Da Corleone a Brooklyn

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Da Corleone a Brooklyn
Corleone a Brooklyn.JPG
Una scena del film
Titolo originale Da Corleone a Brooklyn
Lingua originale Italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1979
Durata 90 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 16:9 - 2.35:1
Genere poliziesco
Regia Umberto Lenzi
Soggetto Umberto Lenzi
Sceneggiatura Umberto Lenzi, Vincenzo Mannino
Produttore Ugo Tucci, Sandra Infascelli
Produttore esecutivo Ugo Tucci
Casa di produzione Primex
Distribuzione (Italia) CG Home Video S.R.L.
Fotografia Franco Vitale
Montaggio Eugenio Alabiso
Musiche Franco Micalizzi
Tema musicale Amaramente Assaiie
Costumi Lidia Puglia
Trucco Dante Trani
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Da Corleone a Brooklyn è un film del 1979, diretto da Umberto Lenzi.

È uno dei pochi poliziotteschi ambientati a Palermo. Presenta un lungo inseguimento automobilistico girato al mercato della Vucciria.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

L'incontro finale tra Merli e Merola
Scalia durante l'esecuzione all'inizio del film

Il commissario Berni, che opera a Palermo, deve incastrare Michele Barresi, un boss della mafia rifugiatosi negli Stati Uniti sotto falso nome.

Barresi è in carcere mentre attende il suo processo. La polizia americana entra in contatto col commissario Berni, perché fornisca un testimone per accusare il mafioso e consegnarlo alla giustizia italiana. Berni indaga sul passato di Barresi scoprendo l'esistenza di due testimoni oculari di un omicidio commesso dal capo mafioso stesso: Liana e Salvatore Scalia. Salvatore Scalia è stato recentemente arrestato dalla polizia dopo uno scontro a fuoco con Berni stesso. Michele Barresi dall'America commissiona l'uccisione della sorella di Salvatore, convinto che il fratello sia morto nello scontro a fuoco come riportato dai giornali. Berni coglie la palla al balzo, e risveglia nell'ultimo testimone rimanente, Salvatore Scalia, uno dei valori più forti degli uomini d'onore: la vendetta.

Il mafioso diventa quindi un pentito, e accetta di deporre in tribunale contro Barresi. Il commissario e il testimone dovranno però prima raggiungere gli USA nonostante i vari agguati preparati dalla mafia. Arrivati negli Stati Uniti, i problemi non finiscono: Berni e Scalia fanno la conoscenza del tenente Sturges, che trova un albergo per il pentito e il commissario offrendo loro anche una scorta. La sera stessa Berni si accorge che l'uomo di guardia non è più nell'albergo, e così il commissario e il pentito se ne vanno in un posto più sicuro: un napoletano emigrante, vecchia conoscenza del commissario, ha una taverna e alcuni posti letto. La mafia americana segue le tracce di Berni e Scalia fino al ristorante, e in seguito ad un'altra sparatoria, alla quale i due sfuggono fortunosamente, Scalia riesce a fuggire da Berni. Il suo intento è chiaro, ed era già stato espresso in Italia: uccidere Barresi e vendicare sua sorella, senza passare per la giustizia. Manca poco al processo, e Berni rischia di non riuscire a presenziarvi in tempo, e soprattutto si rischia l'assenza di Scalia.

Dopo un inseguimento a piedi Berni riacciuffa Scalia, ma alcuni malviventi, riconoscendo in Berni un poliziotto, lo picchiano e liberano ancora una volta Scalia, ma la polizia interviene in tempo per evitarne nuovamente la fuga. Berni e Scalia arrivano appena in tempo in tribunale: Scalia viene interrogato, ma sotto gli occhi increduli di Berni l'uomo nega tutto. A Barresi viene dunque concessa la libertà vigilata, e subito dopo il processo si allontana in macchina.

Mentre Berni affronta Scalia, questi viene colpito da una pallottola sparata dal tetto di un edificio vicino: l'assassino viene preso, e Berni lo riconosce: è il cameriere dell'hotel che aveva fatto irruzione nella loro camera. Berni fruga nel portafogli di Scalia e vi trova una confessione, scritta nel caso fosse stato ucciso. La polizia americana riacciuffa Barresi, e Berni gli promette di riportarlo in Italia per affidarlo alla giustizia del suo paese: il boss mafioso lo guarda con tono di sfida, chiedendogli con sarcasmo se sarà in grado di riportarlo in Italia.

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato definito l'incontro-scontro tra Maurizio Merli e Mario Merola, anche se i due si incontrano solo nel finale. Merola qui interpreta un personaggio fuori dagli sterotipi della sceneggiata.[1]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • È il poliziottesco preferito da Umberto Lenzi.[1]
  • Nel ruolo di un poliziotto del dipartimento di Brooklyn, esordisce un giovane Luca Barbareschi.
  • Tutti gli interni degli uffici di Polizia, sia a Palermo che a New York, sono stati girati in uffici veri, e gli agenti non coinvolti nell'azione, sono veri poliziotti.
  • Maurizio Merli venne realmente picchiato nella scena del pestaggio, girata nel Bronx.[1]
  • Pur essendo il fittizio Michele Barresi un mafioso palermitano, il personaggio interpretato da Mario Merola in alcune occasioni si esprime in napoletano.
  • Sui titoli di testa, per un errore, compare il titolo Corleone a Brooklyn, anziché Da Corleone a Brooklyn.
  • Nel coinvolgimento di Mario Merola pare che avesse avuto un ruolo rilevante Lucio Fulci. il produttore Ugo Tucci si era rivolto a lui, che in quel momento stava dirigendo Merola nell'adattamento televisivo di una celebre sceneggiata, Lacrime napulitane, perché convincesse l'attore, che recalcitrava, a prendere parte al film di Lenzi.[2]
  • Questo è l'ultimo, dei cinque film, in cui Mario Merola è doppiato. In questo film come negli altri 4 è doppiato da Giuseppe Rinaldi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Marco Giusti Dizionario dei film italiani stracult, Frassinelli, 1999.
  2. ^ DVD Cecchi Gori home video 2012 - Da Corleone a Brooklyn - Extra

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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