Carles Puigdemont

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Carles Puigdemont
Retrat oficial del President Carles Puigdemont.jpg

Presidente della
Generalitat de Catalunya
Durata mandato 12 gennaio 2016 –
28 ottobre 2017
Vice presidente Oriol Junqueras
Predecessore Artur Mas i Gavarró
Successore Soraya Sáenz de Santamaría
(commissario straordinario)
Coalizione Junts pel Sí

Alcalde di Girona
Durata mandato 1º luglio 2011 –
11 gennaio 2016
Predecessore Anna Pagans
Successore Albert Ballesta
Coalizione Convergenza e Unione

Dati generali
Partito politico Partito Democratico Europeo Catalano (dal 2016)
Convergenza Democratica di Catalogna (1983-2016)
Tendenza politica Indipendentismo
Professione Giornalista
Firma Firma di Carles Puigdemont

Carles Puigdemont i Casamajó (IPA: [ˈkarɫəs pudʒðəˈmon i kazəməˈʒo], pronuncia[?·info]; Amer, 29 dicembre 1962) è un politico e giornalista spagnolo, presidente della Generalitat de Catalunya dal 12 gennaio 2016 al 28 ottobre 2017, giorno del commissariamento regionale.[1]

Eletto Presidente della Generalitat nel 2016,[2] dopo un'esperienza da alcalde di Girona (2011-2016) ed una lunga carriera giornalistica, è membro del Partito Democratico Europeo Catalano e dunque fermo sostenitore dell'indipendenza catalana. In seguito al referendum sull'indipendenza del 1º ottobre 2017, il 27 ottobre dello stesso anno dichiara l'indipendenza della Catalogna dalla Spagna;[3] ciò causa l'immediata applicazione, da parte del Primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, dell'Articolo 155 della Costituzione. Il 28 ottobre la Catalogna viene commissariata e Puigdemont destituito con tutto il suo Governo.[1] Denunciato per ribellione, sedizione e appropriazione indebita di denaro, Puigdemont espatria in Belgio,[4] da cui annuncia il ritorno in Spagna solo dietro garanzia di un giusto processo.[5]

Il 21 dicembre Puidgemont, a capo del blocco indipendentista composto da JUNTSxCat, ERC-CatSí e CUP, ottiene 70 seggi e la maggioranza assoluta nelle elezioni parlamentari convocate in seguito all'applicazione dell'articolo 155, diventando così Presidente eletto della Generalitat in attesa dell'insediamento (previsto per il 23 gennaio 2018).[6]

È considerato dagli indipendentisti il Presidente della neoproclamata Repubblica Catalana, la quale però non gode di alcun riconoscimento giuridico.[3]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Puigdemont, a destra, da bambino insieme ad uno dei suoi fratelli

Carles Puigdemont nasce il 29 dicembre 1962 ad Amer da Xavier Puigdemont i Oliveras e Núria Casamajó i Ruiz, pasticcieri, è il secondo di otto fratelli.[7] Il nome gli venne dato in onore di suo nonno, Carles Casamajó, combattente della guerra civile spagnola, scomparso nel nulla nel 1943 dopo l'esilio in Francia.[8] Il suo bisnonno e suo zio, Josep Puigdemont, furono entrambi sindaci di Amer, sebbene la sua famiglia non fosse direttamente collegata al mondo della politica.[9]

Da giovane lavorò nella pasticceria di famiglia e suonò il basso nel gruppo pop-rock locale degli Zènit,[10] manifestando però da subito una passione per il giornalismo: a sedici anni, infatti, era già reporter per il giornale Diari de Girona, occupandosi prevalentemente di cronaca sportiva, mentre pochi anni dopo fondò il giornale Espelt.[11] In seguito iniziò a studiare filologia catalana all'Università di Girona, ma non si laureò per dedicarsi totalmente al lavoro di giornalista.[12]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Ha vissuto per anni a Girona con la moglie Marcela Topor, giornalista di origini rumene sposata nel 2000, e le due figlie Magalí e Maria; durante il suo periodo da Presidente della Generalitat, tuttavia, ha risieduto a Sant Julià de Ramis.[13][14] Dopo la destituzione, si trasferisce prima nell'Hôtel Chambord di Bruxelles,[15] poi in un appartamento di Ottignies-Louvain-la-Neuve[16] ed infine nell'Hotel Brugge di Oostkamp.[17] Parla cinque lingue: catalano, spagnolo, inglese, francese e rumeno.[18] Grande appassionato di tecnologia, è stato uno dei primi politici catalani ad aprire un proprio profilo Twitter.[9]

