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Fumetto di fantascienza

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Flash Gordon nella copertina di una ristampa italiana delle sue avventure.

Il fumetto di fantascienza è quel genere del fumetto che impiega temi, ambientazioni e convenzioni della fantascienza – come viaggi spaziali, specie aliene, robotica, utopie/distopie e futuri alternativi – all'interno del medium fumetto, sia in strisce sia in romanzi grafici.[1][2]

Esorditi come strisce giornaliere nei quotidiani statunitensi, prima in forma satirica all'inizio del Novecento, poi nella più nota forma avventurosa dagli anni trenta, i fumetti fantascientifici si sono diffusi in tutto il mondo e hanno i loro principali editori negli Stati Uniti d'America e in Giappone.[2]

La fantascienza a fumetti si sviluppa in continuità con la storia del medium, ma con ritmi e forme che variano per aree culturali e per formati editoriali (strisce quotidiane, albi periodici, volumi autoconclusivi).[2][3]

Il fumetto umoristico satirico Mr. Skygack, from Mars (1907-1917), col secondo personaggio extraterrestre del fumetto.

I primi esempi di fumetto di tema fantascientifico compaiono agli inizi del XX secolo sui giornali statunitensi.[2] Si tratta di vignette satiriche, come i Marsoozalums (1901), creati da James Swinnerton,[4] e Mr. Skygack, from Mars (1907) del cartoonist A. D. Condo, pubblicato fra il 1907 e il 1917 su vari quotidiani statunitensi.[5][6][7]

Questi fumetti utilizzano il punto di vista dell'alieno giunto sulla Terra da Marte – allora la sede più popolare per la possibile vita extraterrestre – per osservare la società terrestre in chiave umoristica e satirica.[8]

Negli anni venti la presenza di motivi fantascientifici nei fumetti fu episodica, ma il mutato clima sociale generò una domanda di strip d'avventura che rese praticabile, a fine decennio, la pubblicazione di vere strisce di fantascienza; in questo contesto si colloca anche Connie di Frank Godwin (dal 1927), che poco dopo avrebbe virato verso trame spaziali.[9]

Avventura spaziale

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Buck Rogers nella copertina della rivista a fumetti Famous Funnies n. 209 (dicembre 1953), disegnata da Frank Frazetta.

Il successo del filone fantascientifico avventuroso nello spazio nei fumetti prende avvio nel 1929 con le strisce di Buck Rogers, 2429 A.D. sui quotidiani statunitensi.[10] Ciò avviene circa un decennio prima della cosiddetta epoca d'oro della fantascienza letteraria.[11] Il personaggio deriva dalla novella di Philip Francis Nowlan Armageddon 2419 A.D., apparsa sulla rivista pulp Amazing Stories nell'agosto 1928.[10][12] La striscia di Buck Rogers è considerata la prima striscia statunitense di fantascienza con una trama relativamente adulta e uno scenario archetipico della space opera.[10]

Copertina del numero di dicembre 1936 di Flash Gordon Strange Adventures; illustrazione di copertina di Fred Meagher.

Nel 1934 esordiscono le strisce domenicali di Flash Gordon di Alex Raymond,[13] lanciate da King Features come risposta al successo di Buck Rogers.[14] Flash Gordon — il cui scenario è archetipico della space opera — è stata tra le strisce di fantascienza più influenti; venne pubblicata per quasi settant'anni negli Stati Uniti[13][15] e il suo successo generò celebri serial cinematografici Universal (1936-1940).[13][16][17]

Le orme di Buck Rogers e Flash Gordon vennero seguite da altri eroi spaziali, come i britannici Dan Dare (1950),[18] un pilota militare protagonista di avventure che spaziano in tutto il sistema solare, e Jeff Hawke (1954).[19] Quest'ultimo, di Sydney Jordan, ambienta le sue storie in un cosmo dove la Terra è un pianeta periferico rispetto a una civiltà galattica avanzata, con l'imperatore deposto Chalcedon tra gli antagonisti ricorrenti; le oltre sessanta storie combinarono temi classici della fantascienza con spunti originali, mantenendosi al passo con i progressi tecnologici.[19] Durante la pubblicazione (1954–1974) fu la principale striscia di fantascienza del Regno Unito e la sua impostazione matura esercitò un’influenza significativa sullo sviluppo del fumetto fantascientifico e fantastico in Europa.[19][20]

