Eduard Limonov

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Eduard Limonov nel 2016

Eduard Limonov, in russo: Эдуард Лимонов?, pseudonimo di Eduard Veniaminovič Savenko, Эдуард Вениаминович Савенко, (Dzeržinsk, 22 febbraio 1943), è uno scrittore e politico russo.

Poeta, autore di romanzi auto-biografici che hanno riscosso successo in Francia, Russia e altri Paesi, guerrigliero nella Guerra civile jugoslava al fianco dei serbi, fondatore con Alexander Dugin e leader del Partito Nazional Bolscevico (NBP, successivamente messo al bando), si descrive come un nazionalista moderato, socialista "della linea dura" e attivista dei diritti costituzionali. Come avversario politico di Vladimir Putin e alleato dell'ex campione mondiale di scacchi Garri Kasparov, Limonov è uno dei leader del blocco politico L'Altra Russia e fondatore del partito omonimo, erede legale del NBP.

Lo pseudonimo deriva dal vocabolo russo лимон (traslitterazione: limon, limone) ed è correlato a лимонка (limonka, espressione gergale per la bomba a mano, che compare sullo stemma del partito L'Altra Russia), e gli venne dato dagli amici artisti per il suo stile corrosivo, a tratti esplosivo.[1] La sua vita ha ispirato la biografia romanzata scritta da Emmanuel Carrère nel 2011, intitolata appunto Limonov. Ha fondato il quotidiano nazionalbolscevico Limonka.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Dzeržinsk, una città industriale sul fiume Oka, vicino a Nižnij Novgorod (Gor'kij in epoca sovietica). Nei primi anni della sua vita, la sua famiglia si trasferì a Charkiv in Ucraina dove è cresciuto. Suo padre era un giovane ufficiale della NKVD. Passa un'adolescenza turbolenta nelle periferie di Charkiv, frequenta bande di strada restando coinvolto in piccoli reati che non gli costano il carcere grazie all'influenza di suo padre. In questo periodo Limonov cominciò a scrivere i primi versi ad adottare il suo nom de plume nell'uso letterario.[2]

Limonov si trasferisce a Mosca nel 1967. Durante il periodo di Mosca svolge i più svariati lavori, ma entra in contatto con gli ambienti letterari della città e riesce a vendere i suoi primi volumi pubblicati a sue spese. Dopo aver raggiunto un certo grado di notorietà lui e la sua compagna Elena lasciano l'Unione Sovietica nel 1974 per stabilirsi a New York. Qui lavora per un giornale in lingua russa come correttore di bozze e occasionalmente intervista emigranti sovietici. A New York frequenta circoli punk e avant-garde, gruppi trotskisti e filo-cubani come Socialist Workers Party[3][4], conosce la musica di Lou Reed e comincia a scrivere il suo primo romanzo, Eto ja — Èdička, che uscirà nel 1979 col titolo di Ja, Edicka ("Io, Edicka", diminutivo russo di Eduard) o It's me, Eddie (in Italia verrà pubblicato nel 1985 col titolo Il poeta russo preferisce i grandi negri, poi anche in inglese sarà noto come The Russian Poet Prefers Big Blacks e in francese Le poète russe préfère les grands nègres, allusione alle esperienze omosessuali avute con giovani afroamericani, nel periodo in cui viveva come un senzatetto).[5]

Nel 1982 si separa dalla moglie e si trasferisce a Parigi con la modella, cantante e scrittrice Natalija Medvedeva, che sposa l'anno successivo. Qui collabora con vari giornali: da L'Humanité, organo ufficiale del Partito Comunista Francese, al nazionalista Le Choc du mois, ma in particolare con L'Idiot international ha alimentato la sua reputazione di "rosso-bruno" (fascio-comunista) o nazional-bolscevico (nazbol). Essendo apolide dal 1974, poiché privato della cittadinanza sovietica, poi restituita nel 1991 e diventata cittadinanza russa nel 1992, nonché residente in Francia da un certo numero di anni, nel 1987 ottenne la cittadinanza francese (revocata nel 2011).[6]

Alla caduta dell'URSS nel 1991, Limonov torna in Russia, dove si è soprattutto dedicato alla politica. Ha fondato un giornale chiamato Limonka e un partito politico, il Partito Nazional Bolscevico insieme al politologo Aleksandr Gel'evič Dugin, il quale però ne è successivamente uscito. Tra il 2001 e il 2003 sconta due anni di prigione. Attualmente la sua ultima moglie è l'attrice Ekaterina Volkova, da cui ha avuto due figli.

