Battaglia di Sekigahara

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Battaglia di Sekigahara
関ヶ原の戦い
parte dell'epoca Sengoku
Sekigaharascreen.jpg
Data21 ottobre 1600
LuogoSekigahara, Prefettura di Gifu, Giappone
EsitoVittoria decisiva di Tokugawa Ieyasu, che grazie al successo avrebbe nel 1603 fondato lo shogunato Tokugawa
Modifiche territorialiTokugawa Ieyasu assume il controllo di tutto il Giappone
Schieramenti
Tokugawa family crest.svg Tokugawa Ieyasu, Giappone orientaleGo-shichi no kiri crest.svg Coalizione Toyotomi, Giappone occidentale
Comandanti
Effettivi
74 000 - 104 00080 000
Perdite
tra 4.000 e 10.000 morti[1]
Torii Mototada
Sconosciute, ma tra i 10.000 e i 30.000 morti[1]
Ōtani Yoshitsugu
Shimazu Toyohisa
Ankokuji Ekei
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La battaglia di Sekigahara (関ヶ原の戦い Sekigahara no tatakai?), combattuta il 21 ottobre del 1600, fu una battaglia decisiva nella storia del Giappone. Fu il culmine dell'aspro confronto che teneva impegnati i due schieramenti dal luglio precedente. Grazie alla vittoria conseguita, il condottiero Tokugawa Ieyasu si garantì il controllo del paese sconfiggendo il rivale Ishida Mitsunari, che guidava le armate alleate al clan Toyotomi.

Negli anni successivi Ieyasu avrebbe consolidato il proprio potere arrivando a fondare nel 1603 lo shogunato Tokugawa, l'ultima dittatura militare del Giappone, che avrebbe dominato il paese fino al 1868. La battaglia contribuì in modo determinante alla fine dell'epoca Sengoku, il lungo periodo di guerre civili che insanguinavano il Giappone dal 1478. Con l'istituzione dello shogunato, Ieyasu avrebbe dato il via ad un periodo di pace e di grande stabilità politica.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Poco prima di morire Toyotomi Hideyoshi nominò un consiglio dei cinque reggenti per governare il Giappone in attesa della maggiore età di suo figlio Toyotomi Hideyori. Hideyoshi aveva valutato con estrema attenzione i nomi dei maggiori daimyō del consiglio in modo che potessero bilanciarsi gli uni con gli altri. Ma ben presto Ieyasu iniziò a tessere alleanze tramite matrimoni con i maggiori daimyō del Giappone e tale mossa infastidì i suoi rivali nel consiglio i quali incaricarono il ministro Ishida Mitsunari di formare un'alleanza per frenare l’invadenza Tokugawa. Gli equilibri mutarono molto con la morte di Maeda Toshiie, designato custode di Hodeyori, al quale succedette il figlio Toshinaga, che si schierò immediatamente con la fazione Tokugawa. Mitsunari ordì un piano per assassinare Ieyasu, ma tale complotto fallì e gli si ritorse contro quando diversi generali Tokugawa cercarono a sua volta di ucciderlo. Ironia della sorte Mitsunari riuscì a fuggire da Osaka ottenendo la protezione dello stesso Ieyasu[2].

Gli storici hanno suggerito varie spiegazioni alla sua scelta, tutte valide.

A. L. Sadler ci informa di come Ieyasu e il suo fedele Honda Tadakatsu considerassero Ishida come la persona più qualificata per mettersi alla testa dell’opposizione, perché con lui i princìpi di fedeltà non sarebbero stati tirati in ballo come nel caso in cui fosse stato coinvolto direttamente il casato Toyotomi, dal momento che Hideyori era solo un bimbo di sette anni. Sarebbe stato semplice dipingere Ishida come un arrivista che tirava acqua soltanto al proprio mulino, come certamente era, seppure non fosse l’unico. Antony Bryant sottolinea inoltre come Ieyasu avesse compreso perfettamente Ishida Mitsunari, decidendo che un nemico vivo e prevedibile era meglio di un avversario morto e dell’attesa che arrivasse qualcuno più pericoloso a raccoglierne l'eredità. Ishida, in definitiva, esercitava presso gli altri nobili uno scarso peso rispetto al più potente Ieyasu, per cui, a ben vedere, la scelta di risparmiare l'avversario risulta acuta e ponderata[3].

Verso Aprile 1600 Ieyasu iniziò a nutrire crescenti preoccupazioni per la costruzione da parte del clan Uesugi di un castello ad Aizu, per il reclutamento di guerrieri e l'accumulo di armi e provviste. Tutti gli indicatori per un'insurrezione e Ieyasu inviò un ambasciatore per affrontare e valutare la situazione.