Le prime strisce a fumetti di Buck Rogers (1929), di Philip Francis Nowlan e Dick Calkins.
Superman n. 1, edizioni RW-Lion (copertina variant di George Pérez, maggio 2012)

Nel 1938 appare Superman, il più celebre personaggio di origine extraterrestre, protagonista di Action Comics n. 1, che inaugura l'età dei supereroi nei comic book statunitensi.[21] Da allora, fantascienza e supereroi si intrecciano in modo crescente, con Superman assunto dalla critica come il più influente eroe fantascientifico dei fumetti.[22][23]

Negli anni cinquanta le antologie di fantascienza della EC Comics (come Weird Science e Weird Fantasy) godono di grande popolarità, ma il clima di opposizione ai fumetti, alimentato dal libro di Fredric Wertham Seduction of the Innocent, culmina nelle audizioni del 1954 della Sottocommissione del Senato sulla delinquenza giovanile e nella successiva adozione del Comics Code Authority.[24][25][26][27] I fumetti di fantascienza continuano in seguito a essere pubblicati negli Stati Uniti, seppure rivolti principalmente a bambini e adolescenti.

Negli anni sessanta l'orientamento fantascientifico si consolida nei supereroi: la DC Comics rilancia la linea con The Flash (1956) e Green Lantern (1959), entrambi con origini e cornici scientifiche, mentre personaggi come Adam Strange portano stabilmente l'avventura su mondi alieni e nel futuro.[28][29][30] In parallelo, la Marvel Comics inaugura dal 1961 una stagione di supereroi dai forti tratti fantascientifici (ad esempio i Fantastici Quattro, Hulk, Spider-Man, gli X-Men), rinnovando temi e tono del medium.[23][31]

Alla fine del decennio riemerge negli Stati Uniti una produzione espressamente per adulti con gli underground comix (per esempio Zap Comix, 1968), che si sviluppano fuori dal circuito sottoposto al Comics Code e aprono nuove strade tematiche e formali.[32][33]

Area francofona

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Parata di Zig et Puce (1928), foto d'agenzia Meurisse (BnF).

In Europa, Zig et Puce (dal 1925) di Alain Saint-Ogan, destinata a un pubblico di adolescenti, contribuì alla modernizzazione della bande dessinée,[34] approdando alla fantascienza con l'episodio Zig et Puce au XXIe siècle (1935).[35]

Tra le prime serie francesi di fantascienza si colloca Futuropolis (1937–1938) di René Pellos su Junior, testimoniata dai numeri e dagli intervalli di pubblicazione, poi ripresa in volume.[36][37] A essa si affiancò Electropolis (1939–1940), nella stessa vena d'anticipazione.[38] Quando, sotto l'occupazione nazista, le strip statunitensi non furono più importabili, Edgar P. Jacobs creò Le Rayon U (1943) come sostituto di Flash Gordon, avviandone la pubblicazione su Bravo!.[39] Altri fumetti francesi di fantascienza ricordati per gli anni quaranta sono Otomox (SAETL, 1946), su testi di André Mavimus e disegni di Roger Roux,[40] e L'Épervier Bleu di Sirius, pubblicato su Spirou e poi in album, serie che subì interventi della commissione di censura francese nel dopoguerra.[41]

Logo storico della rivista Métal hurlant (1975)

Tra i modelli "documentaristi" del fumetto del secondo dopoguerra è rilevante il dittico lunare di Hergé con protagonista TintinObiettivo Luna (1953) e Uomini sulla Luna (1954) — che porta la scuola franco-belga a confrontarsi con la conquista dello spazio.[42] In Francia e Belgio la fantascienza diviene poi terreno di sperimentazione grafica e narrativa, da Valérian e Laureline (dal 1967) al rinnovamento di Métal Hurlant (dal 1975).[43][44]

Emblema della Interplanet Space Fleet di Dan Dare
Al popolare personaggio di Dan Dare è stato dedicato un monumento a Southport
Copertina del volume Judge Dredd: The Garth Ennis Collection Vol.1, edizione italiana, Editoriale Cosmo.

