L'ultimo spettacolo

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L'ultimo spettacolo
L'ultimo spettacolo.png
Jeff Bridges e Timothy Bottoms
Titolo originale The Last Picture Show
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1971
Durata 118 min
Dati tecnici B/N
rapporto: 1.85 : 1
Genere drammatico
Regia Peter Bogdanovich
Soggetto Larry McMurtry (romanzo)
Sceneggiatura Peter Bogdanovich e Larry McMurtry
Produttore Stephen J. Friedman
Produttore esecutivo Bert e Harold Schneider
Casa di produzione Columbia Pictures
Fotografia Robert Surtees
Montaggio Donn Cambern, Peter Bogdanovich (non accred.)
Musiche Musiche non originali
Scenografia Polly Platt e Walter Scott Herndon
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Edizione originale

Ridoppiaggio (1999)

L'ultimo spettacolo (The Last Picture Show) è un film del 1971 diretto da Peter Bogdanovich. Girato in bianco e nero come da suggerimento di Orson Welles, il film è il primo successo di Peter Bogdanovich, che prima di diventare regista era stato un accanito cinefilo e un accreditato critico cinematografico.

Nel 1998 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[1] Nel 2007 l'American Film Institute l'ha inserito al novantacinquesimo posto della classifica dei cento migliori film americani di tutti i tempi (nella classifica originaria del 1998 non era presente).[2]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Siamo nei primi anni cinquanta: ad Anarene, città immaginaria del Texas, una saletta di periferia sta per chiudere i battenti. Non accade molto ad Anarene. Le giornate si susseguono l'una uguale all'altra e nel paesetto regna la noia che fa da sfondo ai fremiti sessuali dei giovani, alle frustrazioni delle persone di mezza età, alle nostalgie dei vecchi.[3] L'ultima proiezione del cinemino (Il fiume rosso di Howard Hawks) sancisce la fine della giovinezza per i due amici Sonny e Duane, per Jacy, la ragazza di quest'ultimo, e per un gruppo di amici. Di lì a poco, la guerra di Corea sacrificherà migliaia di giovani americani.

Analisi[modifica | modifica wikitesto]

Il film è una metafora intrisa di tristezza sulla fine di un cinema e di una generazione[4], e segna il passaggio dall'adolescenza all'età matura. Non accade molto, a conti fatti, eppure "in questo intreccio quasi casuale, in questa microanalisi di una pigra quotidianità consumata senza più ideali e senza più illusioni, si può ritrovare interamente la storia, la vita, la letteratura e il cinema d'America".[5]

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Il film non ha un commento musicale originale: se si eccettuano i titoli di testa e di coda, in tutte le scene in cui vi è una musica di sottofondo, questa proviene da una radio, da un jukebox o da un giradischi portatile. Nella scena del ballo, la musica è quella eseguita dal gruppo The Leon Miller Band. Questi gli altri brani d'epoca presenti nella pellicola:

  • Cold, Cold Heart (Hank Williams), cantata da Tony Bennett
  • Give Me More, More of Your Kisses (Lefty Frizzell, Ray Price, Jim Beck), cantata da Lefty Frizzell
  • Wish You Were Here (Harold Rome), cantata da Eddie Fisher
  • Slow Poke (Pee Wee King, Redd Stewart, Chilton Price), cantata da Pee Wee King
  • Blue Velvet (Bernie Wayne, Lee Morris), cantata da Tony Bennett
  • Rose, Rose, I Love You (Wilfrid Thomas, Chris Langdon), cantata da Frankie Laine
  • You Belong To Me (Pee Wee King, Redd Stewart, Chilton Price), cantata da Jo Stafford
  • A Fool Such As I (Bill Trader), cantata da Hank Snow
  • Please, Mr. Sun (S. Frank, R. Getzov), cantata da Johnnie Ray
  • Solitaire (R. Borek, C. Nutter, K. Guion), cantata da Tony Bennett

Sequel[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1990 Bogdanovich ha girato il seguito di questo film, sempre traendolo da un romanzo di Larry Mc Murtry. Intitolato Texasville, il sequel ha riunito quasi tutto il cast del primo film, ma non ne ha ottenuto lo stesso plauso e lo stesso successo critico.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Librarian of Congress Names 25 More Films To National Film Registry, Library of Congress, 16 novembre 1998. URL consultato il 26 dicembre 2014.
  2. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies - 10th Anniversary Edition, American Film Institute. URL consultato il 26 dicembre 2014.
  3. ^ L'ultimo spettacolo, comingsoon.it. URL consultato il 26 dicembre 2014.
  4. ^ L'ultimo spettacolo, mymovies.it. URL consultato il 26 dicembre 2014.
  5. ^ Vittorio Gracci, Peter Bogdanovich, Il Castoro Cinema, Milano, 2002.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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