Francesco Principe

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Francesco Principe
Francesco Principe.jpg

Presidente della Regione Calabria
Durata mandato 14 maggio 1985 –
30 dicembre 1987
Predecessore Bruno Dominijanni
Successore Rosario Olivo

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature III, IV, V, VI, VII, VIII
Gruppo
parlamentare
PSI
Circoscrizione Calabria
Collegio Catanzaro-Cosenza
Incarichi parlamentari
Presidente della

COMMISSIONE PARLAMENTARE PER LA RISTRUTTURAZIONE E RICONVERSIONE INDUSTRIALE E PER I PROGRAMMI DELLE PARTECIPAZIONI STATALI ,Presidente della

COMMISSIONE PARLAMENTARE PER L'ESERCIZIO DEI POTERI DI CONTROLLO SULLA PROGRAMMAZIONE E SULL'ATTUAZIONE DEGLI INTERVENTI ORDINARI E STRAORDINARI NEL MEZZOGIORNO, Vicepresidente della

XI COMMISSIONE (AGRICOLTURA E FORESTE), Vicepresidente della

COMMISSIONE SPECIALE PER L'ESAME DEL DISEGNO DI LEGGE N. 2017 " DISCIPLINA DEGLI INTERVENTI PER LO SVILUPPO DEL MEZZOGIORNO ", Componente della

COMMISSIONE SPECIALE PER L'ESAME DELLE PROPOSTE DI LEGGE NN.82 E 945 E DELLA PROPOSTA DI INCHIESTA PARLAMENTARE N. 1797, CONCERNENTI LE ABITAZIONI DELLA GENTE RURALE, Componente della

COMMISSIONE PARLAMENTARE PER IL PARERE SULLE NORME DI CUI AGLI ARTICOLI 31 E 32 DELLA LEGGE 2 GIUGNO 1961, N. 454, CONCERNENTE IL PIANO QUINQUENNALE PER LO SVILUPPO DELL'AGRICOLTURA

Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Partito Socialista Italiano
Titolo di studio Laurea in scienze agrarie
Professione agronomo

Francesco Principe, detto Cecchino (Rende, 24 maggio 1918Cosenza, 5 novembre 2008), è stato un politico italiano.

Era il padre di Sandro Principe, ex deputato e sottosegretario, anch'egli sindaco di Rende.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Laureato in Scienze agrarie, partecipò alla sua prima campagna elettorale per l'Assemblea costituente nel 1946, accanto all'allora candidato del Partito Socialista Italiano, Pietro Mancini (Cosenza, 8 luglio 1876 – 19 febbraio 1968) politico, avvocato e docente universitario italiano.

L'attività politiche amministrativa venne svolta all'interno della città di Rende. Francesco Principe ne diventa sindaco dal 1952 al 1980.

Nel 1958 si candida per la prima volta al Parlamento e nel 1963 diventa vicepresidente del gruppo parlamentare socialista alla Camera dei deputati. Diversi gli incarichi di governo: nel 1966 è sottosegretario all'Agricoltura e nel 1968, rieletto deputato per la terza volta, viene nominato sottosegretario alle Partecipazioni Statali.

Nel governo guidato da Emilio Colombo (1970) viene nominato sottosegretariato unico alle Partecipazioni Statali.

Nel 1985 ha un ruolo di primo piano alla guida della Regione Calabria, di cui diventa Presidente, fino al 1987.

Dal 1999 svolge il ruolo di Presidente del Consiglio provinciale di Cosenza per due legislature, fino alla sua morte, all'età di 90 anni, il 5 novembre 2008[1].

È stato nominato cittadino "ad honorem" della cittadina di Amendolara.

L'istituzione dell'Università della Calabria e il ruolo di Principe[modifica | modifica wikitesto]

Il ruolo di Francesco Principe fu determinante nella scelta dell'ubicazione dell'Università della Calabria.

Ripercorriamo brevemente il percorso.

Il 12 marzo 1968, dopo lungo e defatigante contendere che si era protratto nell’arco di due legislature, la legge istitutiva dell'Università della Calabria fu promulgata.

Dell’originario disegno di legge governativo presentato in Commissione Pubblica istruzione del Senato il 27 settembre 1961 rimaneva ben poca cosa.

