Giudizio di Paride (Raffaello)

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Giudizio di Paride
Marcantonio Raimondi d'après Raphaël, « Le jugement de Pâris ».jpg
L'incisione di Marcantonio Raimondi
AutoreRaffaello Sanzio
Datatra il 1514 e il 1518
Tecnicaaffresco
Ubicazioneopera perduta

Il Giudizio di Paride era un affresco del pittore italiano Raffaello Sanzio, andato perduto, ma noto attraverso delle incisioni a bulino di Marcantonio Raimondi.[1]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Un dettaglio di un dio fluviale dall'incisione marcantoniana.

Il tema è uno dei più rappresentati della storia dell'arte, venendo rappresentato dai pittori di epoche diverse come il Rinascimento e il Barocco o dai pittori del ventesimo secolo. In effetti, il capolavoro perduto dell'Urbinate si rifaceva in parte a un sarcofago romano su questo tema.[2][3] La scena ritraeva più gruppi figurativi immersi in un paesaggio agreste, pieno di alberi. Al centro si trovava il gruppo più importante, quello con Paride e le tre dee.

Paride porgeva a Venere la mela della discordia mentre la dea dell'amore veniva incoronata da una Vittoria alata. Ai suoi piedi c'era il figlio Cupido, mentre vicino a Paride si trovava il messaggero degli dèi, Mercurio. La dea Giunone, riconoscibile dal pavone che si trovava ai suoi piedi, sembrava colta nell'atto di minacciare il principe troiano. Minerva afferrava l'abito del quale si era privata per rivestirsi, mentre l'elmo e lo scudo con la testa di Medusa giacevano al suolo.[4] A destra c'era un gruppo di divinità fluviali, delle quali una guardava lo spettatore, mentre un altro personaggio alzava lo sguardo e vedeva il dio Giove tra le nuvole, seduto su un trono. Al centro i Dioscuri trainavano il carro del Sole.[4]

La stampa del Raimondi deriva da un disegno che Raffaello stesso realizzò per la traduzione incisoria. Secondo lo storico dell'arte Giorgio Vasari, quest'opera "stupì tutta Roma", consentendo la produzione di copie e derivazioni.[5]

Eredità[modifica | modifica wikitesto]

Una maiolica ispirata all'opera.

Nonostante l'opera sia andata perduta, questa ha comunque influenzato profondamente la storia dell'arte. Infatti, la parte di destra con le divinità fluviali ispirò il pittore francese Édouard Manet per La colazione sull'erba nel 1863: la posa delle divinità fluviali venne recuperata per due uomini borghesi, mentre la figura che poggia la mano sul mento e guarda lo spettatore sarebbe divenuta una donna (la modella Victorine Meurent), la cui nudità non giustificata da temi mitologici o storici avrebbe causato uno scandalo.[2] Dal Giudizio di Paride sono stati tratti un arazzo e una maiolica.[6][7] Esiste inoltre un altro affresco che riprende proprio questa porzione dell'affresco raffaellesco, la Caduta di Fetonte di Cesare Castagnola, che si trova all'esterno del palazzo Piacentini di Castelfranco Veneto.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Raffaello e l'incisione europea dal Cinquecento all'Ottocento (PDF), su panizzi.comune.re.it, pp. 8-11. URL consultato il 19 novembre 2022.
  2. ^ a b Ninfa impertinente: Victorine e la Patera di Parabiago - A proposito dei modelli del Déjeuner sur l’herbe di Manet e, prima, di Raffaello, su www.engramma.it. URL consultato il 19 novembre 2022.
  3. ^ Emanuel Loewy, Di alcune composizioni di Raffaello: ispirate a monumenti antichi, Typografia dell'Unione cooperatura editrice, 1896. URL consultato il 19 novembre 2022.
  4. ^ a b Il giudizio di Paride | Istituto Centrale per la Grafica, su grafica.beniculturali.it. URL consultato il 19 novembre 2022.
  5. ^ Il giudizio di Paride | Opere | Le Gallerie degli Uffizi, su www.uffizi.it. URL consultato il 19 novembre 2022.
  6. ^ Sul filo di Raffaello - Impresa e fortuna nell’arte dell’arazzo - Arte e Arti Magazine, su www.artearti.net, 25 maggio 2021. URL consultato il 19 novembre 2022.
  7. ^ Paola Croset, Raffaello: Vademecum per la storia dell’incisione, su Echo Raffiche, 11 novembre 2020. URL consultato il 19 novembre 2022.
  8. ^ Il Giudizio di Paride, su Enigmi d'Arte. URL consultato il 19 novembre 2022.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]