Carriera giornalistica[modifica | modifica wikitesto]

Puigdemont (a destra) con Albert Jorquera nel 2011

Iniziò la propria carriera da giornalista come corrispondente di Amer per i diari de Los Sitos. Nel 1982 venne assunto dal quotidiano El Punt, collegato al partito politico Convergenza e Unione, come correttore di bozze;[19] ne divenne in seguito capo redattore.[12] In quegli anni cominciò a seguire corsi su giornalismo elettronico e utilizzo delle nascenti reti sociali, specializzandosi quindi nell'ambito tecnologico.[9] Promosse vari progetti di comunicazione su Internet per la Provincia di Girona.

Nel 1993 cominciò una serie di viaggi per gli Stati dell'Unione Europea col fine di raccogliere vari pareri, vedute ed idee della stampa internazionale sulla Catalogna dalla rivolta di Prats de Molló (1926) ai Giochi della XXV Olimpiade (1992): il risultato fu, l'anno dopo, il libro Cata ... que? Catalunya vista per la Premsa internazionale ("Cata... cosa? La Catalogna vista dalla stampa estera"), pubblicato in associazione col settimanale Presència, nel quale vengono affrontati temi fondamentali della storia catalana come la figura di Josep Tarradellas, l'indipendentismo, l'uso della lingua e le relazioni con la Spagna.[19][20]

Fu, dal 1999 al 2002, direttore dell'Agencia Catalana de Notícies.[19] Nel 2004 fondò il mensile in inglese Catalonia Today, del quale fu direttore generale fino al 2016, quando lasciò l'incarico alla moglie.[7][12] È attualmente membro dell'Associazione dei giornalisti catalani e ha pubblicato diversi saggi sulla comunicazione e le nuove tecnologie.[9]

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Inizi[modifica | modifica wikitesto]

Puigdemont (a destra) con Jordi Turull e Joaquim Nadal nel Parlamento Catalano

Puigdemont fu un membro fondatore della sezione di Girona della Joventut Nacionalista de Catalunya ("Gioventù nazionalista di Catalogna");[19] nel 1983 si iscrisse al partito Convergenza Democratica di Catalogna, nel quale resterà fino al 2016.

Nel 1992, in occasione delle Olimpiadi di Barcellona, fece parte di un'organizzazione di nazionalisti catalani vista come parte della cosiddetta "Operation Garzón", pur non condividendone alcuni aspetti.[10][21] tra il 2002 e il 2004 fu il direttore della Casa della Cultura di Girona.[19] Dal 2006 è deputato del Parlamento della Catalogna, impegnandosi a tempo pieno nella politica.[22]

Alcalde di Girona[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2007, Puigdemont corse alle elezioni locali a Girona come candidato di Convergenza e Unione, sostituendo il precedente candidato Carles Mascort (ritiratosi dopo aver ricevuto minacce di morte), ma perse e rimase all'opposizione.[21] Tuttavia alle successive elezioni locali, il 1º luglio 2011, riuscì a rompere l'egemonia del Partito dei Socialisti di Catalogna, che durava da trentadue anni, e ad essere eletto alcalde (sindaco), sostituendo Anna Pagans i Gruartmoner.[22] Durante il suo mandato, però, non ebbe la maggioranza assoluta (31.53%), trovandosi costretto a stipulare accordi con le altre fazioni politiche. Tra le proposte del suo programma politico vi erano forti investimenti nel settore turistico, la promozione del Temps des Flors e l'apertura della città come ambientazione di alcune scene della serie TV Il Trono di Spade.[23]

