Da Corleone a Brooklyn

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Da Corleone a Brooklyn
Corleone a Brooklyn.JPG
Una scena del film
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia
Anno1979
Durata90 min
Rapporto16:9 - 2.35:1
Generepoliziesco
RegiaUmberto Lenzi
SoggettoUmberto Lenzi
SceneggiaturaUmberto Lenzi, Vincenzo Mannino
ProduttoreUgo Tucci, Sandra Infascelli
Casa di produzionePrimex
FotografiaFranco Vitale
MontaggioEugenio Alabiso
MusicheFranco Micalizzi
CostumiLidia Puglia
TruccoDante Trani
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Da Corleone a Brooklyn è un film uscito il 13 aprile 1979, diretto da Umberto Lenzi con protagonisti Maurizio Merli e Mario Merola.

È uno dei pochi poliziotteschi ambientati a Palermo. Presenta un lungo inseguimento automobilistico girato al mercato della Vucciria.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

L'incontro finale tra Merli e Merola
Scalia durante l'esecuzione all'inizio del film

Il commissario Berni, che opera a Palermo, deve incastrare Michele Barresi, un boss della mafia rifugiatosi negli Stati Uniti sotto falso nome.

Barresi è in carcere mentre attende il suo processo. La polizia americana entra in contatto col commissario Berni, perché fornisca un testimone per accusare il mafioso e consegnarlo alla giustizia italiana. Berni indaga sul passato di Barresi scoprendo l'esistenza di due testimoni oculari di un omicidio commesso dal capo mafioso stesso: Liana e Salvatore Scalia. Salvatore Scalia è stato recentemente arrestato dalla polizia dopo uno scontro a fuoco con Berni stesso. Michele Barresi dall'America commissiona l'uccisione della sorella di Salvatore, convinto che il fratello sia morto nello scontro a fuoco come riportato dai giornali. Berni coglie la palla al balzo, e risveglia nell'ultimo testimone rimanente, Salvatore Scalia, uno dei valori più forti degli uomini d'onore: la vendetta.

Il mafioso diventa quindi un pentito, e accetta di deporre in tribunale contro Barresi. Il commissario e il testimone dovranno però prima raggiungere gli USA nonostante i vari agguati preparati dalla mafia. Arrivati negli Stati Uniti, i problemi non finiscono: Berni e Scalia fanno la conoscenza del tenente Sturges, che trova un albergo per il pentito e il commissario offrendo loro anche una scorta. La sera stessa Berni si accorge che l'uomo di guardia non è più nell'albergo, e così il commissario e il pentito se ne vanno in un posto più sicuro: un napoletano emigrante, vecchia conoscenza del commissario, ha una taverna e alcuni posti letto. La mafia americana segue le tracce di Berni e Scalia fino al ristorante, e in seguito ad un'altra sparatoria, alla quale i due sfuggono fortunosamente, Scalia riesce a fuggire da Berni. Il suo intento è chiaro, ed era già stato espresso in Italia: uccidere Barresi e vendicare sua sorella, senza passare per la giustizia. Manca poco al processo, e Berni rischia di non riuscire a presenziarvi in tempo, e soprattutto si rischia l'assenza di Scalia.

Dopo un inseguimento a piedi Berni riacciuffa Scalia, ma alcuni malviventi, riconoscendo in Berni un poliziotto, lo picchiano e liberano ancora una volta Scalia, ma la polizia interviene in tempo per evitarne nuovamente la fuga. Berni e Scalia arrivano appena in tempo in tribunale: Scalia viene interrogato, ma sotto gli occhi increduli di Berni l'uomo nega tutto. A Barresi viene dunque concessa la libertà vigilata, e subito dopo il processo si allontana in macchina.

Mentre Berni affronta Scalia, questi viene colpito da una pallottola sparata dal tetto di un edificio vicino: l'assassino viene preso, e Berni lo riconosce: è il cameriere dell'hotel che aveva fatto irruzione nella loro camera. Berni fruga nel portafogli di Scalia e vi trova una confessione, scritta nel caso fosse stato ucciso. La polizia americana riacciuffa Barresi, e Berni gli promette di riportarlo in Italia per affidarlo alla giustizia del suo paese: il boss mafioso lo guarda con tono di sfida, chiedendogli con sarcasmo se sarà in grado di riportarlo in Italia.

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato definito l'incontro-scontro tra Maurizio Merli e Mario Merola, anche se i due si incontrano solo nel finale. Merola qui interpreta un personaggio fuori dagli sterotipi della sceneggiata.[1]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • È il poliziottesco preferito da Umberto Lenzi.[1]
  • Nel ruolo di un poliziotto del dipartimento di Brooklyn, esordisce un giovane Luca Barbareschi.
  • Tutti gli interni degli uffici di Polizia, sia a Palermo che a New York, sono stati girati in uffici veri, e gli agenti non coinvolti nell'azione, sono veri poliziotti.
  • Maurizio Merli venne realmente picchiato nella scena del pestaggio, girata nel Bronx.[1]
  • Pur essendo il fittizio Michele Barresi un mafioso palermitano, il personaggio interpretato da Mario Merola in alcune occasioni si esprime in napoletano.
  • Sui titoli di testa, per un errore, compare il titolo Corleone a Brooklyn, anziché Da Corleone a Brooklyn.
  • Nel coinvolgimento di Mario Merola pare che avesse avuto un ruolo rilevante Lucio Fulci. il produttore Ugo Tucci si era rivolto a lui, che in quel momento stava dirigendo Merola nell'adattamento televisivo di una celebre sceneggiata, Lacrime napulitane, perché convincesse l'attore, che recalcitrava, a prendere parte al film di Lenzi.[2]
  • Questo è l'ultimo, dei cinque film, in cui Mario Merola è doppiato. In questo film come negli altri 4 è doppiato da Giuseppe Rinaldi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Marco Giusti Dizionario dei film italiani stracult, Frassinelli, 1999.
  2. ^ DVD Cecchi Gori home video 2012 - Da Corleone a Brooklyn - Extra

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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