Domenico De Masi

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Domenico De Masi al Festival dell'economia di Trento nel 2018

Domenico De Masi (Rotello, 1º febbraio 1938) è un sociologo italiano. È professore emerito di Sociologia del lavoro presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" di Roma, dove è stato preside della facoltà di Scienze della comunicazione.

Come studioso, insegnante, ricercatore e consulente il suo interesse è rivolto alla sociologia del lavoro e delle organizzazioni, alla società postindustriale, allo sviluppo e al sottosviluppo, ai sistemi urbani, alla creatività, al tempo libero, ai metodi e alle tecniche della ricerca sociale con particolare riguardo alle indagini previsionali.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Frequenta il liceo classico a Caserta e poi, per gli studi universitari, si trasferisce a Perugia, dove si laurea nel 1960 in Giurisprudenza, con una tesi di Storia del diritto. Si specializza in Sociologia del lavoro a Parigi.

Napoli[modifica | modifica wikitesto]

È a Napoli che, subito dopo la laurea, inizia la carriera universitaria come assistente di sociologia all’Università Federico II. Contemporaneamente è anche ricercatore presso il centro studi “Nord e Sud” diretto da Giuseppe Galasso, dove svolge una ricerca sui gruppi informali e sui sindacati presso l’Italisider di Bagnoli. In questo periodo collabora anche con la rivista “Nord e Sud” diretta da Francesco Compagna.

Milano[modifica | modifica wikitesto]

Si trasferisce a Milano dove lavora fino al 1966 presso la società CMF del gruppo IRI-Finsider, come  responsabile della selezione e della formazione e coordina l’avviamento di due nuovi stabilimenti a Dalmine e a Livorno. Per questo la CMF ottenne il premio della Comunità Europea come migliore operazione organizzativa dell’anno. A Milano collabora alla fondazione dell’Associazione Italiana Formatori (AIF) di cui successivamente è stato presidente[2] e ne ha diretto la rivista “FOR”.

Roma e Terni[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1966 si trasferisce a Roma per lavorare come docente e consulente di Sociologia del lavoro presso l’IFAP, Centro Iri per lo studio delle funzioni direttive aziendali, presieduto prima da Giuseppe Glisenti, poi da Pasquale Saraceno. Dal 1966 al 1979 sarà docente di Sociologia industriale e poi dirigente presso l’IFAP.

Università: Napoli, Sassari e Roma[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1961 si dedica all'insegnamento: inizialmente come assistente alla Cattedra di Sociologia generale presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II, poi (1968) quale professore di Sociologia del lavoro presso l'Università di Sassari, quindi professore di Sociologia generale nel periodo 1971-73 presso l’Università degli Studi di Napoli "L'Orientale", dal 1974 al 1977 come professore di Metodi e tecniche della Ricerca Sociale nuovamente alla Federico II e infine, dal 1977, presso "La Sapienza" di Roma, nella quale ha ricoperto diversi incarichi, tra i quali Preside della Facoltà di Scienze della comunicazione.

Scuola e Società S3.Studium[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1978 al 2000 ha fondato e diretto la S3.Studium, scuola triennale di specializzazione post-laurea in scienze organizzative, per supplire alla mancanza di master universitari. La Scuola, senza scopi di lucro, si occupa della formazione di post laureati, oltre a partecipare a discussioni sul tema della Sociologia del lavoro e delle relative organizzazioni in Italia per mezzo di seminari, convegni, rassegne, mostre, riviste e libri collettivi.

Quando, nel 2000, l’ordinamento universitario ha istituito i master universitari, ha organizzato presso la Facoltà di Scienze della comunicazione, di cui era Preside, il “Master in Comunicazione e Organizzazione”. In questo impegno, è stato coadiuvato dall’ex-allievo Calogero Catania. Quell'anno la S3.Studium si è trasformata in società di consulenza, ricerca, comunicazione, editoria e formazione, rivolta soprattutto al mondo manageriale.

A partire dal 1998 la S3.Studium ha pubblicato la rivista Next. Strumenti per l’innovazione, ideata e diretta dal sociologo e illustrata da Franco Maria Ricci. Accanto alla rivista, la S3 ha pubblicato con l’editore Guerini anche una collana di studi e ricerche.

SIT-Società Italiana per il Telelavoro[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1995 ha fondato, per poi diventarne presidente, la SIT, Società Italiana Telelavoro, che per dieci anni si è occupata in Italia di diffusione e regolamentazione del lavoro destrutturato, associando a tale scopo le parti interessate (aziende, sindacati, manager pubblici e privati) in indagini e benchmarking sulla sua adozione, sul suo rifiuto e sui suoi vantaggi e svantaggi. Ogni anno ha organizzato una giornata nazionale del telelavoro in cui si è fatto il punto sulla situazione generale e associativa.