Puigdemont nel 2012

Appena due settimane dopo, il 15 luglio, dopo una conferenza del Consigliere alla Salute, fu aggredito da un gruppo di manifestanti contrari ai tagli effettuati in un quel settore.[24]

Nel 2012 venne denunciato dallo Stato per uso improprio di denaro pubblico per aver comprato dei treni speciali della Renfe Operadora in occasione della manifestazione per l'indipendenza catalana tenutasi nel settembre di quell'anno.

Nel maggio 2015, dopo le elezioni municipali, venne rieletto alcalde di Girona. A luglio subentrò a Josep Maria Vila d'Abadal come presidente dell'Associació de Municipis per la Independència ("Associazione dei comuni per l'indipendenza").[21][22] Il 27 settembre è stato nuovamente eletto deputato al Parlamento di Catalogna nella lista indipendentista Junts pel Sí ("Insieme per il Sì"), arrivando terzo (dopo Lluís Llach e Anna Caula).[25] A novembre venne indagato dall'Audiència Nacional per il suo sostegno alla dichiarazione di inizio del processo di indipendenza catalana.[23]

Presidente della Generalitat de Catalunya[modifica | modifica wikitesto]

Artur Mas e Carles Puigdemont il 12 gennaio 2016, giorno dell'insediamento presidenziale

Il 9 gennaio 2016, a causa di una grave crisi del governo di Artur Mas, vengono indette nuove consultazioni, con due giorni di tempo per trovare un nuovo Presidente; nel caso non si fosse trovato un candidato capace di mettere d'accordo il JxSí ed il CUP, ostile a Mas per le sue politiche economiche, si sarebbe andati ad elezioni anticipate. Il nome proposto è quello di Carles Puigdemont, che il giorno dopo viene eletto Presidente della Generalitat de Catalunya con 70 voti a favore, 63 contrari e due astenuti.[26][27] Eleggendo un indipendentista dichiarato, la maggioranza catalana ha voluto dare al governo spagnolo un forte messaggio di ripresa della secolare battaglia per la separazione della Catalogna dalla Spagna.[2][22]

Puigdemont si insedia come Presidente nel Palau de la Generalitat de Catalunya il 12 gennaio, destando subito scalpore giurando fedeltà solo al "popolo catalano" e non al Re Felipe VI ed alla Costituzione spagnola.[28][29] Il giorno seguente annuncia la composizione del suo Governo e la nomina di Oriol Junqueras (leader di ERC e all'opposizione durante la Presidenza Mas) come suo vice.[30] Il 22 gennaio, intanto, Albert Ballesta viene nominato suo successore come alcalde di Girona.[31]

La nuova legislatura, destinata a durare appena diciotto mesi, affronta inizialmente diversi problemi a causa del dissesto delle finanze pubbliche, tanto che nel giugno 2016 il CUP rifiuta di approvare il bilancio dello Stato; in risposta, Puigdemont annuncia un voto di fiducia per il 28 settembre.[32] L'8 luglio partecipa all'ultimo congresso del CDC, che viene sciolto per fondare, due giorni dopo, il nuovo Partito Democratico Europeo Catalano, con l'obiettivo dichiarato di rendere la Catalogna uno Stato indipendente membro dell'Unione Europea.[33][34]

Il 19 settembre firma, con il Presidente della Generalitat Valenciana Ximo Puig, un accordo per la collaborazione tra la Radiotelevisió Valenciana e la Corporació Catalana de Mitjans Audiovisuals.[35] Il 29 settembre, nel discorso tenuto in occasione del voto di fiducia annunciato a giugno, Puigdemont annuncia l'intenzione di convocare un referendum popolare per l'indipendenza catalana entro il settembre 2017, indipendentemente dal parere del Governo spagnolo.[36] Grazie a questo annuncio, il Presidente riacquista la fiducia del CUP (ma perde il sostegno del CSQP, dubbioso sulla possibilità economica dell'iniziativa), venendo confermato in carica con 72 voti su 135.[37]

