Trifolium pratense

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Trifoglio dei prati
Trifolium pratense - Keila2.jpg
Trifolium pratense
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Fabales
Famiglia Fabaceae
Genere Trifolium
Specie T. pratense
Nomenclatura binomiale
Trifolium pratense
Trifolium pratense - Keila.jpg

Il Trifolium pratense (chiamato comunemente Trifoglio dei prati, Trifoglio rosso o Trifoglio violetto) è una pianta erbacea perenne della famiglia Fabaceae, geograficamente diffusissima, dalle Americhe, all'Europa, alla Russia. Nei pascoli di alta quota è presente la sottospecie nivale.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il Trifoglio rosso è una pianta erbacea perenne a vita breve (nonostante la denominazione, in Italia ha un ciclo di vita che rarissimamente supera i due anni). Varia in dimensioni, andando da 20 a 80 cm di altezza. Ha un fittone profondo che gli permette di sopportare la siccità e gli dà un buon effetto di sostegno sul terreno.

Le foglie sono alternate, trifogliate (cioè con tre foglioline, ognuna di 15–30 mm di lunghezza e 8–15 mm di larghezza), verdi con una caratteristica mezzaluna pallida sulla metà esterna della foglia; il picciolo è lungo 1–4 cm, con due stipole basali che si assottigliano improvvisamente in una punta simile a una setola. I fiori sono rosa scuro con base più chiara, lunghi 12–15 mm, apparenti come una densa infiorescenza, e sono generalmente coperti di calabroni.

Coltivazione[modifica | modifica wikitesto]

L'altezza della pianta arriva sino ai 30 cm. Resiste ottimamente al freddo, arrivando a popolare suoli fino ai 2600 m sul livello del mare. La buona adattabilità di questa foraggera ai terreni di montagna è confermata anche dalla sua buona tolleranza all'acidità: la pianta trova in un pH del suolo compreso tra 6,6 e 7,6 il proprio livello ottimale, ma si riesce ad ottenere buone produzioni anche con pH compresi tra 6 e 6,5.

Il Trifolium pratense non è eliofilo quanto le altre leguminose, quindi si presta alla trasemina. Tuttavia è notevolmente danneggiato dal secco, quindi per tutto il ciclo vegetativo necessità di regolari apporti d'acqua. Non sopporta comunque i ristagni: nel caso di irrigazione è importante irrigare con piccoli quantitativi piuttosto regolarmente, piuttosto che fornirgli elevati apporti idrici che possono essere anche più dannosi della siccità.

Utilizzi[modifica | modifica wikitesto]

Coltivata, oggi come nel passato, come foraggera; è preferita nel ciclo della rotazione delle colture poiché Trifolium pratense possiede a livello delle radici la capacità di vivere in simbiosi con specie batteriche (gen. Rhizobium/Phyllobacterium) in grado di fissare l'azoto atmosferico in ammonio, che disciolto nel suolo è la fonte principe di azoto per le piante. Com'è noto, l'azoto è indispensabile a tutte le piante per la formazione delle proteine strutturali, che costituiscono lo scheletro o struttura portante della pianta. Ottima erba da foraggio, tanto che era chiamata nei secoli passati "erba da latte" per i bovini (tale appellativo è ancora in uso presso gli anziani contadini).

Per la sua bellezza, è molto usata come pianta ornamentale.

I fiori del Trifoglio rosso sono commestibili e possono essere usati per guarnire ogni tipo di piatto. Possono perfino essere trasformati in farina.

Usi Medici[modifica | modifica wikitesto]

Nella medicina popolare gli infusi di trifoglio venivano utilizzati nel trattamento dell'ipercloridria[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Margherita Neri, Buone erbe dei campi, 1ª ed., Sommacampagna (VR), Ottaviano Mistral, giugno 1991, p. 73, ISBN 88-7122-144-3.

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