Carles Puigdemont

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Carles Puigdemont
Retrat oficial del President Carles Puigdemont.jpg

Presidente della
Generalitat de Catalunya
Durata mandato 12 gennaio 2016 –
28 ottobre 2017
Vice presidente Oriol Junqueras i Vies
Predecessore Artur Mas i Gavarró
Successore Soraya Sáenz de Santamaría
(commissario straordinario)
Coalizione Junts pel Sí

Alcalde di Girona
Durata mandato 1º luglio 2011 –
11 gennaio 2016
Predecessore Anna Pagans
Successore Albert Ballesta
Coalizione Convergenza e Unione

Dati generali
Partito politico Partito Democratico Europeo Catalano (dal 2016)
Precedente:
CDC (1983-2016)
Tendenza politica Nazionalismo catalano
Indipendentismo catalano
Liberalismo economico
Titolo di studio Diploma di scuola superiore
Professione Giornalista
Firma Firma di Carles Puigdemont

Carles Puigdemont i Casamajó (IPA: [ˈkarɫəs ˌpudʒðəˈmon i kazəməˈʒo] · pronuncia[?·info]; Amer, 29 dicembre 1962) è un politico e giornalista spagnolo, presidente della Generalitat de Catalunya dal 12 gennaio 2016 al 28 ottobre 2017, giorno del commissariamento regionale.[1]

Eletto Presidente della Generalitat nel 2016,[2] dopo un'esperienza da alcalde di Girona (2011-2016) ed una lunga carriera giornalistica, è membro del Partito Democratico Europeo Catalano e dunque fermo sostenitore dell'indipendenza catalana. In seguito al referendum sull'indipendenza del 1º ottobre 2017, il 27 ottobre dello stesso anno dichiara l'indipendenza della Catalogna dalla Spagna;[3] ciò determina l'immediata applicazione, da parte del Primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, dell'articolo 155 della Costituzione, in base al quale la Catalogna viene commissariata e Puigdemont destituito con tutto il suo governo.[1] Denunciato per ribellione, sedizione e appropriazione indebita di denaro, per sottrarsi all'arresto Puigdemont, insieme ad altri quattro ex Consiglieri, espatria in Belgio.[4][5] In seguito alla vittoria nelle elezioni regionali del 2017, il neo-presidente del Parlamento catalano Roger Torrent (ERC) annuncia l'intenzione di voler nuovamente Puigdemont nel ruolo di Presidente della Generalitat,[6][7] cosa però impossibile data l'assenza dello stesso dalla Catalogna (al suo posto viene quindi eletto Quim Torra).[8] Dal 25 marzo al 6 aprile 2018 si è trovato in stato d'arresto in Germania, presso il penitenziario di Neumünster,[9] e da allora risiede, con obbligo di firma, a Berlino.[10]

È considerato dagli indipendentisti il presidente dell'autoproclamata "Repubblica Catalana", la quale però non dispone di istituzioni o di qualche effettività, né gode di alcun riconoscimento giuridico o diplomatico da parte di alcuno.[3]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Puigdemont, a destra, da bambino insieme ad uno dei suoi fratelli

Carles Puigdemont è nato il 29 dicembre 1962 ad Amer da Xavier Puigdemont i Oliveras e Núria Casamajó i Ruiz, pasticcieri, secondo di otto fratelli.[11] Il nome gli venne dato in onore di suo nonno, Carles Casamajó, combattente della guerra civile spagnola scomparso nel nulla nel 1943 dopo l'esilio in Francia.[12] Suo bisnonno e suo zio furono entrambi sindaci di Amer.[13]

Da giovane lavorò nella pasticceria di famiglia e suonò il basso in un gruppo pop-rock locale,[14] manifestando però presto una passione per il giornalismo: a sedici anni, mentre studiava presso il collegio monastico di Girona, era già reporter per il giornale Diari de Girona, occupandosi prevalentemente di cronaca sportiva, mentre pochi anni dopo fondò il giornale Espelt.[15] In seguito iniziò a studiare filologia catalana all'Università di Girona, ma non si laureò per dedicarsi alla carriera giornalistica.[16]