Referendum per l'indipendenza catalana[modifica | modifica wikitesto]

Puigdemont con Mariano Rajoy

Preparativi[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 2016, Puigdemont convoca il Pacte Nacional pel Referèndum per cominciare ufficialmente i preparativi per il referendum indipendentista.[38] Su richiesta del CSQP, annuncia un tentativo di accordo col Governo spagnolo, non rinunciando però a convocare comunque la votazione in caso di esito negativo. Puigdemont, insieme al suo Vice Junqueras ed al Ministro degli Esteri Raül Romevae, comincia quindi la campagna elettorale per presentare il referendum e pubblicizzarlo anche al di fuori della Catalogna. In particolare, il 24 gennaio 2017, tiene un discorso in catalano davanti al Parlamento Europeo nel quale comunica i motivi e le ragioni per le quali la Catalogna vuole essere riconosciuta come Stato indipendente e sostiene l'intenzione catalana di voler far parte dell'Unione Europea (alludendo in questo senso al referendum britannico sulla "Brexit", tenutosi sei mesi prima nel Regno Unito). In conclusione, annuncia che entro la fine dell'anno "la Catalogna deciderà liberamente del proprio futuro tramite un referendum legittimo, legale, con tutte le garanzie democratiche, efficace e vincolante".[39]

Mariano Rajoy, Re Felipe VI e Carles Puigdemont alla manifestazione "No tinc por" a Barcellona il 26 agosto 2017

Il 22 maggio 2017 Puigdemont si reca a Madrid per incontrare il Primo ministro spagnolo Mariano Rajoy e cercare un accordo condiviso sul referendum, inutilmente.[40] A questo punto si inaspriscono definitivamente i rapporti tra Spagna e Catalogna, e le ostilità vengono messe provvisoriamente da parte solo dopo l'attentato di Barcellona del 17 agosto, in seguito al quale, il 26 agosto, Puigdemont, Rajoy e Re Felipe VI hanno manifestato insieme contro il terrorismo.[41]

A giugno, Puigdemont annuncia il 1º ottobre (quarant'anni esatti dal rientro in Catalogna di Josep Tarradellas, primo presidente della Generalitat del post-franchismo)[42] come data ufficiale del referendum e determina inoltre che, a differenza della consultazione del 2014, questo referendum sarà vincolante in quanto strumento "sostenuto da una larga maggioranza politica e sociale" della Catalogna.[43] L'8 settembre il Parlamento catalano approva la legge regionale istitutiva del referendum con 72 voti a favore (Junts pel Sí e CUP), 11 astenuti (Catalunya Sí que es Pot - Podemos) e nessun voto contrario. I rappresentanti dei partiti contrari al referendum e all'opzione separatista (PP, PSC-PSOE e Ciudadanos), infatti, non partecipano alla votazione, abbandonando l'aula per non dare alcun avallo a un atto che considerano illegale.[44][45]

