Marcantonio Raimondi

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Ritratto di Marcantonio Raimondi,
dalle Vite del Vasari

Marcantonio Raimondi (Molinella, 1480 circa – Bologna, 1534) è stato un incisore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Vasari lo dice nato nella frazione di Sant'Andrea in Argine[1]; cominciò la sua attività come niellatore, ma il passaggio alle incisioni su rame mise in evidenza le doti e le capacità tecniche di notevole spessore che aveva.

Le opere dei primi anni di attività, per la maggior parte ispirate alla mitologia, rivelano, nelle figure e nella composizione, la dominante influenza di Francesco Francia, nella cui bottega Raimondi si era formato e nel paesaggio, della grafica tedesca.

L'interesse per l'incisione tedesca, unitamente a motivi commerciali, lo spinse a tradurre su rame numerose xilografie di Albrecht Dürer. Recatosi nel 1510 a Roma vi risiedette fino al sacco del 1527, lavorando soprattutto su disegni di Raffaello Sanzio e, dopo la morte dell'urbinate, in collaborazione con Giulio Romano e Baccio Bandinelli. A causa di incisioni licenziose tratte da disegni di Giulio Romano finì per qualche tempo in carcere. Dopo il sacco si rifugiò quindi a Bologna.

Marcantonio Raimondi
Giovanni Filoteo Achillini, (1510)

Attività di incisore[modifica | modifica wikitesto]

Raimondi è un importante e celebrato incisore italiano del Rinascimento. Il suo stile, che risente nei lavori giovanili dell'influsso della tecnica niellistica, ha la sua più alta espressione in opere come gli Arrampicatori o il Massacro degli innocenti, dei primi anni del soggiorno romano o immediatamente precedenti, caratterizzate da una sapiente organizzazione del segno bulinistico nella resa degli effetti tonali.

Va anche considerato come il primo incisore dedicatosi quasi esclusivamente alla riproduzione di opere di artisti famosi, inaugurando un genere di larga fortuna.

In tal senso rimane celebre la querelle con il Durer, di cui riprodusse perfettamente la Piccola passione e alcune tavole della Vita della Vergine, i cui originali erano stati acquistati a Venezia.

Poiché le riproduzioni delle xilografie originali erano realizzate a bulino, erano addirittura più belle e dal tratto maggiormente definito, con l`imitazione di quasi tutti i solchi tracciati (salve impercettibili differenze, talvolta intese come migliorie). Durer, vedendole, chiese alla Repubblica di Venezia che venisse impedita la copia; ottenne solamente il divieto di riprodurre anche le sue famose iniziali AD.

Si riporta un brano delle Vite del Vasari, del 1568[2], che a tutt'oggi è la fonte di queste vicende: "Intanto capitando in Vinezia alcuni fiaminghi con molte carte intagliate e stampate in legno et in rame da Alberto Duro, vennero vedute a Marcantonio in sulla piazza di San Marco. Per che, stupefatto della maniera del lavoro e del modo di fare d’Alberto, spese in dette carte quasi quanti danari aveva portati da Bologna, e fra l’altre cose comperò la Passioe di Gesù Cristo intagliata in trentasei pezzi di legno in quarto foglio, stata stampata di poco dal detto Alberto. La quale opera cominciava dal peccare d’Adamo, et essere cacciato di Paradiso dall’Angelo, infino al mandare dello Spirito Santo. E considerato Marcantonio quanto onore et utile si avrebbe potuto acquistare chi si fusse dato a quell’arte in Italia, si dispose di volervi attendere con ogni accuratezza e diligenza; e così cominciò a contrafare di quegli intagli d’Alberto, studiando il modo de’ tratti et il tutto delle stampe che avea comperate: le qual per la novità e bellezza loro, erano in tanta riputazzione, che ognuno cercava d’averne. Avendo dunque contrafatto in rame d’intaglio grosso, come era il legno che aveva intagliato Alberto, tutta la detta Passione e vita di Cristo in trentasei carte, e fattovi il segno che Alberto faceva nelle sue opere, cioè questo: AD, riuscì tanto simile di maniera che, non sapendo nessuno ch’elle fussero fatte da Marcantonio, erano credute d’Alberto, e per opere di lui vendute e comperate. La qual cosa, essendo scritta in Fiandra ad Alberto, e mandatogli una di dette passioni contrafatte da Marcantonio, venne Alberto in tanta collora che, partitosi di Fiandra, se ne venne a Vinezia e, ricorso alla Signoria, si querelò di Marcantonio. Ma però non ottenne altro se non che Marcantonio non facesse più il nome e né il segno sopradetto d’Alberto nelle sue opere. Dopo le quali cose, andatosene Marcantonio a Roma, si diede tutto al disegno.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Località mai esistita nel territorio bolognese. Si tratta forse di un errore risalente già all'epoca del Raimondi. Nel mistero che circonda i primi anni di vita del Raimondi, alcuni studiosi (come Alfredo Petrucci) hanno identificato questa località con San Martino in Argine, frazione di Molinella, distante 28 chilometri da Bologna. Si veda anche: http://www.aperto.gdspinacotecabo.it/?q=node/662
  2. ^ VITA DI MARCANTONIO BOLOGNESE E D’ALTRI INTAGLIATORI DI STAMPE - Giorgio Vasari - Le vite de' più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri (1568) Parte terza (primo volume).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Milesi, Dizionario degli Incisori, Bergamo, Minerva Italica, 1989, alla voce Raimondi Marcantonio.
  • The illustrated Bartsch, Abaris Books, New York 1978. Vol.26, p.27.
  • Bologna e l'Umanesimo, 1490-1510, cat. della mostra a cura di Marzia Faietti e Konrad Oberhuber, (Bologna, Pinacoteca Nazionale; Vienna, Graphische Sammlung Albertina, 1988), presentazione di Andrea Emiliani, Nuova Alfa, Bologna 1988. ISBN 88-7779-033-4.
  • Lisa Pon, Raphael, Dürer and Marcantonio Raimondi: Copying and the Italian Renaissance Print, Yale University Press, London-New Haven 2003. ISBN 9780300096804.

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