Un video diffuso nel 2010 che mostra Limonov, Viktor Shenderovich, Alexander Potkin mentre hanno rapporti sessuali con una donna, è stato descritto da Shenderovich come una cosiddetta "trappola al miele" ordita dai servizi del governo russo contro Limonov per colpire l'opposizione a Putin.[7]

Limonov ha affermato di essere credente ma di non riconoscersi in nessuna organizzazione religiosa o chiesa.[8]

Omaggi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Emmanuel Carrère ha scritto una biografia romanzata di Limonov, che ha vinto il Premio Renaudot 2011.

Orientamento politico[modifica | modifica wikitesto]

Bandiera nazional-bolscevica
Bandiera del partito L'Altra Russia

Il Partito Nazional Bolscevico (NBP) crede nella creazione di uno stato che comprenda tutta l'Europa e la Russia, così come l'Asia centrale, sotto il dominio russo (eurasiatismo). Anche se il gruppo non è mai riuscito ad ottenere lo status ufficiale di un partito politico, è stato molto attivo nelle proteste di vario genere contro il governo di Vladimir Putin; è stato messo fuorilegge e molti dei suoi militanti sono confluiti nel partito L'Altra Russia.

Fu fondato ispirandosi alle teorie di Aleksandr Dugin (che poi ne è uscito, assieme all'ala destra, fondando il Partito Eurasia), secondo cui era necessario salvare una parte dell'eredità bolscevica-sovietica (quella "nazionalista" opposta alla corrente "internazionalista"), coniugandola con le più recenti elaborazioni della Nuova Destra. Sia per sottolineare questo duplice carattere ideologico, sia per creare un'immagine "scandalosa" e dunque di sicuro impatto (come nella controcultura dei punk russi), il NBP ha adottato come proprio simbolo la falce e il martello all'interno d'un cerchio bianco su sfondo rosso, fondendo così il simbolo del comunismo al vessillo del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (NSDAP) e della Germania nazista, in una bandiera dove la svastica nera è sostituita appunto dal simbolo socialista sempre dello stesso colore.[9] Il partito nega accuse di razzismo e antisemitismo, celebra lo stalinismo ma senza voler ricreare il sistema totalitario.[10] Il termine nazionalbolscevismo fu coniato negli anni '20 dall'esponente tedesco della rivoluzione conservatrice, avvicinatosi al comunismo, Ernst Niekisch, avversario di Hitler e che influenzò anche la sinistra nazista poi epurata dei fratelli Gregor e Otto Strasser (Fronte Nero), impostata sul socialismo nazionale più che sul razzismo.[11]

Limonov ammira Stalin, Bakunin, Julius Evola e Yukio Mishima, come si può leggere nelle sue opere. Ha avuto Alain de Benoist, ideologo della Nuova Destra, tra i suoi alleati politici. Secondo la descrizione datane da Emmanuel Carrère, i suoi miti spaziano fino a Benito Mussolini, alla Banda Baader-Meinhof e ai mistici orientali, e da Lenin ai Sex Pistols.[12]

Durante gli anni '90 Limonov ha sostenuto i serbo-bosniaci nella guerra civile jugoslava ed è venuto a combattere al loro fianco in una squadra di cecchini, collaborando forse con Arkan e le Tigri serbe, anche se probabilmente mai in azioni di guerra; la BBC ha mostrato Limonov insieme a Radovan Karadžić, ex presidente della Repubblica Serba di Krajina accusato di crimini di guerra e genocidio contro i musulmani bosniaci. Ha anche simpatizzato con l'Abcasia e la Transnistria nella loro lotta contro rispettivamente Georgia e Moldavia; ha sostenuto la posizione della Russia nella guerra dell'Ucraina orientale.[13]

Inizialmente alleato del nazionalista Vladimir Žirinovskij, è stato anche nominato ministro della sicurezza di un governo ombra da lui creato nel 1992; tuttavia ben presto prese le distanze da esso, come spiega nel libro Limonov contro Žirinovskij .