Il 25 gennaio 1983 fu vittima di un grave incidente automobilistico quando, sulla strada di ritorno da Girona ad Amer, la sua SEAT Marbella andò violentemente a sbattere contro un camion: lo scontro gli lasciò diverse cicatrici in volto tutt'oggi visibili.[13]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Ha vissuto per anni a Girona con la moglie Marcela Topor, giornalista di origini rumene sposata nel 2000, e le due figlie Magalí e Maria; durante il suo periodo da Presidente della Generalitat, tuttavia, ha risieduto a Sant Julià de Ramis.[17][18] Dopo la destituzione, si trasferisce prima nell'Hôtel Chambord di Bruxelles,[19] poi in un appartamento di Ottignies-Louvain-la-Neuve,[20] nell'Hotel Brugge di Oostkamp[21] ed infine in una villa a Waterloo.[22] Dal 25 marzo al 6 aprile 2018 è stato recluso nel penitenziario di Neumünster,[9][10] e dal momento del rilascio vive a Berlino.[23] Appassionato di tecnologia, è stato uno dei primi politici catalani ad aprire un proprio profilo Twitter.[13]

Carriera giornalistica[modifica | modifica wikitesto]

Puigdemont (a destra) con Albert Jorquera nel 2011

Iniziò la propria carriera da giornalista come corrispondente di Amer per i Diari de Los Sitos. Nel 1982 venne assunto dal quotidiano El Punt, collegato al partito politico Convergenza e Unione, come correttore di bozze,[24] e ne divenne in seguito capo redattore.[16] In quegli anni cominciò a seguire corsi sul giornalismo elettronico e sull'utilizzo delle nascenti reti sociali, specializzandosi quindi in ambito tecnologico.[13] Promosse vari progetti di comunicazione su Internet per la Provincia di Girona.

Nel 1993 cominciò una serie di viaggi per gli Stati dell'Unione europea col fine di raccogliere vari pareri della stampa internazionale sulla Catalogna dalla rivolta di Prats de Molló (1926) ai Giochi della XXV Olimpiade (1992): il risultato fu, l'anno dopo, il libro Cata... que? Catalunya vista per la Premsa internazionale ("Cata... cosa? La Catalogna vista dalla stampa estera"), pubblicato in associazione col settimanale Presència, nel quale vengono affrontati molti temi della storia catalana come la figura di Josep Tarradellas, l'indipendentismo, l'uso della lingua e le relazioni con la Spagna.[24][25]

Fu, dal 1999 al 2002, direttore dell'Agencia Catalana de Notícies.[24] Nel 2004 fondò il mensile in inglese Catalonia Today, del quale fu direttore generale fino al 2016 quando lasciò l'incarico alla moglie.[11][16] È attualmente membro dell'Associazione dei giornalisti catalani e ha pubblicato diversi saggi sulla comunicazione e le nuove tecnologie.[13]

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Inizi[modifica | modifica wikitesto]

Puigdemont (a destra) con Jordi Turull e Joaquim Nadal nel Parlamento Catalano

Puigdemont fu un membro fondatore della sezione di Girona della Joventut Nacionalista de Catalunya ("Gioventù nazionalista di Catalogna");[24] nel 1983 si iscrisse al partito Convergenza Democratica di Catalogna, nel quale resterà fino al suo scioglimento nel 2016.

Nel 1992, in occasione delle Olimpiadi di Barcellona, fece parte di un'organizzazione di nazionalisti catalani vista come parte della cosiddetta "Operation Garzón", pur non condividendone alcuni aspetti.[14][26] Tra il 2002 e il 2004 fu il direttore della Casa della Cultura di Girona.[24] Dal 2006 è deputato del Parlamento della Catalogna, impegnandosi a tempo pieno nella politica.[27]

