Giacomo Brodolini

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« Da una parte sola. Dalla parte dei lavoratori. »
(Giacomo Brodolini su un manifesto del PSI[1])
Giacomo Brodolini
Giacomo Brodolini.jpg

Ministro del lavoro e della previdenza sociale
Durata mandato 12 dicembre 1968 –
11 luglio 1969
Presidente Mariano Rumor
Predecessore Giacinto Bosco (DC)
Successore Carlo Donat Cattin (DC)

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature V
Gruppo
parlamentare
PSU
Circoscrizione Marche
Collegio Ancona
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Partito Socialista Italiano
Titolo di studio Laurea in lettere
Università Università degli Studi di Bologna

Giacomo Brodolini (Recanati, 19 luglio 1920Zurigo, 11 luglio 1969) è stato un sindacalista e politico italiano.

Dal 1946 militò nel Partito d'Azione, nel 1948 aderì al PSI. Vicesegretario nazionale della CGIL (1955-1960), vicesegretario del PSI dal 1963 al 1966, ricoprì la medesima carica nel PSDI-PSI unificati fino al 1968. Deputato dal 1953, senatore dal 1968, nel dicembre di quest'anno fu nominato Ministro del Lavoro e della previdenza sociale. In tale veste promosse una vasta attività legislativa in materia previdenziale e sindacale e fu uno dei principali sostenitori dello Statuto dei lavoratori, divenuto poi legge (20 marzo 1970, n. 300)[2].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giacomo Brodolini nacque a Recanati il 19 luglio 1920 da Armando e da Doretta Federici[3]. Studiò a Bologna e nel 1939 conseguì la maturità[3]. Nel 1940, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, fu chiamato alle armi e partecipò come ufficiale di complemento alle campagne di Albania e Grecia[3]. Rimpatriato, venne inviato in Sardegna, dove rimase fino all'armistizio, ossia fino all'8 settembre 1943[3].

L'adesione al Partito d'Azione[modifica | modifica wikitesto]

Giacomo Brodolini, con l'immancabile sigaretta, a fianco di Joyce Lussu a Recanati (Mc) durante la campagna elettorale del 1946

In Sardegna si compì la sua formazione politica, che lo vide entrare nelle file del Partito d'Azione (1946) su impulso delle amicizie della cerchia dei militanti antifascisti, prima tra tutte quella di Emilio Lussu e Joyce Lussu[3]. Nel giugno 1946 si laureò in lettere a Bologna con una tesi sull'attore e patriota Gustavo Modena[3]. Militante del Partito d'azione, ne divenne noto dirigente nelle Marche[3].

L'ingresso nel Partito Socialista Italiano[modifica | modifica wikitesto]

Dopo lo scioglimento del partito (1947) restò fedele all'ala socialista (maggioritaria) e si schierò quindi nel 1948[2] a fianco del Partito Socialista Italiano, insieme alla componente di Riccardo Lombardi ed Emilio Lussu, nel quale lavorò come funzionario, specializzandosi nelle tematiche sindacali[3]. Il suo impegno politico lo portò un anno dopo alla carica di Segretario Provinciale dei socialisti ad Ancona e membro del comitato centrale dal 1948[3].

L'impegno sindacale nella CGIL[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine del 1950 fu chiamato a Roma, dietro suggerimento di Rodolfo Morandi, dove fu eletto segretario nazionale della Federazione lavoratori Edili (FILLEA) della CGIL[3].

Nel comitato direttivo della CGIL dal 1951 e nell'esecutivo dal 1952, rimase segretario generale della FILLEA fino al 1955 (come parlamentare svolse diversi interventi in questi anni sulla questione delle abitazioni), allorché venne nominato vicesegretario della CGIL (con Giuseppe Di Vittorio segretario generale e Fernando Santi segretario aggiunto), restando nel vertice confederale fino al 1960[3].

L'elezione a deputato e l'impegno nel PSI[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1953 venne eletto per la prima volta alla Camera dei deputati nella circoscrizione di Ancona-Pesaro-Macerata-Ascoli Piceno (avrebbe ricoperto il seggio per tre legislature, fino al 1968, anno in cui fu eletto al Senato)[3].

Poi Brodolini decise di passare all'attività di partito, fu quindi eletto vicesegretario del PSI nel 1963, carica che mantenne fino al 1966[2]. Nel 1968, in seguito all'unificazione di PSI e PSDI, Brodolini divenne vicesegretario di questa aggregazione[2].

L'ingresso al governo[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre di quell'anno fu nominato Ministro del lavoro e della previdenza socialenel secondo governo di Mariano Rumor (1968-1969)[2]. In tale veste promosse una vasta attività legislativa in materia previdenziale e sindacale: il superamento delle gabbie salariali, la ristrutturazione del sistema previdenziale e fu uno dei principali sostenitori dello Statuto dei lavoratori, divenuto poi legge (20 marzo 1970, n. 300)[2].

Anche sul piano dello stile personale Brodolini diede un'immagine del tutto nuova al suo ministero trascorrendo la notte del capodanno 1969 nella tenda alzata in via Veneto a Roma dai lavoratori della fabbrica romana Apollon, in lotta per la difesa del posto di lavoro, e portando ai braccianti di Avola la solidarietà del ministero a seguito della morte di due lavoratori uccisi dalla polizia[3].