9 giugno: Puigdemont annuncia il 1º ottobre come data del referendum

Come risposta, il Tribunale costituzionale sospende il referendum e le norme correlate,[46] accogliendo il ricorso d'urgenza presentato da Mariano Rajoy, che chiedeva l'annullamento per incostituzionalità della legge regionale catalana che aveva istituito il referendum.[47] A questa sentenza si aggiunge l'intervento della Procura Generale (Fiscalía), che denuncia per disobbedienza e prevaricazione Puigdemont e tutti i membri dell'Ufficio di presidenza del Parlamento regionale della Catalogna che avevano approvato la messa all'ordine del giorno della legge istitutiva del referendum[48], e ordina a tutte le forze di polizia, compresi i Mossos d'Esquadra, di impedire ogni tentativo di svolgimento del referendum e di sequestrare urne, materiale di propaganda e computer destinati a questo scopo.[49][50] Nella mattinata del 20 settembre, a Bigues i Riells, la Guardia Civil sequestra 9 milioni di schede elettorali e altro materiale.[51] Contemporaneamente, entra negli edifici della Generalitat di Barcellona, dove viene sequestrato altro materiale elettorale e sono arrestate 14 persone, tra cui molti funzionari pubblici (compreso il segretario generale dell'Economia e Finanza catalana, Josep Maria Jové, stretto collaboratore del vicepresidente della Generalitat Oriol Junqueras), mentre altre 20 vengono denunciate.[44] La polizia tenta anche di entrare nella sede del CUP di Barcellona, senza riuscirvi a causa dell'opposizione dei militanti che si barricano nell'edificio, fino a quando, alcune ore dopo, le forze dell'ordine desistono.[52] Le operazioni di polizia innescano una serie di manifestazioni di protesta spontanee di una parte della popolazione, con vari assembramenti di diverse migliaia di persone in vari punti della città.[51]

Votazione del 1º ottobre 2017[modifica | modifica wikitesto]

Scheda elettorale del referendum
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Referendum sull'indipendenza della Catalogna del 2017.

Il 1º ottobre, tuttavia, il referendum si tiene comunque. La domanda alla quale i votanti sono chiamati a rispondere è: "Vuoi che la Catalogna sia uno Stato indipendente sotto forma di Repubblica?". La legge regionale catalana prevedeva che, in caso di vittoria del Sì, il Parlamento della Catalogna procedesse con la dichiarazione formale di indipendenza, e che invece, in caso di vittoria del No, venissero convocate elezioni anticipate per rinnovare il Parlamento stesso.[44]

L'intera giornata è caratterizzata da scontri tra popolazione e polizia, che ha l'ordine di Madrid di impedire ogni forma di votazione sequestrando urne e sfondando diversi seggi (compreso quello di Sant Julià de Ramis, nel quale avrebbe dovuto votare Puigdemont, che ripiega invece a Cornellà del Terri);[14][53] tuttavia, a causa del mancato intervento dei Mossos d'Esquadra, schierati con i catalani, un discreto numero di gente riesce comunque ad esprimere il proprio parere. Il Governo catalano ha lamentato l'uso di proiettili di gomma da parte della Guardia Civil e almeno 800 feriti tra i civili.[54][55]

I risultati sono pubblicati in nottata: 2.286.217 votanti (43,03% degli aventi diritto), di cui 2.044.038 SÌ (92,01%) e 177.547 NO (7,99%).[56] Il Governo spagnolo, tuttavia, rifiuta categoricamente di accettarli, considerando il referendum, ritenuto illegale, come "non svoltosi affatto".[57]

Dichiarazione d'indipendenza della Catalogna e applicazione dell'articolo 155[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Indipendentismo catalano § Conflitto istituzionale (2017).
Puigdemont parla davanti al Parlamento catalano il 10 ottobre 2017

In conseguenza di questo risultato, Puigdemont annuncia il 10 ottobre come giorno della dichiarazione d'indipendenza. In quel giorno, davanti al Parlamento catalano, dichiara ufficialmente l'indipendenza della Catalogna, sospendendola però, immediatamente dopo, per alcune settimane per continuare a cercare un dialogo con Madrid:[58][59]

(CA)

« Arribats en aquest moment històric, i com a president de la Generalitat, assumeixo en presentar-los els resultats del referèndum davant del Parlament i dels nostres conciutadans, el mandat que Catalunya esdevingui un estat independent en forma de república.
Això és el que avui pertoca fer. Per responsabilitat i per respecte.
I amb la mateixa solemnitat, el Govern i jo mateix proposem que el Parlament suspengui els efectes de la declaració d’independència per tal que en les properes setmanes emprenguem un diàleg sense el qual no és possible arribar a una solució acordada. »

(IT)