Alcalde di Girona[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2007, Puigdemont corse alle elezioni locali a Girona come rappresentante della coalizione Convergenza e Unione, sostituendo il precedente candidato Carles Mascort (ritiratosi dopo alcune minacce di morte), ma perse e rimase all'opposizione.[26] Tuttavia, alle successive elezioni locali, il 1º luglio 2011, riuscì a rompere l'egemonia del Partito dei Socialisti di Catalogna, che durava da trentadue anni, e ad essere eletto alcalde (sindaco) della città.[27] Durante il suo mandato, però, non ebbe la maggioranza assoluta (31.53%), e dovette stipulare accordi con le altre fazioni politiche. Tra le proposte del suo programma politico vi erano forti investimenti nel settore turistico, la promozione del Temps des Flors e l'apertura della città come ambientazione di alcune scene della serie TV Il Trono di Spade.[28]

Puigdemont nel 2012

Nel 2012 venne denunciato dallo Stato per uso improprio di denaro pubblico per aver comprato dei treni speciali della Renfe Operadora in occasione della manifestazione per l'indipendenza catalana tenutasi nel settembre di quell'anno.

Nel maggio 2015 venne rieletto alcalde. A luglio subentrò a Josep Maria Vila d'Abadal come presidente dell'Associació de Municipis per la Independència ("Associazione dei comuni per l'indipendenza").[26][27] Il 27 settembre fu nuovamente eletto deputato al Parlamento catalano nella lista indipendentista Junts pel Sí ("Insieme per il Sì"), arrivando terzo (dopo Lluís Llach e Anna Caula).[29] A novembre venne indagato dall'Audiència Nacional per il suo sostegno alla dichiarazione di inizio del processo di indipendenza catalana, conseguenza del processo partecipativo di qualche mese prima.[28]

Presidente della Generalitat de Catalunya[modifica | modifica wikitesto]

Artur Mas e Carles Puigdemont il 12 gennaio 2016, giorno dell'insediamento presidenziale
Governo Puigdemont

Il 9 gennaio 2016, a causa di una grave crisi del governo di Artur Mas, vengono indette nuove consultazioni, con due giorni di tempo per trovare un nuovo Presidente; nel caso non si fosse trovato un candidato capace di mettere d'accordo il JxSí ed il CUP, si sarebbe andati ad elezioni anticipate. Il nome proposto è quello di Carles Puigdemont, che il giorno dopo viene eletto Presidente della Generalitat de Catalunya con 70 voti a favore, 63 contrari e due astenuti.[30][31] L'elezione di un indipendentista dichiarato riaccende il dibattito sulle secolari aspirazioni indipendentistiche della Catalogna dalla Spagna.[2][27]

Puigdemont si insedia come Presidente il 12 gennaio, destando scalpore giurando fedeltà solo al "popolo catalano" e non al Re Felipe VI ed alla Costituzione spagnola.[32][33] Il giorno seguente annuncia la composizione del suo Governo e la nomina di Oriol Junqueras (leader di ERC) come suo vice.[34]

La nuova legislatura affronta inizialmente diversi problemi a causa del dissesto delle finanze pubbliche, tanto che nel giugno 2016 il CUP rifiuta di approvare il bilancio dello Stato; in risposta, Puigdemont annuncia un voto di fiducia per il 28 settembre.[35] L'8 luglio partecipa all'ultimo congresso del CDC, che viene sciolto per fondare, due giorni dopo, il nuovo Partito Democratico Europeo Catalano, con l'obiettivo di rendere la Catalogna uno Stato indipendente membro dell'Unione europea.[36][37]

Il 29 settembre, nel discorso tenuto in occasione del voto di fiducia annunciato a giugno, Puigdemont annuncia l'intenzione di convocare un referendum popolare per l'indipendenza catalana entro il settembre 2017, indipendentemente dal parere del Governo spagnolo.[38] Grazie a questo annuncio, il Presidente riacquista la fiducia del CUP (ma perde il sostegno del CSQP, dubbioso sulla possibilità economica dell'iniziativa), venendo confermato in carica con 72 voti su 135.[39]

Referendum per l'indipendenza catalana[modifica | modifica wikitesto]

