Indipendentismo catalano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'indipendentismo catalano (in catalano independentisme català) è una corrente sociale, culturale e politica che propugna l'indipendenza della Catalogna come stato sovrano e, più in generale, dei Paesi catalani.Si basa sull'elaborazione culturale del cosiddetto catalanismo, sorto e sviluppatosi tra fine '800 e '900, che fa leva sulle peculiarità della storia della Catalogna, della sua lingua, della sua cultura e, non ultimo, del suo peso economico.

Riguardo alla collocazione politica internazionale in rapporto all'Unione europea, il fronte indipendentista si attesta in maggioranza su posizioni favorevoli all'adesione all'Unione: fa eccezione una componente minoritaria ma significativa, il partito di sinistra Candidatura di Unità Popolare, che esprime istanze di netto antieuropeismo e anti-atlantismo, in relazione alle quali la realizzazione dell'aspirazione separatista si colloca in una prospettiva che veda l'uscita dall'Unione europea, la defezione dalla NATO, e la statalizzazione di ampi settori dell'economia e della finanza[1][2].

Il simbolo del movimento è la bandiera chiamata estelada.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Medioevo ed età moderna[modifica | modifica wikitesto]

La consapevolezza di una peculiarità, rispetto alle altre regioni iberiche, all'interno della storia della Spagna, trae origine da circostanze storiche particolari che, in principio, hanno visto il formarsi della confederazione aragonese-catalana (ciò che gli storici chiamano Regno d'Aragona), a cui ha fatto seguito, nel XIV secolo, il costituirsi della Generalitat de Catalunya[3]. Nella temperie dei rivolgimenti economici e mercantili innescati dalla scoperta europea delle Americhe, la Catalogna si trovò a soffrire le difficoltà economiche dovute allo spostarsi del baricentro dei commerci verso le Americhe (dalle cui rotte la Catalogna era stata esclusa in favore della Castiglia) e il chiudersi degli spazi di manovra mercantili nel bacino mediterraneo, a causa dell'espansione ottomana: queste difficoltà alimentarono sentimenti anti-castigliani e separatisti che spinsero alla scelta politica di appoggiare la Francia contro Filippo IV di Spagna[3], rivoltandosi contro il re ma perdendo i propri privilegi autonomistici proprio per mano francese. In seguito, appoggiarono l'arciduca Carlo VI d'Asburgo, Arciduca d'Austria, nella contesa che lo oppose a Filippo V di Spagna durante la guerra di successione spagnola[3].

Nel XVIII secolo, un nuovo impulso alle tendenze autonomiste e separatiste si deve alle concessioni fatte da Carlo III di Spagna che ripristinò buone parte delle prerogative di autonomia sottratte dall'egemonia francese dopo la sollevazione del 1640 e riammise la Catalogna anche ai commerci verso il Nuovo Mondo[3].

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Le peculiari circostanze storiche saranno il terreno tradizionale su cui, secoli più tardi, tra fine '800 e i primi '900, si svolgerà l'elaborazione culturale che porterà al sorgere del movimento del cosiddetto catalanismo[3].

Durante l'epoca della dittatura franchista, la Catalogna pagò per l'appoggio dato alla fazione repubblicana durante la guerra civile spagnola, subendo la perdita di ogni forma di autonomia[3].

Il processo di transizione democratica (apertosi con la morte di Francisco Franco nel 1975) vide l'adozione della costituzione democratica del 1978, approvata con il Referendum di ratifica del 6 dicembre 1978, in cui la Catalogna si pronunciò favorevole a grandissima maggioranza (90,46%), perfino superiore al consenso medio dell'intero paese (87,78%)[4]. La nuova costituzione democratica disegnava un avanzatissimo status di autogoverno per le comunità autonome: per quanto riguarda la Catalogna, vi fu la reviviscenza della Generalitat de Catalunya. Il nuovo regime di autogoverno riconosciuto alla regione, entrato in vigore a gennaio 1980, era stato anche sottoposto al vaglio popolare tramite indizione di un referendum nell'ottobre 1979[3].

Ulteriori ampliamenti dei margini di autonomia della Generalitat si sono avuti nel 2006, con attribuzioni di maggiori poteri e prerogative sia in materia di autonomia fiscale, sia in ambito giudiziario e amministrativo[3] Alla Generalitat è riconosciuta la prerogativa di partecipare, tramite un proprio rappresentante, ai vertici dell'Unione europea che vertono su materie che possano toccare gli interessi regionali[3].