Tra i primissimi esempi britannici con elementi fantascientifici vi è la striscia Garth, apparsa il 24 luglio 1943 su Daily Mirror e incentrata su viaggi nel tempo e avventure di tono fantastico-scientifico.[45] Nel secondo dopoguerra compaiono inoltre tra i primi periodici a fumetti di fantascienza britannici Super Science Thrills (1945), Tit-Bits Science Fiction Comics (1953) e The Jet Comic (1953).[2]

Il settimanale Eagle lanciò nel 1950 il personaggio di Dan Dare, creato da Frank Hampson definendo un modello di fantascienza d'azione e d'avventura per il mercato britannico.[18][46] Il protagonista è un colonnello della Royal Air Force; soprannominato "Pilot of the Future" e affiancato dal fedele Digby, Dan Dare affronta avventure di esplorazione del sistema solare con frequenti conflitti contro il despota venusiano Mekon.[18] La serie fece ampio uso di modellini e documentazione per un elevato realismo visivo, con consulenza scientifica (per alcuni mesi) di un giovane Arthur C. Clarke.[18] Il grande successo della testata, con vendite fino a quasi un milione di copie settimanali, e la popolarità del personaggio portarono adattamenti radiofonici su Radio Luxembourg (1951–1956) e successive riprese, incluso il rilancio su 2000 AD nel 1977 e una serie animata televisiva (2001–2002).[18] [47]

Con l'affermazione dei settimanali per ragazzi nei primi anni cinquanta, la space opera britannica prende forma in serie come Captain Condor (Lion, 23 febbraio 1952–18 maggio 1974) e Jet-Ace Logan (Comet, 1956–1959; Tiger, 1959–1960), oltre a Rick Random per Thriller Picture Library.[2][48]

Dal 1954 Jeff Hawke di Sydney Jordan (sul Daily Express, fino al 1974) diventa la principale striscia di fantascienza del Regno Unito per un ventennio.[19] Fra le storie dalle trame articolate e un impianto narrativo maturo, Jeff Hawke è considerato un classico e un caposaldo della fantascienza a fumetti; la sua impostazione influenzò in modo significativo lo sviluppo del fumetto di fantascienza e fantastico in Europa.[19][49] Le oltre sessanta storie combinarono temi classici della fantascienza con spunti originali, mantenendosi al passo con i progressi tecnologici[19] e arrivando a "prevedere" lo sbarco lunare dell'estate del 1969.[50]

Negli anni sessanta The Trigan Empire di Mike Butterworth e Don Lawrence esordì sul settimanale britannico Ranger (settembre 1965) per poi proseguire su Look and Learn dopo la fusione delle due testate (dal n. 232, giugno 1966), distinguendosi per la resa pittorica a colori di Lawrence e per l'intreccio di temi di space opera con iconografie d'ascendenza classico-greco-romana.[2]

Nel 1977 esordì la rivista 2000 AD (26 febbraio 1977), col personaggio di Judge Dredd introdotto già nel n. 2 (5 marzo 1977), consolidando una linea spesso satirica e distopica all'interno della fantascienza a fumetti britannica.[51][52] La testata favorì l'emersione di numerosi autori e artisti poi affermatisi anche su scala internazionale.[51]

Nel medesimo contesto, le polemiche e le censure che colpirono il settimanale per ragazzi Action (1976–1977) segnarono uno spartiacque per il fumetto popolare britannico, contribuendo al dibattito su violenza, satira e rappresentazioni distopiche nei periodici per ragazzi.[52]

Sulla scia e come testate affini o complementari a 2000 AD si collocarono Starlord (IPC, 1978), Tornado (IPC, 1979) e Crisis (Fleetway, 1988–1991), tutte di durata relativamente breve.[51][53][54]

Vignetta del fumetto di Yambo Gli uomini verdi del 1935, una delle primissime storie fantascientifiche del fumetto italiano.