La scomparsa di Brodolini[modifica | modifica wikitesto]

Brodolini morì, in seguito ad un tumore, l'11 luglio 1969 in una clinica di Zurigo. La consapevolezza della fine imminente lo spinse ad accelerare per quanto possibile la realizzazione del suo programma politico e l'approvazione dello Statuto dei diritti dei lavoratori.

In riconoscimento dell'impegno profuso da Brodolini nell'ultima fase della sua vita, il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat gli conferì la Medaglia d'Oro al Valor Civile, con la seguente motivazione:

Giacomo Brodolini pochi giorni prima della morte
« Esempio altissimo di tenace impegno politico, dedicava, con instancabile ed appassionata opera, ogni sua energia al conseguimento di una più alta giustizia sociale, dando prima come sindacalista, successivamente come parlamentare e, infine, come ministro per il lavoro e la previdenza sociale, notevolissimo apporto alla soluzione di gravi e complessi problemi interessanti il mondo del lavoro. Colpito da inesorabile male e pur conscio della imminenza della sua fine, offriva prove di somma virtù civica, continuando a svolgere, sino all’ultimo, con ferma determinazione e con immutato fervore, le funzioni del suo incarico ministeriale, in una suprema riaffermazione degli ideali che avevano costantemente ispirato la sua azione »

Lo Statuto dei diritti dei lavoratori[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Statuto dei lavoratori.
Avanti!, 26 maggio 1970, approvazione dello Statuto dei lavoratori.

L'intervento più rilevante di Brodolini fu la presentazione, il 24 giugno 1969, di un disegno di legge, alla cui elaborazione aveva posto mano fin dall'inizio del mandato ministeriale, dal titolo Norme per la tutela della libertà e della dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro, bozza della legge nota come Statuto dei diritti dei lavoratori. Con questo disegno Brodolini intendeva, come si legge nel testo: «contribuire in primo luogo a creare un clima di rispetto della libertà e della dignità umana nei luoghi di lavoro, riconducendo l'esercizio dei poteri direttivo e disciplinare dell'imprenditore nel loro giusto alveo e cioè in una stretta finalizzazione allo svolgimento delle attività produttive»[3].

La discussione del disegno di legge vide un serrato dibattito tra il ministero del Lavoro, il Parlamento e le organizzazioni sindacali, che ebbe come sfondo la crisi del centro-sinistra e le lotte operaie dell'autunno caldo, e che facilitò l'emergere di una concezione non formale dei diritto del lavoro. L'approvazione definitiva della legge, essendo Ministro del lavoro e della previdenza sociale l'onorevole democristiano Carlo Donat Cattin, fu votata dal Parlamento il 20 maggio 1970 (legge n. 300)[3].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor civile
«Esempio altissimo di tenace impegno politico, dedicava, con instancabile e appassionata opera, ogni sua energia al conseguimento di una più alta giustizia sociale, dando, prima come sindacalista, successivamente come parlamentare e, infine, come Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale, notevolissimo apporto alla soluzione di gravi e complessi problemi interessanti il mondo del lavoro. Colpito da inesorabile male e pur conscio dell'imminenza della sua fine, offriva prova di somma virtù civica, continuando a svolgere, sino all'ultimo, con ferma determinazione e con immutato fervore, le funzioni del suo incarico ministeriale, in una suprema riaffermazione degli ideali che avevano costantemente ispirato la sua azione. Luglio 1969»
— 14 agosto 1969[4]

La Fondazione "Giacomo Brodolini"[modifica | modifica wikitesto]

Una fondazione[5] a lui intitolata opera oggi nel campo dell'economia, del diritto e della sociologia del lavoro.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Nella puntata del 25 aprile 2009 de L'era glaciale in onda su Rai 2, si verificò un battibecco tra la conduttrice, Daria Bignardi, e l'allora Ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione, Renato Brunetta, sul nome di Brodolini storpiato dalla giornalista.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aa. Vv., Le Immagini del socialismo: comunicazione politica e propaganda del PSI dalle origini agli anni Ottanta, Marsilio Editore, ISBN 978-8831746847. URL consultato il 16 febbraio 2016.
  2. ^ a b c d e f Brodolini, Giacomo, su www.treccani.it. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o BRODOLINI, Giacomo, su www.treccani.it. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  4. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato, quirinale.it. URL consultato il 28 dicembre 2012.
  5. ^ Cfr. La Fondazione Giacomo Brodolini

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Enzo Bartocci (a cura di), Una stagione del riformismo. Giacomo Brodolini a 40 anni dalla scomparsa, Fondazione Giacomo Brodolini, Roma 2010.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro del lavoro e della previdenza sociale Successore Flag of Italy.svg
Giacinto Bosco (DC) 12 dicembre 1968 - 5 agosto 1969 Carlo Donat Cattin (DC)
Controllo di autorità VIAF: (EN13608129 · LCCN: (ENn80055286 · SBN: IT\ICCU\TO0V\056680 · ISNI: (EN0000 0000 2425 1518