Nonostante il maggior grado di autonomia raggiunto con il nuovo statuto, per iniziativa del partito popolare guidato da Mariano Rajoy, nel luglio 2006 viene presentato ricorso al Tribunale Costituzionale spagnolo definendo il testo dello statuto una minaccia all'unità dello stato Spagnolo. Nel 2010 il Tribunale Costituzionale Spagnolo dichiarò l’incostituzionalità di diversi articoli del nuovo statuto, tra cui quello in cui la Catalogna veniva definita una “nazione” e negando l'uso della lingua catalana come prima lingua nelle amministrazioni catalane e sui mezzi di comunicazione dando avvio, secondo molti osservatori, ai movimenti indipendentisti degli anni successivi[5].

Reviviscenza negli anni 2010[modifica | modifica wikitesto]

La manifestazione della c.d. Via Catalana (il tratto 724, che attraversava il Camp Nou).

I fermenti indipendentisti hanno ripreso forza all'approssimarsi del secondo decennio del XXI secolo. Il 10 luglio 2010 si è svolta nella città di Barcellona una manifestazione per l'autonomia catalana, seguita da un'altra manifestazione svoltasi l'11 settembre 2012[6].

L'11 settembre 2013 diverse organizzazioni della società civile catalana organizzarono una catena umana, chiamata Via Catalana, lunga più di 400 km, con una partecipazione stimata di 1,6 milioni di cittadini, attraverso 86 comuni della Catalogna[7][8].

Referendum[modifica | modifica wikitesto]

Murales a Vilassar de Mar che recita: "Una nazione, i Paesi catalani! Una lingua, il catalano!"

Il mancato referendum del 2014[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Processo partecipativo sul futuro politico della Catalogna del 2014.

Il referendum per l'autodeterminazione della Catalogna è stato un progetto di una consultazione popolare che avrebbe dovuto tenersi, in modo ufficiale, il 9 novembre 2014. Tuttavia, il 25 marzo dello stesso anno il Tribunale costituzionale della Spagna ne ha dichiarato l'illegittimità[9][10]; in un primo momento, il governo catalano ha comunicato che la consultazione si sarebbe tenuta lo stesso[11] ma, l'8 aprile, il parlamento spagnolo ha definitivamente rigettato la richiesta referendaria[12], nonostante il 23 aprile il presidente della Catalogna continuasse a dare per probabile la chiamata alle urne per il 9 novembre.[13]
Una votazione si tenne effettivamente alla data prevista; non avendo valore legale, la consultazione ebbe solo un valore simbolico. L'80,72% dei votanti si espresse per la piena indipendenza, con una partecipazione al voto del 35,9% degli aventi diritto.[14]

Il referendum del 2017[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Referendum sull'indipendenza della Catalogna del 2017.

Il 9 giugno 2017, il Presidente del Governo della Catalogna, Carles Puigdemont, ha annunciato l'intenzione di indire per ottobre dello stesso anno un secondo referendum sull'indipendenza della Catalogna, stavolta di natura vincolante.[15]

Il 6 settembre 2017 il parlamento catalano ha approvato la legge che indice, per il successivo 1º ottobre, un referendum con valore vincolante sull'indipendenza della Catalogna in forma di repubblica.[16]

Il governo spagnolo, forte delle sentenze del Tribunale costituzionale in tal senso, ha ripetutamente dichiarato di considerare tale consultazione illegale, in quanto in violazione dell'articolo 2 della Costituzione spagnola che sancisce "l'unità indissolubile" dello Stato.[15]
Il referendum si è comunque svolto il 1º ottobre 2017 in un clima di forte contrapposizione.

I votanti secondo i dati diffusi dalla Generalitat de Catalunya sono stati 2.286.217 ( 43,2%) oltre a più di 770'000[17] schede sequestrate dalla polizia.

I Risultati : i SI sono stati 2.044.038 (90,2% dei voti), i NO sono stati 177.547 (7,8%), mentre le schede bianche 44.913 (2%).[18] Il governo centrale spagnolo ha negato ogni validità alla consultazione.[19][20]

Conflitto istituzionale (2017)[modifica | modifica wikitesto]

La celebrazione del referendum ha innescato un conflitto istituzionale di vaste proporzioni tra il governo catalano e quello nazionale.

La maggioranza indipendentista del Parlamento regionale catalano ha inizialmente sottoscritto il 10 ottobre 2017 una dichiarazione dei rappresentanti della Catalogna, un testo esclusivamente politico e senza applicazione effettiva, che dichiara la costituzione della Repubblica catalana come Stato indipendente e sovrano.[21][22][23]

Il 27 ottobre successivo il Parlamento catalano ha approvato a scrutinio segreto la nascita di una repubblica catalana "come Stato indipendente, sovrano, democratico". Alla votazione non hanno partecipato i rappresentanti di PP, PSC e Ciutadans. La dichiarazione di indipendenza è stata approvata con 70 voti favorevoli, 10 contrari e 2 schede bianche.[24]

