Harem Suare

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Harem Suare
Harem Suare.jpg
Una scena del film.
Lingua originaleturco, francese, italiano
Paese di produzioneItalia, Francia, Turchia
Anno1999
Durata110 min
Generedrammatico, sentimentale, storico
RegiaFerzan Özpetek
SoggettoGianni Romoli, Ferzan Özpetek
SceneggiaturaGianni Romoli, Ferzan Özpetek
ProduttoreTilde Corsi, Gianni Romoli, Régine Konckier, Jean-Luc Ormières, Asaf Özpetek, Siddik Özpetek
Produttore esecutivoAbdullah Baykal
Casa di produzioneR&C Produzioni, Les Films Balenciaga, AFS Film, Medusa Film, Canal+, Cofimage 10, Ateliers du Cinéma Européen, Eurimages
Distribuzione in italianoMedusa Film
FotografiaPasquale Mari
MontaggioMauro Bonanni
MusichePivio e Aldo De Scalzi
ScenografiaMustafà Ziya Ülkenciler (scenografia), Selda Ünkenciler (arredamento)
CostumiAlfonsina Lettieri
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Harem Suare è un film del 1999 diretto da Ferzan Özpetek e scritto da Gianni Romoli e Özpetek.

È stato presentato nella sezione Un Certain Regard alla 52ª edizione del Festival di Cannes[1][2], ed è stato distribuito nelle sale italiane il 21 maggio 1999.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

L'anziana Safiye, di origine italiana, racconta alla giornalista Anita la sua storia di concubina nell'harem del sultano Abdul Hamid II.

Agli inizi del Novecento, alla vigilia del crollo dell'Impero Ottomano, Safiye e l'eunuco Nadir stringono un patto per far sì che la ragazza diventi la favorita del sultano. Mentre portano avanti questo piano, i due finiscono per innamorarsi e, a dispetto della condizione di evirato di Nadir, a consumare il loro amore. Purtroppo tutto ciò che Safiye conquista crolla miseramente: il figlio che avrà dal sultano muore avvelenato da una delle sue invidiose rivali, l'harem viene chiuso (con Abdul Hamid II mandato in esilio sorvegliato a Salonicco), e per sopravvivere lei torna dopo moltissimi anni in Italia, dove si esibisce a teatro venendo presentata come «l'ultima favorita del sultano».

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato girato a Istanbul e sono stati utilizzati più di 15 set. Tra quelli storicamente autentici ci sono lo studio di Abdul Hamid II, la stanza della Valide, alcuni interni dello Yıldız, il teatro e la centrale elettrica del 1901 che dava la luce al palazzo del sultano. L'harem originario, distrutto in un incendio negli anni venti, è stato ricostruito in studio.

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Le musiche della colonna sonora sono state composte da Pivio e Aldo De Scalzi. L'album vede la partecipazione di Antonella Ruggiero, che esegue il brano Il sole al Nadir[3].

  1. Voodoo contro la favorita – 0:33
  2. Harem Suare (tema) – 1:44
  3. Il bacio ed i nuovi arrivi – 0:56
  4. Donne nell'hamam – 0:50
  5. Il gatto ed il sultano – 0:31
  6. Incendio – 1:06
  7. Caravanserraglio – 4:16
  8. Antonella RuggieroIl sole al Nadir – 5:18
  9. Festa della nascita – 0:49
  10. Supplica per l'antidoto – 2:16
  11. Lettera – 3:01
  12. Preparazione della rivale – 1:18
  13. Carezze tra amanti – 1:25
  14. Prove di lotta – 2:36
  15. Quando arriva l'eclisse – 1:17
  16. Stabat Mater – 1:39
  17. Tre mele – 0:53
  18. Ombre perdute – 0:55
  19. Comandi – 0:46
  20. Danza arabesca – 1:31
  21. La centrale abbandonata – 3:45
  22. Prendi, questa è l'immagine – 1:49
  23. Il sultano – 1:22
  24. Addio del passato, bei sogni ridenti – 1:44
  25. Addio del passato, bei sogni ridenti – 1:05
  26. Salone vuoto – 0:59
  27. Harem suare (titoli di testa) – 1:40
  28. Antonella RuggieroIl sole al Nadir (pads version) – 4:29

