Equus ferus przewalskii

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Cavallo di Przewalski
Przewalskis-horse-036437.jpg
Equus ferus przewalskii
Stato di conservazione
Status iucn3.1 EN it.svg
In pericolo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Perissodactyla
Sottordine Hippomorpha
Famiglia Equidae
Genere Equus
Specie E. ferus
Sottospecie E. f. przewalskii
Nomenclatura trinomiale
Equus ferus przewalskii
Poljakov, 1881
Sinonimi

Equus przewalskii

Nomi comuni

Takhi

Areale

Leefgebied przewalskipaard.JPG

Il cavallo di Przewalski (Equus ferus supsp. przewalskii), anche noto come Takhi oppure pony della Mongolia, è il parente più prossimo, tra quelli attualmente esistenti, del cavallo domestico (Equus ferus supsp. caballus).

Nel 1881, Poljakov la descrisse come una specie a sé stante, tant'è che le diede il nome di Equus przewalskii. Tuttavia, più recentemente, si è si è stabilito trattarsi di una sottospecie, denominata Equus ferus przewalskii (il mondo scientifico, comunque, è ancora diviso circa la corretta classificazione).

Il cavallo di Przewalski e quello domestico, nonostante la differenza di cromosomi (64 per quello domestico e 66 per il Przewalski) sono i due unici equidi a potersi incrociare dando alla luce ibridi fertili.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il cavallo di Przewalski prende il nome dal generale russo Nikolaj Prževal'skij (1839-1888), che fu anche esploratore e naturalista. La forma Przewalski (pronuncia polacca [pʂɛˈvalski][2]) corrisponde alla traslitterazione polacca del nome russo (peraltro d'origine polacca). Prževal'skij fu il primo a descrivere, nel 1881, questo cavallo, durante una spedizione da lui stesso guidata e volta proprio a trovare tracce certe di questo animale, del quale, fino ad allora, si avevano solo poche notizie confuse. Intorno al 1900, Carl Hagenbeck ne catturò alcuni esemplari, poi ceduti a diversi zoo del mondo.

In Mongolia, la popolazione allo stato brado subì, a causa di diversi fattori, un forte calo durante il XX secolo, fino a scomparire del tutto negli anni sessanta: l'ultimo branco fu avvistato nel 1967 e l'ultimo esemplare allo stato brado nel 1969. Le spedizioni successive non hanno più trovato traccia dell'animale. Una delle principali cause dell'estinzione del cavallo di Przewalski allo stato selvatico fu la caccia: grazie alla clorofilla presente nell'erba, infatti, nella gola del cavallo di Przewalski si forma un muco particolare, denso e verde, che si pensava potesse curare una malattia particolarmente diffusa all'epoca dell'estinzione di questo animale dalla Mongolia.

Ripresa[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1977 fu creata la "Fondazione per la Preservazione e la Protezione del Cavallo di Przewalski": cominciò così un programma di scambio di esemplari tra i diversi zoo, al fine di limitare gli incroci tra consanguinei; più tardi iniziò il vero programma volto ad aumentare il numero di capi. Nel 1992, la Fondazione reintrodusse 16 cavalli in Mongolia, in quello che nel 1998 divenne il Parco Nazionale Hustai, a cui poi se ne aggiunsero altri.

Nel 2002, la popolazione complessiva era pari a 1.000 capi, tutti discendenti di soli 15 esemplari catturati intorno al 1900 e allevati negli zoo di tutto il mondo.
Nel 2014 il programma di ripopolamento continua con un certo successo, portando a una popolazione complessiva di 387 individui autosufficienti in libertà, che si vanno ad aggiungere ai 1.988 esemplari che vivono in cattività o nelle riserve.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) King, S.R.B., Boyd, L., Zimmerman, W. & Kendall, B.E. 2015, Equus ferus ssp. przewalskii (Asian Wild Horse, Mongolian Wild Horse, Przewalski's Horse), su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2015.2, IUCN, 2015. URL consultato il 31 marzo 2016.
  2. ^ La forma russa è Пржевальский Prževal'skij, pronuncia [prʐɨˈvalʲskʲɪj].

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