Da parte sua il governo nazionale aveva attivato fin dal 21 ottobre la procedura per l'applicazione dell'art. 155 della Costituzione spagnola allo scopo dichiarato di esautorare il governo catalano e procedere a nuove elezioni regionali.[25] Il 27 ottobre, dopo la dichiarazione d'indipendenza catalana, il senato spagnolo ha approvato l'applicazione dell'art. 155 con il conseguente commissariamento della regione, e ha indetto nuove elezioni nella comunità autonoma per il 21 dicembre 2017.[26] Il 2 Novembre 2017 la procura spagnola chiede Mandato d'arresto per Carles Puigdemont che si trova in Belgio e ha dichiarato di non avere intenzione di rientrare in Spagna. Vengono poi arrestati 8 ex consiglieri, tra cui il vicepresidente destituito Junqueras.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Tobias Buck, Fringe CUP party emerges to drive Catalan independence, in Financial Times, 10 novembre 2015. URL consultato il 21 ottobre 2017.
  2. ^ Tobias Buck, Sei risposte sul voto indipendentista del parlamento catalano, in Internazionale, 10 novembre 2015. URL consultato il 21 ottobre 2017.
  3. ^ a b c d e f g h i Catalogna, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 1º ottobre 2017.
  4. ^ (ES) El referéndum constitucional de 6 de diciembre de 1978 (PDF), Universidad Autónoma de Barcelona. URL consultato il 13 ottobre 2017.
  5. ^ Spagna: le tappe della sfida indipendentista catalana, in rainews. URL consultato il 19 novembre 2017.
  6. ^ la Repubblica: A Barcellona un milione e mezzo in piazza per chiedere l'indipendenza da Madrid. Data: 12.09.2012
  7. ^ Il sole 24 ore: Catena umana in Catalogna per il referendum sulla secessione dalla Spagna. Data: 11.09.2013
  8. ^ Matt Moffett, Catalan Separatists to Link for Independence Cause, in The Wall Street Journal, 5 settembre 2013.
  9. ^ Spagna. Corte costituzionale boccia referendum indipendenza Catalogna
  10. ^ Spagna. Referendum su indipendenza Catalogna dichiarato incostituzionale
  11. ^ Catalonia Independence referendum ruled unconstitutional
  12. ^ Il parlamento spagnolo boccia il referendum catalano
  13. ^ Spagna: presidente Catalogna conferma referendum per 9 novembre [collegamento interrotto], su asca.it, 23 aprile 2014. URL consultato il 16 maggio 2014.
  14. ^ Il referendum simbolico in Catalogna, in Il Post, 10 novembre 2010.
  15. ^ a b La Catalogna sfida Madrid: referendum per l'indipendenza il primo ottobre, in La Repubblica, 9 giugno 2017. URL consultato il 7 settembre 2017.
  16. ^ (ES) El secesionismo consuma la ruptura, in El País, 7 settembre 2017. URL consultato il 7 settembre 2017.
  17. ^ Referendum sull'indipendenza della Catalogna del 2017, in Wikipedia, 19 novembre 2017. URL consultato il 19 novembre 2017.
  18. ^ (ES) Puigdemont anuncia el camino hacia la independencia de Catalunya, in El Periódico de Catalunya, 2 ottobre 2017. URL consultato il 2 ottobre 2017.
  19. ^ Ore di attesa e tensione a Barcellona, in La Repubblica, 2 ottobre 2017.
  20. ^ (ES) Anabel Díez e Juan José Mateo, Rajoy: “Hemos hecho lo que teníamos que hacer, actuando con la ley y solo con la ley”, in El País, 2 ottobre 2017. URL consultato il 2 ottobre 2017.
  21. ^ (EN) Pro-independence parties sign declaration of independence, Catalan News Agency, 10 ottobre 2017. URL consultato il 13 ottobre 2017.
  22. ^ Catalogna, Puigdemont: "Sì all'indipendenza ma sospendiamola per negoziare". Madrid: "Inammissibile", La Repubblica, 10 ottobre 2017. URL consultato il 13 ottobre 2017.
  23. ^ Catalogna, la dichiarazione di indipendenza, La Stampa, 11 ottobre 2017. URL consultato il 13 ottobre 2017.
  24. ^ El Parlament aprueba iniciar el proceso constituyente de la república catalana, La Vanguardia, 27 ottobre 2017. URL consultato il 27 ottobre 2017.
  25. ^ (ES) El Gobierno aplica el artículo 155 para destituir a Puigdemont y sus consejeros, El Pais, 21 ottobre 2017. URL consultato il 21 ottobre 2017.
  26. ^ Barcellona, il Parlamento catalano approva l'indipendenza. E il Senato spagnolo commissaria la regione, La Repubblica, 27 ottobre 2017. URL consultato il 27 ottobre 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]