I temi del contendere erano sostanzialmente di due ordini. Il primo era sul dove, il secondo su quale Università.

Sul quale, la spuntarono facilmente coloro che volevano un'Università innovativa e residenziale sull’esempio dei campus americani.

Sul dove, la scelta finale di Arcavacata fu abbastanza difficile. La realizzazione dell’Università “a Cosenza” fu una conseguenza delle scelte spartitorie che l’allora governo di centrosinistra fece fra i capoluoghi di provincia calabresi, all’epoca soltanto Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria, riguardanti l’allocazione della sede della Regione, del quinto centro siderurgico e dell’Università della Calabria. L’Unical fu istituita in un anno simbolo della contestazione studentesca e il governo colse l’occasione per dare un segnale importante di netta adesione ai temi della ribellione studentesca.

Anche dal punto di vista architettonico si voleva rendere visibile questo “segnale”.

Lo schema insediativo aperto al dialogo

Lo schema insediativo doveva essere architettonicamente aperto al dialogo, un luogo che si sarebbe dovuto caratterizzare come un’istituzione “democratica”, di massa. Un’Università intesa come luogo dinamico e che non si potesse in alcun modo definire o richiamare alla retorica o all’autoritarismo.

Insomma un luogo dove gli studenti potessero trovare attuato il senso della contestazione sessantottesca e dove poter studiare vivendo insieme, fra di loro e con i professori.

E il primo edificio, il Polifunzionale, fu molto aderente a questo concetto di “vivere” insieme, di dialogare con il corpo docente. Costruito su una delle tante collinette di Arcavacata, si caratterizza per una serie di spazi collettivi, di aule luminose e accessibili dai percorsi molto movimentati che seguono l’andamento della collina. Un'architettura rispettosa della natura, della conformazione del terreno, che non lo modifica pur di costruire percorsi “comodi”. È l’uomo che si adatta alla natura e non la natura che è “modificata” per “com- piacere” le comodità dell’uomo. La scelta di Rende fu anche felice in questo senso. Le colline di Arcavacata sono molto belle. Un maestro dell’architettura contemporanea, Paolo Antonio Chessa, voleva trasferirvi, ricorda Empio Malara, «la capitale d’Italia. Un’idea che Chessa sviluppò in un articolo del 1957 pubblicato sulla rivista “Domus”». Ovviamente era una “provocazione”, ma che dà la misura di quanto Arcavacata avesse colpito l’immaginazione di Chessa.

Le colline di Arcavacata sorgono a metà strada fra il versante orientale dell’Appennino paolano e la Media Valle del Crati e sono caratterizzate da uno sviluppo ondulato e con un andamento da ovest verso nord-est. La vegetazione varia notevolmente da collina a collina. L’Università si espande dai piedi della collina di Arcavacata fino ad arrivare alla collina di Vermicelli per proseguire poi verso la collina di Rocchi. Le formazioni collinari sono unite dal “Ponte” ideato da Vittorio Gregotti, mentre il nucleo originario, il Polifunzionale, rappresenta la “porta” d’ingresso dell’ateneo e resta un'opera architettonica di grande impatto visivo.

A Nord o a Sud di Cosenza?

Non fu facile arrivare all’ubicazione di Arcavacata, nemmeno dopo la scelta dell’allora governo di centrosinistra di spartire fra i tre capoluoghi di provincia calabresi la sede della Regione, il quinto centro siderurgico e l’Università della Calabria.

Fra i partiti c’era chi voleva che l’Unical fosse ubicata a sud di Cosenza. Secondo Francesco Principe, la sede di Piano Lago, praticamente fuori dalla realtà urbana cosentina, non avrebbe consentito lo sviluppo dell’Università, relegandola a un ruolo di secondo piano, sia dal punto di vista economico che didattico. Principe sosteneva che le colline di Arcavacata avevano «il privilegio dello spazio e della vicinanza alla città che indurrà migliaia di studenti a scegliere questa Università. La qualità della vita dell’asse urbano Rende-Cosenza, è sicuramente buona sia a livello di servizi, sia di strutture edilizie e commerciali anche al di fuori dell’ambito universitario».