Infatti Ishida Mitsunari si era accordato con Uesugi Kagekatsu per fare pressione sui Tokugawa. Se gli Uesugi fossero stati visti come una minaccia crescente, allora Ieyasu, temendo un attacco alla sua città di Edo, si sarebbe concentrato su di loro, permettendo a Ishida e alle forze occidentali di radunarsi e invadere facilmente i territori vitali del paese, a partire dalle province di Mino, Owari e Mikawa. Queste regioni strategicamente importanti erano considerate la chiave per il controllo del Giappone. Erano centrali, controllavano le principali strade Tōkaidō e Nakasendō, e il Mikawa in particolare era una regione importante, essendo la città natale di Ieyasu.

Gli schieramenti[modifica | modifica wikitesto]

Divisione del Giappone durante la campagna

○ = Daimyō che parteciparono alla battaglia
● = Daimyō che cambiarono schieramento
▲ = Daimyō presenti a Sekigahara che non parteciparono alla battaglia

Daimyō Kokudaka[4] Uomini[5] Daimyō Kokudaka Uomini
Esercito dell'Ovest Ichimonjimitsuboshi.svg Mōri Terumoto 1 200 000 Esercito dell'Est Tokugawa family crest.svg Tokugawa Ieyasu 2 560 000 30 000
Ichimonjimitsuboshi.svg Mōri Hidemoto 200 000 16 000 Tokugawa Aoi (No background and Black color drawing).svg Matsudaira Tadayoshi 100 000 3 000
Marunouchinimitsuhikiryo.svg Kikkawa Hiroie 142 000 Hikone Tahibana (No background and black color drawing).svg Ii Naomasa 120 000 3 600
Japanese Crest daki Gyouyou.svg Ōtomo Yoshimune Maru ni Hon moji (No background and Black color drawing).svg Honda Tadakatsu 100 000 500
Japanese Crest Uesugi Sasa.svg Uesugi Kagekatsu 1 200 000 Kaga Umebachi (No background and Black color drawing).svg Maeda Toshinaga 840 000
Maru juji.svg Shimazu Yoshihiro 730 000 1 700 Take ni Suzume.svg Date Masamune 580 000
Jimonji.svg Ukita Hideie 570 000 17 220 Mon Hori.svg Hori Hideharu 300 000
Satake.jpg Satake Yoshinobu 540 000 Ashikaga mon.svg Mogami Yoshiaki 240 000
Hidari mitsudomoe.svg Kobayakawa Hideaki 370 000 15 675 Alex K Hiroshima Fukushima kamon.svg Fukushima Masanori 240 000 6 000
Nanatsukatabami.svg Chōsokabe Morichika 220 000 6 600 Jyanome (No background and Black color drawing).svg Katō Kiyomasa 200 000
Hanakurusu.gif Konishi Yukinaga 200 000 6 000 Umebachi (No background and Black color drawing).svg Tsutsui Sadatsugu 200 000 2 850
Mashita Nagamori 200 000 Kuyo.svg Hosokawa Tadaoki 180 000 5 100
大一大万大吉.svg Ishida Mitsunari 194 000 5 820 Kuroda Fuji(No background and Black color drawing).svg Kuroda Nagamasa 180 000 5 400
Oda ka (No background and Black color drawing).svg Oda Hidenobu 135 000 Daki Kasiwa (No background and Black color drawing).svg Hachisuka Yoshishige 177 000 sconosciute
Tachi omodaka.svg Ogawa Suketada 70 000 2 100 Alex K Hiroshima Asano kamon.svg Asano Yoshinaga 160 000 6 510
Takeda mon.svg Ankokuji Ekei 60 000 1 800 Bizenn Chou (No background and black color drawing).svg Ikeda Terumasa 152 000 4 500
Mōri Katsunaga 60 000 sconosciute Ikoma kuruma (No background and Black color drawing).svg Ikoma Kazumasa 150 000 1 830
Japanese Crest Hana Hisi.svg Natsuka Masaie 50 000 1 500 Nakamura Kazutada 145 000 4 350
Mukaichou.jpg Ōtani Yoshitsugu 50 000 1 500 Tuta (No background and Black color drawing).svg Tōdō Takatora 110 000 2 490
Mukaichou.jpg Ōtani Yoshikatsu 3 500 Horio Yoshiharu 100 000
Mukaichou.jpg Kinoshita Yoritsugu 25 000 750 Sagari Fuji of Katou Yosiaki (No background and Black color drawing).svg Katō Yoshiaki 100 000 3 000
Tamura Tadamasa 40 000 sconosciute Hidari mitsudomoe.svg Tanaka Yoshimasa 100 000 3 000
Rokumonsen.svg Sanada Masayuki 38 000 Japanese crest Yotumeyui.svg Kyōgoku Takatomo 100 000 3 000
Wachigai.svg Wakisaka Yasuharu 33 000 990 Japanese crest Yotumeyui.svg Kyōgoku Takatsugu 60 000
Marunimitsume.gif Akaza Naoyasu 20 000 600 Kanimon.jpg Terazawa Hirotaka 80 000 2 400
Haratsuka Tamehiro 12 000 360 Tosa Kasiwa (No background and Black color drawing).svg Yamauchi Kazutoyo 59 000 2 058
Kutsuki Mototsuna 10 000 600 Kanamori Nagachika 39 000 1 140
Kuyo (inverted).svg Toda Katsushige 10 000 300 Arima Toyōji 30 000 900
Hidenaga Kawajiri 10 000 300 Kazutoki Takigawa 14 000 sconosciute
Ishikawa Sadakiyo 360 Oda ka (No background and Black color drawing).svg Oda Nagamasu 2 000 450
Oda ka (No background and Black color drawing).svg Oda Nobutaka sconosciute Furuta Shigekatsu 1 020
Ichimonjimitsuboshi.svg Mōri Motoyasu Tokugawa family crest.svg Tokugawa Hidetada 2 560 000 15 000
Hidari mitsudomoe.svg Kobayakawa Hidekane 130 000 Japanese crest Sakakibara Genji kuruma.svg Sakakibara Yasumasa (100 000) 3 000
Japanese Crest Tachibana Mamori.svg Tachibana Muneshige 132 000 Okubo mon.jpg Ōkubo Tadachika 65 000
So clan mon2.svg Tsukushi Hirokado 18 000 Japanese Crest Katabami.svg Sakai Ietsugu (37 000) 900