In ambito italiano le prime incursioni a fumetti nel mondo della fantascienza appaiono negli anni venti, seppure ancora prive dei classici balloon: nel 1923 appare il primo robot italiano, Dinamello, sul Corriere dei Piccoli, con le storie di Pomponio, Dinamello e Tonto Tito di Antonio Rubino.[55][56] Sulla stessa rivista nel 1930 fa capolino l'umoristico Pier Cloruro de' Lambicchi di Giovanni Manca, scienziato eccentrico e incompreso che grazie alla sua prodigiosa "Arcivernice" riesce a dare vita a disegni e ritratti, finendo per riportare in vita personaggi storici, i quali regolarmente gli si rivoltano contro con effetti comici.[57] Ma nei primi anni trenta compaiono anche storie drammatico-avventurose: sul Corriere dei Piccoli esce nel 1934 a puntate Il castello dei misteri, per i disegni di Girus (Giuseppe Russo) e testi di Piri,[58] con protagonista uno scienziato pazzo che intende conquistare il mondo servendosi di robot e di una macchina che trasforma gli uomini in animali. Nel 1935 sul periodico Topolino escono le prime storie a fumetti di fantascienza interamente italiane: Gli uomini verdi di Yambo, che risente dell'influsso del Verne di Ventimila leghe sotto i mari, e pochi mesi dopo S.K.1 di Guido Moroni Celsi, per molti versi simile a Flash Gordon. Yambo pubblica nel 1935 anche Robottino, omino d'acciaio e nel 1936 I pionieri dello spazio. Tuttavia tra le prime serie quella rimasta più nota è del 1936, Saturno contro la Terra su soggetto di Cesare Zavattini, testi di Federico Pedrocchi e disegni di Giovanni Scolari, pubblicata inizialmente su I tre porcellini e quindi in varie altre testate di Mondadori fino al 1946; pur avendo vita breve, è il primo a essere esportato negli Stati Uniti (nel 1940, in Future Comics).[59]

Nel 1939 esordisce sulle pagine dell'Audace Virus, il mago della foresta morta, ideato da Federico Pedrocchi e Walter Molino, che ha per protagonista uno scienziato pazzo intenzionato a conquistare il mondo avvalendosi delle sue futuristiche invenzioni, tra cui il teletrasporto.[60]

Nel 1941 Gian Luigi Bonelli esordisce nella fantascienza con I conquistatori dello spazio, su disegni di Raffaele Paparella e poi Nico Lubatti, sulle pagine de L'Audace che Bonelli ha da poco acquistato trasformandolo in un "albo-giornale". Quella firmata dal futuro padre di Tex è una storia avventurosa che si rifà apertamente a Flash Gordon, ma spostando l'azione dallo spazio a una zona inesplorata dell'Himalaya e mescolando il tema del mondo perduto con ciclopi, uomini verdi, raggi della morte e una malvagia organizzazione segreta da combattere.[61][62]

Gli stessi autori di Saturno contro la Terra si ritrovano nel 1947 con Un uomo contro il mondo, pubblicato su Topolino su soggetto di Cesare Zavattini, testi di Federico Pedrocchi e disegni di Giovanni Scolari.[63] Si tratta del primo fumetto ufficialmente firmato da Zavattini, autore di numerose storie di questo genere.[64]

Negli anni novanta, una serie longeva come Nathan Never (dal 1991) propone un universo techno-noir e cyberpunk all'interno del formato popolare,[2][65] con storie che spaziano in tutti i generi e filoni fantascientifici.

Tavola di Yambo de Gli uomini verdi (1935).
Copertina del primo volume dell'edizione italiana di Astro Boy nel remake di Akira Himekawa

Tra i primissimi esperimenti fantascientifici nel fumetto giapponese è spesso citata la breve storia a fumetti Jinzō ningen (L'uomo artificiale, 1929) di Tagawa Suihō, apparsa sulla rivista Fuji e indicata come esempio precoce di robot/androide nella narrativa a vignette giapponese.[66] Con Astro Boy (Tetsuwan Atomu, 1952–1968) di Osamu Tezuka la fantascienza diventa un motore centrale del manga e dell'anime, con grande diffusione internazionale a partire dalla serie anime del 1963.[67][68]

Nel 1956 Mitsuteru Yokoyama avvia Tetsujin 28-go, considerato un caposaldo dei primi mecha a fumetti e all'origine del filone dei "giganti di ferro" controllati da un giovane protagonista.[69] Alla fine degli anni sessanta, Doraemon di Fujiko F. Fujio porta in primo piano una fantascienza per l'infanzia centrata su oggetti del futuro (tasca quadridimensionale, viaggi nel tempo), con debutto del manga nel 1969 su riviste Shōgakukan e successivo riconoscimento istituzionale come "ambasciatore degli anime" del Giappone nel 2008.[70][71]