24 gennaio: Puigdemont parla al Parlamento europeo

Preparativi[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 2016, Puigdemont convoca il Pacte Nacional pel Referèndum per cominciare ufficialmente i preparativi per il referendum indipendentista.[40] In seguito, insieme al suo vice Junqueras e al consigliere per gli affari esteri Raül Romevae, comincia quindi la campagna elettorale per presentare il referendum e pubblicizzarlo anche al di fuori della Catalogna. In particolare, il 24 gennaio 2017, tiene un discorso in catalano davanti al Parlamento Europeo nel quale comunica i motivi e le ragioni per le quali la Catalogna vuole essere riconosciuta come Stato indipendente e sostiene l'intenzione catalana di voler far parte dell'Unione Europea. In conclusione, annuncia che entro la fine dell'anno "la Catalogna deciderà liberamente del proprio futuro tramite un referendum legittimo, legale, con tutte le garanzie democratiche, efficace e vincolante".[41]

Puigdemont con Mariano Rajoy

Il 22 maggio 2017 Puigdemont si reca a Madrid per incontrare il Primo ministro spagnolo Mariano Rajoy e cercare un accordo condiviso sul referendum, inutilmente.[42] A questo punto si inaspriscono definitivamente i rapporti tra Spagna e Catalogna, e le ostilità vengono messe provvisoriamente da parte solo dopo l'attentato di Barcellona del 17 agosto, in seguito al quale, il 26 agosto, Puigdemont, Rajoy e Re Felipe VI hanno manifestato insieme contro il terrorismo.[43]

26 agosto: Ada Colau, Carles Puigdemont, Re Felipe VI, Mariano Rajoy e Ana Pastor alla manifestazione "No tinc por" a Barcellona

A giugno, Puigdemont annuncia il 1º ottobre (quarant'anni esatti dal rientro in Catalogna di Josep Tarradellas, primo presidente della Generalitat del post-franchismo)[44] come data ufficiale del referendum e determina inoltre che, a differenza della consultazione del 2014, questo referendum sarà vincolante in quanto strumento "sostenuto da una larga maggioranza politica e sociale" della Catalogna.[45] Il 6 settembre il Parlamento catalano approva la legge regionale istitutiva del referendum con 72 voti a favore (Junts pel Sí e CUP), 11 astenuti (Catalunya Sí que es Pot - Podemos) e nessun voto contrario. I rappresentanti dei partiti contrari al referendum e all'opzione separatista (PP, PSC-PSOE e Ciudadanos), infatti, non partecipano alla votazione, abbandonando l'aula per non dare alcun avallo a un atto che considerano illegale.[46][47]

Come risposta, il Tribunale costituzionale sospende il referendum e le norme correlate,[48] accogliendo il ricorso d'urgenza presentato da Mariano Rajoy, che chiedeva l'annullamento per incostituzionalità della legge regionale catalana che aveva istituito il referendum.[49] A questa sentenza si aggiunge l'intervento della Procura Generale (Fiscalía), che denuncia per disobbedienza e prevaricazione Puigdemont e tutti i membri dell'Ufficio di presidenza del Parlamento regionale della Catalogna che avevano approvato la messa all'ordine del giorno della legge istitutiva del referendum[50], e ordina a tutte le forze di polizia, compresi i Mossos d'Esquadra, di impedire ogni tentativo di svolgimento del referendum e di sequestrare urne, materiale di propaganda e computer destinati a questo scopo.[51][52]

Votazione del 1º ottobre 2017[modifica | modifica wikitesto]

Scheda elettorale del referendum
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Referendum sull'indipendenza della Catalogna del 2017.