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

«Il revisionismo storico investe anche l'harem: che, nel film di Ferzan Özpetek, l'autore del fortunato Bagno turco, non è il luogo di eros e nudità dell'iconografia e della fantasia occidentale, ma un microcosmo popolato di donne colte e intelligenti dove ci si batte per la conquista del potere attraverso l'arma della seduzione e della maternità, un mondo separato dove non arriva la realtà esterna ma dove se ne ricreano le regole come su una scena teatrale. [...] Harem Suare (come soirée, le serate sul tema del serraglio che Safiye, cacciata dal suo strano paradiso, metterà in scena per campare), prodotto con molta cura e ricchezza, ha lo smalto di certi dipinti di Ingres, di cui la bella fotografia di Pasquale Mari ricrea il fascino claustrofobico. Ma il film è riuscito soprattutto sul piano delle atmosfere e dell'interpretazione. Mentre la storia è inutilmente complicata da un gioco di scatole cinesi e di incastri che Özpetek chiude con un'autocitazione incomprensibile ai più: l'incontro tra Lucia Bosè - l'ormai anziana Safiye, che rievoca - e Valeria Golino, una donna infelice e in fuga che si chiama Anita, come la famosa zia del Bagno turco...»

(Irene Bignardi, La Repubblica, 23 maggio 1999[4])

«Ancora al lavoro sul rapporto tra Oriente e Occidente dopo l'esordio di Il bagno turco, Ferzan Özpetek dirige un affresco complesso e inusuale, imperniato sul crollo dell'Impero Ottomano. Con l'aiuto della pregiata fotografia di Pasquale Mari e di una cornice scenografica di indiscutibile presa perché non di rado autentica, il regista turco naturalizzato italiano ha l'ambizione di ritrarre un intero mondo l'attimo prima del suo crollo così come di analizzare una realtà avvincente proprio perché in pieno disfacimento, scegliendo di far coincidere l'aspetto politico, sociale e emotivo della vicenda. Macchinosa nel funzionamento, la doppia cornice è soltanto una forzatura, retorica in più di un passo, spesso anche pesante, l'opera seconda di Özpetek sa essere anche appassionata, sensuale, gravida di una palpabile malinconia: si pensi ad alcune finezze nel rapporto tra Safiyé e Nadir, dapprima giocato sul non detto, sulle tensioni degli sguardi e poi su una tragica fisicità, oppure al discioglimento dell'harem inteso come metafora di un'intera epoca che sta per essere fagocitata dal progresso. Melodramma storico di ispirazione (anche) verdiana, del resto si inizia con un'esibizione di Traviata con finale appositamente cambiato dalla stessa Safiyé ad uso del sultano, Harem Suare insegue un decadentismo di alta scuola che non riesce, tuttavia, a trovare né nella descrizione della vita dell'harem né nella sovrapposizione tra i diversi piani narrativi. In buona sostanza è come se il regista, ricorrendo all'espediente di non mostrare mai il nucleo reale di ciò che accade, invece di dare vita alla sperata vertigine, crei soltanto una confusione che respinge lo spettatore. Interessante il confronto attoriale, alla stazione, tra Valeria Golino (Anita) e Lucia Bosè (l'anziana Safiyé), due interpreti capaci in un cast purtroppo non sempre all'altezza. Scritto dal regista con Gianni Romoli, anche produttore con Tilde Corsi, musicato da Pivio e Aldo De Scalzi. Imperfetto, ma a suo modo prezioso.»

(Marco Chiani, Movieplayer.it[5])

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Edizione DVD[modifica | modifica wikitesto]

L'edizione DVD del film è stata commercializzata solamente a partire dal 13 marzo 2007, distribuito da CG Entertainment[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Official Selection 1999 : All the Selection, su festival-cannes.fr. URL consultato il 5 luglio 2011 (archiviato dall'url originale il 14 ottobre 2013).
  2. ^ (FRENESZH) Festival de Cannes - 53e Edition - 2000, su festival-cannes.com. URL consultato il 10 febbraio 2022.
  3. ^ HAREM SUARE (1999) - Pivio & Aldo De Scalzi, su pivioealdodescalzi.com. URL consultato il 10 febbraio 2022.
  4. ^ Irene Bignardi, Nell'harem delle donne forti e colte, su repubblica.it, 23 maggio 2021. URL consultato il 10 febbraio 2022.
  5. ^ Marco Chiani, Un affresco complesso e inusuale, imperniato sul crollo dell'Impero Ottomano, su mymovies.it. URL consultato l'11 febbraio 2022.
  6. ^ Ewout Kieckens, Globo d’oro alla miglior attrice, su globodoro.com, 8 maggio 2020. URL consultato il 10 febbraio 2022.
  7. ^ Harem Suarè, su cgentertainment.it. URL consultato il 10 febbraio 2022.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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