Negli anni settanta la fantascienza dei manga e anime si espande lungo registri diversi: la space opera di Leiji Matsumoto (Galaxy Express 999, La corazzata Yamato, Capitan Harlock e altri) esplora temi come l'ibridazione uomo–macchina e l'aspirazione all'immortalità, diventando oggetto di letture critiche sulla società giapponese contemporanea.[72] Con Mobile Suit Gundam (1979) Yoshiyuki Tomino inaugura il paradigma del real robot, radicando i robot in contesti militari e politici realistici e influenzando a lungo il genere mecha.[73][74]

Negli anni ottanta la svolta cyberpunk di Katsuhiro Ōtomo con Akira (1982–1990) segna un punto di riferimento internazionale per l'immaginario post-apocalittico e urbano, con ampia influenza su media successivi.[75][76] Alla fine del decennio Masamune Shirow propone Ghost in the Shell (1989–1991), opera considerata centrale per comprendere la fantascienza giapponese degli anni novanta tra temi d'identità, cyborg e reti.[77][78]

Nel XXI secolo la fantascienza a fumetti rimane un ambito trainante con serie di ampia risonanza, poi adattate in anime, come L'attacco dei giganti (post-apocalittico, da cui la serie animata 2013–2023) e Dr. Stone (avventura scientifica, anime dal 2019).[79][80]

Temi ricorrenti

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Rocket to the Moon, 1951 (una delle riviste di fantascienza a fumetti statunitensi degli anni cinquanta), con la classica iconografia della "space age" (illustrazione di Joe Orlando).

La critica colloca la fantascienza tra i generi strutturali del fumetto e del graphic novel, individuando nuclei tematici ricorrenti che ne attraversano le epoche e i mercati nazionali.[1][81] In generale, la fantascienza a fumetti riusa e reinventa repertori visivi e narrativi – dalla space opera alla speculazione sociopolitica – in continuità con una tradizione riconosciuta e storicizzata dalla saggistica specialistica.[1][82]

Tra le costanti più riconoscibili figurano l'esplorazione spaziale e l'incontro con l'altro alieno, spesso veicolati da iconografie codificate come astronavi, città-futuro e "armi a raggi", ben esemplificate dalle collane EC Comics Weird Science e Weird Fantasy.[83][84][85]

L'uso allegorico-politico del fantastico, in particolare nelle rappresentazioni di discriminazione, diritti civili e conflitti sociali, è documentato da mostre e dossier istituzionali che evidenziano come la fantascienza a fumetti traduca questioni civiche in forme simboliche e seriali.[86]

Il viaggio nel tempo è un topos persistente fin dalle strip quotidiane e settimanali: da Alley Oop (l'introduzione della macchina del tempo nel 1939) alle serie statunitensi come Rip Hunter, Time Master, fino a personaggi britannici come Garth che alternano epopee storiche ed esplorazioni temporali.[87][88][89]

La robotica e l'intelligenza artificiale alimentano cicli narrativi che vanno dall'immaginario "meccanico" dei primi decenni alle squadre di automi senzienti o ai futuri dominati dalle macchine, come nei casi dei Metal Men di DC Comics e di Magnus, Robot Fighter (Gold Key), accanto a figure "prototipiche" come il Mekano di Wonder Comics.[90][91][92]

Le distopie e la satira futuribile si consolidano in particolare nell'area britannica con 2000 AD (dal 1977) e con il personaggio di Giudice Dredd, che visualizza megalopoli ipercontrollate e conflitti sociali in chiave caustica.[93][94]

Il tema del corpo, dell'identità e del postumano – spesso letto in chiave cyberpunk – trova sviluppi centrali nelle opere giapponesi, dai futuri urbani e psico-politici di Akira alla riflessione su ibridazione uomo-macchina di Ghost in the Shell.[95][96]

Motivi ecologici, apocalittici e post-catastrofici strutturano molte narrazioni, con casi canonici come Nausicaä della Valle del vento (originata come manga) che innestano l'ecologia politica su mondi in rovina.[97][98]

Nel contesto manga, il filone mecha declina l'ibrido uomo-macchina e la guerra tecnologica dal Tetsujin 28-go alla stagione real robot (Gundam, Macross), poi rielaborata in chiave poliziesca-urbana in Patlabor.[99][100][101][102][103]

Nella narrativa supereroistica, temi "scientifici" come mutazione genetica, specie alternative e tecnologie di controllo alimentano metafore sociali di esclusione/inclusione (caso emblematico gli X-Men).[104]

Fumetto di propaganda

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Is This Tomorrow? (1947), albo distopico di propaganda anticomunista dell'epoca della guerra fredda che utilizza codici fantapolitici.