« Arrivati a questo momento storico, io, come Presidente della Generalitat, visti i risultati del referendum, davanti al Parlamento e ai nostri cittadini, mi assumo il mandato che la Catalogna diventi uno Stato indipendente in forma di repubblica.
Questo è ciò che va fatto oggi. Per responsabilità e per rispetto.
E con la stessa solennità, il governo ed io proponiamo che il Parlamento sospenda gli effetti della dichiarazione di indipendenza in modo che nelle prossime settimane ci impegniamo a cercare un dialogo senza il quale non è possibile arrivare ad una soluzione concordata. »

(Carles Puigdemont i Casamajó)
28 ottobre: discorso televisivo di Puigdemont in cui contesta l'applicazione dell'articolo 155

La sospensione dell'indipendenza, simile a quella slovena del 1990, causa stupore e sgomento nella stampa internazionale e richieste di chiarezza da parte di Rajoy, che dà a Puigdemont cinque giorni per specificare se abbia dichiarato o meno l'indipendenza.[60][61] Il 16 ottobre, il Presidente della Generalitat torna a chiedere "due mesi di dialogo" al Governo spagnolo, che rifiuta perché ritiene "non chiaro" se l'indipendenza sia stata dichiarata o meno e offre a Puigdemont altri tre giorni per chiarire, pena il commissariamento.[62][63] Il 19 ottobre, Puigdemont annuncia che, in caso di rifiuto del dialogo e di applicazione dell'articolo 155 della Costituzione spagnola, e conseguente destituzione dell'intero Governo catalano, l'indipendenza catalana verrà dichiarata; Rajoy rigetta anche questa risposta, etichettandola come un "ricatto", e annuncia la convocazione delle Corti Generali (il Parlamento spagnolo) per due giorni dopo.[64][65] Il 21 ottobre Rajoy annuncia la destituzione del Governo catalano per il 27 ottobre, giorno della firma del Senato.[66]

Il 27 ottobre, quasi in contemporanea, Puigdemont dichiara definitivamente l'indipendenza della Catalogna dalla Spagna[3] e Rajoy applica l'Articolo 155 della Costituzione, che prevede il controllo diretto su una comunità autonoma. Il 28 ottobre la Catalogna è ufficialmente commissariata e Puigdemont destituito con tutto il suo Governo; al suo posto, come commissario straordinario, si insedia la vice di Rajoy Soraya Sáenz de Santamaría,[1][67] e nuove elezioni vengono annunciate per il 21 dicembre.[68]

Dopo la destituzione[modifica | modifica wikitesto]

Partenza per Bruxelles[modifica | modifica wikitesto]

Il 30 ottobre il Procuratore Generale di Spagna José Manuel Maza (morto appena tre settimane dopo)[69] annuncia una querela contro l'ex-Presidente ed il suo staff per i reati di ribellione, sedizione e appropriazione indebita di denaro; Puigdemont, però, lo stesso giorno parte "in esilio volontario" per Bruxelles,[4][70] da dove annuncia di voler ritornare in Spagna solo in cambio della garanzia di un giusto processo.[5] Il 3 novembre le autorità spagnole emettono contro di lui un mandato d'arresto europeo.[71] Il 5 novembre Puigdemont si consegna alla polizia belga, e gli viene concessa la libertà condizionale;[72] il giorno dopo, viene annunciato che il 17 novembre si terrà la prima udienza del processo contro di lui,[73] che viene poi aggiornata al 4 dicembre per decidere di un'eventuale estradizione.[74]

Il 4 dicembre la decisione sull'estradizione viene nuovamente rinviata a dieci giorni dopo;[75][76] tuttavia, il giorno seguente viene annunciato il ritiro del mandato d'arresto europeo (ma non di quello spagnolo, che resta valido),[77][78] con la procedura per l'estradizione che viene definitivamente annullata due settimane dopo.[79] Il 7 dicembre, a Bruxelles, prende parte ad una manifestazione di piazza in suo sostegno.[80]

Elezioni regionali del 21 dicembre 2017 e conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni parlamentari catalane del 2017.
Liste di candidati nel collegio di Sabadell: Puigdemont è il capolista di JUNTSXCat (secondo foglio da destra)

