Caproni Ca.9

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Caproni Ca.9
Museo Caproni Vizzola Ticino (1).JPG
Il Caproni Ca.9 allineato insieme ad altri aeroplani all'esterno del Museo Caproni di Vizzola Ticino in occasione del convegno dei musei aeronautici mondiali del 1973.
Descrizione
TipoMonoplano sperimentale
Equipaggio1
ProgettistaItalia Gianni Caproni
Data primo volo1911[1]
Destino finaleEsposto presso il Museo dell'Aeronautica Gianni Caproni di Trento[1]
Sviluppato dalCaproni Ca.8
Dimensioni e pesi
Monoplano Caproni tipo 35 HP.JPG
Tavole prospettiche
StrutturaLegno
Lunghezza7,80 m
Apertura alare8,88 m
RivestimentoTela
Altezza3,00 m[1]
Superficie alare16,00
Peso a vuoto220 kg
Peso carico385 kg
Propulsione
MotoreUn Anzani a 3 cilindri a Y
Potenza35 CV (25,76 kW)
Prestazioni
Velocità max90 km/h
Record e primati
Primato mondiale di velocità per velivoli con meno di 40 CV di potenza, battuto da Enrico Cobioni il 20 gennaio (il 30 secondo altre fonti)[2] 1912[3][4]

I dati sono tratti da Aeroplani Caproni[5]
salvo diversa indicazione

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Il Caproni Ca.9 fu il nono modello di aeroplano progettato e costruito dal pioniere dell'aviazione trentino Gianni Caproni. Si trattava di un monoplano monomotore caratterizzato da una configurazione moderna, con elica traente e impennaggi in coda, che volò per la prima volta nei mesi centrali del 1911 e, all'inizio del 1912, conquistò il primato mondiale di velocità per aeroplani dotati di un motore di meno di 40 CV di potenza.[3][4]

Storia del progetto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Caproni Ca.8.

Il Caproni Ca.9 fu il secondo monoplano costruito da Gianni Caproni nell'officina che egli, in collaborazione con l'ingegnere Agostino De Agostini e con l'aviatore Gherardo Baragiola, aveva avviato presso Vizzola Ticino nella prima metà del 1911.[6]

Vista posteriore dall'alto del Caproni Ca.9, conservato presso il Museo dell'Aeronautica Gianni Caproni di Trento.
Vista laterale dello stesso.

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Basato, nella sua concezione generale, sul Blériot XI con cui Louis Blériot aveva compiuto la prima trasvolata del canale della Manica nel 1909, il Ca.9 era molto simile al suo predecessore Ca.8. Era un moderno monoplano ad ala alta con struttura in legno e rivestimento in tela, dotata di un sistema di svergolamento alare per il controllo del rollio e rinforzata da tiranti metallici collegati alla fusoliera e a una struttura apposita collocata al di sopra di essa; la fusoliera era basata su una struttura in legno a traliccio, a sua volta rinforzata da cavi metallici, ed era ricoperta in tela solo per la metà anteriore; la stessa struttura in legno con rivestimento in tela caratterizzava gli impennaggi. Il carrello, fisso, era composto da due ruote anteriori con pattini anti-cappottata e da un altro pattino, più piccolo, in coda. Il motore, che azionava un'elica bipala in legno a passo fisso in posizione traente, era un Anzani a tre cilindri a Y capace di sviluppare una potenza di 35 CV (25,76 kW).[1]

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

Portato in volo per la prima volta nell'estate 1911, il Ca.9 servì presso la scuola di volo annessa alle officine Caproni a Vizzola Ticino; il 20 gennaio 1912 (il 30 secondo altre fonti),[2] ai comandi del pilota Enrico Cobioni, che si era brevettato proprio alla scuola di Caproni, l'aereo batté il record mondiale di velocità per velivoli dotati una potenza inferiore ai 40 CV.[3][4]

Lo scienziato e senatore del Regno d'Italia Giovanni Celoria descrisse così l'episodio:

«[...] Enrico Cobioni, oriundo di Locarno, maestro pilota della Società di aviazione di Vizzola Ticino, con un monoplano Caproni di 35 HP ad Y,[7] sebbene il vento soffiasse irregolare con una velocità tra i 6 e i 7 metri al secondo, batté il récord mondiale di velocità e distanza per apparecchî con motori inferiori ai 40 HP, percorrendo i 146 Km. in ore 2.4'31"; e dovette scendere solo per un guasto al tubo di congiunzione fra il motore ed il serbatoio. È poi da notarsi che si trattava di un monoplano a serie, cioè non costruito espressamente per il récord come si usa fare in Francia in simili occasioni.
L'apparecchio aveva allora un sovraccarico di 165 Kg.; e alla prova, debitamente controllata, erano presenti, quali commissarî responsabili, i signori ing. A. Vogel della S. I. A.,[8] ed il capitano G. Moreno comandante della scuola militare d'aviazione della Malpensa, e quale commissario aggiunto, il conte tenente Palma di Cesnola, andato poi a Tripoli.»

Esemplari attualmente esistenti[modifica | modifica wikitesto]

Il Caproni Ca.9, giunto al termine della sua vita operativa, venne preservato ed è oggi[9] l'unico sopravvissuto della serie di monoplani che, iniziata con il Ca.8, sarebbe terminata con il Ca.16 dopo la costruzione di ben 71 esemplari dei vari modelli.[1]

Nel 1986, in occasione del centenario della nascita di Gianni Caproni, il Ca.9 venne dato in prestito dalla famiglia Caproni al prestigioso National Air and Space Museum di Washington, D.C.; trasportato negli Stati Uniti, dove subì anche degli interventi conservativi, rimase esposto per qualche tempo nel padiglione Early Flight del NASM. Fu riportato in Italia nel 1988 e, quando nel 1992 il Museo Caproni venne riaperto a Trento, il Ca.9 (sottoposto nel frattempo a nuovi restauri) venne collocato definitivamente nella sezione del museo dedicata ai velivoli pionieristici dove si trova tuttora.[1][9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Caproni Ca.9, su Museo dell'Aeronautica Gianni Caproni. URL consultato il 7 luglio 2012 (archiviato dall'url originale il 14 giugno 2012).
  2. ^ a b Giovanni Celoria, Tre anni di aviazione nella brughiera di Somma Lombardo (5 aprile 1910 – 5 aprile 1913), Milano, Stab. Tip. Unione Cooperativa, 1913, pp. 20-41, ISBN non esistente. (ristampato in edizione anastatica a cura di Romano Turrini, Trento, Il Sommolago – Museo dell'Aeronautica G. Caproni – Comune di Arco, 2004) indica la data del 30 gennaio; una didascalia collocata presso il Ca.9 esposto al Museo dell'Aeronautica Gianni Caproni di Trento indica invece la data del 20 gennaio.
  3. ^ a b c Come indicato dalla didascalia che descrive il Ca.9 conservato presso il Museo dell'Aeronautica Gianni Caproni.
  4. ^ a b c Celoria, p. 41.
  5. ^ Abate, Alegi e Apostolo 1992, p. 241.
  6. ^ Celoria, pp. 20-41.
  7. ^ La denominazione Ca.9 risale alla riorganizzazione a posteriori delle designazioni che la ditta Caproni eseguì negli anni venti; prima dello scoppio della Grande Guerra i modelli Caproni erano identificati dal motore installato.
  8. ^ S.I.A. sta per Società Italiana Aviazione. Si veda Abate, Alegi e Apostolo 1992, p. 21.
  9. ^ a b Dato aggiornato all'anno 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rosario Abate, Gregory Alegi, Giorgio Apostolo, Aeroplani Caproni – Gianni Caproni ideatore e costruttore di ali italiane, Museo Caproni, 1992, ISBN non esistente.
  • Giovanni Celoria, Tre anni di aviazione nella brughiera di Somma Lombardo (5 aprile 1910 – 5 aprile 1913), Milano, Stab. Tip. Unione Cooperativa, 1913, ISBN non esistente. (Ristampato in edizione anastatica a cura di Romano Turrini, Trento, Il Sommolago – Museo dell'Aeronautica G. Caproni – Comune di Arco, 2004).

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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