Verso Sekigahara[modifica | modifica wikitesto]

Movimenti degli eserciti

La battaglia di Sekigahara, che durò un solo giorno, non fu un isolato conflitto bensì la parte finale di una campagna. Uesugi Kagekatsu iniziò la costruzione di un nuovo castello ad Aizu e Ieyasu, avvertito da Hori Hideharu, spedì un messaggero in maggio dello stesso anno per chiedere spiegazioni. Kagekatsu non rispose e venne richiamato a Osaka da Ieyasu il quale, dopo non aver nuovamente ricevuto risposta, ordinò una campagna contro i territori Uesugi. Tuttavia Ieyasu aveva già intuito le mosse di Mitsunari e aveva dato ordine ai propri generali di radunare gli uomini e stare allerta in tutto il paese. Date Masamune e Mogami Yoshiaki vennero incaricati da Ieyasu di trattenere gli Uesugi fino a quando l'armata guidata da suo figlio Tokugawa Hidetada non avesse raggiunto l'est del paese.

Ieyasu il 25 luglio s'intrattené al castello di Fushimi con Torii Mototada, incontro tra i più famosi della storia del Giappone, nel quale Mototada capì che il suo sacrificio sarebbe stato impossibile da evitare pur di rallentare le armate occidentali. Nel frattempo Mitsunari ebbe un consiglio di guerra poiché le armate Tokugawa si stavano organizzando a est di Osaka. Il 17 agosto avvenne un incontro al castello di Sawayama tra tutti i maggiori capi dell'armata occidentale, tra i quali Ukita Hideie, Shimazu Yoshihiro, Kobayakawa Hideaki, Chōsokabe Morichika e Ōtani Yoshitsugu. Quest'ultimo era in effetti in procinto di unirsi a Ieyasu nella sua campagna contro Uesugi Kagekatsu, ma Mitsunari lo aveva intercettato e convinto a unirsi con i lealisti.

Il 27 agosto iniziò l'assedio di Fushimi che, dopo dieci giorni, costò la vita di Mototada. Questo diede tempo ai Tokugawa di organizzarsi. Con la caduta di Fushimi gli alleati occidentali potevano incontrarsi con Mitsunari nel castello di Ōgaki per pianificare di attaccare Ieyasu nella sua provincia di Mikawa. Il 10 settembre Ieyasu era tornato a Edo, preparando le sue forze per il confronto finale. Il 15 settembre Mitsunari s'incontrò a Ōgaki con il resto delle truppe occidentali non avendo idea che Ieyasu stesse già programmando un ritorno a Osaka con il suo esercito[6]. Durante un consiglio di guerra avvenuto pochi giorni prima della battaglia ci fu un'accesa discussione tra Shima Sakon e Shimazu Yoshihiro poiché quest'ultimo proponeva un attacco notturno alle forze Tokugawa, azione al quale Sakon si sarebbe opposto[7].

Ieyasu attaccò e conquistò il castello di Gifu, presieduto da Oda Hidenobu, nipote di Oda Nobunaga, con 31 000 uomini il 28 settembre e il 7 ottobre partì verso ovest alla testa del suo esercito. Il giorno dopo la battaglia di Kuisegawa, dove l'esercito Tokugawa venne notevolmente sconfitto da Shima Sakon e costretto ad indietreggiare, il grosso delle due coalizioni si incontrò nei pressi del villaggio di Sekigahara il 21 ottobre.

