Castel Cles

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Castello di Cles
Castel Cles / Schloß Glöß
Cles castello.jpg
Vista laterale del castello
Ubicazione
Stato attualeItalia Italia
RegioneTrentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige
CittàCles
Coordinate46°22′13″N 11°02′30″E / 46.370278°N 11.041667°E46.370278; 11.041667Coordinate: 46°22′13″N 11°02′30″E / 46.370278°N 11.041667°E46.370278; 11.041667
Mappa di localizzazione: Trentino-Alto Adige
Castel Cles
Informazioni generali
TipoCastello
Proprietario attualeGiorgio Bernardo de Cles
VisitabileSolo in occasioni particolari
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Il Castel Cles (Schloß Glöß in tedesco) è un castello sito in Val di Non vicino a Cles in Trentino-Alto Adige.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Castel Cles

Sulla cima di un promontorio, nel centro geografico della Val di Non, si trova il castello dei Signori di Cles. Il maniero si rispecchia oggi nelle acque del lago di Santa Giustina e in passato era posto sulla collina per sorvegliare il ponte in legno che collegava la borgata di Cles all'Alta Anaunia (ora inghiottito dalle acque del lago). La fortezza, sviluppatasi forse attorno ai resti di una torre di vedetta romana, era inizialmente appartenuta ad una consorteria di tipo comunitario, come fa intuire la presenza di più torri. Da questa cerchia emerse attorno all'anno mille la famiglia dei Signori di Castel Cles, il cui capostipite è Vitale de Clesio (documento del 1114)[1] e il cui più illustre personaggio fu Bernardo Clesio, Cardinale e Principe Vescovo di Trento, Cancelliere Supremo nonché presidente del Gran Consiglio segreto del re Ferdinando I.[2] Grande umanista, esponente della cultura rinascimentale italiana, fu promotore di opere di costruzioni di diversi caselli, palazzi e chiese essendosi circondato di architetti e pittori fra i più importanti dell'epoca. All'inizio del Cinquecento e durante la Guerra Rustica del 1525, il castello subì gravi danni che portarono alla decisione di ristrutturare il maniero rendendolo consono, per volere dello stesso Bernardo Clesio, ai canoni rinascimentali. I lavori terminarono nel 1535, come ricorda la lapide presente sul muro di cinta del cortile. Altri lavori di rinnovamento vennero attuati nel 1597, diversi anni dopo la morte del Cardinale (1539), dal nobile Aliprando. Quest'ultimo è ricordato nelle cronache per essere stato arrestato per un mese nelle stesse carceri del suo castello su ordine del re asburgico per impedire che con le sue futili spese portasse alla rovina il casato. Il castello aveva a quell'epoca tre torri; l'ala Nord ed una torre sono scomparse in un incendio doloso nel 1825. All'interno del palazzo baronale chiuso tra le torre dette "tor di qua" e "tor di la", è un gioiello rinascimentale la "Saletta delle Metamorfosi" affrescata dal pittore di corte Marcello Fogolino con scene tratte dalle Metamorfosi di Ovidio.

Leggende[modifica | modifica wikitesto]

La camera delle streghe[modifica | modifica wikitesto]

Si diceva che ogni sabato a mezza notte vi si riunivano tutte le streghe della valle prima di andare sul monte Roen per compiere i loro malefici (si dice che anche in questo castello siano state decise varie condanne).

Il ponte della mula[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte della Mula attraversa il rio San Romedio presso il lago di Santa Giustina

Si chiama così perché un barone di castel Cles, dopo aver perso tutti i suoi soldati, scappò a cavallo di una mula, inseguito dai nemici. Però arrivato sul burrone del rio San Romedio pensò di morire quando la mula spiccò il volo. Il barone per ringraziarla gli fece fare gli ornamenti in oro e argento. In quel luogo fece erigere un ponte intitolato per gratitudine all'animale. Ponte che comunque fu molto comodo per i commerci e gli spostamenti delle genti.[3][4]

Il sasso di Andreas Hofer[modifica | modifica wikitesto]

Andreas Hofer, l'eroe della rivolta tirolese contro i Franco-Bavaresi, si trovò a fuggire inseguito dei nemici. Giunse presso il castello e, stanco e affamato, si sedette su di un sasso, all'ombra d'un ciliegio, sulla strada del vecchio ponte sul Noce. Una castellana lo scorse, lo riconobbe e lo rifocillò. Dopo di che l'eroe poté riprendere il suo cammino e porsi in salvo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Panorama del Doss di Pez da nord, con il Castello prima dell'incendio del 1825 - da "La Naunia descritta al viaggiatore" (1829)
  1. ^ Giacomo A. de Maffei, Periodi istorici e topografia delle Valli di non e sole nel Tirolo meridionale, Rovereto, Luigi Marchesani Stampatore Imperial Regio, 1805, p. 103.
    Visualizzazione completa (Google Libri): Periodi istorici e topografia delle Valli di non e sole nel Tirolo meridionale, su books.google.com. URL consultato l'8 aprile 2011.
  2. ^ Biografia del cardinale Bernardo Clesio, principe vescovo di Trento..., Rovereto, Monauni, 1853.
    Visualizzazione completa (Google Libri): Biografia del cardinale Bernardo Clesio, principe vescovo di Trento..., su books.google.it. URL consultato il 3 aprile 2011.
  3. ^ La Valle dei Canyon in Val di Non, Dolomiti.it. URL consultato l'8 aprile 2011.
  4. ^ Pònt dela Mula, I toponimi di Dermulo, Coro parrocchiale Tasullo. URL consultato il 15 aprile 2017.

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