Il 1º ottobre, tuttavia, il referendum si tiene ugualmente. La legge regionale catalana prevedeva che, in caso di vittoria del Sì, il Parlamento della Catalogna procedesse con la dichiarazione formale di indipendenza, e che invece, in caso di vittoria del No, venissero convocate elezioni anticipate per rinnovare il Parlamento stesso.[46]

L'intera giornata è caratterizzata da scontri tra popolazione e polizia, che ha l'ordine di Madrid di impedire ogni forma di votazione sequestrando urne e rendendo inagibili diversi seggi (compreso quello di Sant Julià de Ramis, nel quale avrebbe dovuto votare Puigdemont, che si reca invece a Cornellà del Terri);[18][53] tuttavia, a causa del mancato intervento dei Mossos d'Esquadra, schierati con i catalani, un discreto numero di persone riesce comunque a votare. Il Governo catalano ha lamentato l'uso di proiettili di gomma e circa 800 feriti tra i civili.[54][55]

I risultati sono pubblicati in nottata: 2.286.217 votanti (43,03% degli aventi diritto), di cui 2.044.038 SÌ (92,01%) e 177.547 NO (7,99%).[56] Il Governo spagnolo, tuttavia, rifiuta categoricamente di riconoscerli, considerando il referendum, ritenuto illegale, come "non svoltosi affatto".[57]

Dichiarazione d'indipendenza della Catalogna e applicazione dell'articolo 155[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Repubblica Catalana § XXI secolo - Proclamazione di Puigdemont del 2017.
10 ottobre: Puigdemont parla davanti al Parlamento catalano

In conseguenza di questo risultato, Puigdemont annuncia il 10 ottobre come giorno della dichiarazione d'indipendenza. In tale data, davanti al Parlamento catalano, dichiara pubblicamente e unilateralmente l'indipendenza della Catalogna, sospendendola però, subito dopo, per alcune settimane per cercare un accordo con Madrid:[58][59]

(CA)

« Arribats en aquest moment històric, i com a president de la Generalitat, assumeixo en presentar-los els resultats del referèndum davant del Parlament i dels nostres conciutadans, el mandat que Catalunya esdevingui un estat independent en forma de república.
Això és el que avui pertoca fer. Per responsabilitat i per respecte.
I amb la mateixa solemnitat, el Govern i jo mateix proposem que el Parlament suspengui els efectes de la declaració d’independència per tal que en les properes setmanes emprenguem un diàleg sense el qual no és possible arribar a una solució acordada. »

(IT)

« Arrivati a questo momento storico, io, come Presidente della Generalitat, mi assumo, nel presentare i risultati del referendum, davanti al Parlamento e ai nostri cittadini, il mandato che la Catalogna diventi uno Stato indipendente in forma di repubblica.
Questo è ciò che va fatto oggi. Per responsabilità e per rispetto.
E con la stessa solennità, il governo ed io proponiamo che il Parlamento sospenda gli effetti della dichiarazione di indipendenza in modo che nelle prossime settimane ci impegniamo a cercare un dialogo senza il quale non è possibile arrivare ad una soluzione concordata. »

(Carles Puigdemont i Casamajó)
28 ottobre: discorso televisivo di Puigdemont in cui contesta l'applicazione dell'articolo 155

La sospensione dell'indipendenza, simile a quella slovena del 1990, causa stupore nella stampa internazionale e richieste di chiarezza da parte di Rajoy, che dà a Puigdemont cinque giorni per specificare se abbia dichiarato o meno la scissione dalla Spagna.[60][61] Il 16 ottobre, il Presidente della Generalitat torna a chiedere "due mesi di dialogo" al Governo spagnolo, che rifiuta perché ritiene "non chiaro" se l'indipendenza sia stata dichiarata o meno, e offre a Puigdemont altri tre giorni per chiarire, pena il commissariamento.[62][63] Il 19 ottobre, Puigdemont annuncia che, in caso di rifiuto del dialogo e di applicazione dell'articolo 155 della Costituzione spagnola (con conseguente destituzione dell'intero Governo catalano), l'indipendenza catalana verrà dichiarata; Rajoy risponde etichettando queste parole come un "ricatto", e annuncia la convocazione delle Corti Generali (il Parlamento spagnolo) per due giorni dopo.[64][65] Il 21 ottobre Rajoy annuncia la destituzione del Governo catalano per il 27 ottobre, giorno della firma del Senato.[66]

