un cantico per Leibowitz (1959) di Walter M. Miller Jr. è considerato un classico del sottogenere: segue, in tre epoche successive, l'azione di un ordine monastico che preserva il sapere e contribuisce alla ricostruzione sociale dopo la catastrofe nucleare, mettendo in primo piano il rapporto tra istituzioni religiose e riorganizzazione del potere.[98][99]

Accanto all'immaginario dell'olocausto atomico si afferma la controstoria politica: Il richiamo del corno (1952) di Sarban ipotizza un'Europa in cui il nazismo ha prevalso, fondendo distopia e storia alternativa, mentre La svastica sul sole (1961) di Philip K. Dick mette in scena un esito vittorioso dell'Asse negli Stati Uniti e ne indaga i dispositivi ideologici e culturali del dominio.[100] [101][102]

La satira politico-economica si incarna nel romanzo di fantascienza I mercanti dello spazio (1953) di Frederik Pohl e Cyril M. Kornbluth, che estremizza il potere dell'industria pubblicitaria e il rapporto fra consumo, media e governo, anticipando una critica "corporativa" delle istituzioni.[103]

Nel dibattito sul rapporto tra cittadinanza, servizio militare e democrazia, Fanteria dello spazio (1959) di Robert A. Heinlein immagina un ordinamento in cui i diritti politici siano riservati a chi ha svolto il servizio federale.[104] Con La Luna è una severa maestra (1966) lo stesso Heinlein sposta l'asse verso la rivoluzione libertaria: una colonia penale lunare insorge contro il governo terrestre e sperimenta un modello di "razional-anarchismo" in cui l'ordine politico nasce da accordi volontari e reti di auto-organizzazione.[105]

Tardo Novecento e inizio XXI secolo: sorveglianza, crisi democratiche e politiche climatiche

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Dalla fine del XX secolo e nei primi decenni del XXI la fantapolitica esplora con continuità scenari di Stato autoritario, controllo digitale, crisi della democrazia e politiche climatiche, intrecciando distopia, ucronia e futuri prossimi politico-istituzionali.[106][107]

Nel fumetto V for Vendetta (1982–1989) di Alan Moore e David Lloyd, ambientato in una Gran Bretagna futura governata da un partito totalitario, la resistenza all'autoritarismo e alla sorveglianza capillare è messa in scena attraverso la figura del ribelle V e la sua iconografia politica (la maschera di Guy Fawkes).[108] I figli degli uomini (The Children of Men, 1992) della scrittrice britannica P. D. James immagina un futuro prossimo segnato da infertilità globale e dal consolidarsi in Inghilterra di un potere autoritario che governa l'emergenza demografica, mettendo al centro il rapporto tra crisi biologica e gestione politica dell'ordine pubblico.[109]

Fatherland (1992) di Robert Harris ambienta un'Europa alternativa dominata dalla Germania nazista, impiegando l'inchiesta di polizia per far emergere la struttura politica del regime vittorioso.[110] Sempre nel campo dell'ucronia, Il complotto contro l'America (2004) di Philip Roth racconta un'America alternativa in cui Charles Lindbergh vince le presidenziali del 1940 e avvia un percorso filofascista, usando la controstoria per interrogare la vulnerabilità delle democrazie ai populismi autoritari.[110]

La Trilogia di Marte (1992–1996) di Kim Stanley Robinson è una storia del prossimo futuro che segue la colonizzazione e la terraformazione del pianeta rosso intrecciando conflitti istituzionali, economie e nuove forme di cittadinanza, con al centro la definizione di uno statuto politico per la neonata società marziana.[111] Nel filone della fantapolitica climatica, Il ministero per il futuro (The Ministry for the Future, 2020), Robinson mette al centro un organismo internazionale creato nell'ambito dell'Accordo di Parigi e gli strumenti, anche controversi, di politica economica e ambientale per fronteggiare l'emergenza climatica in un futuro prossimo, con attenzione al rapporto tra istituzioni, finanza e giustizia tra generazioni.[111]

La trilogia Hunger Games (2008–2010) di Suzanne Collins propone un futuro regime centrale che mantiene il controllo politico attraverso spettacolo, violenza ritualizzata e propaganda, divenendo un riferimento della distopia per giovani adulti nel nuovo millennio.[112]

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Fonti critiche

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Testi originali citati

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