Il 25 novembre, da Oostkamp, annuncia ufficialmente la sua candidatura alle elezioni del 21 dicembre con la nuova lista Junts per Catalunya,[17] con l'intento dichiarato di tornare in Catalogna (nonostante il rischio di essere arrestato) in caso di vittoria;[81] nelle settimane seguenti, in campagna elettorale, rilascia diversi video ed interviste nei quali accusa apertamente Madrid di agire con toni persecutori.[82][83] Rajoy intanto annuncia che, se necessario, sarebbe pronto ad applicare di nuovo l'articolo 155 dopo le elezioni.[84]

Il 21 dicembre il blocco indipendentista (composto da JUNTSxCat, ERC-CatSí e CUP) ottiene il 47.49% dei voti e la maggioranza assoluta in Parlamento con 70 seggi; in particolare, la lista di Puigdemont (JUNTSxCat) porta allo schieramento il 21.65% dei voti e 34 seggi, mentre il primo partito della regione risultano essere gli unionisti di Ciudadanos (25.37% di voti e 37 seggi).[6][85]

Due giorni dopo, in un'intervista a Reuters, Puigdemont annuncia di voler tornare in Catalogna per il 23 gennaio, giorno dell'insediamento presidenziale, in quanto Presidente eletto; inoltre, torna a chiedere dialogo a Rajoy sulla situazione catalana, ma "a Bruxelles o in un altro Paese della UE che non sia la Spagna" per evitare il rischio di essere arrestato.[86][87] Il Primo Ministro spagnolo, tuttavia, rifiuta ancora, dicendosi "disponibile al dialogo, ma non con Puigdemont",[88] considerando vincitori delle elezioni non gli indipendentisti, ma gli unionisti di Ciudadanos.[89] Il 31 dicembre, nel tradizionale discorso di fine anno, Puigdemont pretende la restaurazione del suo governo e la scarcerazione di tutti i membri arrestati il precedente 2 novembre,[90] in particolare del vice-presidente Oriol Junqueras.[91][92]