Il 27 ottobre, quasi in contemporanea, Puigdemont dichiara effettiva l'indipendenza della Catalogna dalla Spagna e la nascita della Repubblica Catalana,[3] mentre Rajoy, dopo il voto favorevole del Senato, applica l'Articolo 155 della Costituzione, che prevede il controllo diretto su una comunità autonoma. Il 28 ottobre la Catalogna è ufficialmente commissariata e Puigdemont destituito con tutto il suo Governo; al suo posto, come commissario straordinario, si insedia la vice di Rajoy Soraya Sáenz de Santamaría,[1][67] e nuove elezioni vengono annunciate per il 21 dicembre.[68]

Dopo la destituzione[modifica | modifica wikitesto]

Partenza per Bruxelles[modifica | modifica wikitesto]

15 dicembre: Puigdemont, in collegamento video da Bruxelles, interviene ai Nit literària de Santa Llúcia

Il 30 ottobre il Procuratore Generale di Spagna José Manuel Maza[69] annuncia una querela contro l'ex-Presidente ed il suo staff per i reati di ribellione, sedizione e appropriazione indebita di denaro; Puigdemont, però, lo stesso giorno, per sottrarsi all'arresto espatria a Bruxelles,[4][70] "in esilio volontario" da dove annuncia di voler ritornare in Spagna solo in cambio della garanzia di un giusto processo.[5] Il 3 novembre le autorità spagnole emettono contro di lui un mandato d'arresto europeo.[71] Il 5 novembre Puigdemont si consegna alla polizia belga, e gli viene concessa la libertà condizionale;[72] il giorno dopo, viene annunciato che il 17 novembre si terrà la prima udienza del processo contro di lui,[73] che viene poi aggiornata al 4 dicembre per decidere di un'eventuale estradizione.[74]

Il 4 dicembre la decisione sull'estradizione viene nuovamente rinviata a dieci giorni dopo;[75][76] tuttavia, il giorno seguente, viene annunciato il ritiro del mandato d'arresto europeo (ma non di quello spagnolo, che resta valido),[77][78] con la procedura per l'estradizione che viene definitivamente annullata due settimane dopo.[79] Il 7 dicembre, a Bruxelles, prende parte ad una manifestazione di piazza in suo sostegno.[80]

Elezioni regionali del 21 dicembre 2017 e conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni parlamentari catalane del 2017.
Liste di candidati nel collegio di Sabadell: Puigdemont è il capolista di JUNTSXCat

Il 25 novembre, da Oostkamp, annuncia ufficialmente la sua candidatura alle elezioni del 21 dicembre con la nuova lista Junts per Catalunya,[21] con l'intento dichiarato di tornare in Catalogna in caso di vittoria;[81] nelle settimane seguenti, in campagna elettorale, rilascia diversi video ed interviste nei quali accusa apertamente Madrid di agire con toni persecutori.[82][83] Rajoy intanto annuncia che, se necessario, sarà pronto ad applicare di nuovo l'articolo 155 dopo le elezioni.[84]

Il 21 dicembre, nonostante il partito anti-indipendenza Ciudadanos risulti il primo partito (25,37% di voti e 37 seggi), la coalizione indipendentista (composta da JUNTSxCat, ERC-CatSí e CUP) ottiene il 47,49% dei voti e la maggioranza assoluta in Parlamento, con 70 seggi; in particolare, JUNTSxCat porta allo schieramento il 21,65% dei voti e 34 seggi.[85]

Due giorni dopo, in un'intervista a Reuters, Puigdemont annuncia di voler tornare in Catalogna per il giorno dell'insediamento presidenziale, in quanto Presidente eletto; inoltre, torna a chiedere dialogo a Rajoy sulla situazione catalana, ma "a Bruxelles o in un altro Paese della UE che non sia la Spagna" per evitare il rischio di venire arrestato.[86][87] Il Primo Ministro spagnolo, tuttavia, rifiuta, dicendosi "disponibile al dialogo, ma non con Puigdemont",[88] considerando vincitori delle elezioni non gli indipendentisti, ma gli unionisti di Ciudadanos.[89] Il 31 dicembre, nel tradizionale discorso di fine anno, Puigdemont pretende la restaurazione del suo governo e la scarcerazione di tutti i membri arrestati il precedente 2 novembre,[90] in particolare del vice-presidente Oriol Junqueras.[91][92]