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 ottobre Mitsunari venne a sapere che il grosso dell'esercito orientale si era concentrato ad Akasaka e la sorpresa fu traumatica poiché aveva basato la sua campagna sulla certezza che Uesugi Kagekatsu avesse tenuto occupato l’esercito orientale per intero.A quel punto Mitsunari decise di lasciare il castello di Ogaki e di ripiegare verso Sawayama attendendo l'armata Tokugawa posizionati nella vallata di Sekigahara. Alle 19:00, sotto una pioggia battente, l’Armata dell’Ovest si ritirò verso Sekigahara. I soldati procedevano al buio, a guidarli erano i lontani fuochi degli accampamenti di Chōsokabe, Kobayakawa e altri alleati affiliati al clan Mōri, che si erano fermati a Sekigahara per unirsi a Mitsunari. Alle 01:00, la divisione di Mitsunari raggiunse Sekigahara. Nel frattempo Ieyasu, venuto a conoscenza delle mosse di Mitsunari si mise in marcia, in piena notte, verso Sekigahara. Ishida aveva insediato il campo al fianco del monte Sasao, mentre i suoi alleati Kobayakawa e Mōri si erano schierati rispettivamente lungo il monte Matsuo ed il monte Nangu. Ieyasu aveva disposto i suoi uomini lungo la via di Nakasendō, fronteggiando Mitsunari solo con l'avanguardia: sperava nell'arrivo del numeroso esercito guidato dal figlio Hidetada che tuttavia giunse solo a battaglia finita. Ieyasu aveva lasciato scoperto il fianco della sua armata in corrispondenza del monte Matsuo, da cui sarebbe stato facile attaccarlo e sbaragliarlo.

Alla mattina del 21 ottobre le forze occidentali erano attestate sui pendici dei monti che sovrastavano la valle ma vi erano dubbi circa la fedeltà di alcuni generali dei Mōri.

Alle 04.00 la notte lasciava posto a una nebbia fittissima e ci fu una piccola scaramuccia tra le forze di testa di Fukushima Masanori e Ukita Hideie. Le truppe dell'est ripiegarono.

Alle 08:00 improvvisamente la nebbia si alzò ed entrambe le armate si stupirono di essere così vicine le une dalle altre giacché la distanza tra le truppe più avanzate dell'Est e quelle lealiste era, a tratti, di non più di qualche centinaio di metri[8].

I primi samurai ad attaccare furono 30 uomini di Ii Naomasa che, contrariamente agli ordini ricevuti di scortare Matsudaira Tadayoshi, caricarono le linee Ukita[9]. A seguire l'intera divisione di Naomasa caricò e così ebbe inizio la battaglia di Sekigahara. Anche i 6 000 di Fuskushima Masanori si unirono alle linee Ukita che indietreggiarono fino a esporre le linee di Shimazu Yoshihiro. Le linee Ukita, che contavano 17 000 uomini, si riorganizzarono e caricarono a loro volta cacciando indietro i reparti orientali. Immediatamente le forze orientali di Kyōgoku Takatomo, Tōdō Takatora e Terazawa Hirotaka, circa 7 000 uomini, caricarono il fianco destro dell'armata occidentale, presidiato da Ōtani Yoshitsugu e Toda Shighemasa. Contemporaneamente Ieyasu diede ordina ai reparti di Kuroda Nagamasa, Hosokawa Tadaoki, Katō Yoshiaki e Tsutsui Sadatsugu (circa 19 000 uomini), di attaccare il fianco sinistro di Mitsunari. Le prime linee ad assorbire l'impeto di queste forze furono quelle di Shima Sakon e Gamō Bitchū (circa 2 000 uomini) le quali, nonostante il numero soverchiante degli avversari, riuscirono a tenere le loro posizioni. Ma il fuoco degli archibugi Tokugawa fu micidiale e Shima Sakon venne verito e portato nelle retrovie. Incoraggiati, i samurai Tokugawa aumentarono l'impeto dei loro assalti per giungere al posto di comando di Mitsunari.

Fu a questo punto che Mitsunari mosse in avanti cinque cannoni. Era la prima volta che venivano usati in una battaglia campale. L’effetto psicologico del boato delle cannonate fu sconvolgente e le truppe Tokugawa indietreggiarono[10]. Col passare del tempo nuove forze Tokugawa raggiungevano il centro del campo di battaglia e la ferocia degli scontri aumentò dove però nessuna fazione riuscì a prevalere sull'altra.