L’istituzione dell’Università calabrese e le decisioni che ne determinarono la sorte attraversarono due Governi e quattro Ministri della Pubblica istruzione. Dopo la legge istitutiva (Luigi Gui ministro) si svolsero le elezioni politiche (19 maggio 1968) che determinarono la formazione del primo governo Rumor (Dc, Psi, Pri). Ministro della Pubblica istruzione fu nominato un democristiano, Fiorentino Sullo, che con Principe aveva in comune la passione per l’urbanistica. Sullo rimase pochi mesi a Viale Trastevere. Si dimise per contrasti politici col suo partito e al suo posto fu nominato Mario Ferrari Aggradi.

Il "Pacchetto" Colombo

Sullo era molto sensibile e molto attento alle novità e alla contestazione studentesca di quegli anni. Era molto interessato alle questioni relative alla nuova Università. Che l’Università dovesse sorgere a Cosenza era abbastanza pacifico anche prima del “Pacchetto Colombo”. Reggio Calabria aveva vicino l’Università di Messina e Cosenza aveva grandi tradizioni culturali. Era, inoltre, facilmente raggiungibile sia con l’autostrada, sia con i collegamenti ferroviari. Un colloquio col suo amico Cecchino Principe lo aveva incuriosito. Chiese, perciò, al suo compagno di partito, Riccardo Misasi, al tempo sottosegretario alle Partecipazioni statali insieme allo stesso Principe, la sua opinione sull’ubicazione.

«Ho parlato con Principe, disse Sullo a Misasi, e vorrei la tua opinione. Sia chiaro che non farò pressioni su nessuno, ma vorrei avere un quadro chiaro».

Misasi gli rispose che, secondo lui «la pressione per Cosenza sud era determinata più che da una valutazione urbanistica, dalla necessità di indebolire politicamente Principe leader di una corrente politica interna al Psi in duro contrasto con Giacomo Mancini (all'epoca potente Ministro dei Lavori pubblici). In realtà, gli disse Mi- sasi, anche l’architetto Vittorini, che ha elaborato il piano regolatore di Cosenza e che tu conosci bene, ritiene che l’Università debba essere ubicata a nord di Cosenza. Mancini su questo è in contrasto con lui perché, gli avrebbe obiettato, il centro storico di Cosenza diventerebbe troppo marginale con l’ubicazione a nord».

Anche Luigi Gui, predecessore di Sullo al Ministero della Pubblica istruzione, si era speso per l’ubicazione a nord di Cosenza:

«Principe ha dalla sua, disse a Sullo, non solo una tendenza naturale allo sviluppo della città di Cosenza verso nord, ma anche l’esistenza di un piano regolatore a Rende che si può considerare come un'eccezione, una specie di positiva anomalia in controtendenza alla dilagante speculazione e al disordine edilizio».

Sullo si convinse che Rende desse garanzie per un’ordinata gestione del territorio e per uno sviluppo controllato della città. Ufficialmente, però, non fece mai alcuna pressione sul Comitato tecnico ordinatore dell’Unical in favore della ubicazione a Rende.

La scelta ufficiale di Arcavacata da parte del suddetto Comitato arrivò, in ogni caso, durante il governo Colombo e non fu cer- tamente una cosa facile, né indolore. Ministro della Pubblica istru- zione era Riccardo Misasi; Dario Antoniozzi era sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Principe lo era alle Partecipazioni statali.

La "mossa" che convinse Andreatta

Dopo aver vinto la sua battaglia per l’ubicazione, Principe dovette affrontarne un’altra ancora più dura. Lui era convinto che l’ubicazione a Rende fosse oggettivamente imprescindibile e le pressioni per Piano Lago fossero obiettivamente, pretestuose. Ma quando si trovò di fronte alla necessità di bloccare novecento ettari di terreno ai suoi elettori, ebbe qualche preoccupazione. Per convincere i proprietari, nella maggior parte piccoli proprietari, era costretto a vendere sogni. Prendeva una cosa concreta in cambio di una “tegola d’oro” come diceva lui, che non si sapeva bene quando sarebbe arrivata. Fatto sta, in ogni caso, che il Consiglio comunale di Rende deliberò il vincolo all’unanimità il 30 dicembre 1971.