Il 17 gennaio 2018, dopo l'elezione di Roger Torrent (ERC) a Presidente del Parlamento,[93] il blocco indipendentista annuncia l'intenzione di voler nuovamente Puigdemont nel ruolo di Presidente della Generalitat, pur senza la possibilità della sua presenza fisica (un suo rientro in Spagna porterebbe infatti all'arresto immediato);[6][7][94] tuttavia, Rajoy annuncia che, in caso di rielezione di Puigdemont, l'articolo 155 (quindi il commissariamento regionale) resterebbe in atto.[95] Nel frattempo, non potendo fisicamente recarsi in Parlamento, al posto di Puigdemont e degli altri eletti in carcere o all'estero viene simbolicamente posto un cartello raffigurante un nastro giallo.[96] Il 22 gennaio Torrent conferma la candidatura di Puigdemont,[97] che lo stesso giorno si reca a Copenaghen, su invito dell'università cittadina, per partecipare ad un dibattito sulla situazione politica catalana,[98] lasciando per la prima volta il Belgio dal giorno dell'"auto-esilio".[99] Il 28 gennaio il Tribunale costituzionale annuncia che l'investitura di Puigdemont a Presidente, prevista per il 30 dello stesso mese, può avvenire solo con la presenza fisica del candidato, e quindi non "per via telematica o per delega ad un altro parlamentare";[100] di conseguenza, il giorno dopo Puigdemont chiede a Torrent di tutelare la propria immunità parlamentare per poter rientrare temporaneamente in Spagna senza essere arrestato.[101] Tuttavia, il 30 gennaio Torrent decide di rinviare l'investitura presidenziale a data da destinarsi, pur confermando Puigdemont come candidato.[102]

Nel tentativo di risolvere lo stallo, Puigdemont rinuncia "momentaneamente" all'incarico, proponendo come suo sostituto prima Jordi Sànchez (incandidabile perché in carcere da ottobre)[103][104] e poi Jordi Turull,[105] ma nessuno dei due viene eletto e la carica rimane nelle mani della Sáenz de Santamaría.[106][107]

Il nuovo mandato europeo e l'arresto in Germania[modifica | modifica wikitesto]

Puigdemont nel 2018 a Berlino, al memoriale del bombardamento di Guernica

Il 23 marzo la Spagna emana nuovamente un mandato di arresto europeo contro Puigdemont, che due giorni dopo viene fermato in Germania,[108][109][110] dove era giunto dopo un viaggio a Helsinki in seguito al quale aveva fatto momentaneamente perdere le sue tracce;[111][112] il trasferimento nel penitenziario di Neumünster causa a Barcellona ed in altre città catalane numerose manifestazioni di protesta e scontri di piazza.[9][113] Il 6 aprile, pagando una cauzione di €75.000, viene rilasciato con obbligo di firma.[10]

Il 4 maggio il Parlamento catalano approva la cosiddetta "legge Puigdemont", che permetterebbe ad un candidato Presidente di essere eletto a distanza;[114] tuttavia, questa viene sospesa dalla Corte costituzionale spagnola pochi giorni dopo.[115] Il 12 maggio, in un'intervista al quotidiano La Stampa, torna ad accusare Rajoy di governare in modo autoritario e si dichiara pentito di non aver dichiarato l'indipendenza immediatamente il 10 ottobre, essendosi "illuso di poter trovare un dialogo", e sostiene di voler tornare alle elezioni il prima possibile (causando aspre polemiche).[116][117] Nel frattempo, dopo mesi di stallo, viene eletto come suo successore Quim Torra.[8]

Il 1º giugno la procura dello Schleswig-Holstein torna a chiedere l'estradizione di Puigdemont;[118] in Spagna, intanto, Rajoy viene sfiduciato e sostituito dal socialista Pedro Sánchez, il quale si dice disponibile a dialogare con la Generalitat riguardo la situazione catalana (guadagnandosi così il sostegno di PDeCAT ed ERC).[119][120] Il 20 giugno firma, congiuntamente con il suo predecessore Mas ed il suo successore Torra, un documento con il quale chiedono a Re Felipe VI di tornare sulla "via del dialogo" tra Spagna e Catalogna;[121] tuttavia, il gesto si rivela vano e due giorni dopo, in vista dell'apertura dei Giochi del Mediterraneo a Tarragona, la Generalitat annuncia la rottura di ogni rapporto col Re.[122]