Alle ore 10.00, dopo due ore d'intensa battaglia, la coalizione occidentale stava lentamente prendendo il sopravvento. Ieyasu divenne nervoso, poiché il nemico aveva circa 80 000 uomini in campo, ma fino a quel momento, solo circa 35 000, guidati da Mitsunari, Ukita Hideie, Konishi Yukinaga e Ōtani Yoshitsugu si erano uniti alla lotta. Ma cos'era successo al resto dell'alleanza di Mitsunari? Fu infatti da quel momento che l'armata occidentale iniziò a scricchiolare, quando iniziò a circolare la parola tradimento.

Nel settore orientale del campo di battaglia, a circa 5km dal centro della lotta, Asano Yukinaga guidò i suoi 6 500 uomini contro i 1 500 di Natsuka Masaie, e quest'ultimo, sicuro dell'appoggio di Kikkawa Hiroie, affrontò gli uomini Asano. Tuttavia Hiroie non si mosse, precludendo l'entrata in campo del resto dell'armata Mōri e Chōsokabe. Fu questo il primo tradimento della giornata, che fece massacrare gli uomini di Masaie.

Nel settore centrale Mitsunari ordinò a Shimazu Yoshihiro di muoversi verso il centro ma quest'ultimo non si mosse, ancora adirato per l'insulto avuto da Shima Sakon nei giorni precedenti.

Schieramenti sul campo di battaglia

A mezzogiorno Ishida diede simultaneamente l'ordine di attaccare sia a Kobayakawa Hideaki che alle truppe dei Mōri che entrando in campo avrebbero probabilmente consegnato la vittoria all'armata occidentale. Ma anche dopo numerosi richiami a prender parte alla battaglia, Hideaki non si mosse, poiché si era segretamente accordato con Ieyasu. Ma poiché Hideaki dopo diverso tempo continuò a non muovere i suoi uomini, anche Ieyasu iniziò ad avere dubbi sulla sua lealtà. Rimase indeciso sul da farsi fino a che Ieyasu stesso ordinò di far fuoco sulle sue truppe per obbligarlo a scegliere. Di fronte a questo attacco, Hideaki si schierò contro l'alleato Ishida ed i suoi uomini scesero il monte per riversarsi sui soldati di Ōtani Yoshitsugu. Yoshitsugu era uomo intelligente ed aveva previsto il tradimento di Hideaki facendo fortificare il suo lato destro e resistette agli assalti.

Ma poco dopo anche gli uomini di Ogawa Suketada, Akaza Naoyasu, Kutsuki Mototsuna e Wakizaka Yasuharu passarono dalla parte Tokugawa, gli Ōtani dovettero sopportare la carica di ben 20 000 uomini e le loro linee crollarono. Yoshitsugu, quasi cieco e malato di lebbra, che comandava da una portantina, sapeva che la fuga per lui era impossibile e commise seppuku ordinando ad un suo samurai di portar via la testa.

Dopo il crollo dell'ala destra dello schieramento occidentale, la pressione sulle truppe Ukita fu troppo alta e anche queste crollarono. Con lo sgretolamento degli Ukita, l'ostinato Yoshihiro ora aveva il fianco destro esposto ai traditori: a questo punto ritenne che fosse giunto il momento di portare in azione i suoi uomini e ordinò un attacco diretto al posto di comando di Ieyasu, ora sguarnito. Ma le soverchianti forze avversarie erano troppe e gli Shimazu vennero decimati, permettendo a malapena a Yoshihiro di fuggire. Dopo una strenua resistenza e al seguito di migliaia di perdite, le forze di Mitsunari furono costrette alla fuga.

Secondo alcuni storici i Mōri avevano invece previsto la vittoria di Ieyasu, temevano le ritorsioni del dopo battaglia e si astennero dal combattimento. L'inattività dei Mōri impedì ai rinforzi di Chosokabe di giungere in tempo sul campo di battaglia. Questa decisione fu decisiva per l'esito della battaglia e sconvolse Ishida Mitsunari.

Dopo la battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la battaglia Ieyasu si assicurò la vittoria e il suo obiettivo iniziale fu il castello di Ishida così il 22 ottobre continuò la campagna dirigendo le sue forze a Sawayama. A Kobayakawa Hideaki fu dato l'onore di guidare l'attacco e alla testa di 15 000 uomini, costituiti principalmente da coloro che avevano disertato a favore dei Tokugawa e mise d'assedio il castello. Ishida Masazumi, fratello di Mitsunari, al comando del castello, capitolò e si suicidò il secondo giorno, dando alle fiamme il castello.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Ieyasu e Mōri Terumoto si scambiarono numerose lettere mentre l'esercito Tokugawa si avvicinava al castello di Ōsaka. Ieyasu, il quale aveva segretamente trattato con Kikkawa Hiroie (sottoposto di Terumoto), risparmiò il comandante dei Mōri e permise loro di tornare nelle loro terre anche se gran parte delle stesse vennero confiscate. Ironia della sorte, a Hiroie furono date gran parte delle terre confiscate di Terumoto, e il valore delle terre dei Mōri passò da 1 200 000 a 320 000 koku. Poiché Hiroie aveva intrattenuto trattative segrete senza l'approvazione o la conoscenza del clan, una volta che gli eventi vennero alla luce, fu sottoposto a intensi attacchi da parte del suo stesso clan per il suo futuro a venire.