Brasile[modifica | modifica wikitesto]

Numerosi suoi libri sono tradotti in portoghese, il suo pensiero[3][4] è molto studiato e diffuso in Brasile. In oltre trenta anni, durante i quali ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Rio de Janeiro, è stato consulente di Sebrae (Servizio brasiliano di supporto alle piccole e medie imprese), per lo Stato di Santa Catarina e per la Rete Globo. Ha svolto ricerche sulla cultura brasiliana per conto proprio, per il Sebrae sull’artigianato, per lo Stato di Santa Catarina sulla moda. Queste esperienze hanno prodotto negli anni 2000 i lavori Cara Brasileira (2002), O futuro da Moda de Santa Catarina (2008) e Caminhos da cultura no Brasil (2015).

Ha tenuto inoltre conferenze e seminari in istituzioni ufficiali (quali il Senado Federal e l’Ambasciata d'Italia a Brasilia), università (a titolo di esempio la Fundação Getúlio Vargas) e aziende (FIAT di Belo Horizonte).

Impegno civile[modifica | modifica wikitesto]

Parallelamente all'impegno professionale nell'Università e nella S3.Studium, ha portato avanti numerosi impegni no profit:

Ravello[modifica | modifica wikitesto]

Diversi i suoi legami con il comune campano: a Ravello è stato assessore alla cultura e al turismo nel periodo 1994-95, vi ha fondato e diretto per quattro anni la Scuola Internazionale di Management Culturale per la professionalizzazione dei neolaureati in organizzazione di eventi e per due mandati, dal 2002 al 2010, è stato presidente della Fondazione Ravello[8], rilanciando il Ravello Festival e spendendosi per la realizzazione dell'Auditorium Oscar Niemeyer, il cui progetto era stato donato dall'omonimo architetto brasiliano.

Paradigma[modifica | modifica wikitesto]

Ha elaborato un suo paradigma sociologico partendo dal pensiero di maestri come Tocqueville, Marx, Taylor, Bell, Gorz, Touraine, Heller, la Scuola di Francoforte e approdando a contenuti originali in base a ricerche centrate soprattutto sul mondo del lavoro.

Ha contribuito a elaborare e diffondere il paradigma post-industriale, basato sull'idea che, a partire dalla metà Novecento, l'azione congiunta del progresso tecnologico, dello sviluppo organizzativo, della globalizzazione, dei mass media e della scolarizzazione di massa abbia prodotto un tipo nuovo di società centrata sulla produzione di informazioni, servizi, simboli, valori, estetica.

Tutto ciò ha determinato nuovi assetti economici, nuove forme di lavoro e di tempo libero, nuovi valori, nuovi soggetti sociali e nuove forme di convivenza.

La sua sociologia analizza soprattutto i gruppi creativi, la creatività come sintesi di fantasia e concretezza, l'ozio creativo come sintesi di lavoro, studio e gioco.

Negli anni della Pandemia di COVID-19, ha ribadito più di una volta il sostegno per l'applicazione del lavoro agile. Durante un convegno trasmesso sul Sole 24 Ore, ha paragonato lo smart working al telelavoro, se vincolato a orari e senza obiettivi, descrivendo il sistema in maniera negativa.

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Da solo o in collaborazione con altri studiosi, ha pubblicato numerosi saggi di:

  • Sociologia urbana e dello sviluppo, tra cui La negazione urbana. Trasformazioni sociali e comportamento deviato a Napoli (con Gennaro Guadagno, Il Mulino, Bologna 1971); Napoli e la questione meridionale (2005).
  • Sociologia del lavoro e dell'organizzazione, tra cui Sociologia dell'azienda (Il Mulino, Bologna 1973, a cura di); I lavoratori nell'industria italiana (4 voll., Franco Angeli, Milano 1974, a cura di, con Giuseppe Fevola); Trattato di sociologia del lavoro e dell'organizzazione (2 voll., Franco Angeli, Milano 1985-87, a cura di, con Angelo Bonzanini); Il lavoratore post-industriale. La condizione e l'azione dei lavoratori nell'industria italiana (Franco Angeli, Milano 1985); Sviluppo senza lavoro (Lavoro, Roma 1994); Il futuro del lavoro. Fatica e ozio nella società postindustriale (Rizzoli, Milano 1999 e 2007).
  • Sociologia delle organizzazioni creative, tra cui L'emozione e la regola. I gruppi creativi in Europa dal 1850 al 1950 (Laterza, Bari-Roma 1990; Rizzoli, Milano 2005); L'ozio creativo (conversazione con Maria Serena Palieri, Ediesse, Roma 1995; Rizzoli, Milano 2000); La fantasia e la concretezza. Creatività individuale e di gruppo (Rizzoli, Milano 2003).
  • Sociologia dei macro-sistemi, tra cui L'avvento post-industriale (1985); Non c'è progresso senza felicità (con Frei Betto, Rizzoli, Milano 2004); La felicità (con Oliviero Toscani, 2008); Mappa Mundi. Modelli di vita per una società senza orientamento (Rizzoli, Milano, 2014).
  • Mappamundi. Modelli di vita per una società senza orientamento (Rizzoli, Milano 2015).
  • L' emozione e la regola. L'organizzazione dei gruppi creativi del 2015
  • Tag. Le parole del tempo (Rizzoli, Milano 2015).
  • Napoli 2025. Come sarà la città tra dieci anni? del 2016
  • Una semplice rivoluzione. Lavoro, ozio, creatività: nuove rotte per una società smarrita (Rizzoli, Milano 2016)
  • Lavorare gratis, lavorare tutti. Perché il futuro è dei disoccupati (Rizzoli, Milano 2017)
  • Lavoro 2025, il futuro dell'occupazione (e della disoccupazione) (Marsilio Editori, 2017). Alla ricerca, promossa dai deputati del Movimento 5 Stelle Claudio Cominardi e Tiziana Ciprini, hanno collaborato undici esperti: Leonardo Becchetti, Federico Butera, Nicola Cacace, Luca De Biase, Donata Francescato, Diego Fusaro, Fabiano Longoni, Walter Passerini, Umberto Romagnoli, Riccardo Staglianò, Michele Tiraboschi.
  • Il lavoro nel XXI secolo (Einaudi, Torino 2018).
  • L'età dell'erranza. Il turismo nel prossimo decennio (Marsilio, Venezia 2018). Alla ricerca, promossa dal deputato del Movimento 5 Stelle Mattia Fantinati hanno collaborato undici esperti: Magda Antonioli Corigliano, Lucio Argano, Aldo Bonomi, Vanni Codeluppi, Nicolò Costa, Marco D'Eramo, Sonia Ferrari, Mara Manente, Maurizio Milan, Massimo Pica Ciamarra, Romano Toppan.
  • Il mondo è giovane ancora (Rizzoli, 2018).
  • Roma 2030 (Einaudi, 2019).
  • Lo Stato necessario (Rizzoli, 2020)

Ha fondato e diretto la rivista "Next. Strumenti per l'innovazione"; è membro del comitato scientifico della rivista “Sociologia del lavoro”.

Ha inoltre presentato opere di Frederick Taylor, Max Weber, Edward C. Banfield, Francesco Saverio Nitti, Daniel Goleman, Luciano De Crescenzo, Gore Vidal ecc.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia si è trasferita a Sant'Agata de' Goti quando il futuro sociologo aveva otto anni.

È sposato in seconde nozze. Ha due figlie avute dal primo matrimonio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Domenico De Masi - Professore Emerito di Sociologia del lavoro, su promostudio.info. URL consultato il 31 marzo 2022.
  2. ^ a b Domenico De Masi, su scienceforpeace.it. URL consultato il 6 aprile 2022.
  3. ^ (PT) Entrevista com Domenico De Masi, criador do conceito do ócio criativo, su tvbrasil.ebc.com.br. URL consultato il 6 aprile 2022.
  4. ^ (PT) Em live, sociólogo italiano Domenico De Masi defende o conceito de ócio criativo, su opovo.com.br. URL consultato il 6 aprile 2022.
  5. ^ Terni, Nuovo villaggio "Matteotti", Giancarlo De Carlo, 1969-1975, con seguito al 1987, su architetti.san.beniculturali.it. URL consultato il 31 marzo 2022.
  6. ^ De Masi lascia la presidenza del Parco Nazionale, su valloweb.com. URL consultato il 6 aprile 2022.
  7. ^ Comitato Scientifico, su symbola.net. URL consultato il 31 marzo 2022.
  8. ^ Albo storico degli Organi della Fondazione Ravello dal 2002 al 2018, su fondazioneravello.com. URL consultato il 6 aprile 2022.

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Controllo di autoritàVIAF (EN72772470 · ISNI (EN0000 0001 1474 8704 · SBN CFIV014915 · CERL cnp02039671 · LCCN (ENn83164523 · GND (DE137001819 · BNF (FRcb12097314h (data) · J9U (ENHE987007461444405171 · WorldCat Identities (ENlccn-n83164523