Furono giorni di grande fervore. Amministratori e uomini del Partito socialista rendese erano continuamente nelle case dei proprietari vincolati per cercare di spiegare loro i grandi vantaggi che ne avrebbero tratto. Ma era un’impresa difficile. Tra l’altro nessuno sapeva bene quali sarebbero stati i terreni effettivamente da espropriare in quanto il Comitato tecnico amministrativo dell’Unical, presieduto dal prof. Beniamino Andreatta, non aveva ancora deciso l’esatta ubicazione. Né si conosceva l’esatta estensione di terreno necessaria in quanto il progetto non era stato nemmeno avviato. I proprietari dei terreni non sapevano, dunque, né se sarebbero stati espropriati, né quando lo sarebbero stati. E non sapevano nemmeno quanto avrebbero incassato dall’Università per gli espropri. Era, insomma, una situazione alquanto incerta.

La delibera che contiene la scelta di Arcavacata del Comitato tecnico amministrativo dell’Unical è del 13 dicembre 1971, qualche mese dopo il via libera governativo con il “Pacchetto Colombo” reso pubblico il 12 luglio 1971.

In realtà Principe si era ben preparato a ospitare l’Università della Calabria a Rende, e, come abbiamo visto sopra, le discussioni erano iniziate subito dopo la legge istitutiva (1968). Principe si era anche preoccupato di “agganciare” quasi subito il professore Andreatta fornendogli la disponibilità a vincolare l’area sulla quale sarebbe sorta l’Università.

Fu la mossa vincente. Andreatta si trovò di fronte una persona credibile e in grado di procedere velocemente agli espropri e al vincolo, una città con un piano regolatore approvato e in vigore dal 1964; una vasta area libera da costruzioni e a ridosso della città di Cosenza; una rete infrastrutturale (strade, rete idrica, rete fognaria, rete elettrica) di prim’ordine, una chiara volontà del Ministro della Pubblica istruzione Riccardo Misasi e perfino dei suoi due predecessori, Fiorentino Sullo e Luigi Gui.

Il primo Statuto dell’Università della Calabria è datato 1º dicembre 1971. Le attività didattiche e scientifiche ebbero inizio con 600 studenti nell’anno accademico 1972/73 e con i corsi di laurea in Scienze economiche e sociali, Ingegneria, Fisica.

Erano trascorsi esattamente undici anni dalla prima discussione in Commissione al Senato.

Perché nuove Università nel Meridione d'Italia?

L’esigenza di potenziare la scuola in genere nel Meridione d’Italia fu tentata per la prima volta nel 1959 con un disegno di legge (il n. 1868) che affermava il principio della istituzione di nuove Università nelle regioni che ne fossero prive. Tale principio fu ritenuto applicabile alle regioni Abruzzo e Molise, all’Alto Adige e alla Calabria. Nell’Italia meridionale, all’epoca, esistevano le Università di Napoli e Bari, mentre quella di Lecce era stata da poco istituita. I giovani della Calabria, eccettuati i residenti nella provincia di Reggio Calabria che potevano recarsi nella vicina Messina, erano costretti a sopportare notevoli disagi e notevoli spese per compiere gli studi universitari in città lontane dalla propria residenza.

Negli anni immediatamente precedenti al disegno di legge del 1958, gli studenti calabresi laureati erano, come da fonte Istat (1955-56), 769, mentre gli iscritti al primo anno dei corsi di laurea nell'anno accademico successivo risultavano 1.113. Numeri che indussero la classe politica dell’epoca a rompere gli indugi per l'istituzione dell’Università in Calabria.

Il disegno di legge prevedeva l’istituzione di tre centri universitari. Uno a Cosenza, uno a Catanzaro e uno a Reggio Calabria. Non era una vera esigenza tecnica, ma piuttosto il risultato di lotte di campanile fra i tre capoluoghi di provincia calabresi. Lotte che avrebbero portato prima alla “divisione” degli investimenti (sede della Regione a Catanzaro, quinto centro siderurgico a Gioia Tauro e Università a Cosenza), poi alla rivolta di Reggio Calabria. Vero è che fallirono tutte e tre le “divisioni”.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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