Konishi Yukinaga venne consegnato a Kuroda Nagamasa, un altro daimyō Cristiano. Yukinaga rifiutò di commettere seppuku e venne consegnato a Ieyasu. Mitsunari and Ankokuji Ekei vennero catturati e consegnati ai Tokugawa. Quando Mitsunari, Yukinaga ed Ekei furono scortati nel campo di esecuzione di Kyoto, un cittadino offrì loro dei cachi da mangiare. Mitsunari, al contrario, rifiutò, dicendo che sarebbero stati dannosi per la sua digestione. Yukinaga fece notare ironicamente che, dato sarebbero morti entro un'ora, la digestione dovrebbe essere l'ultima cosa a cui pensare. "Al contrario", rispose Mitsunari, "non importa quale sia la situazione, non si può mai sapere come andranno le cose."[5]

Ukita Hideie fuggì dal campo di battaglia e si nascose a Satsuma, la casa degli Shimazu. Il suo feudo e le tre province di Okayama furono assegnate ad altri daimyō. Nel 1603 Shimazu Iehisa rivelò il suo nascondiglio a Ieyasu, il quale prontamente condannò a morte Hideie. Però dopo una valutazione, lo shōgun lo mandò invece in esilio permanente sull'isola di Hachijō-jima. Morì lì nel 1655 all'età di 84 anni. Fu l'ultimo a morire dei daimyō che parteciparono alla grande battaglia.

Al clan Shimazu fu permesso di governare le terre che possedevano.

Ieyasu dovette fare attenzione sul futuro del giovane Toyotomi Hideyori. C'erano molti daimyō che avevano combattuto per i Tokugawa che dovevano ancora molto al padre di Hideyori. Per loro la guerra era stata contro Mitsunari, non contro i Toyotomi. Ieyasu installò Hideyori nel castello di Osaka e gli diede le province di Settsu, Kawachi e Izumi, con un reddito di 650 000 koku. Dodici anni dopo le tensioni tra Toyotomi e Tokugawa arrivarono al culmine e sfociarono nell'assedio di Osaka.

Uesugi Kagekatsu fu trasferito dal dominio di Aizu (1 200 000 koku) a quello di Yonezawa (300 000 koku).

Nel 1602 Ieyasu confiscò i feudi dei suoi principali nemici e ridusse quelli delle famiglie le quali gli avevano dato poco o nessun supporto o che, come gli Uesugi, sarebbe stato imprudente ridurre troppo . Gli elenchi seguenti mostrano i membri principali di ciascuna categoria.

Feudi confiscati[modifica | modifica wikitesto]

Vennero confiscati 90 feudi, per un totale di 4 307 000 koku; di questi, 78 feudi erano sotto i 100 000 koku, per un totale di 1 880 000 koku. Quelli sopra i 100 000 furono i seguenti[11]:

Daimyō Kokudaka
Ukita Hideie 570 000
Chōsokabe Morichika 220 000
Maeda Toshimasa 215 000
Mashita Nagamori 200 000
Miyabe Nagafusa 200 000
Konishi Yukinaga 200 000
Ishida Mitsunari 194 000
Oda Hidenobu 135 000
Tachibana Muneshige 132 000
Mōri Hidekane 130 000
Niwa Nagashige 125 000
Iwaki Sadataka 100 000

Feudi diminuiti[modifica | modifica wikitesto]

Quattro feudi vennero diminuti da un totale da 3 140 700 a 924 800 koku.[11]:

Daimyō Kokudaka da a
Clan Mōri 1 205 000 369 000
Clan Uesugi 1 200 000 300 000
Clan Satake 574 700 205 800
Clan Akita 190 000 50 000

Ridistribuzione dei feudi[modifica | modifica wikitesto]

Il totale disponibile per la ridistribuzione dei feudi fu quindi di circa 6 500 000 koku. Dei 204 feudi che esistevano con Toyotomi Hideyoshi, Ieyasu ne lasciò 69 invariati, 4 diminuiti e ricompensò il resto dei 115 ai daimyō che erano stati al suo fianco. Gli elenchi seguenti mostrano i principali feudi che furono lasciati invariati o aumentati[12]:

Feudi invariati sopra i 100 000 koku
Daimyō Kokudaka
Clan Shimazu 605 000
Clan Nabeshima 357 000
Hori Hideharu 300 000
Mori Tadamasa 120 000
Nanbu Toshinao 100 000
Honda Tadakatsu 100 000
Sakakibara Yasumasa 100 000
62 feudi sotto i 100 000 koku 1 747 000
Totale 3 429 000
Feudi aumentati
Daimyō Incremento Kokudaka
Maeda Toshinaga 360 000 1 195 000
Yūki Hideyasu 650 000 751 000
Date Masamune 25 000 605 000
Gamō Hideyuki 420 000 600 000
Kobayakawa Hideaki 51 000 574 000
Mogami Yoshiaki 330 000 570 000
Kuroda Nagamasa 343 000 523 000
Matsudaira Tadayoshi 420 000 520 000
Ikeda Terumasa 368 000 520 000
Katō Kiyomasa 270 000 520 000
Fukushima Masanori 298 000 498 000
Asano Yukinaga 178 000 395 000
Hosokawa Tadaoki 139 000 369 000
Tanaka Yoshimasa 225 000 325 000
Horio Tadauji 70 000 240 000
Tōdō Takatora 120 000 203 000
Yamanouchi Kazutoyo 134 000 202 000
Katō Yoshiaki 100 000 200 000
Hachisuka Yoshishige 10 000 187 000
Ii Naomasa 60 000 180 000
Nakamura Kazutada 30 000 175 000
Ikoma Kazumasa 23 000 173 000
Takeda Nobuyoshi 110 000 150 000
Kyōgoku Takatomo 23 000 123 000
Terazawa Hirotaka 40 000 120 000
Satomi Yoshiyasu 30 000 120 000
Sanada Nobuyuki 88 000 115 000
Okudaira Nobumasa 20 000 100 000
Torii Tadamasa 60 000 100 000
Okudaira Iemasa (nuovo) 100 000 100 000
85 feudi minori di 100 000 koku 1 746 000
Totale 12 199 000

La riorganizzazione del territorio portò nel 1602 a un numero di 188 feudi oltre i 10 000 koku per un totale di 16 552 000 koku, a cui vanno sommate le proprietà di leyasu (che furono valutate 2 557 000 koku nel 1598). Quindi il valore totale delle proprietà era di circa 19 109 000 koku. Questi feudi, tuttavia, non includono le proprietà della famiglia Imperiale o delle istituzioni religiose.

Perdite[modifica | modifica wikitesto]

Armata dei Toyotomi[modifica | modifica wikitesto]

Armata di Tokugawa[modifica | modifica wikitesto]

  • Ii Naomasa: morì due anni dopo per un'infezione della ferita al braccio sinistro subita in battaglia

Cronologia[13][modifica | modifica wikitesto]

  • 7 Maggio - Ieyasu chiede spiegazioni a Uesugi Kagekatsu per le sue costruzioni militari.
  • 8 giugno - Ieyasu chiama i suoi alleati per punire gli Uesugi.
  • 12 luglio - incontro a Osaka per pianificare la punizione degli Uesugi, vi partecipano Date Masamune, Mogami Yoshiaki, Satake Yoshinobu e Nanbu Toshinao.
  • 26 luglio - Ieyasu lascia il castello di Fushimi dopo un incontro con Torii Mototada.
  • 16 agosto - Mitsunari incontra Ōtani Yoshitsugu e lo convince a schierarsi contro i Tokugawa.
  • 17 agosto - Ankokuji Ekei, Ōtani Yoshitsugu, Ishida Mitsunari e Mashita Nagamori si incontrano a Sawayama e concordano nel chiedere a Mōri Terumoto a diventare comandante in capo dell'alleanza. Nagamori invia segretamente notizie a Ieyasu sull'incontro.
  • 22 agosto - Mōri Terumoto arriva al castello di Osaka e prende il comando dell'alleanza occidentale.
  • 27 agosto - il castello di Fushimi viene messo sotto assedio.
  • 29 agosto - Ieyasu stabilisce a Oyama il suo quartier generale per discutere con gli alleati la strategia.
  • 6 settembre - caduta di Fushimi.
  • 7 settembre - Maeda Toshinaga (alleato Tokugawa) attacca suo fratello, Toshimasa, e assedia il castello di Daishoji. Il comandante della guarnigione, Yamaguchi Munenaga, commette suicidio.
  • 10 settembre - Ieyasu torna al castello di Edo.
  • 15 settembre - Mitsunari arriva al castello di Ogaki.
  • 29 settembre - Nabeshima Naoshige e altri generali dell'esercito occidentale assediano il castello di Matsuoka. L'esercito orientale occupa le altezze di Akasaka, assediando il castello di Ogaki. Tokugawa Hidetada si dirige verso Mino.
  • 29-30 settembre - caduta del castello di Gifu nelle mani della coalizione orientale.
  • 30 settembre - Mōri Hidemoto pone sotto assedio il castello di Annotsu.
  • 1 ottobre - Mitsunari ritorna al castello di Sawayama da Ogaki, chiedendo a Terumoto di muoversi.
  • 7 ottobre - Ieyasu lascia Edo alla testa di 30.000 uomini.
  • 9 ottobre - Hidetada raggiunge Komoro e, contro gli ordini di suo padre, devia le sue forze verso Ueda.
  • 12 ottobre - Ieyasu raggiunge Shimada a Suruga. Hidetada si accampa nel villaggio di Sometani per assediare Sanada Masayuki nel castello di Ueda.
  • 13 ottobre - Ieyasu raggiunge Nakaizumi a Tōtōmi. Mōri Hidemoto e Kikkawa Hiroie entrano a Mino e si accampano vicino al Monte Nangu. Mōri Motoyasu, Tachibana Muneshige e Tsukushi Hirokado assediano il castello di Ōtsu, tenuto per Ieyasu da Kyōgoku Takatsugu.
  • 14 ottobre - Ieyasu riceve un messaggero segreto di Kobayakawa Hideaki, il quale gli offre supporto.
  • 16 ottobre - Hidetada interrompe l'assedio del castello di Ueda e si dirige nuovamente verso Mino.
  • 19 ottobre - Ieyasu entra al castello di Gifu. Hosokawa Yūsai si arrende al castello di Tanabe.
Monumento sul luogo della battaglia
  • 20 ottobre - Ieyasu arriva ad Akasaka. Le due coalizioni entrano in contatto dietro a Kuisegawa, vicino ad Akasaka. La coalizione occidentale si dirige a Sekigahara partendo dal castello di Ogaki.