Il suo giornale è stato oggetto di azioni legali, così come il suo partito, che è stato messo fuori legge nel 2007. Numerosi attivisti NBP sono stati arrestati e alcuni condannati a lunghe pene detentive in Russia e all'estero (ad esempio, a Riga, in seguito all'occupazione della Chiesa di San Pietro, nel novembre 2000)

Nell'aprile 2001 è stato arrestato con l'accusa di terrorismo, cospirazione contro l'ordine costituzionale e traffico di armi. Sulla base di un articolo su Limonka , il governo russo lo ha accusato di tramare una rivolta nell'esercito per invadere il Kazakistan. Detenuto dapprima nel carcere di Lefortovo, il tribunale di Saratov dopo un anno in attesa di giudizio, lo ha condannato a quattro anni di carcere per l'acquisto di armi, ma è stato assolto dalle altre accuse. Limonov ha scontato due anni di prigionia prima di essere rilasciato per buona condotta, durante i quali ha scritto diversi libri e perfezionato la conoscenza delle lingue straniere. In prigione ha sostenuto di aver avuto un'illuminazione spirituale[14] e di non essere stato tanto male, nonostante la diffusione delle droghe, delle malattie e il sovraffollamento[15]:

«Il carcere per me è stato come un monastero. A me è piaciuto starci, è un luogo in cui l'uomo si incontra con il caos ultraterreno. In carcere sono diventato più intelligente e saggio. C’erano persone che ogni giorno facevano un segno sul muro, contavano i giorni per uscire. Io ho avuto un altro approccio, e l'avrei avuto anche se mi avessero condannato a 15 anni, ne sarei uscito morto, ma non importa. Ho detto “adesso vivo qui”, e mi sono messo a vivere, anche in carcere.[8]»

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Il poeta russo preferisce i grandi negri, Frassinelli, 1985.
  • Libro dell'acqua, Alet Edizioni, 2004.
  • Diario di un fallito, oppure Un quaderno segreto, Odradek, 2004.
  • Eddy-baby ti amo, Salani, 2005.
  • Il trionfo della metafisica. Memorie di uno scrittore in prigione, Salani, 2013.
  • Zona industriale, Sandro Teti, 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Carrère.
  2. ^ Contemporary Russian Satire: A Genre Study. pp. 101–105. ISBN 978-0-521-47515-0.
  3. ^ Meier, Andrew (2 March 2008). "Putin's Paraiah". The New York Times. Retrieved 8 March 2012.
  4. ^ Limonov, Edward. It's me, Eddie: A Fictional Memoir. New York: Random House. p. 91. ISBN 0-394-53064-0.
  5. ^ Ioffe, Julia (25 December 2014) "'Limonov' by Emmanuel Carrère", The New York Times. Retrieved 15 February 2015.
  6. ^ Limonov, Edward (1990). "Thirteen Studies on Exile". In John Glad (ed.), Literature in Exile. Durham, North Carolina: Duke University Press. pp. 49–58. ISBN 0-8223-0987-4.
  7. ^ "Sex Video Continues Smear Campaign Against Russia's Opposition". Radio Free Europe / Radio Liberty. Retrieved 8 March 2012.
  8. ^ a b Intervista del 2018
  9. ^ Making post-Soviet counterpublics: the aesthetics of Limonka and the National-Bolshevik Party
  10. ^ https://web.archive.org/web/20090515120326/http://www.nazbol.ru/rubr28/index0/253.html
  11. ^ Nationalbolschewismus: Alfred Franke-Gricksch, Gregor Strasser, Querfront, Eduard Weniaminowitsch Limonow, Ernst Niekisch, Otto Strasser
  12. ^ https://www.socionauki.ru/journal/articles/126841/
  13. ^ Limonov: "Putin? Un debole. I russi vogliono di più"
  14. ^ E. Carrère, Limonov, "Lefortovo, Saratov, Engels, 2001-2003"
  15. ^ "Maverick writer freed". Archived from the original on 4 February 2012. Retrieved 6 May 2004. . Gazeta.ru. 30 June 2003.

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