In diversi contesti del XX secolo albi e strisce di supereroe e narrazioni distopiche e fantapolitiche a fumetti sono stati impiegati come veicoli di propaganda e comunicazione pubblica, in particolare durante la seconda guerra mondiale e la successiva guerra fredda.[105]

Un caso emblematico è Captain America: prima ancora dell'ingresso degli Stati Uniti in guerra, la copertina del n. 1 (marzo 1941) lo raffigura mentre sferra un pugno ad Hitler, segnalando il ruolo dei supereroi nella propaganda bellica e nel morale del fronte interno.[106][107] Anche Superman e Wonder Woman furono impiegati in chiave patriottica e promozionale (per esempio nelle campagne per le obbligazioni di guerra).[105][108]

Nel clima della guerra fredda circolarono albi apertamente anticomunisti a sfondo distopico, tra cui Is This Tomorrow: America Under Communism! (1947), pubblicato dalla Catechetical Guild Educational Society (di ispirazione cattolica), e la serie This Godless Communism sulle pagine di Treasure Chest of Fun & Fact (1961–1962).[109][110][111]

In altre nazioni, la propaganda a fumetti ha incluso filoni esplicitamente fantascientifici o supereroistici: nella Repubblica Democratica Tedesca, ad esempio, Mosaik (1955–) fu presentato come alternativa «socialista» ai fumetti occidentali e ospitò anche avventure nello spazio, inquadrate entro un progetto educativo di stampo socialista.[112][113]

Nell'Unione Sovietica durante la seconda guerra mondiale e nel dopoguerra, periodici per ragazzi e giovani adulti (fra cui Smena, Ogonyok, Tekhnika molodëži, Pioner, Kostër) impiegarono strisce e fumetti come strumenti di Agit-Prop, spesso con soggetti scientifici e futuribili coerenti con la pedagogia tecnico-scientifica del tempo.[114][115]

Nella Repubblica Popolare Cinese, i lianhuanhua furono sistematicamente impiegati per la propaganda, con storie su eroi-modello, modernizzazione e scienza; collezioni istituzionali documentano decine/centinaia di albi di questo tipo degli anni cinquanta-sessanta.[116][117]

Nella Corea del Sud e a Taiwan, tra anni 1950 e 1970, fumettisti furono mobilitati in chiave anticomunista e pubblicarono soprattutto albi prodotti o indirizzati da strutture statali, spesso con narrativa avventurosa/eroica (talora con elementi fantascientifici).[118][119]

Phil Foglio e Kaja Foglio accettano il Premio Hugo del 2010 per la migliore storia grafica, per Girl Genius.

La riflessione accademica tende a inquadrare la fantascienza a fumetti come un laboratorio formale e tematico, capace di ridefinire i confini del medium oltre i soli tropi classici dell'esplorazione spaziale e dell'incontro con l'alieno.[1][81]

Sul piano storiografico, sintesi critiche aggiornate mappano autori, testate ed editori in modo sistematico, consolidando il canone della fantascienza a fumetti in più aree linguistiche.[2]

La legittimazione culturale è testimoniata anche da esposizioni e programmi museali: la Library of Congress ha presentato percorsi dedicati al modo in cui la fantascienza a fumetti affronta questioni civili e sociali, integrandone la lettura in chiave storica e culturale.[120] In Francia, la Cité internationale de la bande dessinée et de l'image ha allestito mostre d'ampio respiro specificamente dedicate alla fantascienza in BD, come Plus loin. La nouvelle science-fiction (2025–2026), e valorizza fondi patrimoniali che comprendono oltre 20.000 tavole originali.[121][122] Nel Regno Unito, grandi istituzioni come la British Library hanno collocato il fumetto (anche di fantascienza) entro percorsi storici e tematici che ne evidenziano la portata politica e sociale.[123]

Nel sistema dei premi, l'introduzione della categoria Best Graphic Story or Comic agli Hugo Awards (dal 2009) segnala l'integrazione del racconto grafico nel circuito della fantascienza internazionale, con riconoscimenti periodici a opere a fumetti e webcomic.[124][125]

  1. 1 2 3 4 Baetens et al 2018, pp. 259–270
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