Le altre battaglie agosto-ottobre 1600[modifica | modifica wikitesto]

Durante la campagna di Sekigahara vennero combattute numerose battaglie in tutto il Giappone tra le due fazioni. In seguito l'elenco delle principali:

Miyamoto Musashi[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la leggenda, tra le file dello schieramento perdente di Mitsunari era presente anche Musashi Miyamoto, all'epoca probabilmente sedicenne, che era sotto le forze di Ukita Hideie. Nel corso della battaglia, riuscì a mettersi in salvo insieme alle sue forze, ed in seguito sarebbe diventato famoso come uno dei più grandi samurai della storia. Non vi è alcuna prova schiacciante che Musashi fosse o meno presente nella battaglia, ma secondo un registro, il Musashi yuko gamei, "Le conquiste di Musashi si distinsero dalla folla, ed erano note dai soldati in tutti i campi". Musashi si dimostrò reticente a riguardo, scrivendo semplicemente che aveva "partecipato in sei battaglie fin dalla mia gioventù".

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Vi sono numerosi romanzi la cui trama ruota attorno alla battaglia di Sekigahara:

Altri media[modifica | modifica wikitesto]

La battaglia è inclusa tra quelle inserite nei videogiochi strategici per PC Age of Empires III: The Asian Dynasties e Total War: Shogun 2 (in tal caso si gioca dalla parte di Ishida Mitsunari), oltre che a Kessen, videogioco per la Play Station 2; il videogame per PlayStation 2 Shogun's Blade è inoltre totalmente basato su questa battaglia. Figura anche nella serie di manga e anime Samurai Deeper Kyo, nel manga Vagabond ed in Keiji il magnifico. Uno dei protagonisti del manga Drifters e dell’omonimo anime è Shimazu Toyohisa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Fight for the future, sul sito del Japan Times
  2. ^ Bryant 1995, p. 12.
  3. ^ Dei 2018, p. 169.
  4. ^ Sansom 1961, p. 414.
  5. ^ a b Bryant 1995, p. 80.
  6. ^ Bryant 1995, p. 38-41.
  7. ^ (EN) Shima Sakon, su wiki.samurai-archives.com.
  8. ^ Dei 2018, p. 287.
  9. ^ Bryant 1995, p. 56.
  10. ^ Dei 2018, p. 290.
  11. ^ a b Sansom 1961, p. 415.
  12. ^ Sansom 1961, p. 416.
  13. ^ Bryant 1995, p. 89-91.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Anthony J. Bryant, Sekigahara 1600, the final struggle, Osprey Publishing Ltd, 1995, ISBN 1855323958.
  • Francesco Dei, Storia dei Samurai, Odoya, 2018, p. 178, ISBN 9788862884853.
  • (EN) Stephen Turnbull, The Samurai Sourcebook, Cassell & Co., 1998, ISBN 1854095234.
  • (EN) A.L.Sadler, The maker of modern Japan: The life of Tokugawa Ieyasu, Routledge, 2010, ISBN 9780415587914.
  • (EN) George Sansom, A History of Japan: 1334–1615, Stanford: Stanford University Press., 1961, ISBN 9780804705257.

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