Il 17 gennaio 2018, dopo l'elezione di Roger Torrent (ERC) a Presidente del Parlamento,[93] il blocco indipendentista annuncia l'intenzione di voler nuovamente Puigdemont nel ruolo di Presidente della Generalitat, pur senza la possibilità della sua presenza fisica (un suo rientro in Spagna porterebbe infatti all'arresto immediato);[94][95][96] tuttavia, Rajoy annuncia che, in caso di rielezione di Puigdemont, l'articolo 155 (quindi il commissariamento regionale) resterebbe in atto.[97] Il 22 gennaio Torrent conferma la candidatura di Puigdemont,[98] che lo stesso giorno si reca a Copenaghen, su invito dell'università cittadina, per partecipare ad un dibattito sulla situazione politica catalana:[99] è la prima volta che lascia il Belgio dal giorno dell'"auto-esilio", rischiando di subire un nuovo mandato d'arresto internazionale (che però non viene approvato dal Tribunale supremo spagnolo).[100]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Redazione Online, Catalogna, la vice di Rajoy alla guida del governo. Puigdemont: «No alla forza ma ci opponiamo all’art. 155», su Corriere della Sera, 28 ottobre 2017. URL consultato il 31 ottobre 2017.
  2. ^ a b Redazione ANSA, Catalogna, Puigdemont eletto presidente: 'E ora indipendenza', su ANSA, 10 gennaio 2016. URL consultato il 27 ottobre 2017.
  3. ^ a b c La Catalogna dichiara l’indipendenza. Rajoy: «Destituito Puigdemont», su Il Secolo XIX, 27 ottobre 2017. URL consultato il 31 ottobre 2017.
  4. ^ a b Puigdemont a Bruxelles. Denunciato per ribellione, sedizione e malversazione, su Euronews, 30 ottobre 2017. URL consultato il 31 ottobre 2017.
  5. ^ a b Puigdemont: "Senza garanzie non torno", ma il giudice spagnolo lo convoca, su Rai News, 31 ottobre 2017. URL consultato il 1º novembre 2017.
  6. ^ a b Elena De Stabile, Indipendentisti catalani avranno maggioranza assoluta. Ma il primo partito è Ciudadanos, su la Repubblica, 21 dicembre 2017. URL consultato il 26 dicembre 2017.
  7. ^ a b (CA) Sara González, Puigdemont, de la pastisseria dels pares a la plaça Sant Jaume, su ara.cat, 9 gennaio 2016. URL consultato il 7 novembre 2017.
  8. ^ Riera i Font.
  9. ^ a b c d (CA) David Céspedes, Qui és Carles Puigdemont?, su DiarideGirona.cat, 10 gennaio 2016. URL consultato il 6 novembre 2017.
  10. ^ a b (CA) Marta Costa-Pau e Gerard Bagué, De l’austeritat a Zènit: retrat del nou president de la Generalitat, su ara.cat, 15 gennaio 2016. URL consultato l'8 novembre 2017.
  11. ^ (CA) David Céspedes, El passat periodístic i musical del nou president de la Generalitat, su DiarideGirona.cat, 14 gennaio 2016. URL consultato l'8 novembre 2017.
  12. ^ a b c (ES) Sílvia Oller, Carles Puigdemont, de alcalde de Girona a president de la Generalitat, su La Vanguardia, 9 gennaio 2016. URL consultato l'8 novembre 2017.
  13. ^ (ES) Josep Maria Casas, Carles Puigdemont se instala en su chalet de Sant Julià de Ramis, su EconomíaDigital.es, 6 febbraio 2016. URL consultato il 3 dicembre 2017.
  14. ^ a b (ES) Un tractor en el colegio electoral de Puigdemont en Sant Julià de Ramis (Girona), su 20 minutos, 1º ottobre 2017. URL consultato il 3 dicembre 2017.
  15. ^ (FR) Carles Puigdemont séjourne à l’hôtel Chambord de Bruxelles, su BX1.be, 31 ottobre 2017. URL consultato il 3 dicembre 2017.
  16. ^ Giovanna Faggionato, Perché Puigdemont non ha convinto l’Ue, su lettera43.it, 10 dicembre 2017. URL consultato il 12 dicembre 2017.
  17. ^ a b Redazione ANSA, Puigdemont, al voto per l'indipendenza, su ANSA, 25 novembre 2017. URL consultato il 3 dicembre 2017.
  18. ^ Puigdemont, ecco chi è l'uomo che ha spaccato la Spagna, su Corriere del Ticino, 27 ottobre 2017. URL consultato il 9 novembre 2017.
  19. ^ a b c d e (CA) el perfil del candidat, su CarlesPuigdemont.cat. URL consultato il 14 novembre 2017.
  20. ^ (CA) Carles Puigdemont, Cata…què?, su LaCampanaEditorial.com. URL consultato il 9 novembre 2017.
  21. ^ a b c (CA) Josep Maria Fonalleras, 'Puigdi' arriba al tron, su El Periódico de Catalunya, 9 gennaio 2016. URL consultato il 14 novembre 2017.
  22. ^ a b c d Silvia Ragusa, Catalogna, Carles il sindaco-presidente con la secessione nel cuore: “Via le mani da qui, fondiamo uno Stato nuovo”, su Il Fatto Quotidiano, 10 gennaio 2016. URL consultato il 14 novembre 2017.
  23. ^ a b (CA) Jordi Grau, Puigde... què?, su ElPunt.cat, 10 gennaio 2016. URL consultato il 14 novembre 2017.
  24. ^ (CA) Jordi Nadal, Puigdemont, agredit per uns manifestants antiretallades, su ElPunt.cat, 15 luglio 2011. URL consultato il 14 novembre 2017.
  25. ^ (CA) Pere Cardús, Qui és Carles Puigdemont?, su VilaWeb.cat, 9 gennaio 2016. URL consultato il 1º dicembre 2017.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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