Il 10 luglio la Corte Suprema spagnola sospende dal Parlamento Puigdemont ed altri cinque esponenti separatisti incarcerati, i quali erano stati simbolicamente sostituiti dal nastro giallo ed i cui voti avvenivano per delega.[96][123] Il 12 luglio la giustizia tedesca ordina la definitiva estradizione in Spagna dell'ex-Presidente per il reato di malversazione (e non di ribellione, come chiesto dalla Spagna).[124]

Posizioni politiche[modifica | modifica wikitesto]

Carles Puigdemont in conferenza alla Chatham House

Puigdemont è un fermo sostenitore dell'indipendentismo catalano, convinto che la Catalogna debba essere una nazione a sé stante membro legittimo dell'Unione europea, e non una semplice regione spagnola; per ottenere ciò, punta ad una soluzione diplomatica concordata ed è contrario agli scontri civili.

L'indipendentismo catalano è un fulcro che va ad incidere su sue diverse posizioni politiche. Nel manifesto elettorale di Junts per Catalunya, afferma di voler aumentare le delegazioni catalane all'estero, raddoppiare il numero di giudici ed elargire maggiori fondi ai Mossos d'Esquadra ed ai comuni; inoltre, vuole creare un fondo di investimento agricolo per i prodotti "made in Catalogna" (con prestiti agevolati) ed aumentare i poteri dell'Agenzia catalana del turismo.

Economicamente, Puigdemont è un liberale. Infine, è favorevole alla digitalizzazione dell'apparato burocratico ed allo sviluppo di energie rinnovabili.[125][126]

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Redazione Online, Catalogna, la vice di Rajoy alla guida del governo. Puigdemont: «No alla forza ma ci opponiamo all’art. 155», su Corriere della Sera, 28 ottobre 2017. URL consultato il 31 ottobre 2017.
  2. ^ a b Redazione ANSA, Catalogna, Puigdemont eletto presidente: 'E ora indipendenza', su ANSA, 10 gennaio 2016. URL consultato il 27 ottobre 2017.
  3. ^ a b c La Catalogna dichiara l’indipendenza. Rajoy: «Destituito Puigdemont», su Il Secolo XIX, 27 ottobre 2017. URL consultato il 31 ottobre 2017.
  4. ^ a b Puigdemont a Bruxelles. Denunciato per ribellione, sedizione e malversazione, su Euronews, 30 ottobre 2017. URL consultato il 31 ottobre 2017.
  5. ^ a b Puigdemont: "Senza garanzie non torno", ma il giudice spagnolo lo convoca, su Rai News, 31 ottobre 2017. URL consultato il 1º novembre 2017.
  6. ^ a b Giacomo Galanti, Catalogna, accordo tra i partiti indipendentisti per votare Puigdemont presidente regionale, su L'Huffington Post, 16 gennaio 2018. URL consultato il 17 gennaio 2018.
  7. ^ a b Luca Veronese, Puigdemont, strada in salita verso la presidenza, su Il Sole 24 ORE, 17 gennaio 2018. URL consultato il 17 gennaio 2018.
  8. ^ a b Luca Veronese, Quim Torra, un fedelissimo di Puigdemont alla guida della Catalogna, su Il Sole 24 ORE, 14 maggio 2018. URL consultato il 15 maggio 2018.
  9. ^ a b c L'ex presidente catalano Puigdemont arrestato in Germania. A Barcellona esplode la protesta, in Rainews. URL consultato il 25 marzo 2018.
  10. ^ a b c Puigdemont uscito dal carcere tedesco. Per libertà pagata cauzione di 75mila euro, su Rai News, 6 aprile 2018. URL consultato il 7 aprile 2018.
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